Prendi qualcosa Pedro?

Mi chiedo cosa spinga le persone, a dirti “prendi subito un altro micio” quando sanno che tu hai perso il tuo.
Micio, cane, furetto… C’è sempre qualcuno che ti dice “prendine subito un altro”.
Poi, ti rincarano la dose con “non per sostituire, ma per sentire meno dolore…”

Si tutto ok. Ma allora perchè quando muore il nonnino, o qualche genitore, nessuno dice: perchè non adotti un vecchietto o ti prendi in casa il vicino che è solo e ha tanto bisogno di affetto?
Non ditemi “non è la stessa cosa”… Non è così che funziona.
Se un micio rientrerà a casa mia, sarà perchè sono pronta. Non perchè voglio sentire meno dolore.

Cose che…

C’è qualcosa che sta accadendo.
Ed è qualcosa che mi strazia il cuore.
Questo cuore, già così pesante…
La Pigolz sta davvero molto male. Da qualche settimana mi ero accorta che qualcosa non andava. Davo la colpa ai denti e all’età, così mi prodigavo in pappette morbide, nonostante lei amasse le crocche secche.
Nemmeno le sue solite leccornie la convincevano. Così sabato mi sono decisa e l’ho portata nella clinica che ho fronte casa e che mi dicono che per quanto cara è anche la migliore.
Visita approfondita. Reni e un piccolo soffio al cuore. Molto disidratata. La mettono in infusione, me la ricoverano.
Per la prima volta in quasi 14 anni, passo la notte senza di lei che mi tormenta.
Per la prima volta, quello che era un lusso meraviglioso, mi veniva tolto. Le sue coccole.
Poi lunedì l’amaro calice: il cuore è inspessito, già con delle modifiche e un moderato versamento polmonare, i reni sono danneggiati. Le cure vanno a contrasto.
Fanno il prelievo per la tiroide, poi si vedrà. Ogni momento è buono perchè collassi l’equilibrio e lei vada via.
“Siate pronti” dice la dottoressa Lavinia.
No. Non sono pronta.
Martedì, stabile. Niente miglioramento, niente peggioramento. Però i suoi occhi sono belli. E’ aggressiva e combattiva. Mangiucchia.
Dice la dottoressa Gutierrez che ogni tanto la chiama, si fa fare due carezze, poi la manda a quel paese. E’ la Pigolz, mica una gatta qualunque.
Tra poco chiamo. Mi diranno come sta. Spero stabile, spero meglio, spero nella resilienza tipica felina.
Però, intanto ho il cuore in frantumi, non posso pensare a domani senza lei. Perchè lei rappresenta delle cose che è troppo dura da spiegare. Un piccolo contenitore peloso di mamma, Miri, storia, amore… Lei è il mio amore che non torna mai indietro senza colpire l’aria. E’ puro.
Intanto vivo ora per ora. La penso ora per ora. La ascolto.
Da lei ho imparato tanto. Soprattutto che se il mondo è una follia, io dormo e lascio che passi. I gatti fanno così: se tutto impazzisce, loro dormono. Tanto le cose passano comunque. La vita va avanti. Nonostante noi.
Però queso “ora per ora”, pesa una tonnellata.

Biscotti alle nocciole

C’è un negozietto vicino a casa mia, che cura molto i prodotti che vende.
Piccole aziende locali, piccoli produttori, qualità medio/alta.
Ha un poco di tutto, dal prosciutto ai prodotti per vegani.
Tra questi ultimi, ci sono dei biscottini alle nocciole che sono spettacolari.
Ho controllato sei volte se non ci fossero prodotti animali, perchè il loro sapore non deficitava di alcune dolcezze che sono trasmesse per esempio dal burro.
Niente. Sono solo particolarmente buoni.
Ovviamente, come tutti i prodotti di nicchia, costano un botto. Mini dosi a prezzi da cocaina al mercato nero.
Nocciole e cioccolato, mandorle e pistacchi. Sono i tre assortimenti, tutti egualmente buoni, tutti assolutamente vegani, tutti dotati della scritta “creano dipendenza”.
Così ogni tot giorni, parcheggio strategicamente sulla via e mi aprovvigiono delle scorte. Uno viene consumato subito e gli altri sacchettini, vengono opportunamente nascosti.
Ogni volta che mi prende lo sconforto, apro un sacchetto e sgranocchio fino a sentire male alle mandibole.
E non un senso di colpa, nemmeno latente.

Questa notte è stata eterna. Un mal di schiena allucinante, da ripetizione. Quel bruciore che ti schianta le scapole e che ti fa desiderare di essere appesa per le caviglie e sentire un generale crock! della schiena che si allunga.
Ho anche il ciclo, le mani indolenzite dall’acqua fredda e dalla ripetizione costante dei movimenti. Ieri mi sono costretta tutto il giorno a letto. Risultato? Sono più stanca del solito. Come se il mio corpo non contemplasse l’idea di riposare di più.

Ieri mattina un cliente mi ha fatto una lunga ramanzina, sul fatto che sono masochista, che mi sto rovinando la salute in modo permanente, sul fatto che potrei stare a casa, che potrei contare su un aiuto.
Alzarmi alle 8 del mattino, pulire casa, uscire a fare la spesa, cucinare, leggere, studiare…
Un tipo di vita che temo non faccia per me.
Io ho bisogno di fare. Di andare in un luogo, muovermi, relazionarmi. E poi finalmente tornare a casa.
Solo che vorrei farlo con un orario più decente e con un posto più salubre di questo.

 

Notte 

Niente sonno. Tra un’ora dovrei essere al lavoro mentre tra circa cinque entro in ospedale e inizio a ballare. 

Vorrei dire tante cose. Essere sul mio letto con la piccina che mi fa le fusa, pensare a soluzioni per i problemi di lavoro.

Bogodan mi ha confermato che le calze resteranno… Mi è salito il magone. 

A quanto pare non si chiude un ciclo come speravo.

A domani… Ci vediamo di là…