One step beyond

Listening: Max Gazzé – La vita com’è

Tra poco vado ad approntare il pranzo. Sono indecisa tra risi e bisi o pasta panna e piselli.
No, mento. So già che i risi e bisi spaccano.
Ho problemi con l’elettronica in casa mia. Fottuto il forno, acqua alta dalla lavatrice ieri sera.
Corto circuiti come se non ci fosse un domani.
Pazienza. Le cose si usurano, decadono… All’inizio pensavo fosse il frigo, ma quello funzionicchia ancora, non bene, ma va.
Era la spesa che più mi spaventava. Senza forno un poco posso rimanere, ma il frigo, col ciufolo…

Mercoledì c’è da andare dal curatore fallimentare.
Poi il tutto sarà a caduta, fino al 2 marzo dell’anno prossimo.
Un susseguirsi di cose che non so nemmeno come definirle.
Se non ci si è mai passati non si può immaginare.
Una messa alla berlina che ha della gogna pubblica del periodo vittoriano.
Mi chiedo se lo Zar ha capito cosa sta succedendo… A tratti sembra connesso, altri sembra non comprenda o cerchi di non immergersi nella cosa. Non so.
Ho saputo cose sconcertanti sul MiniMé… cose che in cuor mio sapevo, ma sentirle dire in faccia da una persona che ritengo degna, mi sono sentita lacerare. Il termine usato è “E’ una donna molto perfida e di una cattiveria infinita nei confronti dello Zar”.
Perfida. E’ una parola forte, soprattutto se proviene da una persona stimabile ed elegante.

Sono una pentola a pressione. Carica e satura di miasmi. E non so come espellere tutto il dolore che provo.
Venerdì e sabato attacchi potenti di BED. Ogni occasione era buona per ingerire calorie. Infinite.
Un salto all’indietro. Momenti di autodistruzione.
Venerdì in particolare, con continui attacchi di panico, un pianto interrotto, disperato. Mentre gli occhi si sono aperti all’improvviso. Un dolore lacerante.
A dare il là, tornare a casa e vedere tutto bloccato non funzionante.
Saltato frigo, forno, televisione, lavatrice.
Quando M. mi ha detto “è il forno, sta tranquilla”… le lacrime non si sono più trattenute, ed è venuta alla luce tutta la tristezza, la paura, la solitudine.
Invisibile. Ecco.
Un fiume in piena riversato in piedi, in sala da pranzo, come se all’improvviso il mondo si fosse accasciato su di me.
E il cibo consolatorio. E dormire per non pensare.
Io e la mia rabbia.

La mia fortuna è che riesco a vedere il buono e il divertente sempre.
Così domenica, dopo due giorni di autodistruzione, mi sono disintossicata dal male.
Silenzio e impacchi caldi di affetto sul cuore.
La Pigolz, le persone buone, il cibo scelto con cura.
Camminare con il sole caldo addosso, senza parlare. Senza aver bisogno di comunicare niente.
Il sole è magnifico in inverno.
L’aria cambia di temperatura in un attimo.
Poi certo, acqua alta in casa, la lavatrice che mi ha rilasciato uno scherzettino.
Ho passato un’ora a raccogliere asciugamani e a pulire per terra.
Ma la batteria anche se non carica a mille, era comunque a buon punto.
Pasta e ceci, ink master e poi a dormire.
Settimana chiusa, sepolta, basta.
Ce n’è un’altra da vivere, anche più pesante se possibile. E la poca voglia di parlare aiuta.
Meno mi si interroga meglio sto.

Stamattina colazione al bar, brioche vegan, cappuccino al latte di soia. La mia borsa “Stop Animal Testing” (della quale sono molto orgogliona).
Siamo in due a fare colazione così. Io e una ragazza molto carina. Non porta le calze sotto i jeans.
Mi colpisce visto che da luglio porto costantemente le calze pesanti.

Ho la storia di Marta che mi gira in testa. Ora metto il pc in carica. Poi stasera se riesco abbozzo il capitolo.
E ho anche FINALMENTE la storia per un romanzo breve.
E’ la prima volta che ho davvero una storia completa in testa.
Il lavoro con Ferrucci sta dando il suo buon effetto.

Vabbé gente, lo so, questo post è infarcito di cazzi miei. Ma come dice la canzone?