Identificazione

Il pensiero che mi segue da stanotte, è proprio sull’identificazione.
Poi il commento di GoatWolf su Crasi, mi sorprende e cade a fagiolo.
Credo che la maggiorparte dei lettori, ma anche degli appassionati di cinema o di serie, tendano ad identificarsi in uno dei personaggi del libro che leggono o della serie che seguono.
In genere ci si identifica per due ragioni: la prima è che il personaggio che scegliamo ha caratteristiche che ci somigliano. La seconda, è che il personaggio è il tipo di persona che vorremmo essere. O che fa cose che non non osiamo ma che in qualche modo coviamo.
Quando leggevo le Cronache di Martin, il mio personaggio era il bastardo Bolton, Ramsey e in seconda battuta Jaqen H’ghar, diciamo che se giocavano sul fil di lana.
Nei Loa è appunto Maman Brigitte ad affascinarmi anche se nel cuore mi porto Baron Samedi e Papa Legba (curioso che siano per lo più i personaggi maschili quelli che mi attirano di più e nei quali mi identifico).
In American Horror Story è sempre lei, la mia decadente e malvagia Jessica Lange, in particolare su Asylum.
Sono quasi sempre personaggi  dark, gotici, nei quali mi identifico perchè loro esprimono in modo verossimile quello che alberga da qualche parte dentro di me.
Poi c’è un personaggio di una serie che mi somiglia in modo incredibile, ossia, se io fossi un uomo, ecco… sarei lui:


E voi? In chi vi identificate? E chi vi somiglia?

Crasi

crai s. f. [dal lat. tardo crasis, gr. κρσις «mescolanza, fusione», affine a κεράω, κεράννυμι «mescolare»]. – 1. Nella grammatica greca, contrazione della vocale finale di una parola con la vocale iniziale della parola successiva (per es. τοὔνομα per τὸ ὄνομα); si segna con la coronide. 2. In medicina, termine coniato da Ippocrate per designare la mescolanza dei quattro umori fondamentali (sangue, flemma, bile bianca e bile nera) di cui si credeva composto l’organismo; c. sanguigna, espressione ancora usata per indicare la composizione del sangue.
(Enciclopedia Treccani)

L’uomo perfetto (per me) è un uomo che legge.
Ma è anche l’uomo che mi fa ridere.
È l’uomo che ama l’arte, la vive, la respira.
Ma sa anche portarmi a desidere di desiderarlo.
È l’uomo che viaggia, ha la mente aperta.
È docile come un agnello nel letto se solo voglio.
Guarda Star Trek, Guerre stellari, Big Ben Theory
e ne conosce a memoria le battute.
Ma sa anche apprezzare Almodovar, Ozpetec, e Frankenstein Jr.
Adora l’acqua e nuotare.
Ma anche immergersi nel verde più selvaggio.
Non mangia carne. Se non la mia.
Non fuma, non beve troppo, non polemizza.
Cucina per me, gli piace il vino bianco fermo, discute di tutto.
Non tifa il calcio. Tifa per me.
Gli piacciono le donne, tutte le donne.
Ma gli piaccio più io.
Parla di sesso e di amore come se fossero una cosa sola.
Ma scopa come se fosse il migliore dei regali che può farmi.
Mi sorprende.
Si sorprende.
Profuma di buono.
Si profuma di buono per me.
L’uomo perfetto (per me)
è la crasi dei miei amori.
È l’unione dei miei umori.

Ok fatta!

Il sette ottobre si comincia. Primo step: sistemazione del tatuaggio sulla schiena. Allungamento e schiarimento per renderlo più armonico. Ci vorranno più o meno 4 ore con relative bestemmie, ma da progetto ci guadagnerà non poco.
Step 2: ampliamento tatuaggio spalla con una rosa destrutturata metà in decorativa/grafica, metà in simil trash polka, per unificare i due tatuaggi differenti.
Step 3: completamento e omogeneità. Sfumature e sistemazione.
Ci vorranno circa due mesi, conto che prima di Natale sia tutto a posto.
Sono perplessa sul disegno della rosa, trovandola piuttosto aggressiva, e pensando al tattoo sulla schiena… però è anche vero che due uguali si annullano. Il disegno comunque mi piace molto.

Da che sono tornata, il clima lavorativo è deprimente. E mi sono altresì accorta che mi sale l’ansia quando vedo sul cellulare il nome di mio fratello.
Mi fa sentire come mi faceva sentire mio padre.
Davvero mi fa pensare.

Continuo a tifare Iceberg comunque.
Perchè mal sopporto questo mio sentire.

Listening

Mi duole la pancia come se dovesse arrivare il ciclo.
Ho tre febbriciattole sul labbro superiore.
Sono stanchissima per il mancato sonno.
Un capolavoro di donna. Ehhh…
E poi uno su Instagram mi dice: “Non ho la confidenza per dirti sei gnocca…”
Si come no. Vabbè i filtri e quant’altro, ma prima di esternare ste cazzate magari aspettare un minuto? Che qui tutto c’è tranne che na gran gnocca.

– C’è un tizio su instagram che mi dice delle cose divertenti
– Tipo?
– Che sono una gran gnocca!
– E ti diverte?
– Si perchè parla ad minchiam.
– Bah e tu?
– Io cosa?
– Gli dai corda?
– Nah non è il mio tipo…
– E se lo fosse?

Madò… mai digerito le scenatelle di gelosia.
Anche perchè quale sia la mia indole è sempre abbastanza chiaro. Non mi nascondo certo dietro ad un dito.
Diciamolo, non c’è niente di più divertente del giocare, alludere, promettere e qualche volta mantenere, non sempre, non con tutti.
Il gioco della seduzione è tradire?

In questi giorni sto pensando a dei racconti. Mentre penso alle storie, mi ritrovo a riflettere su quello che le donne cercano o vogliono, da cosa dovrebbe fare un uomo per avere la certezza di portarsi a casa la coccarda delle giostre.
Dipende dalla donna, questo è certo. Dalla sua età, dal suo grado di emancipazione, dalla sua percezione della solitudine o della sua autostima.
Una donna che sa di piacere vince facile. Una che non ha alcuna percezione di sé stessa, è una donna di testa e va sedotta con attenzione.
Parlando di me, mi piacciono gli uomini che mi mettono paura. Che sanno creare il giusto disagio e mettermi in difficoltà.
Quando questo accade, emerge un lato pudico che di solito non mostro mai.
Gli uomini di questo tipo ne trovo ben pochi e quando mi accadono, me li tengo stretti. Purtroppo non stretti quanto vorrei, ma me li tengo vicini. Perchè mi nutrono l’anima.

Mood of the day:

 

Sogni

Qui a nord est si sogna. Forse perché si è stanchi, o forse perché sognare è sinonimo di resistenza.

Intanto agosto corre. Va verso autunno e alla fine di un’estate che da lenta ha iniziato a diventare strana, piena…

Ho tre herpes sul labbro superiore, molti nuovi amici, due amici del cuore, sentimenti in divenire, e molti progetti. Uno forse di un viaggio molto importante se riesco a prendermi ferie a gennaio.

Sognare a nord est è necessario. Per sopravvivere.

Quello che sei.

Inizi sempre le tue frasi con “devi credermi” o “credimi…”. Quanche volta usi “te lo giuro…”.
Ogni frase, ogni tuo pensiero, richiede una forza aggiunta, che vuoi da me, come se il mio ascoltare e credere a quello che dici, lo rendesse reale. Vale per tutto, sentimenti, momenti, storie. Vuoi ardentemente che io capisca che sei sincero e che questo tuo condividere è genuino.
Tutto buono ma, perdona la mia schiettezza, non mi interessa affatto.
Non mi interessa se menti, se dici la verità, se le cose che mi racconti sono più o meno importanti.
Mi piace come scopi. Questo si. Ti appassionano le donne, la loro fica, il loro odore.
Sei fantasioso, non ti schifa niente. Non c’è parte di una donna che non ami leccare, mordere, guardare. E sei generoso. Godi solo dopo che la tua donna ha goduto. Non cerchi i multipli, il tuo scopo è un orgasmo solo ma intenso, di quelli che ti scuotono dentro e ti lasciano quasi incosciente e in debito di ossigeno.
Me lo confermi sempre, d’altronde come dice l’adagio? L’erezione è il migliore dei complimenti. Nel tuo caso è particolarmente vero. Quando trovi la protagonista delle tue fantasie, ne fai il centro dei tuoi pensieri, immagini che non nascondi, pensieri fatti di cazzo duro, mani che cercano, aprono, si infilano.
Però, amore mio, non parlare. Non cercare di essere come me. Non lo sei.
Non credere a cosa provi quando scopando mi dici “ti amo”. Non pensare che i sentimenti che pensi di provare siano veri e che dureranno nel tempo.
Durano il momento in cui li provi, quell’istante rubato, nel quale pensi di avere trovato qualcosa che ti mancava e che pensi, possieda solo io.
Non ho niente di tutto questo, sono solo più libera di quanto tu non possa essere. Sono indipendente. Sono autobastante. E tu sei abituato ad essere uomo, il maschio, quello che domina, che si prende cura. Immagino il disagio che ti provoco, l’insicurezza. La vedo, la sento, soprattutto quando mi chiedi “Mi vuoi bene?”.
Baratti il tuo amore col mio affetto, trasformandolo a sua volta in amore.
Lascia stare, non farlo. Non aspettarti questo. Perchè ad essere sincera del tutto, io posso anche dirti “sono innamorata”,  solo che sono innamorata di come mi fai sentire quando mi scopi. Il resto,  lo lascio alle altre. A quelle che pensano a te come l’uomo della vita, che amano farsi i selfie con te al loro fianco per mostrare il trofeo, a quelle per le quali l’unica ambizione  è apparire realizzate nel micromondo della fuffa.
A me lascia pure il resto, il tuo corpo nudo, la tua voglia di scoparmi, lasciami lividi addosso e lasciateli fare. Lasciami  la fretta di andartene per il timore di essere manchevole, lasciami gli sms pieni di emoticons che non leggo, lasciami i “ti amo” che non prevedono futuro. Non pretendo altro. Non voglio altro.
Mi basta questo.