Vabbè

Facciamole andare queste dita.
Perchè di cose da dire, ne avrei anche, ma manca il tempo.
Per fare quello che vorrei, dovrei semplicemente smettere di dormire.
Così facendo mi ritroverei tempo per scrivere, tenere pulita la casa, frequentare amici. Invece niente. Dormire mi serve. E il tempo che rimane è pieno di cose fatte ad minchiam. Come sempre no? E nessuno che da una mano quando serve.
Detto ciò, di che vogliamo parlare?
Del fatto che sono in crisi. In crisi con la scrittura, in crisi con i rapporti umani, in crisi col cibo. Niente di nuovo. Sempre la stessa storia. Io non cambio mai. Ripeto ciclicamente ogni genere di situazione, finchè non esplodo.
Dovrei fare come McEwan in “Farfalle”. Raccontare il male dal punto di vista del male stesso. Un male inconsapevole e dunque un male più o meno crudele?
Farfalle inizia così:
“Giovedì ho visto il mio primo cadavere. Domenica non avevo niente da fare.”
Prima persona, tempo presente, presenza di flashback. Il male che racconta sé stesso, inconsapevole. Qualcuno che per un ritardo (emotivo, intellettivo, dello sviluppo, sentimentale), fa qualcosa di assoluto e terribile.
Quando noi raccontiamo il nostro male, quale punto di vista usiamo? Quasi sempre di quello della vittima, di chi subisce, il ruolo che assumiamo davanti allo schifo della vita. Un male, quello di vivere, che è inconsapevole, come quello di McEwan. Non sa di essere male, e si accanisce con una violenza infinita.
Elucubrazioni che alla fine sono in odore di “supercazzola”.
La cosa che più mi disturba, in tutto questo casino, è che mi sento una ciofeca su zampe. Ho dubbi su quello che scrivo, sul mio essere in grado di scrivere. Non mi fido più del giudizio delle persone che ho attorno.
Mercoledì ho avuto un confronto con la psicologa, donna che comunque, ancora non so se è la persona giusta. È, a mio personale avviso, troppo religiosa.
Penso che ci siano figure che per necessità, debbano essere scisse dalla religione. In particolare, quelle che hanno a che fare col giudizio, con l’aspetto sanitario e con l’insegnamento.
La scuola, la sanità e la legge, dovrebbero garantire laicità.
Poi, nessuno discute i credo personali, ma nel lavoro, non dovrebbero essere discriminanti. Se sei contrario a determinate cose, vendi carrelli elevatori, non fai il ginecologo. Se non sei in grado di scindere le due cose, hai sempre innestato un filtro che non ti permetterà mai di capire cosa ti sto dicendo.
La religiosità la gestisci nel tuo privato, non nel rapporto professionale.
Io sono una persona con una profonda spiritualità, a dispetto di quanto appare. Ma questa spiritualità, la gestisco in modo intimo. Non condiziona in nessun modo i miei rapporti. E così penso debba essere in generale.
Btw dicevo, che parlando con la dottoressa, mi sono accorta di quale montagna di rabbia alberghi nel mio io profondo.
Sono stata cresciuta a pane e ingiustizia. E questo ha generato in me il sentimento del vendicatore. Tendo a diventare aggressiva quando mi trovo davanti a persone che sono ingiuste o scorrette.
Ho usato un termine: “mostri”.
Le persone sono mostruose nei loro istinti più meschini.
La psicologa ha concordato. Mi ha comunque suggerito di lavorare per smaltire queste tossine dovute alla rabbia per i torti subiti e che non ho mai elaborato del tutto.
Tutti questo cattivo sentimento si spalma sulle cose che dovrebbero essere belle, liberatorie. Mi fa mettere in discussione ogni aspetto della mia vita. Ivi compresa l’urgenza di scrivere. Si, perchè non so se sarò mai una scrittrice. Perchè non s quanto sono disposta a prostituire tutto quello che sento.

C’è questa canzone. Bella da morire.
Bella da vivere.

Uollicenter e penzieri

Sono, come da titolo al Valecenter. Passaggio da “quello giusto” alla ricerca di scarpe.

Provate un paio di Kors mica da ridere però sono fuori allenamento da trampoli. È da quando ero una magra bypassata che non li porto. Circa 17kg fa… mannaggia a me.

Poi un paio di Nero Giardino. Bellocce ma da nonna Abelarda. No…

Così sono entrata al Valecenter per mangiare una cosetta (ma il correttore non sa che una “cosetta” può anche essere una cosa piccola e non solo il nome proprio di persona? L’ho corretto trenta volte!)

La commissione per giovedì prevede di riscrivere un testo di Calvino col nostro stile. Ma mi sa che la cosa me la sono già giocata con Carver.

Però un’idea 😊 forse forse…

Il racconto è “l’avventura di un soldato” tratto da “gli amori difficili”.

Sotto vi posto il film (un corto) per la regia di Nino Manfredi che interpreta il Fante Tomagra. Consiglio: leggetelo prima e vedetelo poi. Altrimenti su “ad alta voce” lo trovate letto da Manuela Mandracchia. In ogni caso ne vale la pena.

Dicevo: penso.

Penso che sto sbagliando. Ho parlato con la psicologa delle mie amiche. Dei rapporti conflittuali o semplici. Dal fatto che io sono spesso manchevole.

Mi ha chiesto se qualcuno di noi fratelli avesse l’abitudine di mentire. Candidamente ho risposto “io”.

Mi ha chiesto che bugie e perché.

Le ho raccontato alcuni episodi, fino a quanto successo con una persona, un qualcosa di molto grave.

Il problema non erano le bugie in se, ma i motivi.

Da parte mia la mancata capacità di comunicare un disagio. Accade. Così il tutto ha preso la forma di un rancore cancrenoso e vigliacco.

Da parte sua le ragioni sono altre.

Ma alla fine, mentire è causa della mancanza di coraggio?

La pizza romana mangiata anche di gusto mi si sta ricomponendo… non mi smentisco mai eh?

Vabbè torno a casa dalla piccola canetta trevigiana… ho il sospetto che senta la mia mancanza. O io la sua…

Time

È qualche tempo che provo a scrivere e non riesco.
Troppi impegni, troppe cose da fare di corsa, troppo male ovunque.
Col caldo le infiammazioni si fanno sentire di più, i bisogno di silenzio dai dolori anche.
Accade che attorno a me c’è agitazione: il fratello che si sposa, il viaggio da fare e che anima non poco A. e la sua famiglia, il lavoro.
Per me è tutto molto faticoso. Unica cosa che sembro tollerare bene, è il tempo del lavoro. Non so perché, ma fare cose ripetitive è rassicurante.
Settimana scorsa ho visto anche la psicologa. Due ore di seduta e quando sono uscita il mio unico desiderio era dormire.
Non ho nemmeno tanto voglia di andare a scuola, tanto che martedì ho saltato e giovedì, ho fatto si lezione, ma con una fatica insana.
Ho voglia di uno spazio per scrivere. Ho bisogno. Ma non ho aiuto da chi dovrebbe fornirmelo e così mi arrangio rubando spazi.
Chiedo a chi di voi ha scritto: quanto tempo ci impiegate a completare un’opera?
Come procedete? Scaletta ->Stesura->Editing etc…?

In questi tre giorni, ho avuto a casa là cagnolina di mio fratello. Ha un problema di siero che le esce dall’orecchio. Il veterinario di mio fratello dice che non si può fare niente, che è anziana e a parte pulirla c’è poco altro da fare.
A me sembra persino impossibile. Si vede che l’orecchio le da noia. Oltre che cattivo odore. Qualcuno sa cosa fare?

Si lo so, potrei chiedere a cloaca mundi che tutto sa, ma FB proprio mi è indigesto. Pubblico poco e cose abbastanza ovvie, quasi sempre senza commento.
E poi cosa voglio dire la mia a fare? Tutti, a quanto pare, hanno un’opinione, e la ritengono fondamentale. Non solo, non sono nemmeno disposti a cambiare idea davanti alla logica. Questo in particolare ai seguaci del Capitan Bacioni.
Le più raccapriccianti sono le donne. Quelle che difendono sto Babbeo, augurando alle altre donne stupri, botte, etc. Le stesse che votando lega, appoggiano Pillon.
Vabbè ma ora siamo al sicuro no? 🙂

Nebel

Stanno abbracciati stretti
una miscela di carne così ricca di giorni
dove il mare tocca la terra
lei vuole dirgli la verità

A quanto pare sembra che andrò in ferie. Dopo anni. Passaporto ritirato e un’inquietante programma che prevede un matrimonio etnico, visite a parenti altrui e un eccesso di ospitalità.
E vabbè. Il resto è optional giusto?

Sto scrivendo molto in questo periodo. Quel “stupendo” mi ha messo una sorta di dovere/responsabilità/ansia…
Ho capito che per tenere coerente il testo devo scrivere solo quando ho un determinato stato d’animo. Se scrivo in altri momenti, devo scrivere dell’altro, perchè il mio personaggio principale ha un suo modo di comunicare con me e devo essere sintonizzata su quel modo. Altrimenti non è lei che parla, ma io.

Per martedì devo proporre un testo di interazione, che se voglio, può far parte dello scritto. Eh bella lì. Che si fa quando il cuore e la testa vogliono scrivere altro?

Sono furente e stanca. Perciò il mio scritto è tutto dedicato al mio testo principale.
E’ lei che me lo chiede. Lei è furente.
Ammettiamolo, non che le cose vadano così bene da poter dire “oh scriviamolo un poemetto d’amore”.
Ma quando mai?

Una ragazza ha già inviato il testo completo. Si vede che ci lavora da molto tempo.
E’ una storia carina, scritta in buon italiano. Poi però alla lettura… mah…
Io continuo a tenere davanti a me la domanda: perchè scrivo? Cosa voglio dire quando metto le parole in un certo ordine?
Non è sufficiente scrivere, non è sufficiente nemmeno avere una storia da raccontare. La storia deve avere un valore. Aggiungere qualcosa a chi la legge e togliere qualcosa a chi la scrive, altrimenti non vale. E’ una finzione. Un inutile produzione di plastica.

Sto leggendo “Il Conformista” di Moravia. Ho scoperto dopo metà libro che esiste un film nientemeno che di Bertolucci.
Il libro è pazzesco. Il linguaggio piuttosto barocco non aiuta, ma la storia è davvero potente. Ecco… è una di quelle storie che ha un senso raccontare, anche se il Marcello giovinetto è più interessante del Marcello adulto e spia del regime.

Quando voglio staccare con la testa, leggo qualche racconto di Dazieri e devo dire che sono sorprendenti.
E l’ineffabile Calvini, con Carver e McEwan.
Vorrei una vita da gatto. Un gatto che legge libri.
O come Firmino. Un ratto di biblioteca.

Vivere e morire leggendo.
In fondo è una gran bella morte no?

Mannaggia a me che sono Re!

Se si cerca su Wiki la voce “Malditestafotonico” appaio io con la faccia di stamattina.
Da ieri sera ho lo stomaco in disordine. Serji mi canta nella panza “Disordeeeeer… Disordeeeeeer…”
Ieri notte sono ri_capitati i carabinieri, per un saluto e due chiacchiere.
La cosa fa anche sorridere, perchè erano le tre del mattino, che per i diurni sono come le tre del pomeriggio, appena dopo pranzo.
Sono buffi sti due elementi, in particolare il più anziano che ha una flemma di rara portata.
Si parla di tattoo, esperienza, poi scoprono che io mi sono sospesa più volte con i ganci. Il più giovane si fa prendere dalla cosa. Dice che è d’accordo e che nella vita bisogna provare tutto. E poi se ne esce con una supercazzola che tutti indistintamente abbiamo fantasie omosessuali.
Il più vecchio mi guarda e fa: “Nel mio vaso, non si piantano fiori!”
Son morta dalle risate.

Ho cose da dire. Le dirò. Ora ho bisogno di farmi passare sto mal di testa.

Mio diletto amore, tramonta il sole.

Manco da un po’ su questi schermi.
Manco da un po’ anche a me stessa.
Però il tempo della rinascita è vicino, dunque non mi lamento.
Progetti tanti, conferme tante, voglia di una primavera che questo nov… ops, maggio non vuole concedere.

Sto vincendo la mia sfida personale.
Mi ero preposta di convincere cinque scrittori su cinque. Se anche solo uno mi avesse detto “Diana vai a zappare l’orto”, io avrei mollato.
Ieri sera mi sono beccata un “E’ stupendo”.

Non un “bello”, o un “mi piace”, ma “stupendo”.
E’ una parola che mi annichilisce. Nel senso: e adesso? Sarò in grado di mantenere questa parola per un intero scritto/romanzo/quel che è?
E’ come se mi avessero detto che visto che so fischiettare probabilmente potrò scrivere il Requiem di Mozart.
Cazzo.
Ma cazzo cazzo!

Passato il primo momento di entusiasmo dove mi sono sentita mezzo metro più alta e sono ingrassata di dieci chili, mi è venuto il momento: ma porcapupazza! E adesso? Che faccio? E se non riesco? E se deludo? E se i colpi li ho già sparati in quelle tre micragnose di paginette e dopo non c’è più niente?

Apposto. Popo popo… apposto.
A volte davvero vorrei essere una Tourettica con coprolalia. Tirerei un mare di saracche che scenderebbe la Madonna e mi darebbe quattro ceffoni.
Ma sono una Signora. Una Lady. Anche se veneta, vecchia, con gli ormoni instabili, manesca e in sovrappeso, perciò altamente giustificata in caso di saracche lanciate a manate verso l’universo.

Per così poco? Eh fosse solo questo.
Domenica mio padre ha scaravoltato l’auto facendola riposare sul fianco come i cavalli.
Praticamente non ha inserito il freno a mano, l’auto è partita giù dalla rampa del garage e ha trovato sul suo percorso un trabattino abbandonato sul pavimento. La ruota ci è salita su e indovina? Ha spiaggiato la SMART. Tanto che il lunedì i miei fratelli se la sono dovuta ribaltare loro.

Ora, non è che la nuvola di  Fantozzi me la sono adottata io e più che una nuvola è diventata un cirro o meglio un ciclone?
Perchè diciamocelo, in quanto a sfighe io… Continuo a sostenere che chi vive una vita normale deve avere una gran bella vita. Io non so… ho questa capacità… che persino i gatti neri si toccano i maroni quando mi vedono.

Ho anche tanta voglia di fare male. Per gioco. O forse per amore. Ma quella sensazione… mah… mi manca davvero tanto.
Mi mancano quei we con Miri, H., Frank, Reddie, Juaaa, Ale. Mi manca quell’atmosfera piena di tensione e paura, quel delirio…
Mi mancano quei pomeriggi pigri a casa mia o in studio, dove avevo tutto il tempo di far piangere un’anima.
E di amarla.
Mi manca anche una banale passeggiata al mare, camminare in un bosco, raccogliere ciliegie, guardare stupita un panorama che toglie le parole, un tramonto che ti scalda la pelle.
Mi mancano le piccole cose. I miei amici.
Questa vita, davvero ha finito di rompermi il cazzo.

Vabbè metto un videino che rappresenta il mood di stamattina.

A proposito: anche Felpa Pig ha rotto il cazzo. Lui, i fascisti analfabeti, i razzisti, i picchiatori di bambini, i picchiatori di animali, i fumatori, quel gold_one di collega che ho, cha mi fa venire sempre più il voltastomaco.

Insomma: oggi m’hanno proprio cacatoilcazzo.

Posso dire che nonostante il momento Tourette, resto sempre la miglior veneta del pianeta?

Yeah!

Embeh…

Pochi istanti per raccontare qualcosa.

Innanzitutto… l’ho fatto.
Mi sono comprata un IPad Pro retina da 12″ con penna e tastiera.
Mi è costato un rene e parte del fegato, ma adesso giace in casa mia come un pisello in un bacccìello.
Ci amiamo di grande amore.

Poi… ups! l’ho rifatto…
Mi sono iscritta a scuola, a Venezia, e ho sfidato me stessa.
Il corso è tenuto da 4 scrittori. Se anche questi quattro diranno “ladddiana deve scrivere” allora non ho più scuse: dovrò produrre un super best sellers.
Ma se anche solo uno mi dice “è brava ma non si impegna” allora mi do alla coltivazione di peonie in vitro.

Poi… finalmente sembra che la storia del passaporto sia quasi al termine. Burocrazia del cazzo!

Poi… in questi giorni ho visto ben due persone del vecchio giro.
Quello dei pervy intendo.
Mercoledì incontro Ale/WW, mi abbraccia sincero, ci facciamo due ciaccole, mi rinnova la stima e l’amicizia, etc etc poi se ne esce con: noi eravamo altra cosa, eravamo veri e genuini.
Ora non so se è vero o se si tratta della nostalgia canaglia che ti prende quando non vuoi, o se si tratta davvero del “eravamo meglio noi…” non so, ma mi sono ritrovata a pensare quanto io non c’entro con sto “nuovo che avanza”.

Poi ho visto La Reddie. Scambio di ciaccole (era da un’eternità che non ci si vedeva, un anno sicuro), poi mi dice che la Diddì (il mio fottuto alterego pervy) è ancora in auge. A completare l’opera, su un sito pervy mi ritrovo con qualcosa come una ventina di questue: “cerco la mia musa/dea/regina”… di sto cazzo (aggiungo io).
Però ammetto che fa piacere.
Il non essere dimenticati intendo.
Anche perchè di tempo ne è passato davvero tanto.

Ora finisco di stampare la bolla e vado a consegnare.
Dopo vado a casa a limonare con l’Ipad.

🙂 Ciao ciao!