Lessons

Stanotte collo spezzato.
Ho un male che nemmeno un OKI e un cerotto medicato, riescono a mitigare.Ho anche una vaga nausea, ma credo dipenda da quel pezzetto di dolce che ho mangiato per colazione. Mi gira per lo stomaco da un’ora buona ricomponendosi e scomponendosi a cicli regolari.
Ieri sera bellissima lezione sulla scrittura teatrale.
Al circolo c’era Antonino Varvarà.
Clamorosamente bravo.
Avevo tentato un corso di teatro con lui, ma poi è successo il finimondo, così ho archiviato la cosa. Carenze di fondi e di attenzione non sono buone alleate per l’arte.
Poi questo incontro. La fascinazione.
Bellissima lezione, con analisi di testi teatrali.
Non ho mai pensato di scrivere per il teatro. Lo trovo complicato. Varvarà però mi ha incuriosita. Ha dato un lavoro da fare per il 2 di dicembre. Dobbiamo scrivere una piece unica. Le tre scelte andranno in scena al teatrino di Marghera.
Ritorno a dire: non scriverò per il teatro. Ma l’idea di cimentarmi su una cosa così complicata mi stuzzica.
Di contro sto combattendo contro i miei ritmi circadiani, visto che sono costretta a vivere con un costante jet lag addosso. Ho persino difficoltà con quel fottuto romanzo collettivo che tanto amo, quanto mi sta rendendo la vita complicata.
Di fatto, è la prima volta che mi cimento con la scrittura seria, non un blog, non un raccontino tanto per fare. Ho a disposizione un intero capitolo tutto per me, ho una storia decente da raccontare, apprezzata da tutti, ho le parole per raccontarla. Ma sono così stanca che non riesco più a scrivere con la mia voce.
Mi assalgono dubbi di ogni tipo. I tempi verbali vanno bene? La prima persona? Ma non è meglio un flashback?
Amo così tanto il mio blog… e porcaputtana io non ho mai voluto fare la scrittrice… Solo che il cosmo pare se lo aspetti. Sembra che le persone vogliano, esigano che io debba in qualche modo arrendermi a questa sorte.

Ho la mia storia in forno. Ogni notte arrivo, e mentre gli altri parlano di argomenti che ho smesso già da qualche tempo di ascoltare, mi racconto cosa succede. Chi sno i miei personaggi, perchè si muovono nella mia storia.
Ci vorrebbe qualcuno che scrivesse i miei pensieri appena sorgono, perchè poi arrivo in ufficio, contabilità, e poi a casa, stanca e disfa, senza più nessuna energia da spendere. Lascio scorrere troppo tempo tra l’alba del pensiero e la possibilità di scrivere, poi viene il tramonto. E dimentico.
Lavorare di notte inceppa il cervello. Favorisce le storie, ma anche le cancella con il sorgere del giorno.
I rumori del quotidiano, soffocano le vere idee. E io esausta desidero solo dormire.
Potrei scrivere nei fine settimana, ma dopo 5 mesi di inattività da salute prima e da ritmi sballati poi, mi sono persa la vita e la voglio recuperare, così, con uno sforzo disumano, mi sono imposta la biennale da esaurire prima della chiusura. Cammino per Venezia facendomi ispirare. Entro in palazzi, guardo opere esposte ma soprattutto ciò che accade attorno a me, alle persone, ai suoni. E immagino…
La letteratura salva la vita? Si.
La fantasia salva la vita? Si.
Immaginare salva la vita.
E alla fine anche scrivere lo fa. Solo che è tanto tanto faticoso.
Ho deciso anche di aggiornare le cose da fare prima di morire…

Devo aggiungere:

  • terminare il romanzo collettivo
  • corso di lettura espressiva con Varvarà
  • corso di teatro
  • scrivere finalmente questa storia che mi sta perseguitando da troppo tempo. Evidentemente è quasi a maturazione
  • imparare a fotografare. Conosco fotografi così bravi e talentuosi, veri geni, e ancora non mi sono abbeverata a cotanta bravura. Ma checcazz… (tutto attaccato)
  • aggiungere la sezione ricette a sto blog 🙂 (eddai che vi piace eh? eh? eh?)
  • innamorarmi…

Per ultimo ma non meno importante… domenica ho terminato di leggere questo libro:

zardi
L’avevo acquistato questa estate per farmi compagnia nella convalescenza.
Ma quando si sta male, non si ha voglia di leggere e mi sono drogata di Medical drama e di CI su Sky.
Poi il lavoro di notte…
Così ho iniziato a leggerlo due settimane fa.
E dico: è un libro bello.
No non “bellissimo” che sa di entusiasmo da groupie.
E nemmeno “carino” che è il termine che uso quando qualcosa mi piace ma mi lascia perplessa.
E’ proprio bello. Perchè sono belle le parole. Sono state scelte con cura,e portano nella loro bellezza, tutto il dramma e la forza che contengono.
E’, credo, destinato a diventare uno di quei libri da citazione. Non so se l’autore ne sarà contento. Io lo sarei 🙂 .
L’ho letto dopo “Cartongesso” di Maino. E avevo un pò il terrore di trovarmi davanti ad un altro libro indigeribile.
Invece no. La sensazione è di essere un’orfana.
Se non l’avete letto vi invidio. Perchè potrete emozionarvi.