Cose banali

Un fine settimana a dormire.
Ho fatto un carico di sonno senza precedenti. Stanotte è andata meglio. Meno stanca.
Sabato c’era il Redentore a Venezia. Io preferito ignorare. Le ragioni sono sempre quelle. I fuochi… L’ultima cosa che mia mamma ha veduto. I fuochi segnano l’avvicinarsi del momento.
Ho preferito dormire.
Dormire.

Supponiamo che…

In questi giorni ho scoperto, involontariamente, delle cose che non avrei mai voluto sapere.
Cose che mi annichiliscono e mi lasciano un sapore schifoso in bocca.
E si confermano cose.
Cose che prima o dopo, bisogna che io ne prenda atto.
Le parole hanno un peso. Sempre.
Il motto qui accanto di Medrano “Sò responsabile de queo che digo, no de queo che ti capissi tì”, è più che mai attuale, sommato ad assiomi che sono stata costretta a consolidare.
Forse dovrei tatuarmeli addosso. Come memento mori.

# Sò responsabile de queo che digo, no de queo che ti capissi tì

# Diana ricordati che sei sempre da sola. Non fidarti delle parole, ma limitati a pesare i fatti

# A te, fanno compassione tutti, ma a nessuno fai compassione tu

# Tira fuori un pocho di coglioni, perchè ce li hai, non li hai smaltiti col grasso. In mancanza di coglioni almeno attiva il cervello

# Stai buttando alle ortiche anni di dolore e fatica, complimenti coglionoide che non sei altro

# Sei sostanzialmente orfana negli affetti, fattene una ragione. Prima questo accade prima, forse, potrai guarire.

# Sei in classifica ma vieni sempre dopo altri: per i fratelli dopo le famiglie, per gli affetti dopo la famiglia, per gli amici dopo la famiglia. Ci sta, ma non dimenticartelo mai. Non sei mai prioritaria per nessuno.

# Se cadi, rialzati. Non aspettarti una mano tesa. Non arriverà.

# Impara dagli altri. Danno per ricevere. Lo fanno sempre, mascherando il loro buon cuore con un atteggiamento compassionevole, fatto salvo poi giocare la carta del rinfaccio. E tu ci caschi sempre.

# Difenditi. Sei in grado di farlo?

Credo che qualcosa dentro si sia rotto definitivamente.
Una crepa profonda e indelebile.

Come il vetro di un’auto che con l’attrito della corsa, si vede crepare il parabrezza. Lo squarcio lentamente cammina formando ragnatele infinite. Poi o tutto esplode, o diventa impossibile vedere fuori.

Negli ultimi anni, ho passato tanto tempo da sola.
E mi sto abituando alla sensazione.
Tanto se a me non ci penso io, beh…

The time goes by…

Siamo a quasi due anni.
Si, quasi due anni che sono qui dentro.
Ore tutte uguali, pensieri tutti uguali, rituali sempre uguali.
Sembra che l’evoluzione delle situazioni, qui non funzioni. Certo, qualche soluzione cerotto, ma ogni mattina è la stessa storia.
In realtà è così tutta la settimana, mese, anno… Due anni.
“Datti un tempo”.
Sei mesi, diventati dodici, diventati ventiquattro.
E storie che si sono fermate, per poi andarsene come occasioni mancate.
C’è un lavoro li… va a sentire. C’è un’occasione là, va a vedere.
In sala, Radio ’80 manda “Tubular Bells”.

Penso. Ho così tanti pensieri affollati che stentano ad avere un percorso lineare.
Blocchi di cemento.

# Blocco 1

Da lunedì, ho in testa i discorsi fatti.
In particolare una frase “Sono fatta di buoni ingredienti, che messi insieme fanno cagare”.
Ma anche, “Nessuno che mi dica, come sei bella!”
E su questo tono, rotto dalla tristezza, mille altre frasi, che nessuno dovrebbe pensare di sé stesso.
Mi rendo conto che io non ho prontezza di risposta, soprattutto se mi trovo in difficoltà per non vedere le cose che mi vengono riferite come evidenze. Come assodate.
Ora due sono le cose: o sono completamente orba e non vedo quello che gli altri vedono, o i miei circuiti mentali viaggiano su altri binari, al punto che pur non sapendo come controbattere a quelle che per altri sono dati comprovati, per me non esistono.
Gli ingredienti buoni che messi insieme fanno cagare? Caciocavallo e nutella. Ecco. Per me sono questi. Non le qualità umane, contenute in una scatola che non è affatto brutta, semmai diversa.

  • Lui: Cosa ti devo dire?
  • Lei: Cose normali tipo che sono bella..
  • Lui: No bella no… e dai non posso dire che sei bella!sei carina,anzi in certi momenti sei molto carina. Vedi tu puoi piacere molto ma bisogna trovare l’amatore… Sei un prodotto di nicchia.
  • Lei: Ah sono un prodotto di nicchia? E questo sarebbe un complimento? Grazie grazie grazie sono come la robiola di cocconato io. Grazie.
  • Guarda che quando uno ti ama ti vede bella perché ti vede tutta capito? Ti vede le mani, la testa, gli occhi, il cervello la milza.
  • Ma perché non impari ad amarmi tutta??!!! Non é mica così difficile.. Peso 45 chili!

Continuo a pensarci.
Penso a “Ultimo giorno d’estate” di Ian McEwan e a Jenny, agli uomini che ho incontrato, a me stessa a 150 Kg, ad ora e agli uomini che adesso ho attorno. E penso alla generatrice di queste riflessioni. Penso…
Tutti siamo passibili di amore. Tutti. E non esistono ingredienti buoni che messi insieme fanno cagare.
Altrimenti saresti formaggio affumicato e cioccolata.
Ma non lo sei. E io non lo vedo questo cazzo di binomio.

#Blocco 2

Settimana cominciata di merda. Continuata di merda. E non sembra voglia cambiare.
Lavorativamente parlando intendo. Ma anche di salute.
Il mio corpo si sta ribellando alla stanchezza, ieri notte avevo 55 di minima e 140 di massima, 68 pulsazioni cardiache. Mi sentivo uno straccio.
Adesso mi sento stanchissima e sudaticcia, dopo che ieri notte ho lasciato la Sindone sul lenzuolo (memo: cambiare le lenzuola appena a casa).
Qui in trincea, ci sono così tanti problemi che sta diventando surreale. E’ un problema di sopravvivenza, di sussistenza.
Ieri nonostante la pioggia, lo sconforto si è fatto presente e denso.
Una notizia su tutte, la salute di una persona cara, ha ammazzato ulteriormente il morale.
Qui, ora, si taglia con il coltello. Lo sconforto. E’ materico.

Vabbé andiamo oltre. Navighiamo sempre e costantemente a vista. Ma all’orizzonte nessun faro ci guida. Mi guida.
Nessuna linea di confine.

Aegroto dum anima est, spes esse dicitur

Dopo l’ennesimo sproloquio ad minchiam sui vaccini, ho finalmente sentenziato: meno male che non ho figliato.
Perchè a dirla tutta, mi sentirei colpevole di un crimine serio contro una piccola creatura. Il crimine? Averla generata e messa a contatto con più di qualche minus habens.
E vabbè, meglio così. A patir ci sto bene solo io su questo pianeta. Evito ai miei ovuli una pessima eredità.
Ieri è venuta a trovarmi l’erede universale, ossia la nipote.
E niente… tutti a dire che assomiglia a mia mamma.
Io non so. Non ho voglia di vedere la Lollo in una piccola creatura che ha tanto davanti da vivere.
E forse lo ammetto, provo invidia, perchè quel baccello di bimba assomiglia alla donna che amo di più e che non posso più abbracciare.
Io di mia mamma forse ho le mani. Tutto il resto segue la linea paterna, e di Lei non vi è più traccia..

Sai mamma, non te lo dico mai abbastanza, che è per merito tuo che io leggo. E’ per merito tuo se io studio e continuo a guardare al futuro. Ti immagino coi capelli fatti di fresco. i colpi di sole chiari per farti risaltare gli occhi.
Che bella nonna saresti. Quanti scherzetti faresti alla nanetta di tua nipote, facendola ridere, contagiandola come facevi con noi, col tuo sorriso senza filtri.
Ti immagino vestita di blu mare, perchè a te piaceva come colore, nonostante le critiche di papà.
E ti vedo, li davanti, a guardarmi leggere e parlare del romanzo che ho pubblicato, perchè tu si, ci saresti venuta quella sera. Anche se era un collettivo, e non conoscevi nessuno.
Quanto ti piacevano le mie storie. E quanto mi hai ispirata con il tuo continuo spronarmi a leggere tanto.
Ti comprerei un anello di quelli che ti piacciono tanto, con la pietra importante e poi una rosa di pietre più piccole a formare un fiore prezioso.
Chissà cosa avresti detto del mio taglio di capelli. Anche se so, che avresti reagito come per il tatuaggio, scuotendo la testa per il disappunto ma ammettendo “beh si dai è bello”.
Perchè tu hai sempre fatto così. Prima sgridavi e dicevi la tua a brutto muso, per poi però riuscire ad ammettere che “ci può stare”…
Quanta fiducia hai avuto in me, e quanto orgoglio per i miei successi scolastici. Eri una delle poche mamme che parlava volentieri coi professori. E adesso? Cosa diresti di quello che faccio?
Sono sicura che se tu fossi qui, tutto questo non esisterebbe. Nel bene e nel male. Probabilmente sarei sposata, o conviverei fuori dalla casa di famiglia.
Credo che tu saresti comunque rimasta con il papà nonostante tutto. E non saremmo entrati in crisi.
Lo so, Ma. Però se c’eri tu, quella fottuta casa mangia soldi non ci sarebbe, e forse nemmeno la Frau MiniMé.
Continuerei con i miei studi. Avrei già concluso il mio percorso.
Se tu fossi qui, non avrei passato tutti quei giorni in ospedale da sola, senza la famiglia vicino. Lo so. Ci saresti stata, e al risveglio avrei visto la tua faccia preoccupata.
Ti immagino parlare con la vicina, raccontarle della presentazione del libro, tutta orgogliosa, dicendo “se l’è cavata bene!”.
Ti avevo promesso che se fossi guarita ti avrei portata a Velden a giocare al casinò. Perchè anche se non ci andavamo mai, le rare volte che capitava, vincevi.
Ti avrei portata a camminare a Maria Wort, a mangiare da Marietta e poi a giocare, sicura che dopo poco mi avresti detto che ti eri rotta le balle e che preferivi andare al night a ballare.
Lo so Ma. Lo so. E’ un continuo morire, quando parlo di te.
Ma non so smettere mai. Anche quando guardo dei programmi infimi di livello, e mi immagino i tuoi commenti sapidi e pieni di divertimento.
Parlare con te, di te, aumenta questa sensazione di malessere e solitudine. La voglia sempre più forte di finire qui, e di raggiungerti. Perchè li con te, mi sentirei meno sola di quanto non mi sento ora.
So che ti arrabbieresti con me, perchè tu volevi esserci, volevi vivere, e non ti è stata data alcuna scelta, mentre io mi permetto lamentazioni.
Che te lo dico a fare Ma?
Dovevi metterci un poco più di impegno e farmi assomigliare a te. Perchè ti cerco. E ti trovo in ogni faccia e ogni sorriso. In tutti, tranne che nel mio.

 

 

Lambda Sigma

Cose che capitano mentre ti prepari per uscire. E’ notte, ma è un dettaglio, o meglio, una consuetudine, visto che di notte ci lavori.
Ed è un post festivo, il dopo Pasquetta, hai ancora le ossa maciullate dall’ultima settimana di lavoro, i due giorni di pausa, non sono bastati. In verità non bastano mai.
Guardi il cellulare per sincerarti dell’ora, e sopra al 01.43 leggi che hai due messaggi su messenger di fb.
Apri. Chi ti scrive di notte? Hai saputo la notizia? Te l’ha detto qualcuno?
Rispondi che no, non sai niente… e nemmeno ti aspetti risposta. Perchè sono quasi le due di notte. Invece lo schermo lampeggia e dopo poco scopri che una persona che conoscevi se n’é andata.
Non una qualunque. Una persona con la quale hai camminato per un lungo momento.
Chiedi cosa è successo. Malattia, ha sofferto, ha combattuto. Tumore ai polmoni. Mica pizza e fichi.
Come dire: mortedimerda.
Si perchè ci sono morti più di merda che altre.
Questa è una di quelle.
Polmoni.
Fumava? Si certo che fumava. E tanto anche.
Io ho paura di annegare. Lei evidentemente no. Perchè c’è ancora chi si ostina a dire che per fumo non si muore. Che è sorte, sfiga, o quel cazzo che ti pare. Ma si. Che cambia?
Di fatto è andata. Come Miri prima di lei. Stesso modo.
Resta il ricordo. Delle foto. Un sorriso strano, sempre in bilico tra il severo e l’allegro.
Restano i malintesi, mai veramente chiariti.
Resta il pensiero… Buono. Si buono.
Ciao Carla (Sara).
Salutami tutti.

E speriamo che piova…

Non voglio dire per tutto il tempo, questa notte sola…

Ieri scambio di sms con Bogodan. E con un’altra mia amica che dopo 13 anni si è lasciata dal marito.
Bogodan è stanca di stare da sola. L’altra mia amica è terrorizzata da questa improvvisa solitudine.
E se dicessi che nemmeno io me la passo bene?
I discorsi qui, sono deprimenti. Ed è altresì evidente che devo ancora raschiare il fondo del barile. Ma staremo a vedere. Ogni tanto boh… sembra che compaia una luce. Ma è solo un gioco di specchi, o un’illusione.

quando c’e’ brutto mi ami piu’ forte, mi dici vola…

Mi chiedo da dove spunti questa strana forza. O cocciutaggine. Od ostinata resistenza. Più probabile, un senso di abnegazione inspiegabile.
“Quanto puoi andare avanti così?”
La gente, giustamente chiede. Me lo chiedo anche io in verità. Intanto il tempo passa e i famosi sei mesi sono diventati quasi due anni.

se vuoi partire non aspettare, vedrai che appena ti alzi un po’ comincio anch’io a volare.

Ieri non ho chiuso occhio. La testa affollata. Pensieri che generano pensieri, e ancora pensieri. Così, il tempo è passato. Le ore anche. La notte è diventata un tempo per muoversi. E il corpo protestando si è messo in moto. Anche il peso si è messo in moto. La mandibola. Tutto.
Almeno adesso non è più tanto freddo. Le mani fanno un poco meno male. Ma la stanchezza… quella non passa. E se non dormi, si alimenta, sfindendoti.

Sono le 6.26 di questo marzo appena iniziato.
Da ieri non trovo il silenzio che mi necessita per stare bene.
Speriamo che piova. Almeno spunterebbe un sorriso.

mb_le_venice-rain

 

Forme intelligenti di vita…

C’era un tipo che viveva in un abbaino, per avere il cielo sempre vicino…

Bene, ci sono altri mondi che possiamo utilizzare per seppellire scorie radioattive, creare colonie penali, esaurirli di tutti i beni, ridurli ad enormi fosse biologiche, inquinarli, seviziarli.
Se sono fortunati, le forme di vita saranno basiche e si estingueranno subito, non dovendoci patire come razza colonizzatrice. Se sono sfortunati, vedranno questa forma di vita virale, arrivare con enormi scavatori e tonnellate di merda da seppellire. Ma se sono forme intelligenti, ci faranno un culo come una capanna. Se sono intelligenti, non tenteranno l’approccio amichevole, ma l’estirpazione alla radice.
E se me lo chiedono gentilmente, sono persino disposta a lasciare socchiusa la finestra sul retro, così possono entrare e fare un macello. A patto che non ne resti in vita nemmeno uno.
Beh forse qualcuno lo salverei. Ma poca roba.

Di sicuro non salverei me stessa. Ma non perchè sono una persona pessima. Più che altro, perchè quegli esseri umani che a mio avviso, meritano di essere vissuti, non sono più su questo pianeta.
Mia mamma per esempio. David Bowie… Lou Reed, Freddy, insomma c’è poco da stare allegri tra quelli che rimangono sul pianeta terra. La gente figa ha deciso che qui non si stava più bene e se n’è andata.

Stanotte ascoltavo China Girl  nella versione di David. Non è tra le mie preferite, ma è un sodalizio tra grandi: Iggy Pop, David Bowie e Nile Rodgers. Molti (intellettuali??) scrissero che la canzone era una disamina sull’imperialismo e lo sfruttamento culturale dell’occidente verso l’asia. Più probabile la lettura che danno alcuni storici musicali, ossia che “China Girl” non fosse altro che un tipo di droga, e a rileggere il testo, anche io la penso così. E poi, su… l’ha scritta Iggy, al quale temo che all’epoca interessasse poco lo sfruttamento della povera piccola “Little China Girl”…

Stamattina il tempo passa lento, con interruzioni insulse. Domani si cambia registro per l’ennesima volta. Intanto… si intanto… io ascolto chi è andato e rimango nell’illusione che un extra terrestre, no non mi porti via, ma che bombardi questo pianetucolo del cazzo. O almeno dove ho il capannone.

Enjoy…