…Cose alla rinfusa…

Sono le 6.18 di un quasi fine d’anno.
Ho la testa satura di pensieri, che si rincorrono e sgomitano per far vedere che ci sono.

Un pensiero: ma è mai possibile che se non cerco io le persone, col cazzo che loro si fanno sentire?
Hanno anche il coraggio di risentirsi se sto in silenzio, fosse solo perchè mi addormento col pensiero di “dopo chiamo” e poi mi scordo perchè troppo stanca e piena di pensieri.
Eh ma c’è troppa vita nella loro vita, per avere spazio per un pensiero.
Bene per loro, male per me che non imparo mai.
La cosa più fastidiosa è che ogni volta che le sento, partono una sfilza di dimostrazioni sentimentali, che mi chiedo: ma farsi sentire no? Invece che tentare di convincermi che si, sono nei vostri pensieri ma… (e qui inserire scusa a cazzo).
Male per me. Devo imparare.

Un pensiero: Mi porto da ieri la faccia bella della Dottoressa dopo che mi ha tenuta le mani per un po’. Ha anche lei l’artrite reumatoide, si sta deformando. Mi mostra le dita delle mani, e poi chiede di vedere le mie. Io non ho ancora evidentissime malformazioni, pollici a parte e qualche nocca delle mani. E’ più evidente sul piede destro.
Mi guarda le mani livide e ghiacciate e mi fa: “tu hai male sempre, lo so… io fortunatamente solo quando comincia il processo di deformazione, ma da qualche anno lo tengo sotto controllo… tu sei messa peggio… io lo so”.
Le guardo le mani, strane su quel corpo bello, conservato con cura e amore.
Ecco, si preoccupa per me. Si preoccupa del mio dolore.

Un pensiero: sono giorni che mi addormento nei momenti più impensati. La stanchezza è forte, così tanta che mi ritrovo con la faccia quasi dentro al piatto.
Ho l’amara sensazione che non sto avendo un incubo. Semplicemente è lo stato evidente della mia vita. E non c’è margine di cambiamento futuro. A meno che io non decida di mollare. Ma per farlo le cose devono andare bene. Molto bene. E per ora…

Un pensiero: Sono a Palexia 50 una volta al giorno. Da sabato scorso ho tolto il raddoppio. Risultato? Male. Lo stesso male che avevo prima, quando assumevo Palexia 100 x 2 e Celebrex.
Male negli stessi punti. La differenza è che ora sono a 11 FM2 x 2  e Bedrocan 10 x 1.
Alzare il dosaggio. Ma ho paura della reperibilità. Per ora ho portato a casa l’FM2 che era mancante, ma guardo l’orizzonte e devo dire che c’è desolazione.

Un pensiero: ho voglia di giocare. Una cosa intima, poche persone. Vorrei musica giusta, ambiente giusto, caldo, niente luci violente. Vorrei avere uno spazio dove lasciarmi andare come facevo con le sociopatiche o con quelle persone che non stanno a fissare cosa fai, ma si coinvolgono, quasi fino alla commozione.
Nella mia fantasia ci sono persone che mi mancano molto. L’ammetto.

Un pensiero: non capisco come fanno le persone a cambiare così. Come uno switch. Alcune hanno una tara mentale e ci sta, ma per gli altri? Qual’è la scusa più gettonata?

Una volta ho paragonato il mio lavoro a tante testine di bambola che galleggiano nell’acqua. Ho fatto una foto.
E tremo solo a guardarla.
Non c’è un reale filo nei miei pensieri. Un banale affollamento di parole.

Sono le ore 7.19 del mattino e ho solo voglia di vaporizzarmi. Diventare nebbia, come quella che adesso tenta di entrare qui dentro.

Ingorgo

Non scrivo da un po’.
Sono le classiche giornate alla cazzo.
Inizio a mezzanotte e mezzo, finisco (se va bene) oltre mezzogiorno. Se va male, anche alle due del pomeriggio.
Le temperature collassate, e bla bla bla.
Sono quasi impazzita per trovare dell’FM2 (che assieme a Bedrocan, Bediol e famiglia) sono praticamente esauriti. Se ne riparla per metà gennaio (forse), con liste di attesa comiche.
Si sono in parte ripresentati dei dolori, costringendomi ad alzare un poco il dosaggio.

Oggi sono: 10 FM2 X 2 al giorno
8 Bedrocan X 1 al giorno
Palexia 50 X 2 al giorno (quasi concomitante con FM2)

La cosa però che mi ha tenuta lontana da qui, è stato un evento triste che si è verificato in questi giorni.
Come l’anno scorso, una persona a tre gradi di separazione ha deciso di togliersi la vita.
L’ha fatto in un modo agghiacciante. E questa cosa mi fa pensare tanto.

Sabato sera.
Ho preparato tutto.
Steso un tappeto a terra, per stendermi.
La casa è chiusa, l’allarme inserito. Sul tavolo, ho lasciato una lettera a mia moglie.
Ho scritto il numero di telefono dell’idraulico, dell’elettricista, e anche del programmatore. Meglio essere prudenti. Mi dispiace solo che non so chi suggerirle per le punture. Gliele faccio io di solito, ma adesso non potrò più.
Ho messo un’etichetta ai regali di Natale: a chi aspetta cosa.
Ho mandato un sms sempre a mia moglie, via Watsapp: scusami, l’avevo promesso, ma non ce la faccio più. Sento troppo male. Lei non legge il cellulare, se ne accorgerà a casa.
Ho capito già da tempo che nessuno mi porterà in Svizzera, anche se ho espresso la volontà di passare per Exit. Non vogliono sentirsi resposabili per la mia morte. Ci sta. Ma io l’avrei preferito. Ora però, anche se dicono di no, vedo il mio corpo deperire, e il dolore ormai è ingestibile.
Ho letto che sarà facile, indolore.
Il sacchetto con due piccoli fori per le canne. Poi il collegamento alle bombole di elio. Sono pesanti da spostare e io sono senza forze. Mi serve anche il nastro adesivo per sigillare il sacco attorno al collo.
Perchè non mi avete accompagnato in Svizzera?
Buonanotte e buona vita.
A tutti.
Io così non ce la faccio più.

Questo è accaduto.
Questo è tutto.
Buon Viaggio G.
Fa un buonissimo viaggio.