Cenobite Vs Mutant – Ancient stories

Listening: The Prodigy – Voodoo People (Pendulum Remix)

Nel Voodoo per chiamare gli spiriti o i Loa, si usano i Vevé.
Sono dei disegni stilizzati. Una specie di Stargate che permette la connessione tra il medium e le entità.

Questi sono Papa Legba e Baron Samedì

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Sono assi, sono linee, essenziali, libere, volatili, sono segni grafici intensi.

Poi c’è lui:

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Altre linee, altro Stargate, altro passaggio in dimensioni che per gli umani sono sconosciute.
In fine, ci sei tu…

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Altre linee, passaggi, connessioni.
Tutto ha inizio con delle rette, che diventano curve, che diventano fori, che diventano anfratti, passaggi, momenti di congiunzione divina.

Il momento catartico: sanguini.
Ad un tratto il gallo smette di cantare sgozzato.La pelle dei suplizianti si lacera con sofferenza.
E tu… li immobile, triste per un momento… delirante poi… un Dio feroce da adorare.

Ogni volta che accade, non è uguale. Si passa dall’euforia alla catarsi, all’implosione. A volte la sensazione di rinascita, ressurrezione è talmente potente che vorresti urlare al mondo.
Altre, semplicemente implodi.
Accetti ogni singola inserzione pensando: non ce la faccio. Fa male.
Però vai avanti, superi, arrivi a cento. Il tuo corpo si rifiuta, ma vuole, odia e desidera
Sei vittima di te stesso: passione, rabbia, rifiuto.
E più il mondo attorno a te, ti combatte, più tu vuoi comandare sul dolore.
Sai, a dirla tutta, sei come me. Bevi l’amaro calice e combatti, anche se ogni sottile fibra del tuo corpo vorrebbe solo gridare, dissentire, lasciare che siano gli altri a pagare.

L’ultima volta che ho abusato della tua pelle, i tuoi occhi cercavano una via di fuga all’esterno, per poi arrendersi al profondo nero che avvolge anime come la tua.
Immerso nella pozza petrolio, hai pensato di annegare. Lo so. L’ho sentito.
Se fossi stato da solo, probabilmente avresti odiato ogni singolo istante, ogni piccola puntura, ogni inserzione.
Se fossi stato da solo, forse, ti saresti concesso un pianto arrabbiato.

O forse, un sonno ristoratore. Senza rabbia. Solo un momento intenso e pieno di pace…

Linee, anfratti, passaggi…
Da questi Stargate ci passiamo ogni giorno, ogni volta che la mutazione diventa necessaria.
A volte puzza di mastice e lattice liquido. Altre ha l’odore ferroso del sangue che scorre.

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If/se – Difficoltà

Tormentone di inizio anno (dal 1° gennaio l’avrò beccata in radio almeno venti volte)

Listening: Echosmith – Cool Kids

Primo giorno di lavoro, dell’Anno di Grazia 2015.
E come direbbe un mio caro amico: mì morti che giornada de merda!
In ufficio trovo, fratello incazzato, Zar incidentato con un moldavo e sull’auto ammiraglia, fratello piccolo in vena polemica, fornitore con piglio da Eins, Zwei, Polizei . Mancano 5 giorni all’impatto.  Se ci mettiamo di buzzo buono, ce la facciamo a distruggere tutto.
Nel frattempo si sentono voci dal campo di battaglia: “tappami Levante...tappami se tu mi vo bene!!!!“Ho fatto una repulisti dei gruppi a cui sono iscritta su FB.
Oh beh… (Arrossisco per pudore), su molti sono iscritta per trollare. Lo ammetto.
Per esempio, un gruppo che dovrebbe essere di espressione letteraria dove hanno comprato un paio di bancali di puntini di sospensione.
Ogni persona che scrive, se ne prende un paio di etti e li sparge sullo scritto ad minchiam.
Poi c’è il gruppo dei satanisti. Statistica? Un post interessante e venti di puro raccapriccio. Qui trollare è come togliere una caramella ad un bambino.
Mi sono già autoesclusa da almeno una quindicina di gruppi.
I loro post erano più o meno così:cataff
Tra un pò, terminato qui di fare quattro cose di numero, proverò a mettere giù il testo per venerdì.
Poi si vedrà. Sono solo sterile di idee.
Cosa posso raccontare che non risulti banale?
Bah…

No dico, ma sta cavolo di influenza che sta massacrando l’Italia, passare anche da me? Pareva brutto?

A quella pelle che accarezzo nel sonno:

C’è qualcosa di sensuale in un uomo che legge un libro.
Lo trovi seduto, assorto, sulla panchina, sotto un albero al parco.
Ogni tanto, tra una pagina e l’altra, alza gli occhi e si guarda intorno, per sincerarsi che niente sia cambiato mentre leggeva.
O forse per assicurarsi che la vita, nonostante la sua momentanea assenza, sia andata avanti seguendo il  proprio respiro.
Un uomo che legge, ha qualcosa di magico nello sguardo. Conosce.
Conosce il significato delle parole perchè le ha viste. Non si è limitato ad ascoltarle. Le ha osservate di proposito, snodarsi tra le frasi, scegliendole.
E come parla un uomo così? Usa cento, mille vocaboli, li mescola con sapienza, come le spezie di un piatto che non deve essere rovinato.
Tu sei seducente quando leggi. Quando leggi davvero, facendoti rapire dalle storie.
Quando ti emozioni e me lo racconti, perchè in quelle righe c’era qualcosa di te, che non sapevi spiegare, ma che ad un tratto, ti sono state fornite le parole esatte.
Sei erotico quando mi parli dei tuoi viaggi, veri o immaginari, perchè in questi viaggi mi porti con te. Mi porgi la mano, e mi conduci in un mondo solo tuo e mio. Agli altri è precluso.
Sei un uomo che legge. Ciò ti rende bellissimo.

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Filo… Uno Skianto

Ieri sera sono andata a vedere Filippo Timi a teatro.
L’opera (un monologo) era “Skianto”.

2_skianto_MauriBeh…
Tralasciando cosa penso di Timi, tralasciando cosa penso in generale del suo lavoro, tralasciando ogni espresso giudizio di lui come spessore umano e parlando dell’opera teatrale, beh… Skianto è un’opera meravigliosa.
E lui, Filo, con una pettinatura improbabile, un pigiamino assurdo, un costume da mio minipony, ti prende per mano e ti porta li, nell’esatto luogo dell’anima dolorosa.
E ti fa ridere. Ti fa piangere. Ti fa disperare.
Ad un tratto dice una frase “Fata trasformami in un bambino vero, anche brutto, cieco e mezzo frocio!”, mi sono trovata a mandargli un bacio.
Nel buio della sala, volevo per un attimo toccarlo. E così con un gesto demodé ho spedito quel bacio discreto, diretto al cuore.
Altro non si può. Altro non si deve.

Momenti davvero forti, intensi. E la fisicità di Filo… Senza eguali.
Ho visto altra gente in teatro. Gente brava. Gente di Mestiere.
Ma lui… Lui fisicamente li, a tratti immobile, lo è solo come immagine. La sua fisicità scende tra il pubblico, si siede affianco a te e  commenta con te sé stesso.
Ha un dono immenso Filo. Un dono raro.
Che si trova in pochissime persone. E che invidio.
Parlando con I. che credo sia la sua fan n° 1, dicevo che lui non ti racconta una storia. Come il clown Pennywise ti chiama da sotto, ti fa cenno di andare da lui, amaliante, suadente… ti mostra i palloncini colorati, e tu scendi nel suo spazio freak.
Perchè Filo è Freak.
Ed è per questo che si ama.
Già… si ama.
O si odia.
Ma non puoi lasciarlo sospeso.
Ieri sera, all’uscita, aspettando che I. lo abbracciasse, lo guardavo parlare con la gente.
Mi è venuta in mente un’altra persona come lui.
Un’altra persona che invidio.
La mia è un’invidia buona, tipica di chi ammira il genio, il talento, la bellezza che riescono persone così ad esprimere.
E’ la voglia di somigliare a loro, di riuscire ad emozionare come loro riescono.  A commuovere.
Queste persone sanno esattamente come esprimere il loro vero sé. Senza compromessi.
E posso trovarli odiosi, posso amarli, odiarli, posso sentire una rabbia infinita verso il creato, ma non posso non invidiarli, ammirarli, desiderarli e se me ne fosse concesso il modo, proteggerli.
Perchè queste persone sono fortissime, intense, veloci, ma così profondamente delicate e rare…
La mia Filo, è proprio quello che sembra. Una dichiarazione d’amore.
Per la tua anima bella. Per la tua qualità… Perchè hai questa feroce bellezza…
Perchè ti invidio.
Perchè in questi occhi, hai la vita dentro…

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Di famiglia e altre cose…

Mi sembra di essere su un tagadà.
Ogni giorno mi arrivano notizie di merda, poi belle, poi brutte…
Il mio sistema nervoso è al collasso. Mi prude ovunque anche se non ho reazioni allergiche e mi lavo con costanza tipo procione. Mi si è bloccato il ciclo.
Stamattina pensavo: e se fosse una sorta di pre menopausa?
Mi è preso un coccolone.
Poi ho pensato che forse è una preoccupazione in meno, visto che è da quando ho 9 anni che disperdo sangue ogni mese.
Pre menopausa…
Fa un pò paura o sbaglio? Non so… Chiedo.
A me paura fa. Forse perchè mi sa di vecchiaia. O forse perchè non ci pensi mai prima.
Un tempo parlavo di riti di passaggio che sono andati persi praticamente tutti.
C’era la naja per gli uomini, la verginità, il matrimonio. Gli esami di terza elementare e quinta.
C’erano riti che segnavano il passaggio all’età adulta.Nel tempo gli esami sono scomparsi, la naja anche, la verginità è diventata banale, si perde con facilità. Sono rimasti il menarca, ossia la prima mestruazione e poi, me ne rendo conto ora, alle donne è rimasta la menopausa.
Mi inquieta.
L’addome è rigido, ma non so se dipende dall’addominoplastica e dalla cicatrice. Mi sembra, ma non ne sono sicura, che la sensazione costante di minzione sia segnale di protesta delle ovaie. Ma poi, mica lo capisco.
Fuori la sirena dell’acqua alta mi imbambola.
Sono alla quarta notte insonne.
Ad un rapido calcolo devo aver dormito 8 ore su 96. Media in perdita. Come nel lavoro.
Piove. Oh si. Piove che Dio la manda, e persino con cattiveria.
Ieri per andare a Treviso, sarebbe servito il patentino nautico.
Per quanto riguarda il lavoro… come detto su, sembra di essere sul tagadà.
Mio fratello ne ha le palle cubiche, io anche.
I fornitori sono incazzati come iene. E prima o poi mi aspetto uno di quei mozzichi che te li raccomando. Da notte dei morti viventi.
In tutto questo io.

Che sto facendo?
Dunque…
Scrivo. Scrivo un sacco. E mi arrivano conferme quasi ogni giorno.
Ieri sera mi sono sentita dire del mio racconto istantaneo “è un piccolo gioiellino”.
Venerdì Roberto mi ha fatto i complimenti (scritti!!!), lui che è stitico come pochi.
E poi la raccolta che arriverà per Natale.
Scrivo tanto, e sento anche il desiderio di iniziare finalmente un qualcosa di strutturato. Se solo non fossi così stanca, per non dire esausta.
Ho anche necessità di un luogo silenzioso.
Molte persone mi hanno offerto asilo politico. Chi una stanza, chi casa propria… perchè a casa, nella mia, è un pò complicato. Ho bisogno di solitudine e tranquillità.
Cosa che per ora non è poi così scontata.
In casa comunque fai i conti con la gggente. Troppa gggente che telefona, scampanella, parla. Troppe distrazioni.
E poi non ho un posto. Il tavolo della sala non va bene.
Ho bisogno di un luogo di scrittura. Meglio se accogliente.
Dove non ci sia tv, radio, gente che ti chiede “dove si trova il sale?”

Ho ricevuto due proposte di lavoro. Solo che una è immediata e non posso cogliere al volo visto che devo prima vedere quale fine faranno i filistei, un’altra è un’ipotesi di lavoro a Venezia.  Valida anche se un po’  mi mette ansia.
Io vorrei puntare su qualcosa di mio. Senza più qualcuno che decida per me.
Ho qualche idea che va dal cheap ma produttiva e integrabile alla più dispendiosa della ristorazione.
Non so, vorrei un pò di aiuto a mettere ordine, qualcuno che abbia voglia di sbrogliare la matassa con me.
In sostanza posso scegliere tra un lavoro nuovamente dipendente (anche se per ora ipotetico), ad un lavoro cheap in termini di investimento ed impegno ma che potrebbe implementare o diventare un lavoro vero, fino alla ristorazione (locale trendy piuttosto che vegan) dove necessariamente ho bisogno di soci in affari.

Persino mio marito si è reso disponibile, consapevole di non poter fare molto. Ma da subito, se il suo “se posso fare qualcosa…”, oltre ai miei due impareggiabili fratelli (biologici) e i due che mi sono scelta come famiglia.
Gd non manca giorno che mi chieda come va.
Requiem è una presenza buona e costante.
E non sto qui a citare le mie amiche. Ognuna pronta a dare il sangue.
Magari non servirà. Magari non sarà sufficiente. Ma rendermene conto, di avere tante mani vicino pronte a sorreggermi mi fa sentire un pò meglio.
Anche se le bastonate continuano ad arrivarmi addosso. Come l’ultima di stamane.

E non posso raccontare tutto. Non posso dire. ma ce ne sarebbe…

I’m gonna use you and abuse you
I’m gonna know what’s inside
Gonna use you and abuse you
I’m gonna know what’s inside you

Gli assalti del piccoletto e del marito in questi giorni, si sono fatti molesti.
Sanno quali corde toccare e io che sono scarica, cerco disperatamente energia.
Vago come una falena cieca. Ogni fonte di calore mi attrae.
Desidero.
Desidero.
Desidero.

Il piccoletto è gestibile. Per ora l’ho indirizzato a tacchinare qualche altra Signora.
Fa esperienza, fa collezione, prova…
Ma mio marito no. Con lui si gioca armi pari. Se ne esce con suggestioni e frasi che mi fanno ringhiare.
E’ intelligente e mi offre esattamente il pasto che voglio.
Fremo.
Desidero.
Desidero.
Desidero.

Ci facciamo delle gran bastardate. Frasi cattive, frustranti. Lui subisce l’assalto e poi risponde. Ridiamo entrambi. Ma solo per scoperchiare i canini.
Due grossi lupi che rissano per il territorio e la dominanza.
Ha già perso. Lo sappiamo entrambi. Ma va bene così. Aspetto solo che mi mostri la pancia.

Questo stillicidio mi ha messo frenesia.
Bisogno.
E’ un misto strano di fame, rabbia, necessità di compensare, forza, eccitazione.
Ieri sera ho scritto ad un mio amico che ha postato un evento nel trevigiano.
Play party.
Non gioco da tanto tempo e ho un mare di occasioni che non posso sfruttare a causa di questo periodo infame.
Questa cosa deve finire.
Entro poco.

XXX: Ci vediamo oggi?
Io: Niet consulenti
XXX: spostali e fammi male
Io: fanculo! Ne fai tu a me.
XXX: restituiscimelo

I’m gonna use you and abuse you
I’m gonna know what’s inside
Gonna use you and abuse you
I’m gonna know what’s inside you

Identità

E’ una mattinata strana questa.
Forse perchè è venerdì. Forse perchè è il 17.
Forse perchè è venerdì 17.
Mi sono addormentata alle 5 stamattina, per alzarmi poco dopo, fare doccia, e venire in ufficio.
Ieri sera pizzetta con amico che voleva darmi il regalo di compleanno.
Dopo il catalogo di Man Ray (Esposto a Villa Manin a UD) mi è arrivato quello della Luisa Casati (Palazzo Fortuny).
Sfogliando il catalogo della Casati, ho beccato i suoi ritratti fatti da Man Ray. E vedi la chiusura del cerchio? Ora bisogna metter giù le date. Aggiungendo la Fondazione Bevilacqua e la mostra sulla Russia. C’è anche Hiroshige

La Casati, la Madonna ante litteram, la Germanotta versione Belle Epoque Che personaggia…

Per stasera ho scritto. Una “Corrazzata Potemkin” da manuale.
Ma di meglio non m’è riuscito. Non c’è verso che riesca a fare qualcosa di serio. Magari la prossima volta.
Mi è dispiaciuto anche non iscrivermi al corso di teatro. Ma troppe cose. A fine mese ricomincio scuola. E poi sta cosa del lavoro… Non manca molto alla collisione con l’iceberg. A questo punto che accada.
Nemmeno ci provo a fermare la cosa.

Ricevo continue conferme. Apprezzamenti. Eppure c’è qualcosa dentro di me che è ancora distonico. Lontano.
Non riesco a percepire sincerità.
Di fatto è come se razionalizzassi solo in questi giorni il mio cambiamento.
E’ come se comprendessi a pieno solo ora quale immane sforzo ho fatto.

Il tattoo rifinito mi prude. Nonostante le botte di crema e vitamina E.
Penso al talento. Alla follia che ci sta prendendo tutti. Penso alla necessità, che ci spinge a fare prostituzione di quello che siamo. Penso alle guerre che individualmente stiamo combattendo, ognuno arroccato nel nostro pezzetto di disperazione.
E LORO il talento ce l’hanno, hanno buona possibilità di farcela. Non io.
Punterò sulla simpatia. Vediamo se funziona.
Nel frattempo aspetto l’antologia, correggo gli articoli, e scrivo per il gruppo di Alchimia e affini.
La stanchezza mi rende morbida, ipersensibile alle informazioni, ascolto e medito molto in questi giorni.

* Mi è appena arrivato un commento alla Corrazzata di cui sopra.
“Molto ben riuscito, brava…”
L’ha scritto un venerabile.
Secondo me aveva perso gli occhiali… Non può essere.

Mi sono comprata una camicia goth. Regalo dei Brò. Dovrebbe arrivarmi a giorni. Questa nello specifico:

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La trovo molto bella. E se arriva prima di fine mese, magari abbinata a gonna e corsettino, diventerà outfit per la serata di Halloween da SiSi.
Ora finisco di lavorare. Poi mangio un boccone e metto in carica la batteria della macchina fotografica per stasera.
Devo anche leggere per altre persone… Penso di togliere il tongue per stasera, o rischio di ciancicare.

Mi sa che non mollo il Tobagi. E’ vero che non ho un euro bucato, ma come si fa… ?
Devo trovare un secondo lavoro. Magari dei mercatini. E’ una cosa carina.

Up up Up up

Devo scrivere per il cenacolo, devo scrivere per il cenacolo, devo scrivere per il cenacolo.

Nessuna storia mi gira per la testa. Ho l’eco.
Ieri è stata una giornata pessima. Svegliata alle 5 da un mal di testa furibondo che mi ha fatto compagnia fino a sera tardi.
Poi l’acquazzone estivo (che bomba non mi piace) ad ottobre.
A Venezia un caldo infinito.
Ma poi due spritz, gli amici, un bacaro accogliente, e la paura passa.
E’ strana Venezia. Riesce a farti sentire “foresto” anche se sei del luogo.
Se poi sei in compagnia di tre romagnoli e come me hai poca cadenza, l’effetto è ben credibile.
La musica crea ponti.
“Che cos’è l’amor…” Vinicio canta.
Noi cantiamo con lui.
Una signora tedesca mi chiede in un italiano complicato chi sta cantando. Glielo scriviamo su un foglietto.
E’ otto anni che viene in vacanza a Venezia, beve spritz all’aperol, e ha sentito cantare dal vivo Paolo Conte in Toscana.
Ha un cd di Dalla a casa. Infatti quando parte “Caro amico ti scrivo…” lei canticchia con noi.
Le sue amiche la guardano con un misto di ammirazione e divertimento.
Ad un certo punto si parla di dialetti.
Cosa significa “peocio” in dialetto.
Lo sto spiegando (significa cozza o pidocchio)  e un tizio seduto vicino al bancone mi sorride e mi fa un gesto con la mano.
Chiedo lumi.
Mi spiega che da “peocio” arriva anche il significato di “toso” (ragazzo) e “tosatto” (ragazzotto). Ossia da “tosati per via dei pidocchi”.
In effetti è plausibile. E così lo ringrazio.
“Ti sarà mìga na carabiniera che ti pensi massa…”
Lo soprannominiamo Blondie per la capigliatura bianca.
Bello.
Vinicio, Dalla, Romagna Vs Tedeschia…
Ho voglia di scrivere. Ma non so cosa.
Forse di quelle magnifiche porte che ci sono a Venezia.
O del fatto che lo spritz è più buono del Negroni o dello sbagliato.
Mah…
I miei compagni di viaggio sono un gruppo eterogeneo.

Stamattina sono stanchissima. Ho gli occhi pesanti e il mal di testa si riaffaccia ogni tanto.
La settimana mi vedrà a riposo solo nel we.
E devo scrivere. Per il cenacolo.

Ho il cuore pieno di cose. Belle.
Quella sensazione di tenera malinconia autunnale.
Voglia di cose semplici ed intime.
Di ridere. Come ieri sera.
O di camminare per una città strana. Tutta complicata.
Guardare una donna che tocca granito rosso come se fosse una bella donna.
Parlare di uomini con un uomo.
Scegliere di essere anonimi… E fondamentali.

Mercurio mi ripropone anche certi fenomeni che avevo ben silurato. E la cosa rasenta il ridicolo. Il 25 è vicino, vediamo di finirla con sta farsa de “a volte ritornano”.
Domenica un episodio comico…

In una piazzetta di Mestre c’è un mercatino dell’artigianato, dove espone delle cose una mia amica.
Passiamo per andarla a salutare e il primo banco attira la mia attenzione. La tizia che espone mi saluta. La riconosco.
Compagna di classe delle medie.
Ci salutiamo e mi dice che hanno fatto due cene di classe in memoria dei vecchi tempi e che mancavo solo io…
(haemmm).
“Ci divertiamo tanto… dai magari la prossima…”
“…magari…”

Non so. Credo che i raduni di ex siano  tristi. Vediamo chi si è conservato meglio? Vediamo chi ha avuto più successo?
E chi era la più carina della classe? Hummm… no non so se fa per me.

Il braccio sx mi fa un male cane da qualche giorno. E’ anche più gonfio del normale. Sto usando la calza per drenarlo un pò. Speriamo passi velocemente.

Mettiamo un pò di musichina? Magari mi spunta una storia…
Magari…

Listening: Gabriel Rios – Gold (Thomas Jack Remix)

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