Prendi qualcosa Pedro?

Mi chiedo cosa spinga le persone, a dirti “prendi subito un altro micio” quando sanno che tu hai perso il tuo.
Micio, cane, furetto… C’è sempre qualcuno che ti dice “prendine subito un altro”.
Poi, ti rincarano la dose con “non per sostituire, ma per sentire meno dolore…”

Si tutto ok. Ma allora perchè quando muore il nonnino, o qualche genitore, nessuno dice: perchè non adotti un vecchietto o ti prendi in casa il vicino che è solo e ha tanto bisogno di affetto?
Non ditemi “non è la stessa cosa”… Non è così che funziona.
Se un micio rientrerà a casa mia, sarà perchè sono pronta. Non perchè voglio sentire meno dolore.

Pigolz

Scrivere mi ha sempre salvata.
Scrivere, mi ha aiutata a mitigare dolori potenti, che non credevo sarei mai riuscita a superare.
Questa volta non fa differenza.

Vi spiego perchè La Pigolz (Didi all’anagrafe) non è un gatto qualsiasi.
Io lo so che ogni proprietario di animale sente il proprio come speciale, e lo è. Ogni animale è speciale.
E la Pigolz è speciale perchè è il gatto che mi sono meritata. E’ stata un premio. Ed io di premi, nella vita, ne ho avuti ben pochi.
Sono stata fortunata. L’ho presa che pesava nemmeno un kg, bella da morirci, simpatica no, ma ci abbiamo lavorato, infatti non le piacevano gli umani (e a ragione) e con noi diciamo che forse, ai suoi occhi, eravamo il meno peggio che le potesse capitare.

Sapete, lei mi ha insegnato molte cose. Come tutti gli animali, nasce con un compito. Quello di educare qualche testa di cazzo umana, con le buone o con le cattive.
A me ha insegnato che non puoi ignorare le responsabilità per sempre. Prima o poi, devi crescere. Ma non tanto. Devi mantenere quel pizzico di infantile, che ti permette di correre dietro ad un filetto, o a cacciare le tortore dell’albero difronte.
Mi ha insegnato che i cinesi non sono tutti delle belle persone, e nemmeno i vicentini sono poi tutta sta simpatia, soprattutto se possiedono ricettari strani.
Mi ha insegnato a diffidare da chi non ama gli animali. Prima o poi rivelano una natura egoista.
Mi ha insegnato che anche quando scavi, perchè il fondo l’hai toccato da un bel po’, beh sai che c’è? Lei mi amava lo stesso, anche quando avrei voluto vaporizzarmi…
Mi ha insegnato a ridere, a non aver paura, a non magiare animali, mi ha insegnato che la coccole te le devi meritare, che una carezza non richiesta si paga.
Ma soprattutto mi ha insegnato l’appartenenza. Mi ha raccontato di mondi che vedeva solo lei.
Non mi ha mai giudicata. Semplicemente le stavo appena appena simpatica. Però, quando stavo male, si metteva il grembiulino da infermiera e curava le mie ferite… con quell’amore che possono avere solo le mamme. E forse si, per lei ero solo una bamboccia incapace.
Le ho dato una vita da Signora. Ed è poco per quanto ha dato lei a me.

La Pigolz è stata il mio primo gatto. E’ stata con me 13 anni e mezzo.
L’ho amata.
E adesso so che sta pensando “Finalmente me la sono levata dalle palle, questa umana piagnona e insicura”.

Buon riposo amore mio…

Se_Dimental, questa notte infinita…

rainiNotte in bianco.
Mattina del cazzo.
Piove. Bene.
Freddo. Meno bene.
Umore schifoso. Male.
In bilico. Tra santi e falsi dei. Molto male.

Sono sepolta da un mare di documenti da fotocopiare e stampare.
Per martedì devo consegnarli all’avvocato.

– 2 decreti ingiuntivi umidi di lacrime di un anno fa.
– 2 decreti ingiuntivi ancora zuppi di lacrime recenti
– situazione debitoria, in arte “una valle di lacrime”
– Iva non versata
– contributi non versati
– bilanci 2013 – 2014

E con un sorriso che rasenta la follia:

– crediti verso clienti
– crediti verso dipendenti
Degni di Zelig.

Ho passato la notte con dei racconti in testa.
E visto che non riuscivo a dormire, potevo almeno alzarmi e smetterla di masturbarmi i pensieri. Potevo scrivere.
Potevo… Ma non ho fatto.

Penso.

Penso alle cose dette ieri sera tornando da Treviso.
Penso alle cose dette ieri sera da I.
Penso alle cose che stanno accandendo e che trovo deliranti.

Ieri sera in auto con MM parlavamo di percezione degli altri. Dell’invisibilità.
Lei, MM è una donna alta. E crede che tutti vedano di lei questo. Il fatto che è una spilungona.
Lei è una spilungona. Ma… E’ soprattutto un viso interessante.
Come le ho detto ieri sera, non voglio esprimermi in termini soggettivi: bello o brutto. Le voglio bene, e non sarei credibile.
Perciò mi limiterò a scrivere quello che noto.
Scandisce le parole. Quando parla, nella frase, tende a sottolineare alcune parole. Quasi a puntualizzarle.
Ha una voce affumicata. Non bassa, non acuta, ma ondulatoria, affumicata appunto.
Ha i capelli che vorrei avere io. Purtroppo è bionda, ma perdonabile, sopperisce alla mancanza di pigmenti con la mobilità del neurone.
Ha i polpacci sottili. Cosa che invidio perchè può permettersi gli stivali e io ancora no.
Quando ride mostra i denti. E mentre lo fa anche gli occhi ridono.
E’ sarcastica, caustica, a volte cinica. Se le sommiamo ad una brillante intelligenza, diventano doti.
Non mi piacciono alcune sue scarpe, in compenso mi piacciono molto i suoi giacchini.
Non mi piace il rosa che accidentalmente mette addoso come una spezia. Me è vezzo da bionda, fa parte della confezione.
Non riesce ad essere banale nemmeno quando si impegna.
Non mi piace il fatto che chiede scusa troppo spesso.
Chiede scusa dell’essere fumina, scusa dell’essere violenta, o di sembrare inopportuna.
Non dovrebbe farlo, almeno non per queste ragioni.
La sento istintivamente amica.
Non le darei (ancora) le chiavi di casa, ma le presterei l’auto.
E si, è alta. Ma ha delle gambe belle. (il Ma è d’obbligo)
La definiscono una bella donna.
Lei pensa di non esserlo.
Io metterei la firma per non essere bella come lei.
E questo è quanto.

Ieri sera poi ho parlato con I.
Riporto parte della conversazione… (non credo ne abbia a male)

I. – non ti chiedo se hai novita’ …le ho lette prima. ma come stai ?
D. –Una parola sola: malataE finché non esco da questo tunnel Lo rimarròDi nuovo binge
I. – certo…… però posso farti notare UNA cosa fondamentale ?
D. – Certo
I. – ORA… lo dicilo ammetti, non lo nascondirto, dopo… ma SAI cosa è e lo dici
D. –
È una cosa bella che mi fai notare Grazie

E’ vero.  Ora lo identifico. Lo dico. Ma non lo freno.
Ho capito come aggirare il bypass. E la fame… Dio quanta fame in questi giorni.
Non perdo peso, ho acquisito un kg e mezzo che non riesco a smaltire.
Ho combattuto tanto per perdere questi maledetti 70 kg, che solo l’idea di riprenderne uno, mi devasta.
Ho combattuto tanto.
Prendere atto di avere un problema.
Non fare niente per risolverlo.
Dannarsi l’anima, volerla prostituire per non farsi male. Non più. Non così.
Stanotte la Pigolz è venuta a farmi le coccole. Alla luce fioca del cellulare, la pelle delle cicatrici ipertrofiche era come uno specchio. Un fiume lucido sulla mia pelle.
La piccolina fusona e semi addormentata, leccava piccoli lembi di cicatrice e io mi sono lasciata andare, ogni piccolo bacio di lingua ruvida era un pianto a dirotto.
Un kg e mezzo di troppo.
Binge.
E dinuovo tutto addosso, una montagna di pensieri e male fisico.
In attesa di un’alba che anche stavolta non voleva saperne di arrivare.

Ora finisco di fotocopiare, imputare, scrivere, poi mi dedico ad un racconto se ho tempo.
Domani sono a Venezia. E devo spedire entro stasera per l’Atelier.
Rivedo il Molino, rivedo l’isola delle foche.
Acqua.
Io sono l’acqua.
E piove. Meno male.

Listening: as i bleed – bipolar (jthm slideshow)

I can’t believe the things that you say
Your words are choking me
I can’t believe your nerve as you’re leaving me
Watching me as I bleed

 

 

Giorno fragile

Stamattina mi sarei sepolta nel piumino con la Pigolz.
Mi sarei chiusa in casa senza suoni. Niente telefono, tv, radio. Via il PC, via campanello.
Staccare la corrente, scaricare le pile, silenzio.
Tapparelle chiuse, riscaldamento spento, frigo vuoto.
Io e lei. Ad aspettare la notte, e poi il giorno, e la notte ancora.
Ma non si scappa dalla vita vero?
Non si può ignorare l’esistenza del sole, della gente, dell’umanità.
Non si può fingere che non esistano i pensieri, le emozioni.
No. Non si può.La vita è potente e ti ricorda che va vissuta. Anche nel male.
Magari della tua ti frega poco. Ma quella altrui…
Oh no, non di un “altrui” qualunque. Parlo di chi vive perchè vivi tu.
Un figlio, un amore, un affetto intenso.
La Pigolz. Lei che sa, saggia come poche e mi fissa con quegli occhietti furbi e pieni di parole inespresse.
Lei che stanotte mi chiamava per qualche coccola, cercando di destarmi dal mio torpore quasi lisergico. Magari lo fosse stato. Drogata, spenta, in un viaggio senza destinazione.
Invece no. Eccomi qui.
Ufficio, consegne, lamentele, problemi, lamentele, preoccupazioni, lamentele, drammi…
Lamentele…
E vabbé che vogliamo fare? Ormai siamo alla resa dei conti di un anno abbastanza di merda. No dai, ma  che abbastanza. Molto molto molto (potrei replicare la parola all’infinito) di merda.
Tonnellate. Un’intera cloaca. Un fogna di Calcutta esplosa.
Credo di avere fatto il solco andando a trovare la Lollipop.
Tocco la piccola celletta e piango.
Dopo qualche istante la sento.
Lo so che Lei è ovunque. Ma li, lei è fisica. Quello che di lei ha lasciato il tempo, si trova li.
Mi manca. Mi manca da morire.

Mi manca tanto anche Miriam. Mi manca il suo senso dell’umorismo. Il suo darmi la stura quando mi impantanavo in situazioni schifose. Mi manca il suo modo di darmi dell’arrogante.
Con il settaggio del telefonino ho perso i suoi ultimi messaggi. Da un lato mi addolora, dall’altra è giusto così.

Stamattina le persone mi veicolano tutte lo stesso messaggio: “Di cosa hai paura? Sei piena di risorse e ne uscirai bene”, “Dai non sei sola, siamo qui e ti aiuteremo”…
Ogni angolo che cerco è pieno di pacche sulla spalla e rassicurazione che “ho le risorse”.
Mah…
Il fatto è che mi manca un faro, un punto, un obbiettivo. Un luogo da puntare per arrivare in porto.
Mi manca il traghettatore.

Il mio fisico bestemmia, lo fa in tutti i modi che conosce. Spot del ciclo fuori tempo, influenza recidiva, stanchezza, ossa peste. Ho sempre freddo.
Ho ricominciato a perdere peso, nonostante non mi privi di cibo. Ma il vegan aiuta, si sa.
Domani dovrei andare a Sirmione.
Non so se me la sento. Umore nero, salute pessima, bisogno di spegnermi davvero.
E mi sento insicura, preda del panico di non farcela.
E non sono io questa.
No non sono io.
Io combatto e uccido i mostri.
Io mi faccio infilzare da ganci.
Io non ho paura di sanguinare.
Dunque? Di cosa cazzo ho paura?
Cosa?

Borderline.
Mescolata a sabbia e detriti. Merda.
Che ne so?

Come sempre, non so niente.
Io non so davvero niente.

Hengki Koentjoro - Solitude

Hengki Koentjoro – Solitude

Notte

Stanotte ancora insonnia.

E’ diventata un’amica presente negli ultimi tempi.

Finito di guardare la partita, o meglio l’ecatombe brasiliana in tv, dopo aver lottato con la Pigolz per una frazione di letto insufficiente, mi sono messa in ascolto della notte.

D’estate è più facile. Le finestre aperte lasciano passare i suoni lontani.

Prima del passante, il rumore che arrivava era sempre lo stesso, un brontolio pesante, come quello dello stomaco affamato. Arrivava dalla tangenziale, dove la coda non finiva mai. In particolare il venerdì estivo, quando i camion dovevano necessariamente rientrare per non dover passare il fine settimana in qualche autogrill.
Era un rumore sordo, costante, che partiva dai camion appunto e che si trasformava in quello di auto incolonnate verso Jesolo.
Non c’erano we neri, rossi o verdi. Solo code. Ogni giorno. E ogni venerdì era tregenda.

Poi, una domenica, hanno inaugurato il passante di Mestre. Era febbraio del 2009 di domenica.
Il martedì successivo, quando sono andata a lavorare, sembrava Natale. La strada sgombra… Sembrava una giornata post apocalittica. Ad un tratto tutto era scomparso.  Camion, code, bulgari arrabbiati.

Di notte,  se supero i rumori vicini, quelli della micia che sospira ed emette un russare sottile, come un piccolo lamento, se oltrepasso quelli del parcheggio sotto casa, riesco a sentire lontano. Un cane che abbaia, una sirena di un’auto, forse violata, forse no.
In attesa che le tortore e le civette diano il buongiorno, chiamando a gran voce, ascolto la città che rallenta e poi si riavvia.
E’ consolatorio.
Mestre non è una gran città. Offre molto e nel contempo non offre niente.
Dicevo che la amavo. Perchè è una città di frontiera. Uno di quei posti che non ti regalano radici, ma che in compenso, ti permette di spaziare dal molto bello, ad un malinconico, patetico,  brutto industriale, tipico dei dormitori.
Io ci sono nata. Non la sento sotto pelle. Eppure mi dispero per lei. Per la sua disfatta. Perchè infondo le città sono come le puttane. Le si usa finchè qualcosa ancora possono dare, poi lentamente si abbandonano. E diventano tristi periferie senza identità. Contenitori di tristezza e di bassa umanità.

I suoni della notte mi lasciano tempo per pensare. Mi permettono di inoltrarmi nelle sensazioni, di cercare anime raminghe come le mie, che si aggirano nella notte. E ce ne sono tante.
I più dormono. Non sentono i passi notturni di Diogene. Non sentono le parole di Caronte. Si limitano a riposare. Come è giusto.
Io mi aggrappo ai sogni della piccina, che muove le vibrisse e apre porte, spazi temporali, mi aiuta a scendere nell’abisso.
Mi addentro nella tana di Shelob con la consapevolezza che dentro, vi troverò le mie paure.

Credo che una parte di me sia morta. Non so spiegare… Non è sepolta o nascosta. Odora di decomposizione.

E l’alba, è ancora lontana.

laguina

Proteggimi…

Oggi vorrei, mettere la faccia sul tuo pancino.

Sentire il pelo morbido solleticarmi il naso, la faccia, gli occhi.

Oggi vorrei nascondermi tra le tue zampette come fai tu di notte, nascondendoti nel mio gomito.

Vorrei sentire i gommini che mi spingono, facendosi spazio.

Oggi vorrei essere piccola piccola, salire sulla tua schiena bianca e grigia.

Mi accoccolerei al ritmo calmo del tuo respiro.

Oggi vorrei che tu mi facessi la guardia mentre dormo. Mentre i mostri mi assalgono.

Oggi è più difficile. Oggi è stancante sai?

E ogni giorno lo diventerà di più.

Oggi vorrei chiamarti mamma, perchè la mia non c’è più. E non ho chi chiamare nel sonno.

Sentire che a qualcuno importa di me. Oggi vorrei questo. Che qualcuno mi proteggesse.

E lo chiedo a te. Perchè so che a te importa…

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