Di tutto un po’

Ore 10.17 e sono appena entrata in ufficio. Dalle 2.00 di stanotte che lavoro in sala e adesso ufficio.
Mi prendo qualche minuto per svuotare la cache della testa, fare ordine nella sfilza di cose e pensieri che mi stanno appannando gli occhi, oltre alla stanchezza e al fatto che sono quasi 50 ore che non dormo.
Immagino che dopo, tra un’oretta, schianterò senza appello sul letto.
Lunedì ho ripreso con la psicologa. Ci siamo confrontate sulla base dello scambio che ho avuto con Matt sull’argomento. Ne è venuta fuori una discussione interessante, la prima forse, che davvero mi ha cambiato la prospettiva del percorso che sto facendo.
Tutto è nato dal fatto che M. mi ha detto che dal ritorno dal Marocco sono cambiata, e questo lo disorienta.
Alla domanda: ma in cosa sarei cambiata? Nessuna risposta.
Parlando con la psicologa, abbiamo anche toccato l’argomento “cambio vita”.
Lei insiste che io mi appoggi a qualcuno. Come sempre ho declinato con un “no grazie” di cortesia, anche perchè i polli della mia aia, li conosco da tanto e so in cosa sono fallaci.
Ecco che alla mia ennesima spiegazione del perchè, lei mi ha fatto riflettere sulle mie possibilità. Mi ha spinta nella direzione giusta di forma mentis.
Questo ha messo in moto le mie sinapsi. Ed è da lunedì che il mio cervello non conosce riposo. Una sovraeccitazione sommata a stanchezza esausta e ai miei compagni di vita (i dolori) che mi hanno costretta, stamattina, a prendere il napalm per sedare le infiammazioni.
Quando le ho detto che ho paura di illudermi che le cose accadano, mi ha risposto: perchè deleghi gli altri alla realizzazione dei tuoi sogni? Per altro sono sogni davvero ragionevoli, sui quali puoi anche lavorare da sola. “Sei perfettamente in grado di salvarti da sola, ne sono certa.”
E in effetti… Da qui a due anni, quante cose possono cambiare?
E quante stanno già cambiando?
Per esempio sto dicendo sempre più spesso che intendo mollare. E che intendo farlo intelligente.
Per esempio sto valutando il pro e contro di Portogallo, Marocco, Spagna e di rimbalzo Tunisia (che si è rivelata interessante ma non per una persona come me) e per un paio di altri paesi.
Per esempio ho già programmato un paio di viaggi esplorativi a breve termine per vedere se ne vale la pena e soprattutto, togliendo i polli del pollaio, sono in grado di valutare un salto in solitaria?
La psicologa sostiene che devo rimanere aperta a chi vuole aiutarmi o rendermi la vita più facile ma che non devo prendere in carico il ricatto affettivo. Ossia: il sogno è mio e chi vuole partecipare non deve pretendere da me niente altro che condivisione del sogno stesso.
Tutta questa riflessione è giunta su invito, l’ho manifestata quando lei mi ha imboccato per l’ennesima volta sul fatto che dovrei “appoggiarmi”.
Così ora conto i soldi, quanti ne ho, come incrementare, se vale la pena investire sulla casa che ora mi ospita o lasciar andare, perchè questo rappresenterebbe il vero distacco.
Curiosamente i tempi coincidono in modo esaltante: scadenza dei termini di locazione, fine del lavoro di M., uscita dai debiti di prestito fatti per l’azienda. In sostanza, entro fine del 2021 si chiude davvero un periodo, un’epoca.
Due anni e mezzo. Poi tutto è fattibile.
Certo le variabili, gli eventi. Ma appunto, non devo aspettare gli altri, che spesso hanno più problemi di quanti posso averne io, soprattutto di affetti e famiglia.
Oltre alla coincidenza delle date di chiusura di un certo cerchio, ci sono anche delle coincidenze di altro tipo.
Un esempio: vado a ritirare gli occhiali da vista e incontro una mia amica che per sei anni è stata in Iran, sposata con un iraniano, poi scappata durante la rivoluzione e tornata due lì anni fa a rivisitare i luoghi e curare la nostalgia.
Dice che non tornerebbe più a Teheran, che lei sta bene nei suoi posti, dopo i sei anni passati in quei luoghi. Poi però mi ha guardata e ha detto: però se avessi la tua età e la tua vita, anche io scapperei. Perchè ogni posto lontano da questo è salvifico.
A conti fatti, lo scoglio più grande è il lavoro e ho poco meno di trenta mesi per superarlo e cambiare vita. Se non altrove, almeno dentro di me e tutt’attorno.
Sento che è il cosmo a chiedermi di farlo. Tutto si è stranamente allineato proprio per questo. Se lo ignoro, se mi volto dall’altra parte, poi non potrei mai più chiedere la libertà. Perchè non me la merito.