Identificazione

Il pensiero che mi segue da stanotte, è proprio sull’identificazione.
Poi il commento di GoatWolf su Crasi, mi sorprende e cade a fagiolo.
Credo che la maggiorparte dei lettori, ma anche degli appassionati di cinema o di serie, tendano ad identificarsi in uno dei personaggi del libro che leggono o della serie che seguono.
In genere ci si identifica per due ragioni: la prima è che il personaggio che scegliamo ha caratteristiche che ci somigliano. La seconda, è che il personaggio è il tipo di persona che vorremmo essere. O che fa cose che non non osiamo ma che in qualche modo coviamo.
Quando leggevo le Cronache di Martin, il mio personaggio era il bastardo Bolton, Ramsey e in seconda battuta Jaqen H’ghar, diciamo che se giocavano sul fil di lana.
Nei Loa è appunto Maman Brigitte ad affascinarmi anche se nel cuore mi porto Baron Samedi e Papa Legba (curioso che siano per lo più i personaggi maschili quelli che mi attirano di più e nei quali mi identifico).
In American Horror Story è sempre lei, la mia decadente e malvagia Jessica Lange, in particolare su Asylum.
Sono quasi sempre personaggi  dark, gotici, nei quali mi identifico perchè loro esprimono in modo verossimile quello che alberga da qualche parte dentro di me.
Poi c’è un personaggio di una serie che mi somiglia in modo incredibile, ossia, se io fossi un uomo, ecco… sarei lui:


E voi? In chi vi identificate? E chi vi somiglia?

9 pensieri su “Identificazione

    1. Il tuo cattivo per eccellenza?
      Nemmeno per me, l’eroina pura e senza macchia è interessante.
      Una delle mie massime difficoltà nella scrittura è proprio il viaggio dell’eroe. Nel senso che non mi piace sviluppare l’ovvio. Mentre il cattivo ha sempre uno spessore impensato.
      Le vittime… hummm… a volte e a volte…
      Nel senso: nella realtà soldiarizzo immediatamente. Nella letteratura invece, non mi riesce di scordare che lo scrittore lo ha creato vittima. Ed è nato per stare in quella dimensione.

  1. Anche io ho difficoltà ad identificarmi, però fosse stata una cosa possibile, diciamo che mi sarebbe piaciuto diventare amico di Karev di Grey’s. Uno dei personaggi più reali e verosimili fra quelli delle serie Tv

  2. Marco

    Il cattivo ha il suo fascino, ma chi è il Cattivo se non “una parte di quella forza che vuole costantemente il Male e opera costantemente il Bene”? I buoni sono noiosi, i super cattivi mi sanno da caricatura. Tyrion Lannister è una crasi di ciò che mi piacerebbe essere.

    1. Da sempre mi dici che Tyrion è il tuo favorito. 🙂 facile capire perchè. E’ anche il mio, di favorito, proprio come personaggio. Come per altri, contiene la doppia anima, non è un buono puro e nemmeno un cattivo puro e questo lo rende umano più di altri.

  3. Non ricordo chi disse che ai bambini piacciono i cattivi, nelle storie, perché hanno il potere che loro manca. Ma allora se piacciono anche agli adulti, vuol dire che tutti ci sentiamo impotenti nelle nostre vite, o lo siamo meno di quanto vorremmo. In questo caso, capisco perché mi hanno sempre affascinato stregoni e tiranni. Ma c’è anche altro, secondo me, ed è il tormento: il cattivo, a meno che non sia un imbecille con l’occasione giusta in mano, può rivelare una complessità insospettata che risulta poi in una cattiveria, a suo modo, motivata e persino sofferta, che lo rende (letterariamente) grande. E poi, è già al suo apice, al contrario dell’eroe che deve intraprendere un viaggio o una sfida, per riprendere Propp.
    Di identificazioni ne ho avute tante, a dire il vero non saprei sceglierne una. Comunque, per rimantere in tema, Baron Samedi è ai primi posti…

    1. La tua analisi è interessante.
      Credo che tu abbia ragione, si tratta di una sorta di rivalsa/compensazione.
      Io (per come scrivo) lo ammetto che ho un problema di confronto con gli affetti. Forse è questo che mi porta a vedere nei cattivi una sorta di identificazione.
      Detto questo, anche nelle serie tv e nei libri sono sempre i cattivi o comunque i disturbati che attirano. Li ammiri.
      Un esempio è Lecter,soprattutto in Hannibal, ad un certo punto inizi a tifare per lui, soprattutto quando in aereo un bambino lo infastidisce, o quando si confronta con un altro *buon* cattivo, Mason Verger.
      Su Baron Samedi, inutile dire che hai la mia massima approvazione.

      1. Sì, il Lecter di “Hannibal” è un buon esempio, perché pur essendo un mostro non è incomprensibile, inconcepibile o irraggiungibile; in qualche modo capiamo cosa lo spinge. Verger, dal mio punto di vista, è invece un mostro quasi “alieno” nella sua follia, di un sadismo che non provoca alcuna empatia (rimane semmai il fascino in sé del mostro psicopatico, orribile dentro e fuori, pericoloso).
        E allora, con un Baron Samedi sarebbe un po’ la stessa cosa di Lecter, nel senso che è al contempo buono e cattivo, pericoloso e generoso, inquietante e affascinante, divertente e triste. Ma forse, soprattutto, libero.

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