Lambda Sigma

Cose che capitano mentre ti prepari per uscire. E’ notte, ma è un dettaglio, o meglio, una consuetudine, visto che di notte ci lavori.
Ed è un post festivo, il dopo Pasquetta, hai ancora le ossa maciullate dall’ultima settimana di lavoro, i due giorni di pausa, non sono bastati. In verità non bastano mai.
Guardi il cellulare per sincerarti dell’ora, e sopra al 01.43 leggi che hai due messaggi su messenger di fb.
Apri. Chi ti scrive di notte? Hai saputo la notizia? Te l’ha detto qualcuno?
Rispondi che no, non sai niente… e nemmeno ti aspetti risposta. Perchè sono quasi le due di notte. Invece lo schermo lampeggia e dopo poco scopri che una persona che conoscevi se n’é andata.
Non una qualunque. Una persona con la quale hai camminato per un lungo momento.
Chiedi cosa è successo. Malattia, ha sofferto, ha combattuto. Tumore ai polmoni. Mica pizza e fichi.
Come dire: mortedimerda.
Si perchè ci sono morti più di merda che altre.
Questa è una di quelle.
Polmoni.
Fumava? Si certo che fumava. E tanto anche.
Io ho paura di annegare. Lei evidentemente no. Perchè c’è ancora chi si ostina a dire che per fumo non si muore. Che è sorte, sfiga, o quel cazzo che ti pare. Ma si. Che cambia?
Di fatto è andata. Come Miri prima di lei. Stesso modo.
Resta il ricordo. Delle foto. Un sorriso strano, sempre in bilico tra il severo e l’allegro.
Restano i malintesi, mai veramente chiariti.
Resta il pensiero… Buono. Si buono.
Ciao Carla (Sara).
Salutami tutti.

Cose inaccettabili

Volevo scrivere delle cose.
Poi però, mi imbatto in un articolo con relativo video.
Profugo suicida in Canal Grande

E su Fb, leggo il seguente messaggio dolente che porta la firma di Carlo Mion, un giornalista della Nuova Venezia che dice:

Una città che da sempre ha accolto, che ha nella contaminazione culturale le radici della sua bellezza e da sempre è aperta al mondo, non può tollerare gli insulti gridati al quel ragazzo che, centinaia di persone hanno visto annegare sotto ai loro occhi e dentro ai telefonini. Quel grido “Africa” è un insulto alla storia di Venezia, alla grandezza della Serenissima. A quella città che ha come simbolo San Marco, dipinto dal Mantegna con la pelle scura e i riccioli. A quella città dei Mori che battono le ore, dall’alto di una torre, nella più bella piazza del mondo. A quella città dove i suoi abitanti, per garantirsi le attenzioni benevoli della Dea Bendata, vanno a toccare il naso di una statua che ritrae non certo un tedesco. Il Sindaco, se veramente è sindaco di questa città, chieda scusa a quel ragazzo.

Leggo con sgomento la notizia, incapace di guardare il video.

Ne parlo qui al lavoro, e mi sento rispondere da un mio collega che ha riso guardando il video.
Un negro di merda che è morto. E le parole esatte sono state “sò svolà dal rider”…
Mi sono vergognata per lui. Per la sua piccola ignorante vita.
Povero essere ignobile.

D.

Prendere delle decisioni…

Ed eccomi qui, dopo un bel po’ di silenzio.
Non è stato un silenzio dettato dall’intervento, no.
Colpa di tutto quello che stava accadendo e che non mi lasciava tranquilla.
Il moltiplicarsi di problemi, in forma verminosa, che non mi ha permesso di concentrarmi sull’unica cosa davvero importante. Guarire.

Di cose ne sono successe davvero tante.
Ad essere onesta non ho voglia di stare qui a raccontare.
Lo farò, ma non stamattina. Per ora mi godo questo istante in cui ho preso una posizione riguardo a molti fronti della mia vita.
Non è stata una gran fatica, hanno fatto tutto da soli.
Una risposta data male, o semplicemente non limpida, scazzata, un commento inopportuno, un atteggiamento sgradevole. Di fatto… grazie per esservi levati dalle palle.
Voi ancora non lo sapete, ma ora, sarete ripagati della medesima moneta.
Tutti. Senza appello.
Per ora ho accantonato la scrittura. Per un bel po’ di tempo. Lascio i progetti. Quello che è fatto è fatto, se vogliono lo prendono così com’è, altrimenti non posso fare.
O dormo, o scrivo.
Ieri leggevo su FB Che Franzoso, terrà un corso a Padova. Se non fossi così stanca, ci andrei. Ma per adesso la vita ha una priorità assoluta.
Perciò basta scrittura, basta lettura.
Fermo anche il BDSM (che è fermo già da tanto). Fermo i rapporti umani, le persone.
Per adesso tuteliamo dell’altro. Questa vita che ha vinto, sulle mie necessità e sulle mie passioni. Privandomene.
Poi, si vedrà.
Come quelle persone che per vivere il loro sogno, hanno atteso la pensione, dopo anni di fabbrica.
Passando da talenti a amatori. Perchè il talento, senza costante esercizio, rimane una potenzialità che non verrà mai espressa.
Insomma, vada come vada.
Il tempo ora mi serve. Lo devo applicare al sonno, al produrre, al fare.

Che settimana infinita.

Il 15 luglio prericovero a Milano. Poi si parla di fine agosto per la seconda rata delle gambe.
Per la cronaca, stamattina mi fanno un male becco, mi bruciano.
In compenso lunedì fatta visita dal ginecologo. Perplessa. Sarà che io all’italiano come lingua, dò importanza, e se qualcuno dice una cosa, non cerco metasignificati, di fatto, mi sono spaventata.

Parlo dello spotting che mi perseguita da qualche mese, parlo dei problemi ormonali che probabilmente sono sintomo di una premenopausa, ossia la data di scadenza si sta avvicinando.
Eco intrauterina.

“Ci potrebbero essere dei polipetti…”
“Ci sono?”
“Io non li vedo, ma giustificherebbero il sanguinamento”
“Tutto ok, ma farei una cascata ormonale per vedere che non sia premenopausa però le devo anche suggerire un esame…ma le parlo dopo perchè è invasivo””Ok ma ci sono problemi?”
“E’ da verificare la presenza dei polipetti, e dunque mi serve una isteroscopia con biopsia endometriale”
“Capisco”
“Non è urgente, potrei farle io la richiesta subito, ma è meglio che ne parli con il suo medico, così lo mettiamo a conoscenza. Veda lei, se le danno appuntamento per il 25 luglio, ed è in ferie non si preoccupi, lo fa appena rientra”
“Non è urgente, ma mi suggerisce di farla appena c’è posto?”
“Veda lei quando può. Intanto subito la cascata ormonale.”

Non è urgente ma è meglio farla subito?
Mettiamo a conoscenza il suo medico?
Sono scema io che mi allarmo per ste due frasi?

Mah. Per tutto dire ho lo stomaco in subbuglio. Magari è davvero la premenopausa, magari sono due fottuti polipetti che copulano nel mio fottuto endometrio, magari boh…
Dopo l’esame la pancia pare pronta per esplodermi. E devo ancora fare niente.

Date, debiti, dolori, dannazione, ……

Continuo a pensare che dovevo essere seriamente ubriaca quando ho firmato per questa vita…

Ieri chiamo lo studio del nuovo medico per un appuntamento

  • ho pochi posti, solo per i malati.
  • capisco Signora ma io ho una certa urgenza e lavoro di notte…
  • faccia così vada domattina col numerino se non riesce le prendo appuntamento

    attacco

  • ma va in f… di tua mamma va…

Che due coglioni di vita la mia…

Mò ve faccio ridé!! (De Panza)

Montesano, tanto tempo fa, raccontò che mentre recitava in Rugantino, assieme ad Aldo Fabrizi, quest’ultimo ad un certo punto gli disse: “Ora li facco ridé… de panza”.
Salì in palco e dopo la battuta, fece un movimento della pancia, facendola ballonzolare, e il pubblico è scoppiato a ridere.

Questo aneddoto mi fa sempre sorridere, e mi fa pensare a che razza di personaggio fosse Fabrizi. In grado di far ridere solo con dei gesti o dei movimenti.
Credo una persona eccezionale, una grande persona, se consapevole, sa come gestire il proprio corpo, il proprio animo per far stare bene o male le persone

Dialogo minimo tra me e l’antibiotico:

Agumentin: ciao sono io… amore mio…
Io: ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?

Eh appunto. Antibiotico. Era tanto che non predevo giusto? Ne sentivo la mancanza.
Ma il motivo, è il mio movimento de panza, l’arte di far ridere qualsiasi essere umano.
Ghiandola di Bartolino (o Bartolini)…
Ho una “natta” grande come una noce sulla patata che fa un male assurdo. E nessuno mi ha mai detto che fa così fottutamente male.

Il tutto inizia venerdì con una nocciola. Non dolorosa. Sarà mai un brufolino?
Sabato ho il matrimonio di una carissima amica. Così dopo la notte di lavoro, tanto lavoro, vado a casa, doccia, vestizione e tacchi, parti per la cerimonia. Alla una dormivo contro una colonna mentre tutti urlavano “Viva i sposiiii”.
Dopo essermi nutrita di una torta vegana… decido che il letto è la mia priorità acquisita, così striscio a casa.
La “natta” sulla patata mi fissa dal basso. Un lividone grosso e indisponente mi guarda con fare spavaldo. Come lo tocco, mi parte un “Haaaarggggg” che mi fa assomigliare a Godzilla.
Mi sdraio sul letto che sono le tre del pomeriggio.
Dopo due ore mi sveglio, stato catatonico, più morta che viva dalla stanchezza.
Doccia e compleanno di amico che ci raggiunge da Vicenza. Mentre siamo a cena, tadaaaaannnnn!!!! Febbre e ossa peste. Sono un tappeto di dolori dalle caviglie ai capelli. Sto talmente male che la patata, esce di scena.
Vado a casa, prendo Kolibrì. E per non saper ne leggere ne scrivere anche una tachipirina da 500.
Sudo come un cammello in una grondaia (Scusami Franco, ma ci stava).
Alle tre di notte sono sveglia come un grillo, sudo come un cammello nel deserto, e ho solo due ore di sonno. L’indomani ho il compleanno di I. e sono uno straccio. Per spiegare…

Caviglia… dolore… dolore… dolore… patata molto dolore… molto dolore… cassa toracica… dolore, dolore… cervicale dolore… dolore…
Su tutto un velo di sudore, nemmeno frutto di una intensa nottata… niente. Io e la coperta imbottita.
Una specie di sveltina con il Kolibrì che è, un uccello minuscolo.
Perciò sudo per la febbre.

Mando un sms a Bogodan. Lei mi dice: sei nella settimana senza Celebrex, ci sta che la copertura sia al termine, prendilo nuovamente oggi. E controlla la febbre.
La chiamo al mattino le racconto della natta.
Parla di incidere, drenaggi, cazzi e mazzi e poi “Hai il coraggio di strizzare per vedere cosa succede?”
Provo… Il Godzilla che è in me, copula all’istante con Hulk. Sento un dolore assassino.
“Hai bisogno di antibiotico”… E poi “Se hai qualche ago sterile prova a forare la nocciola”…
Voglio morire li, nel mio abito di sudore e kolibrì…
Invece, vuoi che la regina degli aghi, la cenobite, non abbia con se aghi a profusione?
Nella posizione yogica della gallina spennata mi accingo ad un’operazione di alta chirurgia.
Disinfetto, prendo un ago (da insulina che più grosso mi fa venire il magone solo a pensarci) e foro quello che sembra la zona sospetta.
Non esce una beata minchia (il che vista la zona, ci sta anche)…Mi doccio e metto due dita di Gentalin. Voglio dimenticarmi l’esperienza il più velocemente possibile. Sono traumatizzata dalla “natta” grossa come una grossa noce… e mi fa male anche l’inguine.
Sedersi? Una passione!
Fare pipì? Napalm a profusione.
E ancora, giuro, non sto tirando santi.
Lunedì mattina vedo il medico. Il resto è storia.

Ora. Non so voi, ma a me anche de panza, sta cosa non fa ridere.
Mi rendo seriamente conto che si sta avvicinando la data di scadenza.
Come per lo yogurt in frigo.

Mannaggia me, gli aghi, Bartolini che invece di trasportare in tutta Italia si incazza con la mia patata, e il Celebrex…

Piove. Almeno una piccola soddisfazione.

E non vi ho detto che ho la lastra per la schiena (e non la risonanza perchè ho un medico assurdo) alle 23.40 di stasera.
Ci saremo io e Dracula in ospedale. Al massimo mi porto Godzilla e Hulk. Visto mai…

 

Varrebbe quasi la pena…

Sono le 6.31 di venerdì mattina.
Penso.
Ieri una giornata pessima. Litigio con il fratello, pensieri economici non di poco conto, lavoro in fase interlocutoria. Altro panico, altra tensione, altra paura. Lo spettro di non farcela è sempre li. Pensavo di averlo scansato, di aver sacrificato la mia vita per qualcosa, invece…
Sono tanti gli anni in questa situazione. E non si vede un’alba. Non ve n’é traccia.
Ogni giorno una sottrazione: passioni da accantonare, bellezza da rimandare. Antichi incubi che si riaffacciano. Il peso, i disturbi alimentari, l’inadeguatezza… Cambiano le pedine, cambia il lottatore o la strategia, ma le situazioni si reiterano e non mutano mai.
Semplici giochi di prospettiva. Con aggravante.
Se un anno fa potevo contare su qualche risparmio, ora ho investito tutto qui. Se le cose andassero a puttane, allora davvero: la mia vita ne sarebbe distrutta.
Mi alzo all’una e mezza di notte, con inverno gelido nelle ossa. Accantono salute, soldi, passioni. Etica. Ogni fottuto giorno.
Perchè?
All’inizio pensavo per un futuro, un bene superiore.
Per un “starò bene” domani.
Ora non ne sono più tanto sicura. Ho ancora il cuore che trema. Paura che non so dismettere.
E mangio.
Mastico.
Ho sempre fame.
Il peso aumenta.
Il corpo nuovamente deforme.
Grassa da fare schifo. Una scrofa.

Ogni volta che rubo spazio per me, il cosmo mi punisce duramente.
Voglio fare qualcosa che non sia semplicemente stare male? Ecco che una pioggia di problemi si abbatte.
E io davvero non so più da dove tirare fuori energie.
Moderatamente felice: finiti i corsi, prendersela con più calma, fare cose tranquille.
Utopie.
Fornitore sul piede di guerra. Esposizione troppo alta. Spese che non ci aspettavamo arrivate a far saltare i denti.
Ogni volta che credo di fare un passo in avanti, mi accorgo che sono sempre al punto di inizio.
In sostanza: tanta fatica per niente.

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Special Life – Special Death

Sono così stanca che ho dovuto saltare due lezioni su tre.
Il corpo si rifiuta, la gamba del granuloma/ascesso/nervettoreciso mi fa male, le gambe si gonfiano e io sono in preda a fame disastrosa che non so controllare.
Posso dire una cosa senza filtri? Una cosa che penso davvero? Una cosa che mi viene dall’intestino e dal cuore?

CHE GRAN PERIODO DI MERDA!!!

MA PORCA DI QUELLA PUTTANA LADRA!!!

Ok, ok, torno in me.

Ci sono cose che accadono. Cose schifose.
Senti caro Cosmo, scrivo a te perchè preferisco non sindacare se sei un Dio. Anzi meglio per te se non lo sei, perchè se davvero lo fossi, verrei a prenderti a schiaffoni.
Mi spieghi quale Dio può volerci così male? Perchè più che Dio Padre, dovrebbe chiamarsi Dio genitore anafettivo.

Il fine settimana scorso sono stata in Friuli. Non scrivo dove, ma non è un gran bel posto. E’ quel genere di luoghi che sei felice di avere vicino, ma ti auguri che non ti serva mai. Per nessuna ragione.
In attesa, aspettare. Ogni faccia che vedi è tesa, triste, preda di emozioni che vanno dalla profonda prostrazione ad una felicità commovente. Tra queste facce, qualcuna neutra, impassibile, attenta a non far trapelare niente.
Attendi. Speri. Preghi. Si preghi, anche quel fottuto genitore anafettivo.
Il tempo si arrotola, si dilata, si espande all’infinito.
E pensi. Oh si. Pensi.
Pensi che ci sono cose che nella tua vita non vuoi.
Non vuoi essere abbandonata, non vuoi essere invisibile, non vuoi essere sola, non vuoi che la gente muoia, non vuoi morire, non vuoi le sconfitte, non vuoi il male dell’anima, non vuoi stare li… ovunque sia li.
Ma ci sei. E la vita, ti porta ad affrontare tutto quello che non vuoi.
E pensi: ma che cazzo, ancora?
E ancora?
E ancora?
E ancora?

L’ho già detto? “Dio non ti da niente che tu non possa sopportare”.
Mavaffanculo va.
Infatti se non sopporti soccombi.
Ma questa parte della frase se la dimenticano di dirla.

Ora torno al mio racconto per il romanzo collettivo.
Poi vediamo se con più calma scrivo ancora.

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