E’ dunque arrivato.

Il freddo è arrivato.
Continuo a tenere d’occhio le mani, se cambiano, se si gonfiano.
D’altronde l’acqua gelida non è di aiuto. Fin che reggo, proseguo. Fin che ce la faccio.
Poi arrivo a casa, e le mani fanno un male cane, che non sai dove metterle per provare sollievo.
Il caldo le fa indolenzire, il freddo le fa indolenzire…
E poi non dormo. Tipo ieri, sono arrivata a casa relativamente presto, doccia, mi sono infilata a letto. Ma niente pace. Mi sono alzata, ho coccolato la Pigolz che ultimamente ha iniziato a stalkerarmi per una “dose” di formaggio grana.
Esatto. E’ una drogata del cazzo di formaggio grana… e che sia parmigiano altrimenti te lo snobba.
La mamma di M. mi ha mandato un sacchettino di formaggio. E’ una guerra persa farle capire che siamo vegani. Ma comunque vabbé finchè è grana, diciamo che sorvolo, mentre provo ansia per un pezzo di speck o qualche polpetta di carne.
A me dispiace lo spreco, perciò indecisa se regalare il formaggio, l’ho messo nel frigo. Qualche giorno fa, apro e lo vedo. Sapendo che la tizia baffuta ne va pazza, ne ho messo un paio di cucchiaini in una ciotolina. L’avessi mai fatto. Da quel giorno maledetto, ha iniziato una campagna persecutoria, ignorando crocchette e tutto il resto. Come mi siedo in divano per guardare la TV o mi sdraio sul letto, lei si piazza ad incrocio sguardo e mi fissa come se stesse per scatenare la prima guerra nucleare. E non demorde. Se la ignoro, inzia a farsi le unghie sul fondo delle sedie, o a correre come un cavallino pezzato per la casa, cercando di provocarmi.
Tra un pò la troverò che mi ruba gli euro dal portafogli per procurarsi la dose di grana.
Ma dico io… gatta schifosa, mangia meglio di noi cristiani e ancora ha il coraggio di comportarsi come se tutto le fosse dovuto. Non c’è più religione. Questo è certo.
Comunque per terminare il discorso iniziato, alla fine ieri ho dormito un’ora e mezza in tutto. Dalle 23.30 di ieri sera alla una e un quarto di stamattina.
Ho passato la mattinata e il pomeriggio a cercare pace per l’anima e per le mie mani indolenzite.
Poi c’è la questione fine settimana. I dolori si fanno più intensi, e la notte ormai non riesco a dormire. Così arrivo a passare una domenica stanca, senza capacità.

Ho inziato a fare una cosa su FB. Una meditazione sulla gratitudine.
Per sette giorni postare almeno tre motivi per essere grati.
All’inizio sembrava facile, poi col passare dei giorni, mi sono resa conto che ho iniziato a ripetermi.
Oggi sarà il settimo giorno.
Mentre scrivo rifletto su quanto ho scritto e penso: ma davvero abbiamo così poche ragioni per essere grati?
Riformulo: ma davvero HO così poche ragioni per essere grata?
Non posso parlare per tutti, sarebbe presuntuoso. E dunque penso per me. Davvero la mia vita è così piena di confusione che non ho grandi ragioni di gioire?
Eppure, non è sempre stato così.
“Lascia stare che hai avuto anche tu i tuoi bei disastri a cui fare fronte”…
Si vero. Come tutti. Però sono una che ha fatto della resilienza una propria caratteristica.
Combatto. Barcollo ma non mollo. Però non posso in coscienza dire: che vita meravigliosa.
Lo è stata. Quando era piena di mia madre, di un paio di occhi blu che avevano fame di mondo, di un Dojo silenzioso, quando era piena di misticismo tenero, profumi di incenso, olio da massaggio.
Adesso tutto questo non c’è più inghiottito da una vita difficilmente digeribile.

A Giudecca sono ripresi il corsi e il romanzo collettivo. Ho già saltato due lezioni. Una per impegno e la seconda perchè fisicamente non riuscivo ad affrontare il pomeriggio. Arrivata a casa quasi a mezzogiorno, mi sono messa a letto che era l’una e qualcosa. Alle due e mezza avrei dovuto partire per essere alle 16 alle Zitelle. Io ho anche messo la sveglia, ma tra la pioggia, tra la prospettiva di tornare dopo le 20 con solo un’ora e mezza di sonno addosso, non mi ha permesso di affrontare la giornata. Me ne sono tornata a letto, con un senso di colpa da una parte e il sollievo di aver allontanato ancora per qualche giorno la responsabilità di completare lo scritto, che a dirla tutta non ho più voglia di terminare.
Non ho più voglia di scrivere niente. Penso solo: a che ora si va a casa oggi? A che ora si tocca letto?
Anche ora, la mancanza di sonno, il freddo che mi schianta le gambe e le mani, la stanchezza, sono mortali.
E sono solo le 6.27 – devo aspettare che i venditori tornino, passare alla Fidimpresa, e finalmente se il Cosmo vuole, raggiungerò il letto, scavalcando prima la baffona tossica.
Mi sto perdendo tanto. Fette di vita che non torneranno mai più. Ne sono consapevole. E nel frattempo?
Cerco buoni motivi per essere grata.

gratitudine

Sbadabang!

Ci sono delle cose che quando le faccio mi sale l’ansia. Una di queste è entrare nel mio conto corrente on line. Ho paura di guardare il saldo. Mi prende un’ansia assurda, simile al panico.
Sempre in bilico con gli euro, è comprensibile che io tema di vedere in quali condizioni sto versando.
Ieri giornata mica tanto bella, causa dolori a braccia, mani e gambe. Tanto che ho fatto tutto un dritto dalla una e trenta del mattino fino alle nove di ieri sera. Non sapevo dove mettere le braccia. Così mi sono alzata dal letto, sentendolo più una pena che un conforto, e sono andata in centro a consegnare dei documenti.
Amo camminare da sola, soprattutto in quell’orario dove la città assume le sfumature scure delle sere invernali.
La gente torna a casa, cammina con un passo lesto, più veloce rispetto al mattino.
La stanchezza può essere una buona alleata. Ti permette di pensare lentamente, di ripassare, di meditare. Attorno, tutto pare ovattato, anche se il rumore di fondo è forte e nemmeno poi così lontano.
Ciò che mi angustia non è solo come mi sento io, ma soprattutto, ciò che mi accade attorno.
Le persone sono infelici. Chi per una ragione, chi per un’altra, di fatto è diventata sempre più una rarità la risposta positiva alla domanda “Hey ciao come stai?”.

In questi giorni, pensavo all’amicizia. E pensavo anche al concetto di “migliore amic*”.
Quando si andava a scuola, il/la migliore amico/a era quasi sempre coincidente con la condivisione del banco, dei compiti a casa, dell’ora di catechismo e del tempo libero passato a camminare su e giù per i viottoli interni che portavano a scuola o che fortunosamente passavano davanti al cancello della cotta di turno.
Alla mia età, i migliori amici sono scelte di sangue. Sono quelle persone che  portano sulla pelle, sulla faccia e nelle parole, un vissuto pieno di significati, che non amano esprimere. Solo che a te, e solo a te, è dato di leggere.
Non è necessario che tu per loro copra il medesimo ruolo, sono una tua scelta, sei tu che hai accettato di vederli, leggerli. Sei tu che decidi che da un certo istante, loro sono i “migliori”.

Uno di questi è GD. Io e lui non ci vediamo mai. Ma non ci sono zone morte nella nostra amicizia. Anche se vedersi è una rarità, non c’è alcun imbarazzo o discontinuità. Eppure con lui parliamo anche di argomenti forti.
Condividiamo e confidiamo. Con la certezza assoluta del non giudizio.
Settimana scorsa mi è venuto a prendere e siamo andati a Bologna. Mostra su David Bowie.
Ricordo un suo commento lasciato sul faccialibro “con le lacrime agli occhi, anche se non mi ritengo un fan”. Io invece fan lo sono. E la mostra ha radicato ancora di più la mia sensazione di “fortuna”, nell’essere stata sua contemporanea. Di avere respirato in questo mondo contemporaneamente a lui e a molti altri come lui.
La cosa però più forte, intensa, è stata appunto condividere tutto questo con GD.
Sono quel genere di situazioni che fanno di un’amicizia, una grande amicizia. La possibilità di avere ricordi densi in condivisione.

Di uomini come GD, ho la fortuna di conoscerne qualche altro. Caratterialmente diversi, con situazioni di vita, spesso opposte tra loro e opposte alla mia. E mi scopro nel tempo, a sceglierli e risceglierli, compagni di viaggio preziosi. Rari.

Apparizioni a schermo intero.

Buongiorno, anche se sono le 5.41 e tra un (Bel) po’ me ne andrò a dormire.
Voi come state? Come sta iniziando questo autunno con profumi invernali?
Io non porto con me niente di buono haimé. Ma l’ironia mi salva. Altrimenti sai che vita piatta?
La stanchezza ha la meglio. Lavoro, casa, dormire, lavoro, casa dormire. Brevi tratti di vita si affacciano, ma io provo quel disinteresse tipico felino, di una gatta agée che guarda un umano sciocco che tenta di imbonirla con crocchette di dubbia consistenza. Si si, tutto molto interessante *sbadiglio*, ma passiamo ad altro…
Si è capito l’esempio? Senza fare nomi neh… Senza fare nomi ne cognomi.
Non scrivo più. Non provo alcuna propensione, non sento alcuno stimolo, non ho più voglia. Le storie non arrivano, sebbene le suggestioni ci siano.
Leggo pochissimo. Mi sono immersa in brani fugaci, come sveltine consumate con le spalle al muro, e pochi colpi dati senza attenzione. Fruizione mera dell’istante. Il resto, come dire, è accessorio.
Ho voglia di usare le mani, fare qualcosa di creativo. Ultimamente penso spesso ai mercatini artigianali. Ma le mie mani, delle quali andavo (passato) orgogliosa, ora sono doloranti e stanche.
Stamattina ho fatto una fatica bestia anche a fare le cose più banali.
Già perché la mia nuova amica, non mi da molta pace.
Ieri fatta visita a Mestre per la terapia del dolore. Ci sono novità, ma sono dure da digerire. Se poi si somma un’altra bella presenza (linfedema secondo stadio), comparsa già da un po’ ma ora conclamata, e che faccio fatica ad accettare, beh allora il gioco è fatto.
Meglio spegnersi. Meglio non pensarci troppo, o si rischia di fare danni.
Così la fuga è il letto, con la micia che viene a tormentarmi per coccole ogni due minuti. A lei non interessa se sono stanca, ho sonno, o la mia testa è piena zeppa di insulti verso il cosmo. Lei è prioritaria. Ognuno pensi a sé che per gli altri ce n’è. Ha ragione. Il suo felino egoismo, il suo stoicismo, la perseveranza nel tormentare gli umani, non per coccolarli, ma per farsi coccolare, è l’esempio di come dovrebbe girare la vita.
E’ per questo che la amo. Perchè lei pretende di essere amata, e non ammette defezioni. Lezione di vita importante, interessante.
Mentre scrivo mi viene in mente un pensiero: mi mancano i commenti di Miri. Lei era una certezza, una costante. Aveva questa capacità rara di esserci e di seminare briciole per farti trovare il lume della ragione. Più di tanti altri in effetti.
Ecco. Una grave perdita la sua.
Attendo che il buon Alex torni e poi doccia calda, cerotti di lidocaina su mani e nanna bobbò…
Verrà un momento buono. Lo so.
Io sono una che i tunnel si rifiuta di arredarli, anche se sembrano particolarmente lunghi. Hai voglia a dire che non se ne esce mai.
Io nel dubbio corro in avanti, cercando di valutare le possibili via di uscita.
Ieri sera, da sola, in mezzo alla strada, in un attimo di follia, ho iniziato a muovere le braccia come fa la Hostess in aereo. Indicando le possibili vie d’uscita e il sentiero luminoso verso i portelloni.
Un ragazzo moldavo mi ha fissata strana, avrà pensato che fossi ubriaca.
Io stavo solo ridendo di me stessa…

Seguire il sentiero luminoso, le porte sono alla Vostra destra e sinistra. Togliersi le scarpe e gonfiare il salvagente.

Rear view of flight attendant indicating exits to passengers in airplane

Rear view of flight attendant indicating exits to passengers in airplane

Involuzione…

Oggi, va segnato sul calendario.
Anche ieri in verità. Ma oggi va segnato in rosso. Per memorandum.

Stasera col commercialista si parlerà del futuro di questo lavoro.
In due hanno già deciso che sarà pollice verso.
E adesso bisogna ricominciare a guardarsi intorno.
Ma soprattutto brucia la delusione dei discorsi fatti stamattina. Qualsiasi direzione si prenderà, mi sono resa conto per l’ennesima volta che tutti si preoccupano per tutti. Ma nessuno si preoccupa per me.

C’è qualcuno a cui serve un’attempata signora con tante cicatrici e una malinconia radicata fino nel DNA?
Astenersi perditempo.

Domino

Da quando sono tornata, è stata una sequenza interminabile di eventi.
Si sono riaperte le ferite, con ovvia corsa al pronto soccorso. Mi sono influenzata. Mio fratello si è rotto ed è stato poi operato al tendine di Achille e ne avrà per mesi. Io che sono rientrata anticipatamente al lavoro, con il corpo che protesta.
Poi… Si e poi, il ciclo che si è ripresentato dopo quindici giorni, il commercialista che ci da segnali allarmanti, e tutti intorno a me sembrano impazziti.
Io non rispondo più ai messaggi, alle email. Persino al telefono.
Evito di comunicare con l’esterno, perchè mi ritroverei a vomitare malessere. Perciò indirizzo l’auto verso casa, e anche se non dormo, fingo di farlo. Parlo lo stretto necessario, mi relaziono anche meno.
Non è cambiato niente. Non è migliorato niente. Non è diverso niente. La linea è sempre quella, impazzire, impazzire. E poi abbandonarsi ad un pianto che alla fine non risolve niente.
Si beh, c’è chi sta peggio no?
Ogni volta che leggo “si supera anche questa”, “vedrai che ce la fai”, “sei forte e ce la farai”, mi chiedo: ma a fare che? Si supera per quale ragione? Che senso ha tutto questo?
Rieccomi a tifare cappio.
Ieri mi arriva un messaggio: hai tempo per due parole?
Che poi immagino non saranno due, ma un fiume. Perchè la mittente del messaggio è una di quelle che se non vomitano non si sentono affatto meglio. E i suoi problemi sono più importanti di qualsiasi malessere tu possa avere.
E fosse l’unica.

Se poi, appena torni a casa ti scontri con il male cosmico, che ovviamente è più del tuo, e richiede un bel po’ di pazienza e attenzioni, allora il gioco è fatto: ti seppellisci nel letto, sperando in una botta di sfiga, che non arriva.

Adesso ho le gambe che mi pulsano, un principio di tosse, il naso chiuso e una stanchezza che mi fa desiderare di andarmene. Ho anche un freddo vecchio, antico. Che non passa. Non passa proprio.

Prendere delle decisioni…

Ed eccomi qui, dopo un bel po’ di silenzio.
Non è stato un silenzio dettato dall’intervento, no.
Colpa di tutto quello che stava accadendo e che non mi lasciava tranquilla.
Il moltiplicarsi di problemi, in forma verminosa, che non mi ha permesso di concentrarmi sull’unica cosa davvero importante. Guarire.

Di cose ne sono successe davvero tante.
Ad essere onesta non ho voglia di stare qui a raccontare.
Lo farò, ma non stamattina. Per ora mi godo questo istante in cui ho preso una posizione riguardo a molti fronti della mia vita.
Non è stata una gran fatica, hanno fatto tutto da soli.
Una risposta data male, o semplicemente non limpida, scazzata, un commento inopportuno, un atteggiamento sgradevole. Di fatto… grazie per esservi levati dalle palle.
Voi ancora non lo sapete, ma ora, sarete ripagati della medesima moneta.
Tutti. Senza appello.
Per ora ho accantonato la scrittura. Per un bel po’ di tempo. Lascio i progetti. Quello che è fatto è fatto, se vogliono lo prendono così com’è, altrimenti non posso fare.
O dormo, o scrivo.
Ieri leggevo su FB Che Franzoso, terrà un corso a Padova. Se non fossi così stanca, ci andrei. Ma per adesso la vita ha una priorità assoluta.
Perciò basta scrittura, basta lettura.
Fermo anche il BDSM (che è fermo già da tanto). Fermo i rapporti umani, le persone.
Per adesso tuteliamo dell’altro. Questa vita che ha vinto, sulle mie necessità e sulle mie passioni. Privandomene.
Poi, si vedrà.
Come quelle persone che per vivere il loro sogno, hanno atteso la pensione, dopo anni di fabbrica.
Passando da talenti a amatori. Perchè il talento, senza costante esercizio, rimane una potenzialità che non verrà mai espressa.
Insomma, vada come vada.
Il tempo ora mi serve. Lo devo applicare al sonno, al produrre, al fare.