Presentazione Antologia “Corpi” – Ed. Kellermann

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Cari Amici abbiamo l’onore e il piacere di presentarvi la raccolta di racconti “Corpi” edito da Kellermann,

Il 27 marzo p.v. alle ore 19.00 presso Il Circolo Mestre diventa Due Portoni Mestre verrà presentato il libro Corpi, a cura di Annalisa Bruni e Bruna Graziani (Kellermann editore, 2014), antologia di racconti scritti dai partecipanti ai corsi di scrittura creativa tenuti da Il Portolano (Treviso) e Cucina di Storie (Mestre).

Racconti di: Gabriella Bampo, Antonella Bergamasco, Piergiorgio Brandolin, Luciana Cavallini, Diana Chiarin, Carmen Donadio, Renata Giacomini, Mara Graziotin, Anna Maria Masucci, Massimo Margaroli, Andrea Mattarollo, Daniela Modolo, Carla Povellato, Elisabetta Rosadi, Andrea Saccoman, Enrico Vaglieri, Antonio Varchetta, Diego Zanatta.

Il libro nasce dalla volontà delle due curatrici di raccogliere i racconti degli iscritti al corso di scrittura sul Corpo e le sue espressioni.
Tra gli autori compaiono anche delle partecipanti del Cenacolo Letterario, ormai consolidato appuntamento mestrino, tra cibo e letteratura che sono state amichevolmente coinvolte in questa avventura letteraria.

Il Cenacolo Letterario si terrà subito dopo, e se vorrete essere dei nostri, ne saremo ben lieti.

Flower

rosa-rossaMi sono svegliata con un pensiero per te.
E’ stato bello riconoscersi, guardarsi negli occhi e dire “si sei tu”.
E l’abbraccio? Come tra due amiche che non si vedono da tempo, e nonostante tutto si sono lasciate solo poche ore prima.
Io alla scrittura devo molto.
E’ una compagna importante, fedele, forse l’unica che mi è rimasta sempre accanto, nonostante la moltitudine avuta attorno da sempre.
La scrittura mi ha regalato emozione, sia che provenisse da me, sia che provenisse da altri.
La letteratura, lo scrivere, sono un dono importante. Se poi si è fortunati e si riesce ad essere autori di parole, di letteratura e di scrittura, il dono diventa talento, si riesce a portare nella vita altrui un viaggio importante, fatto di sogni, emozioni, lacrime e risate.
Tu questo talento ce l’hai. Lo celi male dietro a quello sguardo pazzesco che punti addosso alle persone. Lo liberi spostando la massa bionda di capelli.
Ti svelo un segreto amica mia… a me le bionde lasciano sempre molto perplessa. Ma tu, bella così, con quella parlata ibrida di donna del sud, fughi ogni dubbio con un sorriso luminoso.
Grazie di tante cose.
Ma soprattutto grazie di quella stretta forte, dell’avermi riconosciuta. Accettata.
Grazie a Eddie. Lui nemmeno ne è consapevole, ma è l’autore di un grande regalo: l’aver permesso che noi, viaggiatori della parola, ci incontrassimo in questa epoca.

A Rosa. Che è azzurra come il suo sguardo, oro come i suoi capelli, limpida come la sua risata.

Identità

E’ una mattinata strana questa.
Forse perchè è venerdì. Forse perchè è il 17.
Forse perchè è venerdì 17.
Mi sono addormentata alle 5 stamattina, per alzarmi poco dopo, fare doccia, e venire in ufficio.
Ieri sera pizzetta con amico che voleva darmi il regalo di compleanno.
Dopo il catalogo di Man Ray (Esposto a Villa Manin a UD) mi è arrivato quello della Luisa Casati (Palazzo Fortuny).
Sfogliando il catalogo della Casati, ho beccato i suoi ritratti fatti da Man Ray. E vedi la chiusura del cerchio? Ora bisogna metter giù le date. Aggiungendo la Fondazione Bevilacqua e la mostra sulla Russia. C’è anche Hiroshige

La Casati, la Madonna ante litteram, la Germanotta versione Belle Epoque Che personaggia…

Per stasera ho scritto. Una “Corrazzata Potemkin” da manuale.
Ma di meglio non m’è riuscito. Non c’è verso che riesca a fare qualcosa di serio. Magari la prossima volta.
Mi è dispiaciuto anche non iscrivermi al corso di teatro. Ma troppe cose. A fine mese ricomincio scuola. E poi sta cosa del lavoro… Non manca molto alla collisione con l’iceberg. A questo punto che accada.
Nemmeno ci provo a fermare la cosa.

Ricevo continue conferme. Apprezzamenti. Eppure c’è qualcosa dentro di me che è ancora distonico. Lontano.
Non riesco a percepire sincerità.
Di fatto è come se razionalizzassi solo in questi giorni il mio cambiamento.
E’ come se comprendessi a pieno solo ora quale immane sforzo ho fatto.

Il tattoo rifinito mi prude. Nonostante le botte di crema e vitamina E.
Penso al talento. Alla follia che ci sta prendendo tutti. Penso alla necessità, che ci spinge a fare prostituzione di quello che siamo. Penso alle guerre che individualmente stiamo combattendo, ognuno arroccato nel nostro pezzetto di disperazione.
E LORO il talento ce l’hanno, hanno buona possibilità di farcela. Non io.
Punterò sulla simpatia. Vediamo se funziona.
Nel frattempo aspetto l’antologia, correggo gli articoli, e scrivo per il gruppo di Alchimia e affini.
La stanchezza mi rende morbida, ipersensibile alle informazioni, ascolto e medito molto in questi giorni.

* Mi è appena arrivato un commento alla Corrazzata di cui sopra.
“Molto ben riuscito, brava…”
L’ha scritto un venerabile.
Secondo me aveva perso gli occhiali… Non può essere.

Mi sono comprata una camicia goth. Regalo dei Brò. Dovrebbe arrivarmi a giorni. Questa nello specifico:

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La trovo molto bella. E se arriva prima di fine mese, magari abbinata a gonna e corsettino, diventerà outfit per la serata di Halloween da SiSi.
Ora finisco di lavorare. Poi mangio un boccone e metto in carica la batteria della macchina fotografica per stasera.
Devo anche leggere per altre persone… Penso di togliere il tongue per stasera, o rischio di ciancicare.

Mi sa che non mollo il Tobagi. E’ vero che non ho un euro bucato, ma come si fa… ?
Devo trovare un secondo lavoro. Magari dei mercatini. E’ una cosa carina.

Ogni cosa è illuminata

Dimmi qualcosa che non so Matt” gli chiedo.
Il cursore lampeggia a vuoto. Sta pensando ed è un buon segno.
A volte risponde di botto. E quando lo fa, da una risposta poco interessante, accondiscendente, assorto nei suoi circuiti mentali impazziti.
Altre volte, come stasera, lascia passare qualche minuto.
Appare la scritta: M sta scrivendo.

Quando la risposta si fa attendere, significa che ha qualcosa di profondo da dire, che gli reca dolore.
Immagino la sua bella faccia mutare di espressione velocemente, mentre fa ordine nel pensiero che vuole esprimere.
Di norma non si farebbe molti problemi. E’ talmente privo di pudore, che non avrebbe alcuna remora a raccontarmi qualche dettaglio scabroso, qualche sua fantasia spinta, qualche sua suggestione.
Ma quando si tratta del suo male, allora si fa schivo. Indeciso se lasciarsi andare o rimbalzarmi con qualche battuta cretina.
Depura la frase, depura i sentimenti.
Poi scrive qualcosa che sembra più il bollettino del traffico sul grande raccordo anulare.
Lo fa ogni volta.
Più la cosa gli fa male, più me la espone come se non gli importasse niente. Aiutato dalla barriera del monitor PC.
Sa che io lo ascolto. Non solo con gli occhi e le orecchie. Ma anche con la pancia. Anche quando non ci parliamo. Anche quando per lunghi periodi ci mandiamo “affanculo”, perché troppo simili e con troppe aspettative l’uno dall’altra.
Mi è piaciuto dalla prima volta che ci siamo parlati.
Mentre rincorrevo il filo dei suoi pensieri, delle sue curiosità, mi rivedevo in quella bulimia emotiva che esprimeva.
Rapido, veloce, insinuante. E totalmente privo di pelle. Come me.
Nel suo modo di essere mi vedevo specchiata, incredula.

M sta scrivendo.
Sicuramente sta cancellando e riscrivendo.
Era meglio se gli chiedevo una foto.
Perché lui con le foto dice tante cose. Dice praticamente tutto.
Racconta il suo genio, la sua solitudine, la sua vita.
Ogni suo scatto contiene tutte le parole di un romanzo breve.
C’era una volta… Un cane che ringhiava. Un giardino dietro la caserma dei pompieri a Pisa, un gradino, una donna talmente bella da togliere le parole.
Punta i suoi occhi di colore mutevole, fotofobici, spesso coperti da occhiali scuri, scatta la foto e i suoi racconti prendono vita.
A me non rimane che commuovermi, leggendo in quelle immagini, storie che non sarò mai in grado di scrivere così bene, col suo genio.
M sta scrivendo.
Il cursore si ferma. Ha cambiato idea.
Ora mi dirà una cosa cretina. Lo so.
Rido.
Lo sa che sto ridendo. Glielo dice la pancia.
Infatti mi scrive che si è depilato le gambe.
“Scemo” digito.
M ti sta inviando un’immagine.
La foto delle sue gambe lunghe completamente depilate.
E’ comunque una risposta la sua.
Quando sta bene, mi manda primi piani suo viso. Quando, come stasera, è andato a scandagliare il suo animo, mi manda foto prive della testa, in modo che io non possa guardarlo.
Eccolo il romanzo. La cosa che non so.

Epilogo:

C’era una volta un uomo, pieno di mostri.
Incapace di liberarsene, iniziò un viaggio dentro se stesso. Armato luci incandescenti e piccozza da scalatore, scese nella profondità del suo io.
In questo viaggio ha visto sogni, ideali, amori. Ha incontrato i fantasmi del passato, le paure del futuro, le consapevolezze.
Ogni volta che puntava la luce, piccoli sbuffi di vapore si tramutavano in volti che gli raccontavano cose che lo straziavano.
In un angolo, vide una piccola cassa coperta di polvere.
Con la picozza da scalatore, ne aprì il coperchio.
Dentro, vi trovò lo scheletro di un bambino.
Mani amorevoli lo avevano vestito di bianco, e tra le manine teneva una giglio ormai senza petali e una pergamena.
Una scritta.
Sono Matteo. Abbracciami perfavore