Ma tu ti ecciti? (Postato su Legami ieri)

“Ma tu ti ecciti con l’amore violento?”
Amore violento. Per quanto sia sbagliato definirlo così, mi piace il suono che ha.
Forse è l’ossimoro involontario nella frase, forse quell’termine: amore, così vicino al violento, da mescolarcisi e diventare qualcosa altro.
Mi eccito si. Ma non è quella cosa che intendi tu. Non sempre la fica si bagna. A volte è semplice desiderio, connessione, come quando sei innamorato e ti basta anche l’odore dell’altro per provare piacere. E non è sempre lineare. Mi capita che sto facendo altro e poi con la coda dell’occhio ti vedo occupare il mio spazio prossemico.
Ed è li che comincia l’amore violento, il non lugo dove io e te ci trasformiamo, lo spazio dove quello che desideri tu, lo desidero io e viceversa.
Per questo amo guardarti negli occhi mentre ti stupro la pelle.
Mille piccoli peni d’acciaio che entrano ed escono, in un ritmo scandito dal respiro.
Farà male? Si. Si che farà male, perchè voglio che faccia male. Lo pretendo.
Inspira, entra, esce, espira, entra, esce.
Un ago, due aghi, tre aghi.
Il primo te lo aspetti, il secondo lo assapori meglio, al terzo ti rilassi.
“E a te eccita l’amore violento?”
Quattro aghi, cinque aghi, sei aghi.
A volte mi sento una sartina alle prese con un abito di pelle.
Fa male? Non mi rispondere, lascia che guardi oltre le fessure dei tuoi occhi.
Te ne sei già andato? Mi lasci sola, guardiana mio malgrado del tuo sarcofago umano.
Ventuno aghi, ventidue aghi, ventitré.
Quando finiremo saranno quasi cento.
Quasi cento fiori di sangue. Una pioggia.
La saliva aumenta. Ecco si, adesso mi masturberei, mi infilerei le dita nella fica se potessi, ancora sporca di disinfettante e sangue, quel poco che esce mentre infilo l’ennesimo pene di acciaio sotto pelle.
Sei bello così, vestito di aghi, una tela ricolma di fiori rossi che aspettano di fiorire.

“Mi piace il tuo amore violento…”

Dimmelo dopo, quando i piccoli fiori si apriranno.

Corri a cercare riparo nel tempio dell’amore
Corri per un altro è lo stesso
Perché il vento soffierà il mio nome e farà crollare le tue mura

La pazienza e l’urgenza (Postato ieri su Legami)

E’ un po’ come stare a dieta.
Quando non puoi mangiare, la fame ti prende alle spalle, e tu soccombi.
Che diamine, hai poco da farti i pipponi mentali, è fame vera, quella che ti fa persino sentire una debolezza infinita, anche se diciamocelo, di debole c’è solo la volontà.
Anche per il gioco è così. Almeno per me lo è.
Quando, per molteplici ragioni, non posso crearmi una scena, vado in fissa… ci penso ogni istante, e come per la dieta, dove apro il frigo mille volte per vedere cosa c’è di commestibile, così mi affaccio in lidi come questi, cercando dei carboidrati inutili ma soddisfacenti, e uscendomene con uno yogurt magro e di soia, che sono vegana e porcapupazza rischio il carcere solo per aver detto yogurt di soia.
Il fatto è che mi ritrovo circondata da amici pervertiti, e se mi azzardo a dire che corcherei a sangue il primo che passa, vedo mani alzarsi un poco ovunque.
Tipo ieri sera, scambio di Whatsapp con un amico. Dopo i soliti convenevoli, e chiacchiere varie, scherzando minaccio di picchiarlo con un mattarello tipo Flo e Andy Capp. Risposta? “Magari!”
Ecco, mai una gioia. Fottuto yogurt di soia. Ops ho detto yogurt! Mi scusi agente, non lo faccio più.

Il fatto è che non posso. Non c’è spazio, non c’è energia, non c’è tempo. Ci sono solo le parole, dette con calma, velate di promesse.
Ci sono ipotesi, sincera volontà, proposizioni. Poi però devo fare i conti con questa vita in stallo. Vissuta a metà, con un orizzonte fatto di nebbia e attese.
Paziento. Assecondo un flusso che mi porta lontano dalla pelle che mi manca.
Dai colori che adoro, che schianto a piene mani, lasciando impronte infantili di dolore e gioia.
Rimango spenta, pensando allo sguardo arrabbiato, divertito, spaventato che mi minaccia e mi spinge a fare di più, ad ottenere di più.

La pazienza e l’urgenza si mescolano come saliva e sangue. Come lacrime e sperma. Come frustrazione e gioia.
Intanto mi avvicino, un passo alla volta, a riscuotere le promesse ricevute.

Noi fummo i Gattopardi… (Postato ieri su Legami)

‘ qualche tempo che valuto se riprendere a scrivere.
Non che fino ad ora non l’abbia fatto, certo, ma è diverso scrivere un blog dove occhi s_conosciuti ti leggono e scrivere in un luogo dove molti li conosci di persona e spesso nella tua rubrica del cellulare li hai per nome proprio.
Entro, leggo qualche blog, qualche forum, a volte come i bei tempi, mi ingastrisco per post che sono avvilenti, ma non è colpa di nessuno, semplicemente tutto rientra in uno strano ciclo che è tipico dei siti.
Meglio magra o meglio grassa? Meglio giovane o meglio vecchia? Meglio esperto o meglio novizio? Meglio il pesce o la grigliata di Chianina?
Lo ammetto, mi rotolano i maroni ad un chilometro…
E penso: possibile che siamo ancora qui? Che dopo tanti anni di permanenza on line, ancora stiamo a questi quesiti?
Ed occo il senso del titolo. Nel Gattopardo una delle frasi celebri è: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi.”
Un tempo, se qualcuno proponeva un workshop su qualcosa, al grido di “non si insegna la fantasia”, l’utente veniva schiacciato sotto una mole di nemmeno tanto velati insulti. Ora non solo i workshop vanno alla grande, ma chi insegna fa pedigreé.
Più l’insegnante è quotato, è conosciuto ed è straniero, più il curriculum diventa interessante.
Poi c’era quella cosa del Prodoming. Una vera caccia alle streghe. Andavi ai Party e quelle tre che si dichiaravano Prodomme, venivano accettate di malavoglia e guardate come delle appestate dalle altre che forse un pochetto d’invidia la provavano, non per l’attività lavorativa, ma perchè quellellà avevano un abbigliamento, un’attrezzatura che noi non potevamo certo permetterci, iniziando dal Dungeon personale, che un poco tutte abbiamo sognato.
Ora fanno le Guest alle feste, e il distacco tra la Mistress amatoriale e quella professionista non è più così marcato.
Il tempi cambiano, è arrivata la TNG, i Primal, sono arrivati appunto i workshop. Lo Shibari, che era appannaggio di Maestri, ora lo vedi ovunque, anche alle feste di compleanno 🙂 perchè altra cosa che capita a chi vive nelle comunità, è che alla tua festa di compleanno ci trovi una quantità insensata di pervertiti che non viaggiano mai senza una cordina, un frustino, o un tacco 12 assassino.
Già. Tutto cambia. E poi appunto i post sui forum, che ti fanno salire il crimine, o dei taccuini dove si parla ancora di devozione, di appartenenza, di assenza e di presenza, di voglia, di fantasia.
E allora mi tranquillizzo. E penso che forse tutto è cambiato, perchè tutto invecchia, come la sottoscritta. L’essenza però resta. Le illusioni restano, e anche le necessità.
Anche se a volte (ultimamente un pochino troppo spesso), dichiaro che ne ho le palle piene di tutto questo, noto con sorpresa che tre delle telefonate che ricevo giornalmente viene da chi questo mondo lo vive come me, che molte delle Amicizie più profonde che ho, le ho conosciute proprio nel BDSM, che alcune delle persone che ho amato di più, hanno un DNA pervy.
A volte, chiamo DolceDomina, “La fottuta Diddì”, perchè a dispetto di me, lei sopravvive. Sempre.
Forse dovrei cambiare nick, tramutarlo in Bendicò. Ma temo non mi si addica.

U can play with me?

Listening: Pain – Dirty Woman

Strane cose stamattina.
Piove, ed è un momento intimo per me. La notte, la pioggia… ho sonno e sento la pelle indolenzita.
Penso all’alba, a quando a tutto è finito e finalmente potrò andarmene a casa, fare una doccia calda e infilarmi a letto.
Stasera ho un corso. Altra scrittura. Altre cose da raccontare.
Comincio con scrivere questa pagina, anche se so che verrò interrotta mille volte, e quando cliccherò su “pubblica” l’alba sarà arrivata già da un po’.
Sono le 5.30. Il lavoro grosso è già finito, anche parte delle pulizie sono state fatte. Ora terminano gli altri, io mi rifugio in ufficio, mi preparo un the caldo, apro qui.
Stavo, qualche istante fa, controllando la bacheca del profilo kinky. Di link in link arrivo sul blog di una mia amica, una slave. Leggo quello che scrive del gioco, del sui Signore, delle cose che prova, del dolore.
Mi sembra di entrare nel sui privato, usarle quasi violenza. Lo so, chi scrive e pubblica lo fa per essere letto. Ma so anche che l’esibizionismo blogghistico si manifesta con lo spamming generale su qualsiasi mezzo.
Lei invece non mette quasi mai il link in mostra. Se si vuole leggerla, o si capita per caso, o la si conosce abbastanza da trovare le rare briciole che semina.
Stamattina dunque ho letto qualche suo post recente.
Dopo tanto tempo, mi sono emozionata. Mi è salito il magone. E ho invidiato.
Anche i miei slave storici scrivevano cose simili delle nostre sessioni.
Raccontavano, emozionandosi anche dopo, dei nostri giochi.
L’ultimo è stato Frà. Scriveva (e scrive) in modo strano, ruvido, ma nelle sue parole ritrovavo l’energia e la pulsione che solo “noi” che le viviamo davvero e non come esibizionismi sappiamo generare.
Rituale. Atmosfera. Parole, persino le parole, vengono selezionate, scelte.La musica. E il cibo, gli odori…
Tutte cose che si possono creare solo se chi vive l’istante è coeso con gli altri.
Tutto è “dentro” la cosa. Non vi sono osservatori esterni. Tutti sentono.

La cosa curiosa è che ieri mi arriva un sms.
“Necessito di situazione SM teatrale…”
Una frase così agli occhi di chi non conosce sa di artifizio.
Ma per me e per chi c’è stato, sa che di artificiale non c’è proprio niente.
Ore di studio per una scena, costruzione della zona di gioco, strumenti, posture, tempi… Ogni cosa viene studiata a tavolino.
Loro, gli agnelli, non immaginano nemmeno cosa può scaturire dalle menti dei lupi.

Ecco… ora sento lo stomaco che si attorciglia. Ansia, attesa, necessità.
Torno all’ultimo SM teatrale vissuto. C’era anche Mi.
Fu il Golgota. O forse Macbeth.
Ore di lavoro. Poi loro, gli agnelli, in un attimo hanno consumato ogni piccola energia.
Il pasto, preparato per loro. Per la loro luce.
Noi, prima tre, ora due, ci siamo estinte come candele consumate.
Ogni volta che la scena si manifesta, ogni volta che le quinte si alzano, tutto il nostro lavoro brucia in un istante.
Ci ritroviamo poi esanimi… sfinite.

Ogni gioco vero, necessita di teatralità. Che sia uno a uno, che sia una scena più strutturata, con più attori.
Ma devono recitare tutti, nessuno può sottrarsi. Nessun regista, nessuno ad assistere passivo. Se accade si viene epurati. Normale. Doveroso.

Tornando ad oggi, ad ora…
Sono quasi due anni che non ho uno schiavo di proprietà.
Non possiedo.
Certo ho giocato, ma sempre con liberi battitori e come libera battitrice.
Ho consumato la loro carne in piedi, come in un fast food. Sazia di cibo spazzatura, non è rimasto niente, nemmeno lo scontrino della consumazione.
E’ da aprile che non gioco. Prima l’intervento, poi i ritmi di lavoro…
Potrei dire che sono circa due anni che non faccio l’amore, sarebbe la stessa cosa, avrebbe lo stesso significato.
Il lungo periodo che mi ha allontanato dalle mie pulsioni, mi è crollato addosso leggendo le parole di un’amica.
E ora mi sento vuota…

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Riflessioni su pensieri altrui…

Non parlo spesso di BDSM qui.
Non per pudore o altro, sono cose che ho archiviato da molto tempo, ma semplicemente perchè io non sono solo una Kinkster. Scrivo, leggo, mi interesso di molte cose, tra queste anche il BDSM.
Chi mi conosce sa anche che è parte profonda della mia sessualità. Le dinamiche sono tante e tali che dipanarle non è interessante. E comunque non spetta ad altri farlo.
Ma tornando a bomba, ieri scambiando due chiacchiere con un mio amico mi sono ritrovata a parlargli di alcuni aspetti del BDSM soprattutto legato ai play party.
In questo calderone che è il fetish sommato al BDSM, sommato al gotico, sommato agli anni 80, sommato a tutto quello che colpisce l’immaginario feticistico, si trova la qualunque.
Feste borderline che viaggiano a ridosso di sfilate da impresa di pompe funebri, gara su chi fa scick sciock con la frusta, e ragazzine belline assai (sia chiaro) ansiose di affermarsi all’universo come uniche e vere Prodomme capaci di ribaltarti col solo uso del piedino…
Poi come succede al mio amico, vai ad un play party solo BDSM, magari con alle spalle un immaginario forse un pò patinato ma radicato e ti trovi davanti la tristezza.
Iniziando dal dress code. Come lui stesso mi ha fatto notare ma che è il mal di denti dei parti non fetish.
Già perchè nei party fetish un minimo di denominatore comune c’è.
Latex, Pvc, Uniform, Heels etc… Ma nei play party BDSM trovi il RIDICOLO.
Mantelli da Batman o Zorro, mutande fantozziane in bella vista, ventrazze sporgenti su kilt in pelle.
Vabbè l’erotismo è soggettivo, ma capisco che per un esterno, un amante della bellezza coerente (che non significa bellezza assoluta) tutto ciò appare grottesco e lo è.
Nel calderone del BDSM tutto è ammesso, anche a scapito di un certo buon gusto.
Così invece che in una situazione alla Eyes Wide Shout ci si ritrova più in un pessimo film interpretato dai Village People.
Esistono in rete dei video BDSM clamorosi della Upper Floor. Ville bellissime, gente in abito da sera, e BDSM anche estremo.
Poi vai alle italiche feste e il pecoreccio impera.
Mistress che credono un pò troppo alle lusinghe degli slave e si infilano in tenute adatte a ventenni filiformi, col tripudio di cellulite e tettona al vento.
Master che alla voce Black is ok, indossano cose ignobili su mutanda.
Gli e le slave stanno messi anche peggio, perchè si va dal nudo (e fin qui…) a delle tenute su ordinazione dei propri Dom che ti viene da chiederti… ma hanno gli specchi di legno?
Vero, ci sta anche l’umiliazione, il vestirsi in modo ridicolo…
E poi parlo proprio io… che provengo da un sacco di problemi.
Ma non ho mai abdicato al buon gusto. Se non avevo niente di carino, mi sono sempre affidata all’abito da sera.
Che non sbaglia mai.
Mai minigonne, mai spogliata, mai tripudio di trippe in bella mostra.
Vabbè… ognuno si sente sexy come crede.
Ma quando, qualcuno dall’esterno ti fa notare quanto triste sia, quanto poco Glam… non puoi non dargli ragione.
Non è di facile soluzione… intendiamoci.

Le feste si dividono in due tipi principali, i fetish party e i play party.
Il primo tipo di festa che come ho detto è più glam, in Italia se ne fanno meno, all’estero già di più e più famose.
Mentre i play party nell’ultimo decennio, si sono moltiplicati. Ce ne sono praticamente ovunque anche più di uno nella stessa città.
Gli stessi play party a loro volta si suddividono in due tipi.
Il primo assomiglia alle fiere di paese, o al patronato.
Gruppi più o meno nutriti, (meno che più) si radunano in qualche privé che deve riempire una serata.
Gli organizzatori costruiscono attrezzi, c’è il banchetto con le pizzette fatte in casa.
In genere questi parti vengono organizzati da quattro personaggi che si credono emineze grigie del panorama BDSM italico.
Ci sono quelli che pensano di farci pecunia. Altri che si accontentano del lustro. Delle mostrine.
Il risultato? Un gruppo di provincialotti, che si sparla alle spalle, ma che apparentemente si da gran pacche da amiconi.

Poi ci sono i party un pò meno provinciali, che hanno un’attenzione più elevata verso il dress code (anche se eliminare i mutandati, le streghe nocciola e il dinamico duo, diventa complicato), che hanno livelli di età differente, e voglia di confronto.
Musica curata, attrezzature, e spesso belle ambientazioni, non proprio dei privé.
La festa che facevamo a Treviso, non era malaccio. Un pò più bolsa rispetto a feste come il Regina o Decadence, con gente di età più alta. Ma aveva la bella situazione di essere tra amici, e tutte persone con un minimo di gusto per la decenza.
A me dispiace che il mio amico ci sia rimasto male.
Ma trovare qualcosa di bello è sempre più difficile. E difficile è organizzarlo.
Quando leggo o sento di nuovi play party nel privé aspetto sempre referenze. Mai nessuno che abbia successivamente il coraggio di dire “una cagata pazzesca”… sempre tutto molto bello. Fatto salvo poi sentire la voce dell’innocenza dire che faceva davvero schifo… 🙂

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Nella notte.

Sabato ho giocato.
Non tantissimo, un pò.
Il tanto che basta a capire, a capirmi.
Un incidente (assenza di un cavetto essenziale) ha fatto in modo che il mio cd dei Rammstein finisse in consolle. Bene, molto bene.
La voce di Till, le luci, la Roscia che si era già resa disponibile.
Si va? Si…
Qualche minuto di preparazione e come sempre io e lei al centro e intorno gente a guardare.
Mentre gioco, dimentico di essere li. La musica mi porta via. Mi dedico alla Roscia con calma.
Poi mi dedico a Loli, col Brò.
Ci mettiamo tranquilli, lui schiena io decolleté.
Lavoriamo seri seri, in sincro, persi ognuno nel proprio viaggio.
Loli sta tranquilla si gode i passaggi…
Mi prendo i complimenti dal proprietario del locale. Gli è piaciuta la performance, poi gli piacciono i miei tattoo, in fine mi racconta la storia dei suoi, di suo figlio, del gufo.
C’è qualcosa che mi scordo ogni volta che non gioco per troppo tempo.
E’ quella sensazione di tensione, piacere, desiderio…
Mi resta nella pancia per giorni.
Mi faccio qualche risata con un tizio che ha un tappeto attaccato addosso. Mi fa schiantare.
Per venirsi a presentare incespica su un tappeto a terra e sbotta con un “eh un attentato in famiglia”. La risata è generale… simpatico proprio come personaggio.
Alla fine erano le 5 che rientravo.
Un sms risentito misto tra gelosia/invidia/curiosità mi da la buonanotte anche se ormai è l’alba: amore, io te l’avevo detto di venire. Sei stato tu a non volerlo fare…

Episodio divertente…

Sto osservando una Mistress che gioca con una slave. Chiacchiero con la slave mentre la Miss la sta incerando.
Mi avvicina un’altra Signora che sta giocando anche lei con una schiava.
(Mentre scrivo mi rendo conto che abbiamo giocato solo tra donne o quasi)
Mi chiede di darle qualche frustata.
Poso la bull che ho in mano, perchè inadatta e prendo una lingua di drago. Molto bella per altro.
Mi avvicino alla slave e parte la frustata.
Vedo da dietro il muretto alzarsi alcune teste, come suricati al richiamo.
Erano i miei soci, tutti a guardare cosa stavo facendo.
In auto I. mi conferma che hanno sentito il rumore dei colpi e hanno esclamato “questa è Diana”.
Insomma, la classe non si sciacqua.
🙂 E si, sono una pessima personcina…

Alla fine mi sono divertita, forse perchè ho questa capacità di estraniarmi da tutto, il mio egocentrismo mi difende da ciò che ho attorno, e mi lascio andare, dimenticandomi…
Ballo, ascolto la musica, mi lascio cullare.
Ed è dannatamente bello manipolare materia viva.

Oggi è stata una giornata particolarmente meditativa.
Pensieri, racconti che si sono accavallati nella testa, revisioni.
Il mio amico è tornato da Vienna. Resterà in Veneto una settimana. Vediamo se riesco ad incastrarmi con uno spritz, anche se dubito di avere tempo libero.

Ai mercatini mi porterò il pc, magari scrivo mentre c’è un pò di tempo libero.
Qualche racconto. Qualche mail.
Oggi ho anche ricevuto un bel messaggio dalla compagna di un mio amico.
Un messaggio molto bello. E la ringrazio qui, pubblicamente, visto che legge le mie righe.
(Ovviamente le risponderò anche privatamente)

E’ qualche giorno che penso alle email.
Come una specie di metafora.
E’ come se dovesse arrivarmi qualcosa.
Un messaggio, una mail, una lettera… Qualcosa. Magari è solo un pò d’ansia dovuta ai continui arrivi di Decreti Ingiuntivi
ROTFL!!!
Sai mai…

Ora ho la batteria al 5%.
Meglio che chiuda.
Domani si torna in trincea.
Nel frattempo sto valutando il mio serio piano B.
Il mio molto serio piano B.

Listening: Royksopp – What Else Is There (Trentemoller Remix)

Di famiglia e altre cose…

Mi sembra di essere su un tagadà.
Ogni giorno mi arrivano notizie di merda, poi belle, poi brutte…
Il mio sistema nervoso è al collasso. Mi prude ovunque anche se non ho reazioni allergiche e mi lavo con costanza tipo procione. Mi si è bloccato il ciclo.
Stamattina pensavo: e se fosse una sorta di pre menopausa?
Mi è preso un coccolone.
Poi ho pensato che forse è una preoccupazione in meno, visto che è da quando ho 9 anni che disperdo sangue ogni mese.
Pre menopausa…
Fa un pò paura o sbaglio? Non so… Chiedo.
A me paura fa. Forse perchè mi sa di vecchiaia. O forse perchè non ci pensi mai prima.
Un tempo parlavo di riti di passaggio che sono andati persi praticamente tutti.
C’era la naja per gli uomini, la verginità, il matrimonio. Gli esami di terza elementare e quinta.
C’erano riti che segnavano il passaggio all’età adulta.Nel tempo gli esami sono scomparsi, la naja anche, la verginità è diventata banale, si perde con facilità. Sono rimasti il menarca, ossia la prima mestruazione e poi, me ne rendo conto ora, alle donne è rimasta la menopausa.
Mi inquieta.
L’addome è rigido, ma non so se dipende dall’addominoplastica e dalla cicatrice. Mi sembra, ma non ne sono sicura, che la sensazione costante di minzione sia segnale di protesta delle ovaie. Ma poi, mica lo capisco.
Fuori la sirena dell’acqua alta mi imbambola.
Sono alla quarta notte insonne.
Ad un rapido calcolo devo aver dormito 8 ore su 96. Media in perdita. Come nel lavoro.
Piove. Oh si. Piove che Dio la manda, e persino con cattiveria.
Ieri per andare a Treviso, sarebbe servito il patentino nautico.
Per quanto riguarda il lavoro… come detto su, sembra di essere sul tagadà.
Mio fratello ne ha le palle cubiche, io anche.
I fornitori sono incazzati come iene. E prima o poi mi aspetto uno di quei mozzichi che te li raccomando. Da notte dei morti viventi.
In tutto questo io.

Che sto facendo?
Dunque…
Scrivo. Scrivo un sacco. E mi arrivano conferme quasi ogni giorno.
Ieri sera mi sono sentita dire del mio racconto istantaneo “è un piccolo gioiellino”.
Venerdì Roberto mi ha fatto i complimenti (scritti!!!), lui che è stitico come pochi.
E poi la raccolta che arriverà per Natale.
Scrivo tanto, e sento anche il desiderio di iniziare finalmente un qualcosa di strutturato. Se solo non fossi così stanca, per non dire esausta.
Ho anche necessità di un luogo silenzioso.
Molte persone mi hanno offerto asilo politico. Chi una stanza, chi casa propria… perchè a casa, nella mia, è un pò complicato. Ho bisogno di solitudine e tranquillità.
Cosa che per ora non è poi così scontata.
In casa comunque fai i conti con la gggente. Troppa gggente che telefona, scampanella, parla. Troppe distrazioni.
E poi non ho un posto. Il tavolo della sala non va bene.
Ho bisogno di un luogo di scrittura. Meglio se accogliente.
Dove non ci sia tv, radio, gente che ti chiede “dove si trova il sale?”

Ho ricevuto due proposte di lavoro. Solo che una è immediata e non posso cogliere al volo visto che devo prima vedere quale fine faranno i filistei, un’altra è un’ipotesi di lavoro a Venezia.  Valida anche se un po’  mi mette ansia.
Io vorrei puntare su qualcosa di mio. Senza più qualcuno che decida per me.
Ho qualche idea che va dal cheap ma produttiva e integrabile alla più dispendiosa della ristorazione.
Non so, vorrei un pò di aiuto a mettere ordine, qualcuno che abbia voglia di sbrogliare la matassa con me.
In sostanza posso scegliere tra un lavoro nuovamente dipendente (anche se per ora ipotetico), ad un lavoro cheap in termini di investimento ed impegno ma che potrebbe implementare o diventare un lavoro vero, fino alla ristorazione (locale trendy piuttosto che vegan) dove necessariamente ho bisogno di soci in affari.

Persino mio marito si è reso disponibile, consapevole di non poter fare molto. Ma da subito, se il suo “se posso fare qualcosa…”, oltre ai miei due impareggiabili fratelli (biologici) e i due che mi sono scelta come famiglia.
Gd non manca giorno che mi chieda come va.
Requiem è una presenza buona e costante.
E non sto qui a citare le mie amiche. Ognuna pronta a dare il sangue.
Magari non servirà. Magari non sarà sufficiente. Ma rendermene conto, di avere tante mani vicino pronte a sorreggermi mi fa sentire un pò meglio.
Anche se le bastonate continuano ad arrivarmi addosso. Come l’ultima di stamane.

E non posso raccontare tutto. Non posso dire. ma ce ne sarebbe…

I’m gonna use you and abuse you
I’m gonna know what’s inside
Gonna use you and abuse you
I’m gonna know what’s inside you

Gli assalti del piccoletto e del marito in questi giorni, si sono fatti molesti.
Sanno quali corde toccare e io che sono scarica, cerco disperatamente energia.
Vago come una falena cieca. Ogni fonte di calore mi attrae.
Desidero.
Desidero.
Desidero.

Il piccoletto è gestibile. Per ora l’ho indirizzato a tacchinare qualche altra Signora.
Fa esperienza, fa collezione, prova…
Ma mio marito no. Con lui si gioca armi pari. Se ne esce con suggestioni e frasi che mi fanno ringhiare.
E’ intelligente e mi offre esattamente il pasto che voglio.
Fremo.
Desidero.
Desidero.
Desidero.

Ci facciamo delle gran bastardate. Frasi cattive, frustranti. Lui subisce l’assalto e poi risponde. Ridiamo entrambi. Ma solo per scoperchiare i canini.
Due grossi lupi che rissano per il territorio e la dominanza.
Ha già perso. Lo sappiamo entrambi. Ma va bene così. Aspetto solo che mi mostri la pancia.

Questo stillicidio mi ha messo frenesia.
Bisogno.
E’ un misto strano di fame, rabbia, necessità di compensare, forza, eccitazione.
Ieri sera ho scritto ad un mio amico che ha postato un evento nel trevigiano.
Play party.
Non gioco da tanto tempo e ho un mare di occasioni che non posso sfruttare a causa di questo periodo infame.
Questa cosa deve finire.
Entro poco.

XXX: Ci vediamo oggi?
Io: Niet consulenti
XXX: spostali e fammi male
Io: fanculo! Ne fai tu a me.
XXX: restituiscimelo

I’m gonna use you and abuse you
I’m gonna know what’s inside
Gonna use you and abuse you
I’m gonna know what’s inside you