In questo periodo non ci sono molte parole da dire.
Mi è capitata una cosa, che c’è di che impazzire, infatti ora è il momento di farsi aiutare.

Quando mia mamma è morta, sono morta anche io con lei. E’ stato un dolore infinito, così intenso che nonostante siano passati 16 anni, ancora brucia.
Pensavo che un dolore così grande non riaccade, almeno non a distanza ravvicinata… non so cosa pensavo allora, ma di fatto, per quanto riguarda la mia vita, quello era il dolore più grande che mi era capitato di provare.
Ho capito con il tempo, che è vero. Non esiste dolore più grande di quello della perdita di una persona che si ama.
Però, esistono altre forme di dolore, altrettanto devastanti, che ti spaccano il cuore e l’anima.
Sono cinque anni che combatto contro tante cose, chiedendomi se mai ci fosse una fine, se da qualche parte, ci sia un’alba. Sopporto. Sono programmata, mio malgrado, per andare avanti, nonostante questo, sia distruttivo.
La salute, il lavoro, i soldi… Un collasso totale che ad un certo punto produce l’effetto surf. Stai in bilico sulla vita, scivolandoci sopra, senza mai annegare veramente, senza mai goderti il panorama, perchè attorno hai deserto.
Non è più dolore, è rassegnazione. Non combatti più per contrastare, semplicemente ti adatti, resiliente… Finchè, persa nella lobotomia autoinflitta, non ti scontri con qualcosa che ti ricorda che sei carne, ossa, recettori nervorsi, cervello. Questo limbo diventa uno tsunami di merda.
L’anestetico svanisce, e tutto ad un tratto il dolore si manifesta in tutto il suo splendore. Un martirio.
Il corpo si accartoccia, l’anima si accartoccia, ogni frammento di te urla.
Ecco, come quel 31 luglio del 2001. Solo che stavolta è altro, un altro genere di dolore che si affaccia.
E sapete? Si sopravvive. Nonostante tutto, non muori. Perchè morire sarebbe un atto pietoso che il cosmo non ti concede.

C’è quella frase, quella che dovrebbe consolare i Santi… “Dio non ti da niente che tu non possa sopportare“…
Ecco. Se ci credessi, in Dio, se io avessi anche un minimo dubbio sulla sua esistenza, beh non ci starebbe facendo una gran bella figura. Anzi, come dice I. “Dio fa più bella figura a non esistere”.

Tutti mi suggeriscono di farmi aiutare, che è arrivato il momento di trovare uno strumento per combattere i miei mostri. Io avevo scelto l’opzione “solitudine”, sperando di risultare poco interessante al Cosmo.
Ma niente… nella sua personale lista di criminali, devo essere posizionata tra i primi.

Non posso raccontare cosa mi è successo. Ma sono la prova provata che di troppo dolore non si muore, ma si rischia di impazzire.

 

Il peso di una notte…

C’è un’enorme bilancia. Tanto grande da contenere in un piatto, tutte le anime del giorno e nell’altro, tutte le anime della notte.
Questa bilancia enorme, grande come una città, è sempre dannatamente sbilanciata, il piatto del giorno pesa mille volte di più rispetto a quello della notte.
Panettieri, proprietari dei furgoncini dei panini unti, bar che preparano le colazioni in zona industriale, qualche camionista, i turnisti di Porto Marghera, un mare di cingalesi che escono dalla Fincantieri, l’edicolante con annesso baretto, sempre pieno, autisti di autobus, donne delle pulizie, prostitute, qualche esercizio in chiusura e la sottoscritta.
Sembriamo una manciata, rispetto a quelli del giorno. Sempre gli stessi, con lo stesso sguardo stanco, il pensiero a casa, già stampato sul cuscino e un mare di dolorini addosso, da stanchezza, poco sonno, con un unico desiderio: che arrivi l’alba e con lei il momento di stendersi sulserio e dormire.
Poi accade che uno scossone sbilancia ancora di più l’asse dei due piatti. Lo senti nettamente, perchè se si è pochi, anche un’anima in meno fa la differenza.
Ieri mattina, alle 5 chiama mio fratello, ha bisogno di alcune casse di merce.
Mi cambio, parto verso Venezia, la radio a palla, per non appisolarmi, finestrini aperti.
E’ un tragitto facile. Al semaforo, si gira a sinistra, poi si sale sul cavalcavia, e nel giro di un “zot” si è a destinazione, facendo attenzione ai tre velox andare e poi ai tre a tornare.
Perciò prima di arrivare al semaforo rallento sempre, perchè se è rosso non mi va di cambiare e se è verde, scivolo sulla corsia senza tanta fretta, godendomi i Cold Play.
Luci forti. Un autobus fermo al semaforo, non solo perchè il semaforo è rosso. C’è anche uno scooter e un’auto. A terra il corpo longilineo di una donna, a pancia sotto, un lago di sangue.
In un attimo la bilancia ha uno scossone verso il basso. Non riesco a togliermi quelle lunge gambe nude dalla testa.
I piedi scalzi, la massa di capelli neri… No non riesco.
Arrivo a destinazione pensando a quella povera donna, una di strada, una di quelle che la notte, ci ha anche provato: dai scopa con 20 euro, dai… anche con le donne io vado…
Alla fine, ci ha rinunciato, forse perchè dopo un po’ capiscono che anche se non batto come loro, sono stanca tanto quanto, e come loro non vedo l’ora di tornare a casa.
Torno indietro, il corpo della ragazza non c’è più, sono spariti anche il bus e lo scooter. Rimane l’auto che l’ha investita e la pattuglia che fa rilievi.
Uno degli agenti mi intima di fermarmi. Chiedo come sta, la donna distesa.
“E’ morta…” dice.
La macchina sembra abbia preso in pieno un palo, il muso rincagnato e il parabrezza in frantumi.
Quanto cazzo correva, penso…
Arriva tardi l’articolo, su Venezia Today. E qualche commento sotto: uno di meno.
Già, uno di meno. E intanto il piatto di noi che di notte viviamo come pipistrelli, pesa meno. Perchè un’anima, ha sempre un peso e quelle notturne, pesano molto di più…

 

Lambda Sigma

Cose che capitano mentre ti prepari per uscire. E’ notte, ma è un dettaglio, o meglio, una consuetudine, visto che di notte ci lavori.
Ed è un post festivo, il dopo Pasquetta, hai ancora le ossa maciullate dall’ultima settimana di lavoro, i due giorni di pausa, non sono bastati. In verità non bastano mai.
Guardi il cellulare per sincerarti dell’ora, e sopra al 01.43 leggi che hai due messaggi su messenger di fb.
Apri. Chi ti scrive di notte? Hai saputo la notizia? Te l’ha detto qualcuno?
Rispondi che no, non sai niente… e nemmeno ti aspetti risposta. Perchè sono quasi le due di notte. Invece lo schermo lampeggia e dopo poco scopri che una persona che conoscevi se n’é andata.
Non una qualunque. Una persona con la quale hai camminato per un lungo momento.
Chiedi cosa è successo. Malattia, ha sofferto, ha combattuto. Tumore ai polmoni. Mica pizza e fichi.
Come dire: mortedimerda.
Si perchè ci sono morti più di merda che altre.
Questa è una di quelle.
Polmoni.
Fumava? Si certo che fumava. E tanto anche.
Io ho paura di annegare. Lei evidentemente no. Perchè c’è ancora chi si ostina a dire che per fumo non si muore. Che è sorte, sfiga, o quel cazzo che ti pare. Ma si. Che cambia?
Di fatto è andata. Come Miri prima di lei. Stesso modo.
Resta il ricordo. Delle foto. Un sorriso strano, sempre in bilico tra il severo e l’allegro.
Restano i malintesi, mai veramente chiariti.
Resta il pensiero… Buono. Si buono.
Ciao Carla (Sara).
Salutami tutti.

Cose inaccettabili

Volevo scrivere delle cose.
Poi però, mi imbatto in un articolo con relativo video.
Profugo suicida in Canal Grande

E su Fb, leggo il seguente messaggio dolente che porta la firma di Carlo Mion, un giornalista della Nuova Venezia che dice:

Una città che da sempre ha accolto, che ha nella contaminazione culturale le radici della sua bellezza e da sempre è aperta al mondo, non può tollerare gli insulti gridati al quel ragazzo che, centinaia di persone hanno visto annegare sotto ai loro occhi e dentro ai telefonini. Quel grido “Africa” è un insulto alla storia di Venezia, alla grandezza della Serenissima. A quella città che ha come simbolo San Marco, dipinto dal Mantegna con la pelle scura e i riccioli. A quella città dei Mori che battono le ore, dall’alto di una torre, nella più bella piazza del mondo. A quella città dove i suoi abitanti, per garantirsi le attenzioni benevoli della Dea Bendata, vanno a toccare il naso di una statua che ritrae non certo un tedesco. Il Sindaco, se veramente è sindaco di questa città, chieda scusa a quel ragazzo.

Leggo con sgomento la notizia, incapace di guardare il video.

Ne parlo qui al lavoro, e mi sento rispondere da un mio collega che ha riso guardando il video.
Un negro di merda che è morto. E le parole esatte sono state “sò svolà dal rider”…
Mi sono vergognata per lui. Per la sua piccola ignorante vita.
Povero essere ignobile.

D.

Prendere delle decisioni…

Ed eccomi qui, dopo un bel po’ di silenzio.
Non è stato un silenzio dettato dall’intervento, no.
Colpa di tutto quello che stava accadendo e che non mi lasciava tranquilla.
Il moltiplicarsi di problemi, in forma verminosa, che non mi ha permesso di concentrarmi sull’unica cosa davvero importante. Guarire.

Di cose ne sono successe davvero tante.
Ad essere onesta non ho voglia di stare qui a raccontare.
Lo farò, ma non stamattina. Per ora mi godo questo istante in cui ho preso una posizione riguardo a molti fronti della mia vita.
Non è stata una gran fatica, hanno fatto tutto da soli.
Una risposta data male, o semplicemente non limpida, scazzata, un commento inopportuno, un atteggiamento sgradevole. Di fatto… grazie per esservi levati dalle palle.
Voi ancora non lo sapete, ma ora, sarete ripagati della medesima moneta.
Tutti. Senza appello.
Per ora ho accantonato la scrittura. Per un bel po’ di tempo. Lascio i progetti. Quello che è fatto è fatto, se vogliono lo prendono così com’è, altrimenti non posso fare.
O dormo, o scrivo.
Ieri leggevo su FB Che Franzoso, terrà un corso a Padova. Se non fossi così stanca, ci andrei. Ma per adesso la vita ha una priorità assoluta.
Perciò basta scrittura, basta lettura.
Fermo anche il BDSM (che è fermo già da tanto). Fermo i rapporti umani, le persone.
Per adesso tuteliamo dell’altro. Questa vita che ha vinto, sulle mie necessità e sulle mie passioni. Privandomene.
Poi, si vedrà.
Come quelle persone che per vivere il loro sogno, hanno atteso la pensione, dopo anni di fabbrica.
Passando da talenti a amatori. Perchè il talento, senza costante esercizio, rimane una potenzialità che non verrà mai espressa.
Insomma, vada come vada.
Il tempo ora mi serve. Lo devo applicare al sonno, al produrre, al fare.

Che settimana infinita.

Il 15 luglio prericovero a Milano. Poi si parla di fine agosto per la seconda rata delle gambe.
Per la cronaca, stamattina mi fanno un male becco, mi bruciano.
In compenso lunedì fatta visita dal ginecologo. Perplessa. Sarà che io all’italiano come lingua, dò importanza, e se qualcuno dice una cosa, non cerco metasignificati, di fatto, mi sono spaventata.

Parlo dello spotting che mi perseguita da qualche mese, parlo dei problemi ormonali che probabilmente sono sintomo di una premenopausa, ossia la data di scadenza si sta avvicinando.
Eco intrauterina.

“Ci potrebbero essere dei polipetti…”
“Ci sono?”
“Io non li vedo, ma giustificherebbero il sanguinamento”
“Tutto ok, ma farei una cascata ormonale per vedere che non sia premenopausa però le devo anche suggerire un esame…ma le parlo dopo perchè è invasivo””Ok ma ci sono problemi?”
“E’ da verificare la presenza dei polipetti, e dunque mi serve una isteroscopia con biopsia endometriale”
“Capisco”
“Non è urgente, potrei farle io la richiesta subito, ma è meglio che ne parli con il suo medico, così lo mettiamo a conoscenza. Veda lei, se le danno appuntamento per il 25 luglio, ed è in ferie non si preoccupi, lo fa appena rientra”
“Non è urgente, ma mi suggerisce di farla appena c’è posto?”
“Veda lei quando può. Intanto subito la cascata ormonale.”

Non è urgente ma è meglio farla subito?
Mettiamo a conoscenza il suo medico?
Sono scema io che mi allarmo per ste due frasi?

Mah. Per tutto dire ho lo stomaco in subbuglio. Magari è davvero la premenopausa, magari sono due fottuti polipetti che copulano nel mio fottuto endometrio, magari boh…
Dopo l’esame la pancia pare pronta per esplodermi. E devo ancora fare niente.

Date, debiti, dolori, dannazione, ……

Continuo a pensare che dovevo essere seriamente ubriaca quando ho firmato per questa vita…

Ieri chiamo lo studio del nuovo medico per un appuntamento

  • ho pochi posti, solo per i malati.
  • capisco Signora ma io ho una certa urgenza e lavoro di notte…
  • faccia così vada domattina col numerino se non riesce le prendo appuntamento

    attacco

  • ma va in f… di tua mamma va…

Che due coglioni di vita la mia…

Mò ve faccio ridé!! (De Panza)

Montesano, tanto tempo fa, raccontò che mentre recitava in Rugantino, assieme ad Aldo Fabrizi, quest’ultimo ad un certo punto gli disse: “Ora li facco ridé… de panza”.
Salì in palco e dopo la battuta, fece un movimento della pancia, facendola ballonzolare, e il pubblico è scoppiato a ridere.

Questo aneddoto mi fa sempre sorridere, e mi fa pensare a che razza di personaggio fosse Fabrizi. In grado di far ridere solo con dei gesti o dei movimenti.
Credo una persona eccezionale, una grande persona, se consapevole, sa come gestire il proprio corpo, il proprio animo per far stare bene o male le persone

Dialogo minimo tra me e l’antibiotico:

Agumentin: ciao sono io… amore mio…
Io: ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?

Eh appunto. Antibiotico. Era tanto che non predevo giusto? Ne sentivo la mancanza.
Ma il motivo, è il mio movimento de panza, l’arte di far ridere qualsiasi essere umano.
Ghiandola di Bartolino (o Bartolini)…
Ho una “natta” grande come una noce sulla patata che fa un male assurdo. E nessuno mi ha mai detto che fa così fottutamente male.

Il tutto inizia venerdì con una nocciola. Non dolorosa. Sarà mai un brufolino?
Sabato ho il matrimonio di una carissima amica. Così dopo la notte di lavoro, tanto lavoro, vado a casa, doccia, vestizione e tacchi, parti per la cerimonia. Alla una dormivo contro una colonna mentre tutti urlavano “Viva i sposiiii”.
Dopo essermi nutrita di una torta vegana… decido che il letto è la mia priorità acquisita, così striscio a casa.
La “natta” sulla patata mi fissa dal basso. Un lividone grosso e indisponente mi guarda con fare spavaldo. Come lo tocco, mi parte un “Haaaarggggg” che mi fa assomigliare a Godzilla.
Mi sdraio sul letto che sono le tre del pomeriggio.
Dopo due ore mi sveglio, stato catatonico, più morta che viva dalla stanchezza.
Doccia e compleanno di amico che ci raggiunge da Vicenza. Mentre siamo a cena, tadaaaaannnnn!!!! Febbre e ossa peste. Sono un tappeto di dolori dalle caviglie ai capelli. Sto talmente male che la patata, esce di scena.
Vado a casa, prendo Kolibrì. E per non saper ne leggere ne scrivere anche una tachipirina da 500.
Sudo come un cammello in una grondaia (Scusami Franco, ma ci stava).
Alle tre di notte sono sveglia come un grillo, sudo come un cammello nel deserto, e ho solo due ore di sonno. L’indomani ho il compleanno di I. e sono uno straccio. Per spiegare…

Caviglia… dolore… dolore… dolore… patata molto dolore… molto dolore… cassa toracica… dolore, dolore… cervicale dolore… dolore…
Su tutto un velo di sudore, nemmeno frutto di una intensa nottata… niente. Io e la coperta imbottita.
Una specie di sveltina con il Kolibrì che è, un uccello minuscolo.
Perciò sudo per la febbre.

Mando un sms a Bogodan. Lei mi dice: sei nella settimana senza Celebrex, ci sta che la copertura sia al termine, prendilo nuovamente oggi. E controlla la febbre.
La chiamo al mattino le racconto della natta.
Parla di incidere, drenaggi, cazzi e mazzi e poi “Hai il coraggio di strizzare per vedere cosa succede?”
Provo… Il Godzilla che è in me, copula all’istante con Hulk. Sento un dolore assassino.
“Hai bisogno di antibiotico”… E poi “Se hai qualche ago sterile prova a forare la nocciola”…
Voglio morire li, nel mio abito di sudore e kolibrì…
Invece, vuoi che la regina degli aghi, la cenobite, non abbia con se aghi a profusione?
Nella posizione yogica della gallina spennata mi accingo ad un’operazione di alta chirurgia.
Disinfetto, prendo un ago (da insulina che più grosso mi fa venire il magone solo a pensarci) e foro quello che sembra la zona sospetta.
Non esce una beata minchia (il che vista la zona, ci sta anche)…Mi doccio e metto due dita di Gentalin. Voglio dimenticarmi l’esperienza il più velocemente possibile. Sono traumatizzata dalla “natta” grossa come una grossa noce… e mi fa male anche l’inguine.
Sedersi? Una passione!
Fare pipì? Napalm a profusione.
E ancora, giuro, non sto tirando santi.
Lunedì mattina vedo il medico. Il resto è storia.

Ora. Non so voi, ma a me anche de panza, sta cosa non fa ridere.
Mi rendo seriamente conto che si sta avvicinando la data di scadenza.
Come per lo yogurt in frigo.

Mannaggia me, gli aghi, Bartolini che invece di trasportare in tutta Italia si incazza con la mia patata, e il Celebrex…

Piove. Almeno una piccola soddisfazione.

E non vi ho detto che ho la lastra per la schiena (e non la risonanza perchè ho un medico assurdo) alle 23.40 di stasera.
Ci saremo io e Dracula in ospedale. Al massimo mi porto Godzilla e Hulk. Visto mai…