Se piove…

Tu lascia scendere.
Puntuale stamattina la donna è passata. Il carretto trascinato con la mano destra, foulard in testa. E’ musulmana, certo che deve esserlo, altrimenti non si spiega perchè con 40 gradi all’alba porti sempre quel fazzoletto in testa.
Il resto dei vestiti, prevede delle ciabatte sobrie, un paio di pantaloni marroni e una camicia a maniche lunghe. E’ troppo chiara per essere mediorientale, probabilmente è albanese, non saprei.
Di solito passa, butta un occhio distratto nella nostra direzione, sbirciando dentro al capannone.
Procede spedita, in mezzo alla strada, che tanto a quest’ora è deserta, anche se siamo in zona industriale.
Viaggia in direzione del ristorante cinese, poi svolta a sinistra, poi ancora a sinistra, passa davanti al nostro ingresso posteriore, quello che usiamo come scarico/carico. Anche qui, breve sbirciata dentro, poi prosegue spedita verso il cancello e gira a destra. Ogni mattina la stessa cosa. Oggi come ieri, come tutta la settimana, mese, anno.
Stamattina però piove. Verso le 4 ha grandinato. Ora il cielo è di un nero inquietudine, qualche gabbiano si è spinto verso di noi e adesso passeggia nel campo antistante il campo sportivo. Sono grandi come cani di mezza taglia, e piuttosto rumorosi, i gabbiani.
Finisco di lavare con la varecchina il tavolo in plexiglass, lavo il grembiule, poi le braccia fino a quasi le ascelle. Mi volto verso lo spogliatoio, guardo fuori, piove. Fa anche freddo, sicuramente da stanotte, la temperatura è scesa di molto. La donna passa, puntuale. Senza ombrello, trascinandosi dietro il carretto della spesa dove mette chissà quali tesori. Spese no, perchè alle 6.30 del mattino qui negli immediati dintorni, non c’è niente di aperto, nemmeno il bar dei ciclisti.
Guarda nella mia direzione, i nostri occhi si incontrano, come succede quasi ogni mattina.
Solo che stamattina piove. Piove, e lei, ha invertito il senso di marcia.
Le due cose sono collegate. Non so, me lo sento.
Lei stamattina si è svegliata, ha fatto le sue cose, ha preso il carretto e ha pensato: oggi lo faccio strano.
Marghera, venerdì mattina, ore 6.30 le abitudini si sono messe in disordine.
Ha iniziato a piovere. Proprio in questo istante.
E quando piove io sorrido.
Infatti la donna, mi guarda, e io istintivamente sorrido. Lei non ricambia. Già il cosmo è sconvolto dal giro rovesciato, mettiamoci anche l’estranea che sorride a cazzo, e la pioggia a luglio ed è fatta.
Poi, come le avrei spiegato che io sorridevo alla pioggia e non a lei?
Meglio così.

Per la giornata mondiale della Poesia…

Avevo scelto due testi che non ho letto. Troppo stanca per uscire di casa e andare all’Officina.
Perciò le condivido qui con voi.

Enjoy.

 

Qualche parola sull’anima di Wisława Szymborska

L’anima la si ha ogni tanto.
Nessuno la ha di continuo
e per sempre.

Giorno dopo giorno,
anno dopo anno
possono passare senza di lei.

A volte
nidifica un po' più a lungo
sole in estasi e paure dell’infanzia.
A volte solo nello stupore
dell’essere vecchi.

Di rado ci da una mano
in occupazioni faticose,
come spostare mobili,
portare valige
o percorrere le strade con scarpe strette.

Quando si compilano moduli
e si trita la carne
di regola ha il suo giorno libero.

Su mille nostre conversazioni
partecipa a una,
e anche questo non necessariamente,
poiché preferisce il silenzio.

Quando il corpo comincia a dolerci e dolerci,
smonta di turno alla chetichella.

È schifiltosa:
non le piace vederci nella folla,
il nostro lottare per un vantaggio qualunque
e lo strepito degli affari la disgustano.

Gioia e tristezza
non sono per lei due sentimenti diversi.
E’ presente accanto a noi
solo quando essi sono uniti.

Possiamo contare su di lei
quando non siamo sicuri di niente
e curiosi di tutto.

Tra gli oggetti materiali
le piacciono gli orologi a pendolo
e gli specchi, che lavorano con zelo
anche quando nessuno guarda.

Non dice da dove viene
e quando sparirà di nuovo,
ma aspetta chiaramente simili domande.

Si direbbe che
così come lei a noi,
anche noi
siamo necessari a lei per qualcosa.

E speriamo che piova…

Non voglio dire per tutto il tempo, questa notte sola…

Ieri scambio di sms con Bogodan. E con un’altra mia amica che dopo 13 anni si è lasciata dal marito.
Bogodan è stanca di stare da sola. L’altra mia amica è terrorizzata da questa improvvisa solitudine.
E se dicessi che nemmeno io me la passo bene?
I discorsi qui, sono deprimenti. Ed è altresì evidente che devo ancora raschiare il fondo del barile. Ma staremo a vedere. Ogni tanto boh… sembra che compaia una luce. Ma è solo un gioco di specchi, o un’illusione.

quando c’e’ brutto mi ami piu’ forte, mi dici vola…

Mi chiedo da dove spunti questa strana forza. O cocciutaggine. Od ostinata resistenza. Più probabile, un senso di abnegazione inspiegabile.
“Quanto puoi andare avanti così?”
La gente, giustamente chiede. Me lo chiedo anche io in verità. Intanto il tempo passa e i famosi sei mesi sono diventati quasi due anni.

se vuoi partire non aspettare, vedrai che appena ti alzi un po’ comincio anch’io a volare.

Ieri non ho chiuso occhio. La testa affollata. Pensieri che generano pensieri, e ancora pensieri. Così, il tempo è passato. Le ore anche. La notte è diventata un tempo per muoversi. E il corpo protestando si è messo in moto. Anche il peso si è messo in moto. La mandibola. Tutto.
Almeno adesso non è più tanto freddo. Le mani fanno un poco meno male. Ma la stanchezza… quella non passa. E se non dormi, si alimenta, sfindendoti.

Sono le 6.26 di questo marzo appena iniziato.
Da ieri non trovo il silenzio che mi necessita per stare bene.
Speriamo che piova. Almeno spunterebbe un sorriso.

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Muovendoci tra Shakespeare e pensieri

Ricominciata la settimana.
Ogni lunedì cerco di evitare di guardare il cellulare, consapevole che ogni volta che lo schermo lampeggia e vi leggo il nome dei miei fratelli, beh sono problemi.
Ogni lunedì c’è almeno un messaggio che ha la capacità di farmi iniziare la settimana abbastanza di cacca. E questa non si è certo salvata.
Passi il lavoro pesante e discutibile, passi il sonno, la stanchezza, il freddo. Passi il fatto che conto come il 2 di bastoni se va bene, passi che vado contro ogni mio principio… è questa costante colata di problemi, che mi tiene in scacco. Io vorrei chiudere il sabato l’azienda e non pensarci più fino a lunedì notte. Invece ciccia. Sono arrivata alla nausea da cellulare.

Il tempo passa veloce. “Queste notti non te le ridarà più nessuno”. Un dato di fatto. Accumulo tutto, come una grossa batteria. Solo che invece di energia, incamero ogni genere di ri_sentimento possibile.
Non trovo sollievo in nulla: niente film, niente lettura, niente scrittura. Non chiacchiero praticamente più con nessuno. Non riesco a ritagliarmi un solo angolo. Dormo. Appena posso chiudo gli occhi e m’addormento.

Sto leggendo Macbeth di Shakespeare. Per credo, la terza volta nella mia vita. Un autore così va letto e riletto, certo.
Mi perdo in virtuosismi lessicali, nella cupezza delle parole, nel buio del dramma.
Domenica ho anche guardato (per modo di dire, poiché il sonno è stato più forte) la versione cinematografica più recente del dramma. Niente, le parole scritte, sono più forti. Hanno una potenza evocativa più forte di qualsiasi altra forma di espressione.

Domani, e poi domani, e poi domani…
Di giorno in giorno, striscia,
col suo piccolo passo, ogni domani
per raggiungere la sillaba postrema
del tempo in cui ci serve la memoria.
E tutti i nostri ieri
han rischiarato, i pazzi, quel sentiero
che conduce alla morte polverosa.
Spegniti dunque, ormai, corta candela!
La vita e’ solo un’ombra che cammina:
un povero istrione,
che si dimena, e va pavoneggiandosi
sulla scena del mondo, un’ora sola:
e poi, non s’ode piu’.
Favola raccontata da un’idiota,
tutta piena di strepito e furore,
che non vuol dir niente.

 

Forme intelligenti di vita…

C’era un tipo che viveva in un abbaino, per avere il cielo sempre vicino…

Bene, ci sono altri mondi che possiamo utilizzare per seppellire scorie radioattive, creare colonie penali, esaurirli di tutti i beni, ridurli ad enormi fosse biologiche, inquinarli, seviziarli.
Se sono fortunati, le forme di vita saranno basiche e si estingueranno subito, non dovendoci patire come razza colonizzatrice. Se sono sfortunati, vedranno questa forma di vita virale, arrivare con enormi scavatori e tonnellate di merda da seppellire. Ma se sono forme intelligenti, ci faranno un culo come una capanna. Se sono intelligenti, non tenteranno l’approccio amichevole, ma l’estirpazione alla radice.
E se me lo chiedono gentilmente, sono persino disposta a lasciare socchiusa la finestra sul retro, così possono entrare e fare un macello. A patto che non ne resti in vita nemmeno uno.
Beh forse qualcuno lo salverei. Ma poca roba.

Di sicuro non salverei me stessa. Ma non perchè sono una persona pessima. Più che altro, perchè quegli esseri umani che a mio avviso, meritano di essere vissuti, non sono più su questo pianeta.
Mia mamma per esempio. David Bowie… Lou Reed, Freddy, insomma c’è poco da stare allegri tra quelli che rimangono sul pianeta terra. La gente figa ha deciso che qui non si stava più bene e se n’è andata.

Stanotte ascoltavo China Girl  nella versione di David. Non è tra le mie preferite, ma è un sodalizio tra grandi: Iggy Pop, David Bowie e Nile Rodgers. Molti (intellettuali??) scrissero che la canzone era una disamina sull’imperialismo e lo sfruttamento culturale dell’occidente verso l’asia. Più probabile la lettura che danno alcuni storici musicali, ossia che “China Girl” non fosse altro che un tipo di droga, e a rileggere il testo, anche io la penso così. E poi, su… l’ha scritta Iggy, al quale temo che all’epoca interessasse poco lo sfruttamento della povera piccola “Little China Girl”…

Stamattina il tempo passa lento, con interruzioni insulse. Domani si cambia registro per l’ennesima volta. Intanto… si intanto… io ascolto chi è andato e rimango nell’illusione che un extra terrestre, no non mi porti via, ma che bombardi questo pianetucolo del cazzo. O almeno dove ho il capannone.

Enjoy…

 

While My Guitar Gently Weeps

I look at the world and I notice it’s turning
While my guitar gently weeps
With every mistake we must surely be learning
Still my guitar gently weeps

Mi andava di postare questa canzone, nella cersione della “The Jeff Healey Band“. Capolavoro.
Una di quelle canzoni perfette.
Ieri la mamma di M. mi ha detto: “Dovresti avere il carattere di importi un po’ di più… di tutelarti”.
Vero. E non mi spiego perchè non riesco a fare la voce grossa. Annego senza chiedere aiuto.
Mah… Forse il famoso fondo, non è ancora stato toccato. Evidentemente da qualche parte ho ancora risorse che sto però velocemente esaurendo.
Una di queste è la sopportazione dell’altrui presenza.
Non sopporto più le persone.

Av_Verrà il cambiamento? Ci sarà un fottuto momento in cui, posso finalmente volare via?

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