Diluvio universale non autorizzato

10/10/2009

Piove. :)

Ormai lo sanno anche i sassi quanto questa cosa mi piace.

Mi piace la pioggia sempre. In estate, in inverno… E nonostante la mia, sia un terra di alluvioni, nulla può contrastare il sentimento che provo verso questo elemento.

Stanotte il sonno è stato latitante. Il pc mi mette troppa energia addosso, e nonostante gli occhi stanchi spengo sempre tardi. Poi c’è il supporto tecnico dei vicini che ritornando alle 4 del mattino pensando di far conversazione sotto casa.

Stanotte c’era anche il temporale. Ed è una bella sensazione stare sotto le coperte ad ascoltare.

Come ora. Un vero diluvio. Batte sulla lamiera del camion parcheggiato qui vicino, amplificando il rumore.

Scrosci alternati a pioggia più lenta, sottile. Come capelli.

Ho ricevuto delle buone nuove. Ora attendo sviluppi sull’argomento. Chissà che davvero come previsto ci sia un cambiamento. Così tanto aspettato, agoniato. Le difficoltà passate… avere un posto dove seppellirle.

Stasera ho deciso che se non viene Fede da queste bande, mi vado a viziare con un sushi delizioso, corredato di vino trentino (c’è poco da fare: traminer o muller sono la morte sua).

Mi scopro a festeggiare il compleanno con qualche giorno di ritardo. I primi giorni sono per gli amici e fratelli, poi la festa è solo mia.

Avevo previsto di investire qualche euro per un regalo. E finalmente ho deciso.

A qualche km da casa mia da circa quindici anni, c’è una saletta teatro del circuito Zelig. Si chiama “Taciturno Edison” dall’anagramma del nome del grande Totò. Ha circa 30 posti e funziona dal venerdì alla domenica sera. Bisogna prenotare con largo anticipo, e c’è da dire che a parte i gestori, i  ”Café Sconcerto”, bravissimi, la programmazione è divertente. Per un sacco di tempo ci sono andata quasi ogni venerdì sera. Poi per ragioni varie ho lasciato. Il programma di quest’anno è ricco.

L’idea potrebbe essere un abbonamento per il teatro.

Piove ancora. Fitto fitto. Se non fossi obbligata a stare in ufficio, prenderei l’auto e andrei in giro. O direttamente a casa, sotto le coperte, con il mio librone e la Pigolz che a quattro di bastoni si contende lo spazio con le mie gambe.

Ho quasi paura a dirlo. Ma “chiedimi se sono felice”…

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