Miss Mia Cara Miss

Se non cogliessi il lato ironico delle cose, a quest’ora sarei morta.
Anche se a volte, come stamattina, è difficile riuscire a riderci su.
Ho un pollice raddoppiato di volume, a causa dell’artrite. Non sento dolore fortunatamente, ma guardo questo dito arrossato e gonfio, e mi chiedo se mai tornerà normale.
Come l’ho mostrato ai miei fratelli, uno dei due mi ha risposto: sei ossessionata dall’AR, magari è altro…
Certo. Magari è un muscolo che si sta allenando per il campionato mondiale di pollice schiacciato. Sai mai.
Ma la cosa più sconfortante è che… rullo di tamburi… ho un lupus eritematoso.
Si lo so. Sempre malattia autoimmune. Si lo so.
Ora la dermatologa vuole capire se c’è una componente farmacologica o è una fioritura spontanea di un problema.
Si vabbè, cambia qualcosa?
Forse si, cambia che forse avrò meno prurito. Ma santa Madre de Dios… sembra una corsa infinita.
Verso cosa poi…

Ieri, uno slave che ho visto una volta, qualcosa come due anni fa, e che ogni tanto mi scrive, mi ha dato una bella notizia. Si apre uno studio di fisioterapia.
La cosa che mi colpisce è che dopo due anni e un caffè durato circa un’ora, ancora ci provi, invitandomi fuori, dicendomi cose carine.
La cosa che mi colpisce è la costanza. Non ha mai tenuto un comportamento ondivago. Sono la Padrona che vorrebbe e dunque non corteggia nessuna.
Mi chiedo: ma cosa vedono in quella persona, un’ora della loro vita, tanto da poi rimanere speranzosi di un’interazione?
Forse, vedono qualcosa che io difficilmente colgo, non so…
Forse boh…

…Cose alla rinfusa…

Sono le 6.18 di un quasi fine d’anno.
Ho la testa satura di pensieri, che si rincorrono e sgomitano per far vedere che ci sono.

Un pensiero: ma è mai possibile che se non cerco io le persone, col cazzo che loro si fanno sentire?
Hanno anche il coraggio di risentirsi se sto in silenzio, fosse solo perchè mi addormento col pensiero di “dopo chiamo” e poi mi scordo perchè troppo stanca e piena di pensieri.
Eh ma c’è troppa vita nella loro vita, per avere spazio per un pensiero.
Bene per loro, male per me che non imparo mai.
La cosa più fastidiosa è che ogni volta che le sento, partono una sfilza di dimostrazioni sentimentali, che mi chiedo: ma farsi sentire no? Invece che tentare di convincermi che si, sono nei vostri pensieri ma… (e qui inserire scusa a cazzo).
Male per me. Devo imparare.

Un pensiero: Mi porto da ieri la faccia bella della Dottoressa dopo che mi ha tenuta le mani per un po’. Ha anche lei l’artrite reumatoide, si sta deformando. Mi mostra le dita delle mani, e poi chiede di vedere le mie. Io non ho ancora evidentissime malformazioni, pollici a parte e qualche nocca delle mani. E’ più evidente sul piede destro.
Mi guarda le mani livide e ghiacciate e mi fa: “tu hai male sempre, lo so… io fortunatamente solo quando comincia il processo di deformazione, ma da qualche anno lo tengo sotto controllo… tu sei messa peggio… io lo so”.
Le guardo le mani, strane su quel corpo bello, conservato con cura e amore.
Ecco, si preoccupa per me. Si preoccupa del mio dolore.

Un pensiero: sono giorni che mi addormento nei momenti più impensati. La stanchezza è forte, così tanta che mi ritrovo con la faccia quasi dentro al piatto.
Ho l’amara sensazione che non sto avendo un incubo. Semplicemente è lo stato evidente della mia vita. E non c’è margine di cambiamento futuro. A meno che io non decida di mollare. Ma per farlo le cose devono andare bene. Molto bene. E per ora…

Un pensiero: Sono a Palexia 50 una volta al giorno. Da sabato scorso ho tolto il raddoppio. Risultato? Male. Lo stesso male che avevo prima, quando assumevo Palexia 100 x 2 e Celebrex.
Male negli stessi punti. La differenza è che ora sono a 11 FM2 x 2  e Bedrocan 10 x 1.
Alzare il dosaggio. Ma ho paura della reperibilità. Per ora ho portato a casa l’FM2 che era mancante, ma guardo l’orizzonte e devo dire che c’è desolazione.

Un pensiero: ho voglia di giocare. Una cosa intima, poche persone. Vorrei musica giusta, ambiente giusto, caldo, niente luci violente. Vorrei avere uno spazio dove lasciarmi andare come facevo con le sociopatiche o con quelle persone che non stanno a fissare cosa fai, ma si coinvolgono, quasi fino alla commozione.
Nella mia fantasia ci sono persone che mi mancano molto. L’ammetto.

Un pensiero: non capisco come fanno le persone a cambiare così. Come uno switch. Alcune hanno una tara mentale e ci sta, ma per gli altri? Qual’è la scusa più gettonata?

Una volta ho paragonato il mio lavoro a tante testine di bambola che galleggiano nell’acqua. Ho fatto una foto.
E tremo solo a guardarla.
Non c’è un reale filo nei miei pensieri. Un banale affollamento di parole.

Sono le ore 7.19 del mattino e ho solo voglia di vaporizzarmi. Diventare nebbia, come quella che adesso tenta di entrare qui dentro.

Pinsa (Pinza)

Ho appena finito di ruminare, per colazione, un pezzo di pinza (o in dialetto: pinsa).
E’ un dolce ritenuto “furbo”, ossia un dolce povero.
Un poco come la Gubana friulana o lo strudel. Sono dolci che nascono dalla povertà contadina.
Mentre ruminavo pensavo. Quando mastico infatti, anche il neurone che di solito dorme, si mette in moto.
Ieri. stavo sistemando uno dei due racconti per il collettivo veneziano. Il pc mi mandava notifiche di FB. Ad un certo punto leggo che qualcuno ha messo un like su una mia vecchia foto.
Vado a vedere. E’ una foto del 2013 del BoraSuscon. Quattro anni fa di questo periodo, mi sospendevo per la seconda volta. La prima a Tirrenia, la seconda, appunto, a Trieste.
Guardo le foto. Mi sono resa conto di quanto ho chiesto al mio corpo, quanto mi sono messa alla prova, quanto lavoro ho fatto su me stessa.
Il mio fisico, che adesso è solo un accumulo dolorante di cellule e stress, ad un certo punto ha fatto un miracolo. Ha superato una prova che non credevo fosse possibile superare.
Poi, si certo, verrebbe da chiedere: e poi? Cosa è cambiato? Cambia sapere se e cosa può cambiare e cosa no, dopo dei momenti simili?
E’ vero che da allora è cambiato molto, è cambiato tutto.
Ho aperto l’archivio foto del pc, tornando indietro, in una specie di viaggio a ritroso.
Miri. L’ho rivista seduta su una sedia a rotelle, magra e invecchiata, poi in abito da sera con una maschera, poi ad un compleanno Bacaro… Indietro. Come una Benjamin Button moderna.
Ma anche io, adesso, ieri, sciolta, grassa, capelli rasati, corti, medi,lunghi… Indietro.
Indietro anche la vita. Le persone che ho perso e non riesco a dimenticare. Quelle (persone) che mi hanno costretta ad una scelta, quelle che mi hanno voluto bene, nonostante io sia una pigna nel culo, quelle che si sono sentite ferite da me, e quelle che mi hanno volontariamente ferito.
Quanta strada dentro questa pelle che ho fin troppo poco rispettato, favorendo un edonismo dannoso, deleterio.
Voi avete mai, davvero, provato qualcosa di forte, fottutamente estremo, così lontano dalla vostra natura, o apparentemente lontano (poichè se fate una cosa significa che l’avete cercata)?
Intendiamoci, non è che io sia migliore o più brava. Semplicemente volevo fare una cosa, che per me e i miei parametri, rappresentava la follia assoluta. Il momento più alto. In questa cosa, ho trovato questo… una sorta di traslazione, trasmutazione.
Poteva essere qualcos’altro? Si probabile. Ma all’attuale non mi viene in mente qualcosa che potrebbe darmi una sensazione simile. Dovrei pensarci un poco su.

Ecco.
Forse una telefonata da parte di grande premio (Calvino, Campiello, etc) dove mi comunicano che sono tra i finalisti. Non mi interessa la vittoria, ma l’idea di essere tra i candidati. Questo però prevede che io scriva (mannaggia a me che sono re!!)
Forse un viaggio all’Avana e immersione nella Santeria, che trovo interessante come forma animistica di culto.
Forse una nuova avventura lavorativa, creativa e interessante. Per arrivare alla mia vecchiaia felice.
O… un sentimento nuovo, un gioco, un divertimento, una gioia (mai una…)… insomma qualcosa c’è, basta pensarci su.

In sottofondo Anthony con la sua voce angelica mi fa da controcanto sentimentale.
Le cose che accadono nella vita normale, sono sempre così caustiche che provo il desiderio di tornare a quell’istante in cui il dolore del gancio faceva il suo dovere. Dove un buco sulla pelle, permetteva l’uscita del nero, del buio.
Potevo dimenticare. Pulire il sangue.

Non dimentico. Non posso. Era tutto perfetto: luoghi, persone, istanti, gesto.
Ho scritto in due tempi.
Adesso mi metto a fare un editing semiserio sul collettivo Giudecca.
Mi accompagna una voce antica e moderna.
Le mani e la schiena fanno un po’ male. Ma niente di insopportabile.

Palexia 50 alle 14.00 p.m.
Fm2 8 gocce alle 16.00 p.m.
Palexia 100 alle 1.45 a.m.
Fm2 8 gocce alle 2.00 a.m.
Bedrocan 7 gocce 10.00 a.m.

Barcollo ma non mollo.

Vi posto la ricetta della pinza. Stamattina vedevo che in quattro siti diversi, la danno rispettivamente come: dolce autunnale, natalizio, dell’epifania, fino a Pasqua.
Dipende un poco dalle zone immagino, ma qui nel panificio di fiducia iniziano dai morti, fino a febbraio.
E’ un dolce contadino, fatto con le cose della dispensa.
Vi do la ricetta normale e quella con la variante in veg.

Enjoy…

Pinza (Pinsa)
Detta anche la torta dea marantega (befana) o dea putana (nel trevigiano).
Dolce povero, di estrazione contadina, si prepara durante l’inverno.

Ricetta antica:

Ingredienti:
½ kg. pane vecchio
½ l. latte tiepido
100 g. farina
50 g. zucchero
1 uovo
50 g. uva sultanina
50 g. fichi secchi
50 g. gherigli di noci
1 cucchiaino di semi di finocchio
1 cucchiaino di anice stellato (se piace)
1 mela
1 pera
1 bicchierino di grappa
1 cucchiaio di levito per dolci
1 noce di burro.

Fate bere all’uvetta la grappa.
Tagliate in piccoli pezzi il pane vecchio e fatelo ammollare con il latte per un’ora.
Preparate la frutta, sbucciando pera e mela.
Passate il pane facendolo diventare una crema. Ma anche frullarlo bene è un’ottima idea.
Amalgamate la crema ottenuta con l’uovo e lo zucchero, poi aggiungete farina e lievito.
Mescolate bene e a lungo, poi aggiungete la grappa, i fichi tagliati a pezzetti, le noci, i semi di finocchio, l’anice.
Preparate la teglia (rettangolare o quadrata) ungendola con il burro, versate l’impasto coprite con le fette di mela e pera ed infornate a forno basso (170°) per una mezz’ora abbondante, anche quaranta minuti.

A me piace unire la mela e la pera all’impasto, e aggiungere anche delle pesche sciroppate, per aggravare l’impatto calorico. Un dolce è un dolce solo se fa male solo a guardarlo.

Ovviamente sostituisco gli elementi animali con prodotti veg. Il dolce è talmente ricco che non cambia di una virgola la presenza o meno di aggiunte animali. Fidatevi.

Ricetta moderna (1)

1 l. latte.
500 g. farina mais.
500 g. farina bianca
100 g. zucchero.
200 g. fichi secchi.
100 g. uva sultanina.
50 g. pinoli.
2 uova.
1 la buccia di un’arancia non trattata.
1 mela
1 pera
1 bicchierino grappa.
1 cucchiaino semi finocchio.
30 g. burro.
Un pizzico di sale.

L’uvetta dovete sempre ubriacarla.
Tagliate la frutta secca e fresca a pezzi.
Fate bollire il latte con lo zucchero e un pizzico di sale, poi versate lentamente a pioggia la farina gialla (da polenta) e con una frusta lavorate bene. Poi togliete dal fuoco e aggiungete la farina bianca.
Fate raffreddare l’impasto, aggiungete le uova già sbattute le scorze d’arancia, i semi di finocchio, uvetta e fichi, i pinoli e la frutta (a meno che non vogliate usarla come decorazione).
Ungete la teglia quadrata col burro, versate l’impasto, decorate con qualche pinolo se volete.
Infornare a temperatura bassa, 160/170° gradi per un’ora circa.

Varianti:

Ricetta moderna (che uso più spesso)

– 250 gr di farina gialla di mais
– 1 litro di acqua
– 100 gr di farina bianca
– 60 gr di uvetta
– 130 gr di burro

– 100 gr di zucchero
– 60 gr di fichi secchi
– 40 gr di pinoli
– mela

–  50 gr pesca sciroppata o per sciroppata
– 40 gr gherigli di noce

Preparate una polenta gialla, versando la farina con l’acqua bollente. Cuocete per una mezz’ora. (Io baro con la polenta istantanea). Tenetela liquida e senza grumi. Lasciatela raffreddare.
Unite gli altri ingredienti, poi vai di teglia e infornate per un’ora e mezza a 170°.

Come vedete ci sono molti modi per fare una buona pinza, con tempi sempre diversi di cottura.
La pinza sarà cotta quando prenderà un colore marrone intenso. E’ buona fredda, tiepida o calda.
Qui si accompagna con vini autunnali: Brulé o passito.

 

 

Settimanaccia che va…

Sono riuscita a fulminare ben due pc al lavoro.
Ovviamente senza salvare niente.
Come faccio bene certe cose io, non le fa nessuno.
Poi la beffa… ieri recupero il pc mandato a sistemare, nel preventivo era previsto un cambio di tastiera, e indovina? Tastiera spagnola. La @ (l’ho copiaincollata) non si fa. Nemmeno con le minacce. Le ho provate tutte compresi i codici Ascii.
Sparita la E commerciale,la at, e tutte le parentele, tipo le accentate. I tasti si incastrano.
Insomma: malediciones!

Parliamo di cose serie ora… della fattona che c’è in me: progressi e regressi.

All’attuale sono messa così: Palexia ogni 12 ore (ma anche di piu’) – 7 + 7 di FM2 e 6 di Bedrocan.
Dolore quasi del tutto sparito. Penso di cominciare lo scarico di Palexia al termine della settimana.
Il sonno però mi fa ancora tribolare.

Ero arrivata a sette di Bedrocan, ma mi rincitrullivano mica poco. Il sonno rimane sempre lo stesso, ma c’era dello stordimento eccessivo. A 5/6 gocce è meglio. Decisamente.
Il sonno c’è comunque, ma mi sento meno confusa.

Passando ad altro, martedì sono andata al cinema a vedere The Place, con Mastrandrea, Papaleo, etc.
Il film è sorprendente. Anche se ci sono delle cose che non mi hanno del tutto convinta, c’è da dire che l’idea è geniale.
Qualcuno di voi l’ha visto? Che impressioni?

Stasera ho il reading per la giornata dedicata alla “violenza sulle donne”. Mi ero ripromessa di scrivere qualcosa, e sicuramente ora ci provo. Ma la creatività è anche primula rossa…

Mannaggia a me e al sonno che ho…

Putain si c’est plat

Mentre attendo che il thé al mango e zenzero si “maturi” nella tazza (Della Pompadour: buono da morirci) e di mangiare una banana che mi aspetta sul davanzale, ho già fatto la doccia, preso Bedrocan (6 gocce) e aggiorno il diario da fattona che ho iniziato.
Scherzi a parte ieri è stato interessante.
Ma andiamo per ordine

 

Giovedì 16/11

Ieri mattina preso Bedrocan. Come da ricetta medica, aumentare di una goccia.
Sono andata a dormire alle 11.00 a.m. con in testa l’idea, una volta alzata, di preparare un testo per il 23 (guardare la locandina qui a lato), da leggere al reading e sistemare il racconto, o almeno fare un esperimento.
Il sonno è stato disconnesso, dormito praticamente a slot, tanto che alle 15.00 mi sono alzata e ho preso il Palexia, sentendomi un poco indolenzita con le ossa un poco peste. Non dolorante, ma stanca e con le articolazioni dure.
Ho preso anche FM2 (6 gocce) aumentate come da ricetta.
Mi è salito un malumore irritante, che mi sono portata fino a sera.
Ho guardato ben due puntate di Vikings (che all’attuale è il mio telefilm preferito) e di scrivere nemmeno l’ombra, con addosso una incazzatura cosmica.
Mi sentivo come quando ti svegliano nel bello del sonno, per una cavolata, e tu non riesci a riprendere sonno ma sei mortalmente stanco.
Vero è che da sabato dormito pochissimo. Ma tant’è…
La sera sono andata a dormire alle 10.00.
Ancora sonno a slot. Alla una ero un grillo. Sono andata al lavoro sempre sottilmente incazzata.
(Assunto FM2 5 gocce)

Venerdì 17/11 (brrrrr)

Vediamo come va oggi…

Il the è pronto.

🙂

La banana è distante. Su Diana vatti a prendere la banana…
Non c’ho voglia.
Anzi…
Bevo il The e poi nannizzo. La banana dopo. Anzi, meglio un’arancio.

Ah vi posto la foto della Pigolz.
Fotografata giusto ora.
Voglio rinascere gatta.

 

E per finire…

 

Domanda…

Cosa fareste voi, se vi proponessero armi non convenzionali di distruzione AR?
Ossia, qualcuno vi dicesse: senti ma provare qualcosa di diverso dalla solita cura?
Ecco… a me è capitato proprio l’altro ieri di sentire un medico con un approccio originale al mio problema.
Originale per me ovviamente.
🙂

Appena ne capisco qualcosa vi fò sapere…

Ora mi metto a dormire che sono kaput.

Quando scrivo Kaput, mi viene in mente questa…

Arriva quà la zanzaraaa
Morte davanti e didietro!
Con Super Faust al Piretroooo
E la Zanzara è Kaput!

Coincidenze nella trilogia…

In questo periodo, due donne mi tornano nei pensieri e nei sogni. La Lollipop e Mi.
Forse perchè siamo in zona compleanni, forse perchè mi sento instabile, forse perchè…
Ma poi, è davvero importante?
Si, se accadono cose che ti danno di che riflettere.

Martedì incontro avanzato di lettura. E’ un lavorone. Ad ogni incontro un’autrice sulla quale fare ricerca biografica e se possibile aver letto qualcosa, almeno di basico. Questo ovviamente mi costringe a fare ricerca. All’inizio qui sulla rete. Ma con almeno trenta colleghi di corso che fanno la stessa cosa, la ricerca è diventata competizione (per me e sempre e solo per me).
Martedì appunto, accadono due cose.
L’incontro/reading era su Anna Achmatova. Meno male che mi piace la poesia, meno male che apprezzo i russi, meno male che l’avevo leggiucchiata e sapevo a grandi linee qualcosa della sua vita.
Al grido di “Wikipedia” non avrai il mio scalpo, mi butto su una vetusta enciclopedia cartacea, eredità materna.
Alla lettera A trovo Achmatova. Leggo e mi si apre un mondo. Pagine di storia personale che si intrecciano con la Storia mondiale. Una donna rara. Bello. Soddisfacente… soprattutto, reale.
Ed ecco che la Lollipop è li, con un sorriso soddisfatto, da mamma attenta che pensa a sua figlia.
Eccola che mi sorride, che mi fa cenno, compiaciuta, di andare oltre, di cercare ancora. E trovo. Trovo un fiume di cose che riguardano appunto questa poetessa, la sua liaison con Modì, la vita a Parigi e Nouveau Art, fino alla guerra, alla disperazione.
All’incontro, davanti a me, siede una signora, è anche tra i miei contatti di FB. All’inizio, in un corso che ci vedeva allieve,  non mi era molto simpatica, o meglio, lei è una donna estremamente riservata, e mi ero messa in testa che mi detestasse, così per par condicio, provavo di riflesso un sentimento simile.
Poi una sera dell’anno scorso, fine corso, me la ritrovo davanti alla cena di saluti.
Iniziamo a parlare di viaggi, scopro che è una donna estremamente autoironica, intelligente, con una capacità umoristica rara. Ridiamo come matte e condividiamo i piatti. Lei ha qualche anno più di me, è vegetariana sociale (a casa è vegana ma in compagnia si concede delle divagazioni su alcuni derivati) è follemente innamorata del marito che è un Professore di letteratura e lei a sua volta è un medico.
Sto divagando, scusate. Dicevo, martedì, lei è seduta davanti a me. Mi fa un sorrisone e mi sussurra che a fine lezione mi deve parlare.
Leggiamo di poesia. Anzi no, di POESIA.
Poi alla fine, lei si gira e mi dice: “ho due notizie, una buona e una pessima…”
Chiedo di sapere prima la pessima. Penso sia normale, sperare poi nella risalita, giusto?
Mi dice: “la brutta notizia è che la malattia cammina e stai iniziando a deformarti”.
Merda… merda, merda, merda, merda…
Poi mi dice anche: “La buona è che c’è un centro d’eccellenza qui vicino (in FVG) e che il pubblico funziona benissimo, anche più veloce del privato”.
Mi racconta di alcune sue pazienti, del fatto che scartano quelli che sono medicinali obsoleti tipo il Plaquenil (anche se so che tantissima gente ne fa uso), mi spiega del Metotrexate e del fatto che è un chemioterapico, ma che devo stare tranquilla, del Biologico, e così via…
Dentro di me si accende una lucina. Grata al cosmo, esco con la sensazione di avere un punto di arrivo, che finalmente qualcuno si preoccuperà di aiutarmi a spegnere il dolore. Darmi una fottuta tregua.
Ecco. Seconda luce che si accende, la speranza.
Poi, accade un terzo evento.
La docente ci dice quale autrice verrà esaminata il prossimo giro.
Trattasi niente meno che di Agota Kristof. Per l’80% delle presenti, un enorme punto di domanda. Tanto che una capisce Agatha Christie, e la docente con moto stizzito l’ha quasi mandata a ravanar ortiche (anche perchè la Christie l’avevamo già vagliata come seconda  autrice, per via dei suoi elaborati dialoghi).
Per me però, non è un’estranea. E’ l’autrice della “Trilogia della città di K”. E indovina? Indovina chi mi regalò i libri e mi ha costretto a leggerli? Esatto proprio Mi.
Il cerchio si è chiuso con una sensazione indefinita. Come quella di adesso. Luci spente, solo il monitor del pc e la retro illuminazione della tastiera, un Bancha caldo e senza zucchero, la stufa accesa con un fuoco vivo di sfumature fredde, qualche acino d’uva bianca.
La Pigolz entra ed esce dal terrazzo, impegnata nei suoi giri invisibili, sempre con l’aria di chi ha davvero un sacco di impegni.
E’ una sensazione senza confine, né felice né mesta, tranquilla e con un barlume di speranza.
Poi si, vedo qualcosa che non mi piace, forse anche più di qualcosa. Ma non importa.

Qui di seguito posto una Poesia che non è di nessuna delle Autrici (Maiuscola d’obbligo) citate.
E’ di un uomo, un autore, Andrea Zanzotto, mio corregionale. Conosco la moglie, che è una piccola Signora d’altri tempi. Come la Achmatova o la Kristof, come la Ginzburg o la Christie.
Spero gradiate.

Così siamo

(da “IX Ecloghe”)

Dicevano, a Padova, “anch’io”
gli amici “l’ho conosciuto”.
E c’era il romorio d’un’acqua sporca
prossima, e d’una sporca fabbrica:
stupende nel silenzio.
Perché era notte. “Anch’io
l’ho conosciuto”.
Vitalmente ho pensato
a te che ora
non sei né soggetto né oggetto
né lingua usuale né gergo
né quiete né movimento
neppure il né che negava
e che per quanto s’affondino
gli occhi miei dentro la sua cruna
mai ti nega abbastanza

E così sia: ma io
credo con altrettanta
forza in tutto il mio nulla,
perciò non ti ho perduto
o, più ti perdo e più ti perdi,
più mi sei simile, più m’avvicini.