While My Guitar Gently Weeps

I look at the world and I notice it’s turning
While my guitar gently weeps
With every mistake we must surely be learning
Still my guitar gently weeps

Mi andava di postare questa canzone, nella cersione della “The Jeff Healey Band“. Capolavoro.
Una di quelle canzoni perfette.
Ieri la mamma di M. mi ha detto: “Dovresti avere il carattere di importi un po’ di più… di tutelarti”.
Vero. E non mi spiego perchè non riesco a fare la voce grossa. Annego senza chiedere aiuto.
Mah… Forse il famoso fondo, non è ancora stato toccato. Evidentemente da qualche parte ho ancora risorse che sto però velocemente esaurendo.
Una di queste è la sopportazione dell’altrui presenza.
Non sopporto più le persone.

Av_Verrà il cambiamento? Ci sarà un fottuto momento in cui, posso finalmente volare via?

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Campionato Mondiale Sollevamento Testicoli

Se fossi un uomo, a quest’ora farei il contadino. Non avrei nemmeno bisogno di un aratro. Basterebbero i miei maroni a solcare la nuda terra.
Già. Perchè passi rassegnarsi a questo lavoro, passi anche il dover fare tagli che hanno portato la mia giornata a livello inferno frenetico, passi di dover fare la badante ad un genitore più furbo che santo. Ma il dover fare da serbatoio ai malmustosi della parentela, wé… non è che aspiro alla santità.
E’ da mercoledì che non dormo. In totale ho circa quaranta minuti di sonno all’attivo su 72 ore di veglia.
Sono stressata in modo clamoroso. Ho un bell’herpes sul labbro e nuove ulcerazioni ai lati (che dipendono dalla mia nuova compagna di avventure). Il mio medico se n’è uscito con: “Siamo un po’ depresse mi sa…”.
Questo plurale di comprensione, mi fa ridere. Siamo… Come a dire “benvenuta nel club”.
Quando passo periodi così pesanti, mi ripasso mentalmente la teoria dei cinque elementi e in particolare il ciclo KO.
Mi ripasso la storia della Principessa triste.

C’era un tempo, un nobile Signore che aveva una figlia molto bella e molto triste.
La tristezza era tale, che la giovane donna, aveva iniziato a digiunare, era sempre di pessimo umore e se costretta a mangiare, il suo stomaco si ribellava al punto di farla vomitare.
Il corpo iniziò a dare segni della malattia, tanto che il nobile Signore convocò a corte tutti i migliori medici del regno.
Ogni medico visitò con cura la Principessa, ma niente, nessuno riusciva a capire di cosa soffrisse la ragazza.
Un giorno, si venne a sapere che in una città vicina, viveva un medico anziano e molto preparato, e il Nobile lo fece chiamare per visitare la figlia.
L’anziano medico, vide la ragazza. Dopo averla visitata con cura, chiese di vedere il Nobile Signore e gli disse:
“Mio Signore, perché Vostra figlia guarisca, ho bisogno che convochiate immediatamente il matto del villaggio, solo lui può fare in modo che la Principessa possa ristabilirsi.”
Il Nobile rimase di sasso. Che poteva mai fare un matto per sua figlia? Il vetusto medico però sembrava sicuro di poterla guarire in questo modo, e così fece convocare il matto del villaggio.
Quest’ultimo era un omino basso, con un’andatura dinoccolata e ondeggiante, che si muoveva scoordinato, sempre in bilico tra il rimanere in piedi e cadere.
Quando gli occhi della Principessa e quelli del matto si incontrarono, il piccolo uomo iniziò a canticchiare con dolcezza e avvicinandosi a Lei, le pose una mano sul cuore. Poi le sussurrò delle parole segrete all’orecchio. La ragazza iniziò a piangere a dirotto, fino a singhiozzare. Man mano che piangeva, la tristezza pareva sollevarsi dal suo viso. Dopo mezz’ora la ragazza pareva più serena. Il matto allora iniziò a fare il burlone, e così facendo la fece sorridere. Più l’uomo faceva il buffone, più la ragazza sorrideva, arrivando persino a ridere.
Ad un tratto la Principessa disse “sto bene”… E il matto terminando la sua opera, se ne tornò al villaggio.

La spiegazione di questo racconto sta nella teoria dei cinque elementi. Ma di fatto, forse, io… dovrei piangere fino a sorridere e finalmente ridere.

Forse…

 

 

Attesa

Sto aspettando che il Palexia faccia il suo sporco lavoro. Me lo immagino come un’aquila che arriva nel nido e inizia a saziare i piccoli nocicettori. Questi, sazi e beati si assopiscono per un tempo utile a far in modo che io possa usare le mani o i piedi per muovermi e lavorare, per vestirmi o più banalmente soffiarmi il naso. 

Ecco. L’ho presa un’ora fa, e comincia ora a funzionare. In quanto al suo socio il Celebrex temo sia poco utile per la causa. 

So che qualche giorno fa dicevo il contrario. Ma sto osservando come funziona. Il Palexia devo prenderlo più tardi altrimenti a metà notte mi molla. Il celebrex l’ho preso alle 20,30 e a mezzanotte le mani erano un blocco dolorante. 

Ho un sonno assurdo. E provo un fastidio sordo. O meglio…  vorrei che gli altri (e per altri intendo famiglia e affetti) capissero quanto male ho addosso. Se dico “ho le mani che non so più come fare…” mi sento rispondere “eh ma io ho mal di schiena”.

Come te lo spiego io che tu tu riposi e ti passa, io invece me lo ciuccio 24/7 in forme più o meno dolorose? Eh? Come?

Passando a qualcosa di più interessante del mio stato di malattia che penso l’universo ne abbia i maroni pieni, ieri notte, ho iniziato a fare ricerche per il secondo capitolo del romanzo collettivo. Si perché il buon Roberto (Ferrucci n.d.r) ha pensato bene che uno era poco e me ne aveva commissionato un secondo. Comunque, facendo queste ricerche mi sono imbattuta nel giorno nel corteo funebre di Enrico Berlinguer. Io avevo circa 15 anni. Non mi interessavo di politica. In verità tento di rimanerne fuori anche ora, ma è una guerra persa. Però so chi era Berlinguer e cosa rappresentava. 

Capiamoci. Io non sono di sinistra. Perché mi vergogno di questa politica e dei “nostri” (purtroppo) rappresentanti. Ma all’epoca la politica era Politica. Era fatta davvero. Da uomini veri. E a prescindere dalla fede, anche la gente era diversa. Ho cercato l’ultimo comizio di Berlinguer su YouTube, era a Padova in Piazza delle Erbe, qualche giorno prima di morire. E ho capito. Ho guardato il video del corteo funebre. Ho riletto la pagina di Sentimenti sovversivi di Ferrucci che descrive il passaggio in Corso del Popolo a Mestre. I suoi ricordi svegliano i miei di un’adolescente acerba. Io in Corso del Popolo ci andavo a scuola. 

Ho capito. Quanto si può capire della propria anima leggendo? Osservando? Ascoltando? Ditemi voi, quanto? È ovviamente una domanda oziosa la mia. Però voglio rispondere comunque. È un’epifania. Una luce che discioglie ogni traccia di buio. 

Mentre guardavo, leggevo e ascoltavo, ho capito qualcosa di me stessa che non riuscivo a definire. E ho capito gli altri. Questo non mi convertirà alla sinistra. Così come non mi renderà più facile digerire questo tempo. Però mi rende libera. E questo è importante. Libera di sperare che arrivi gente come lui. Che non sia davvero tutto finito in quel giugno di tanti anni fa. 

In attesa di andare a faticare…

Può una giornata no, diventare “NO!”? 

Ovvio che si. E io sono campionessa mondiale di trasformazione. E vabbè facciamocela sta ragione.

Scrivo tanto qui perché ho voglia di scrivere per narrativa ma non ho l’energia sufficiente per farlo. Così butto parole qui.

Domanda ai miei contatti scribacchini (a proposito grazie delle ricette – e grazie anche a Bogodan) come gestire il bisogno di narrare con la confusione di come farlo? 

Il le storie le avrei. Ma nel trasporle dovrei venire meno a tutte le regole base della scrittura narrativa. E alle regole di mercato. Oltre che al patto col lettore. Insomma…  temo che nel fare una cosa come scrivere seriamente mi impantanerei in una cosa inutile anche per il mio ego 😂 (beata onestà).

Come cominciare?

Era una notte buia e tempestosa, …

Testa spalla bebi uan ciù trì…

Pausa mani. Avanti con la caviglia.
Oggi, martedì le mani mi fanno meno male. Gioia gaudio tripudio. Forse perchè l’antinfiammatorio l’ho preso alle 23 invece che alle 20? Prima però ho rosicchiato qualche gioppino con la marmellata di arance.
A proposito… no dico dopo che adesso finisco il concetto o me lo dimentico.
O forse perchè ho preso il palexia alle 23 e non alle 21?
Di fatto le mani fanno meno male, almeno per adesso. In compenso ho due zamponi natalizi al posto delle caviglie.
Testa spalla baby one two three…
Ora potrei stupirvi con Lola Falana e Don Lurio… ma ve li risparmio. Perchè ho di meglio… molto di meglio.
La caviglia ha pensato bene di gonfiarsi dentro gli stivali, ambo lato, ma soprattutto la destra. Al che, per sfilarli ho pensato alla sega circolare e successivamente alle forbici da gesso.
Alla fine ho sfilato gli stivali con la forza bruta, lasciandoci dentro scarpetta termica e calzino.
Comunque stasera replica. Cena. Poi sveglia puntata alle 23.00, droga generosa, poi pisolino (sempre se fattibile) fino alla 1.30.
Ho però l’amaro sospetto che così facendo, dovrò slittare di ora in ora, per tutelarmi la copertura notturna.
Spero di vedere la reumatologa quanto prima. O qualsiasi altra figura di medico anti dolore.

Ora poss domandare a quelle quattro anime pie che mi leggono: una ricetta seria (poco zucchero e con l’utilizzo delle bucce) di una marmellata di limoni?
Ho dei limoni spaziali, con una buccia spessa e aromatica e soprattutto sono bio.
Mi date qualche suggerimento?

Ed ecco a voi…Balla con ciuffetto!

Cogito ergo… bum!

Oggi finito presto in sala. Ho ancora le mani ghiacciate, tanto che digito lentamente, perchè ogni minimo colpetto alla tastiera origina una deflagrazione a livello neurone.
Settimana lunga. Pesante e lunga.
L’amato bene è influenzato e dunque casa è colonizzata.
Lo ammetto, quel tempo da sola, a casa, tra un sonno che mi schianta e un telefilm magari trashoso ma che mi permette di non pensare, beh è il “mio” spazio.Non avendone altro, sono gelosa del poco che ho. Tempo per altro che non mi sogno nemmeno per sbaglio di utilizzare per fare delle pulizie se non di creanza, giusto per non scavalcare i covoni di polvere (in veneto si dice “gattoi”).
E’ una settimana che penso: oggi aspirapolvere e swiffer.
E’ una settimana che dico: domani.
Prima, per errore, cliccando sui follower di questo blog, sono finita su un blog di fitness. Essatto. Per errore, perchè di mia sponte non ci sarei finita mai.
Sequenza infinita di pollastrelle tra i venti e trent’anni in forma, con addominali da paura, e sotto la didascalia: yoga, squat, running, etc.
Mi sono sentita in colpa. Il mio peso e la mia forma fisica richiedono interventi drastici: tipo cucire la bocca, recuperare un veganesimo rigido e marziale sommato ad una dieta low carb, e mio malgrado muovermi di più.
E sono stanca di una stanchezza infinita.

Ora sono in ufficio. Colleghi seduti sparsi. Uno di loro puzza. Ha un’odore insopportabile addosso. Si cambia una volta alla settimana, un pile che sta in piedi da solo. Ho lo stomaco che protesta seriamente, e anche il cervello ballonzola mica poco.

Certo che passare da un appartamento colonizzato da “soglia di tolleranza zero per un po’ di tosse” e questo odore infame, per poi tornare a “sto per morire con un colpo di tosse” è insopportabile. Così come è insopportabile un senso dell’umorismo inesistente, la considerazione di FB come fonte di notizie certe, o polemiche sterili alle quali ormai non reagisco più.

E’ una precoce morte dei sentimenti.
E’ il desiderio sempre più forte di estinzione.

Vi lascio con una poesia. Sempre lei. Luigia Gigia Pagnin

Un tempo la donna cucinava
nella caligine,
tra nere stoviglie.
Oggi, aiutata dalla plastica,
ha bianca
persino la fuliggine.

Con ciò
non è
che sia mutato di molto
il suo destino.

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a Me Mi Piace

Giorni solitari i miei.
Al lavoro, come a casa, come nel mio tempo.Con gente attorno, gente che non tollero più. Perciò, scudi alzati e via andare.
Almeno piovesse. L’aria sarebbe più morbida, profumata.
C’è un silenzio quieto. Almeno questo.
Evito di commentare, di parlare, di dire.
Finirebbe in polemica o peggio in insulti. Perciò canticchio nella testa, o penso.
Mi rifugio a Bologna un pomeriggio di venerdì a guardare la Mostra su Bowie.
Canticchio Space Oddity.
Penso alle foto ad una foto di Nile Rogers e di David durante la collaborazione su China Girl.
Intorno brusio. Parlano. Perchè parlano? Perchè il mondo non ha un pulsante per l’audio?
Perchè mi rivolgono domande o mi parlano dei loro cazzi?
Ten… Nine… Eight… Seven… Six…

This is Major Tom to Ground Control
I’m stepping through the door
And I’m floating in a most peculiar way
And the stars look very different today
For here
Am I sitting in a tin can
Far above the world
Planet Earth is blue
And there’s nothing I can do

Fa freddo di nuovo. Il Palexia non copre più le 12 ore. Il Celebrex fa il suo dovere ma non stacco mai. Una volta al giorno e guai saltare. Non riesco nemmeno a fare le scale o a vestirmi.
Liste d’attesa interminabili per la reumatologa.
Tra poco c’è anche da vedere il buon Mario per il controllo dei sei mesi.
Poi boh…
Non riesco a guardare più in là della prossima ora, quella che mi avvicina al letto, alla confezione di Palexia, al mondo dei sogni.
Paradossalmente adesso come tocco letto dormo. A slot, ma dormo. Per non pensare, per non dover ascoltare questo fottuto brusio del mondo. Eppure ho sempre sonno, sempre freddo, e haimé sempre fame.
Il peso sale, il dolori aumentano, e così via.Ho buttato via tutto. Fanculo anche a mé. Esiste il tasto “Spegni Diana”?

Can you hear me, Major Tom?
Can you hear me, Major Tom?
Can you hear me, Major Tom?
Can you “Here am I floating ‘round my tin can
Far above the moon
Planet Earth is blue
And there’s nothing I can do”

Ok. Non esiste. Pazienza.
Ho cominciato ad avere paura del cellulare. Mi mette ansia guardarlo, vedere che squilla. Mi mette angoscia.
Per questo mi spengo.

Ora è tempo di andare a casa. Sono le 7.58. Ho le mani congelate e doloranti. Ci ho messo una vita a scrivere queste righe.
Vi lascio con questa poesia…

 

Non inquietarti con me
quando io sono inquieta

il mio amore per te
non patisce incertezza

ma di aderirti non chiedermi
come alla mano il guanto:

Io, sono io,
tu, sei l’altro.

Luigia (Gigia) Pagnin