Le istruzioni

Non è facile invecchiare con garbo.
Bisogna accertarsi della nuova carne, di nuova pelle,
di nuovi solchi, di nuovi nei.
Bisogna lasciarla andare via, la giovinezza, senza
mortificarla in una nuova età che non le appartiene,
occorre far la pace con il respiro più corto, con
la lentezza della rimessa in sesto dopo gli stravizi,
con le giunture, con le arterie, coi capelli bianchi all’improvviso,
che prendono il posto dei grilli per la testa.
Bisogna farsi nuovi ed amarsi in una nuova era,
reinventarsi, continuare ad essere curiosi, ridere
e spazzolarsi i denti per farli brillare come minuscole
cariche di polvere da sparo. Bisogna coltivare l’ironia,
ricordarsi di sbagliare strada, scegliere con cura gli altri umani,
allontanarsi dal sé, ritornarci, cantare, maledire i guru,
canzonare i paurosi, stare nudi con fierezza.
Invecchiare come si fosse vino, profumando e facendo
godere il palato, senza abituarlo agli sbadigli.
Bisogna camminare dritti, saper portare le catene,
parlare in altre lingue, detestarsi con parsimonia.
Non è facile invecchiare, ma l’alternativa sarebbe
stata di morire ed io ho ancora tante cose da imparare.

(Cecilia Resio, Le istruzioni, tratta da: l’Odore dei Leoni, ed. Youcanprint, 2016)

In_voluta

Ieri ho fatto una cazzata. L’ho pagata per tutto il giorno.

Sono partita ieri notte senza prendere la borsa dei vestiti da lavoro. Me ne sono accorta quando ero sull’uscio del capannone. Ho pensato che qualcosa di invernale ce l’avevo, e che per una notte non sarebbe successo niente.
Di fatto ho battuto tanto di quel freddo che non riesco nemmeno a descriverlo. Mani bloccate, braccia che si sono scaldate solo ieri sera. Un bisogno costante di letto, coperte, e raggomitolata al buio.
Sono uscita un’ora, ed è stata una passione. Unico pensiero fisso: andare a casa, andare a letto, andare a casa, andare a letto. Una lunga litania. Finchè non sono arrivata a casa per davvero.
Lo stoppino della candela è sempre più corto.
Ho le mani che non fanno male, ma malissimo. Ho le dita gonfie.
E la schiena urla vendetta dopo solo un’ora in piedi.

Per quanto riguarda la cannabis… Allora…
Ho eliminato da due settimane il palexia.
Ora sono ad integratori e un dubbio.

Prendo il basenpulver, del magnesio, curcuma in capsule e MSM,
Sono a 16 FM2 per 2 volte al dì e 15 di Bedrocan al mattino prima di dormire.

Il medico mi aveva detto di aggiungere al Bedrocan due gocce di CBD da libera vendita, in aiuto al Bedrocan che ha THC praticamente puro.
Da qui il dubbio. Il CBD in libera vendita è al 5%, mentre FM2 mi sembra (vado a memoria) è al 12%.
Ha un senso dunque aggiungere una titolazione più bassa? E’ solo per rinforzare il Bedrocan?
Dovrei chiamarlo. Ma sono davvero troppo stanca e troppo col morale a terra.
Sta cosa del lupus, mi ha messa KO.
Secondo il mio medico, ci sono troppi fattori che giocano contro. Familiarità, lavoro, condizione psicologica. Io però sono stufa al cubo.
Ho davvero bisogno di una timeline.

Sogno.
Mi chiedo cosa potrebbe accadere se decidessi di mollare.
Il primo pensiero è stato: un mese ferma. A casa, dormire, leggere, scrivere, sistemare, anche ridipingere se possibile.
Poi un lavoro.
Che lavoro?
Gli euro li ho tutti investiti qui.

Sogno. E’ l’unica cosa che mi resta…

Ma anche no…

Il 29 dicembre mi sono ammalata.
Avevo il permesso di stare a casa, un giorno libero, ma no… mi sono ammalata.
Una gran febbre e poi i giorni successivi, dolori da volersi strappare mani e gambe, febbre, tosse, raffreddore e una costante, fottuta insonnia.
Il 29 ho usato tutto l’usabile. Olio di cannabis, palexia, celebrex, tachipirina, armi di distruzione di massa, napalm. Niente. Pensavo di dover finire in ospedale.
Poi… la febbre che alimentava i dolori. I dolori che alimentavano la febbre.
Finchè come tutte le cose passa.
Ieri la prima uscita, non sto ancora bene.
Mi costava una fatica immensa. Ma ok, tanto lunedì notte si riprende in trincea, perciò che aspetto a fare? Per le ricadute?
Mi viene da ridere.
Comunque, ieri sera non avevo grandi dolori. Il mio corpo ha decisamente manifestato contrarietà per tutti i farmaci presi, facendomi fiorire 4 herpes sul labbro superiore. Perciò ho pensato: niente palexia. Andiamo solo di FM2 e vediamo. Forse ho solo l’organismo stanco di medicinali.

Da Natale prendo questo:

12 Bedrocan X 1
13 FM2 X 1 (la sera)
50 mg Palexia per 1 (la notte)

Mi sembra un buon miglioramento no?

Comunque non l’avessi mai fatto. Dopo tre notti insonni, mi aspettavo di addormentarmi come un sasso, invece la gamba destra ha iniziato a fare un male che non trovava pace. Nessuna posizione era buona.
Alle 4.00 a.m. ho preso il palexia. Un poco è passato ma niente. Dolori da morire. Mi sono messa sul divano e via di serie televisive.

Stamattina preso il Bedrocan. Da allora più niente. Nemmeno un blando anti influenzale. Stanotte però il palexia lo prendo. Anche perchè significa che FM2 è ancora troppo basso.

Detto ciò… che mi si racconta da queste parti?

Nel letto di dolore ho fatto un sacco di progetti.
Vediamo se in questo 2018 ne mantengo qualcuno…

– Andare a vedere di recuperare l’anno scolastico che mi manca.
– Finire questi stramaledetti collettivi che non ne posso più
– Preparare dei podcast da ascoltare in lettura ad alta voce (per uso mio didattico)
– Magari provare a scrivere qualcosa di strutturato e da sola
– Creare un appuntamento fisso con Giddì e Requiem (che vedo troppo poco)
– Cambiare vita. Almeno un pochino.

Milano ancora non si è palesato per la famosa lipo. Attendo. Non sono in ansia. Forse perchè sono davvero tanto stanca.

Una mia “amica” mi ha detto che abbiamo la vita che ci meritiamo. Che ogni persona fa quello che vuole. Mica tanto vero direi.
Ma comunque…

Questo è stato il Natale dei libri. Almeno per me.
Ne ho ricevuti un sacco. Una foresta abbattuta. Ma almeno sono bei libri, dove l’albero ha avuto una morte degna.

Anche se in ritardo…

Buon 2018 amici.

Un buon buon buon 2018

Oppallallà rieccomi qua…

E si sa… qui, quo e qua l’accento non va…
Domenica compievo gli anni.
Ho ricevuto un sacco di auguri, ma non ho potuto non notare gli assenti.
Il che mi fa riflettere, soprattutto su due persone.
Innanzitutto è doveroso dire che la vita non si ferma a causa di due persone che gli auguri non me li hanno fatti, e poi vabbé capiamoci, sono solo convenzioni sociali, nemmeno vincolanti.
Però, se queste assenze fossero state persone qualsiasi, questi posti vacanti non li avrei notati. Invece, trattasi di persone sulle quali ho investito in termini umani e per le quali sono contravvenuta a molte mie regole anche morali.
Come detto: anche il silenzio è una dichiarazione di intenti.
Certo, possiamo dire “ma magari non se lo sono ricordato”. Ci crederei, se non esistesse FB. E abbiamo detto tutto no?
Io l’ammetto, sono un po’ tarda, e capisco le cose con clamoroso ritardo, cerco anzi, di appianare o di capire. Però quando il messaggio è chiaro, come poterlo ignorare?
Ecco.
Ora lo dico con grande serenità: ho capito e non vi frantumo più le palle. Anzi sarà mia premura fare in modo che nulla della mia presenza vi turbi.
E questa, è altresì una dichiarazione ufficiale di intenti.

Attesa

Sto aspettando che il Palexia faccia il suo sporco lavoro. Me lo immagino come un’aquila che arriva nel nido e inizia a saziare i piccoli nocicettori. Questi, sazi e beati si assopiscono per un tempo utile a far in modo che io possa usare le mani o i piedi per muovermi e lavorare, per vestirmi o più banalmente soffiarmi il naso. 

Ecco. L’ho presa un’ora fa, e comincia ora a funzionare. In quanto al suo socio il Celebrex temo sia poco utile per la causa. 

So che qualche giorno fa dicevo il contrario. Ma sto osservando come funziona. Il Palexia devo prenderlo più tardi altrimenti a metà notte mi molla. Il celebrex l’ho preso alle 20,30 e a mezzanotte le mani erano un blocco dolorante. 

Ho un sonno assurdo. E provo un fastidio sordo. O meglio…  vorrei che gli altri (e per altri intendo famiglia e affetti) capissero quanto male ho addosso. Se dico “ho le mani che non so più come fare…” mi sento rispondere “eh ma io ho mal di schiena”.

Come te lo spiego io che tu tu riposi e ti passa, io invece me lo ciuccio 24/7 in forme più o meno dolorose? Eh? Come?

Passando a qualcosa di più interessante del mio stato di malattia che penso l’universo ne abbia i maroni pieni, ieri notte, ho iniziato a fare ricerche per il secondo capitolo del romanzo collettivo. Si perché il buon Roberto (Ferrucci n.d.r) ha pensato bene che uno era poco e me ne aveva commissionato un secondo. Comunque, facendo queste ricerche mi sono imbattuta nel giorno nel corteo funebre di Enrico Berlinguer. Io avevo circa 15 anni. Non mi interessavo di politica. In verità tento di rimanerne fuori anche ora, ma è una guerra persa. Però so chi era Berlinguer e cosa rappresentava. 

Capiamoci. Io non sono di sinistra. Perché mi vergogno di questa politica e dei “nostri” (purtroppo) rappresentanti. Ma all’epoca la politica era Politica. Era fatta davvero. Da uomini veri. E a prescindere dalla fede, anche la gente era diversa. Ho cercato l’ultimo comizio di Berlinguer su YouTube, era a Padova in Piazza delle Erbe, qualche giorno prima di morire. E ho capito. Ho guardato il video del corteo funebre. Ho riletto la pagina di Sentimenti sovversivi di Ferrucci che descrive il passaggio in Corso del Popolo a Mestre. I suoi ricordi svegliano i miei di un’adolescente acerba. Io in Corso del Popolo ci andavo a scuola. 

Ho capito. Quanto si può capire della propria anima leggendo? Osservando? Ascoltando? Ditemi voi, quanto? È ovviamente una domanda oziosa la mia. Però voglio rispondere comunque. È un’epifania. Una luce che discioglie ogni traccia di buio. 

Mentre guardavo, leggevo e ascoltavo, ho capito qualcosa di me stessa che non riuscivo a definire. E ho capito gli altri. Questo non mi convertirà alla sinistra. Così come non mi renderà più facile digerire questo tempo. Però mi rende libera. E questo è importante. Libera di sperare che arrivi gente come lui. Che non sia davvero tutto finito in quel giugno di tanti anni fa. 

a Me Mi Piace

Giorni solitari i miei.
Al lavoro, come a casa, come nel mio tempo.Con gente attorno, gente che non tollero più. Perciò, scudi alzati e via andare.
Almeno piovesse. L’aria sarebbe più morbida, profumata.
C’è un silenzio quieto. Almeno questo.
Evito di commentare, di parlare, di dire.
Finirebbe in polemica o peggio in insulti. Perciò canticchio nella testa, o penso.
Mi rifugio a Bologna un pomeriggio di venerdì a guardare la Mostra su Bowie.
Canticchio Space Oddity.
Penso alle foto ad una foto di Nile Rogers e di David durante la collaborazione su China Girl.
Intorno brusio. Parlano. Perchè parlano? Perchè il mondo non ha un pulsante per l’audio?
Perchè mi rivolgono domande o mi parlano dei loro cazzi?
Ten… Nine… Eight… Seven… Six…

This is Major Tom to Ground Control
I’m stepping through the door
And I’m floating in a most peculiar way
And the stars look very different today
For here
Am I sitting in a tin can
Far above the world
Planet Earth is blue
And there’s nothing I can do

Fa freddo di nuovo. Il Palexia non copre più le 12 ore. Il Celebrex fa il suo dovere ma non stacco mai. Una volta al giorno e guai saltare. Non riesco nemmeno a fare le scale o a vestirmi.
Liste d’attesa interminabili per la reumatologa.
Tra poco c’è anche da vedere il buon Mario per il controllo dei sei mesi.
Poi boh…
Non riesco a guardare più in là della prossima ora, quella che mi avvicina al letto, alla confezione di Palexia, al mondo dei sogni.
Paradossalmente adesso come tocco letto dormo. A slot, ma dormo. Per non pensare, per non dover ascoltare questo fottuto brusio del mondo. Eppure ho sempre sonno, sempre freddo, e haimé sempre fame.
Il peso sale, il dolori aumentano, e così via.Ho buttato via tutto. Fanculo anche a mé. Esiste il tasto “Spegni Diana”?

Can you hear me, Major Tom?
Can you hear me, Major Tom?
Can you hear me, Major Tom?
Can you “Here am I floating ‘round my tin can
Far above the moon
Planet Earth is blue
And there’s nothing I can do”

Ok. Non esiste. Pazienza.
Ho cominciato ad avere paura del cellulare. Mi mette ansia guardarlo, vedere che squilla. Mi mette angoscia.
Per questo mi spengo.

Ora è tempo di andare a casa. Sono le 7.58. Ho le mani congelate e doloranti. Ci ho messo una vita a scrivere queste righe.
Vi lascio con questa poesia…

 

Non inquietarti con me
quando io sono inquieta

il mio amore per te
non patisce incertezza

ma di aderirti non chiedermi
come alla mano il guanto:

Io, sono io,
tu, sei l’altro.

Luigia (Gigia) Pagnin