Grand Guignol

3 febbraio 1922

Sono le 23.00 e le campane hanno appena suonato il cambio dell’ora.
C’è fumo nel teatro, una nebbia fitta. L’aria satura di odori, cavallo, abiti bagnati, acqua di colonia pregiata mescolata a sapone e corpi lavati male.
Il locale non è enorme, si entra da una porta centrale, due scale a lato del grande bancone d’ingresso, alle pareti boiserie pretenziose in velluto grigio e legno,  qualche ritratto di artista, la luce è gialla, lugubre.
Salite le scale si accede alla balconata, e da lì alla platea scendendo una breve scalinata centrale che divide in due la stanza.  Ai lati del palcoscenico,  quattro palchetti nascosti da tende, al posto delle poltroncine vi sono dei divanetti  in velluto rosso.
In uno di questi, alla destra del palco, un uomo e una donna, attendono l’inizio della rappresentazione.
Ci vanno spesso al Gran Guignol, arrivano in carrozza, non depositano i mantelli al bancone, ma salgono direttamente, e solo in quel piccolo spazio di tre metri per due, si tolgono cappello e mantello.
Siedono composti sul divanetto, in ombra.
Una piccola orchestra di sei elementi, suona un motivetto allegro, una giga.
Sul palco compare un uomo. E’ truccato in modo grottesco, sembra una bambola, si rivolge al pubblico della platea, quello che ha pagato meno ed è anche il più rumoroso. Li invita al silenzio, si profonde in inchini allargando le braccia. Per ultimo si volta verso il palco. L’inchino si fa ossequio.
Inizia la rappresentazione.
Un uomo grosso, con dei folti baffi posticci, evidentemente il cattivo, brandisce un pugnale. La musica sottolinea il momento. Sul tappeto una bambina sanguina copiosamente. Dall’altro la coppia vede cose che dalla platea non si notano, per esempio che la bambina è una nana, che il sangue è troppo rosso per essere vero. C’è anche odore di zolfo. Esce dalle quinte, un grande telo che riporta il disegno di una stanza di manicomio.
La donne in sala emettono gridolini di spavento, qualcuno sobbalza quando le luci si spengono, e dal proscenio esce il Fauno.
In lontananza suona la mezzanotte. La gente esce commentando l’orrore, ridacchiando per superare la paura.
Loro, finiscono di bere lo Champagne, e quando il teatro rimane vuoto, ballano.

 

5 thoughts on “Grand Guignol

  1. Appena l’ho letto ho pensato associandolo, alla potenziale trama di un film di David Lynch, istintivamente e poi mentalmente questo è scaturito dalla lettura, ma traendo spesso spunti di riflessione da Lynch sono sicura che nel tempo me li fornirà anche questo tuo sogno.

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