Giorgio Caproni

Versicoli quasi ecologici

Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l’uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro. L’amore
finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: Come
potrebbe tornare a essere bella,
scomparso l’uomo, la terra.

(1972, dalla raccolta Res Amissa)

C r I s I

Ieri sera sono andata in crisi violenta.
Mi sono vestita per andare a leggere (Poesia del ‘900) e mi sono guardata.
Una palla di grasso.
Una fottuta schifosa palla.
I KG messi su negli ultimi tempi si vedono tutti.
Gonfiore + Menopausa + stress…
Mi guardavo e mi veniva il vomito.
Sono 7 kg che sommati ai 10 che il mio corpo negli ultimi due anni ha rimesso addosso, fanno una montagna di kg.
Ieri sera le “pie donne” a dirmi: dai che si rientra, sii paziente.
Io sono paziente, ma con questo corpo io non ci faccio pace.
Alla fine la peggior nemica di me stessa sono io. L’ho sempre detto.
Faccio sempre così. Mi lascio consigliare dal mio peggior alleato.
Fanculo.

Malinconia mode on

Stamattina dovevo fare un prelievo, così sono andata la presidio Asl della mia zona.
Il tutto si trova in una zona particolare, un quartiere brutto, che però ha quelle luci e quell’energia che regalano degli angoli belli.
Era molto presto, il supermercato chiuso, anche se con le luci accese.
Poi dentro, la coda, la gente che aspetta e ammazza il tempo in attesa che un infermiere cane, manchi le vene anche stavolta. Ma io mi chiedo: gente che lavora in questi luoghi da una vita, ancora hanno problemi a trovare le vene? Fanno solo questo!
Esco con il braccio bucherellato, la testa inzuccolata dal raffreddore, un velo di malinconia nel cuore.
Mi fermo a fissare una persiana che nel frattempo si è alzata, mostrando un angolo con delle candele e una tenda candida.
Mi piacerebbe avere un giardino da vivere. Poi penso che cialtrona come sono, sarebbe un deposito di sterpaglie. Io e il pollice verde non ci comprendiamo molto.
Vado in cimitero. E’ un po’ che non ci vado. Il fiorista storico, ha venduto. La nuova proprietaria ha cambiato tutto, e la piccola bottega sembra vuota. Pochi fiori, poco arredo. Scelte immagino. O forse la stagione, che vede pochi fiori.
Il sole ce l’ha fatta, è salito. Percorro il viale e arrivo alla parete con le urne cinerarie. La cerco. E’ nascosta da delle rose in seta che hanno visto tempi migliori e l’estate le ha rovinate.
Non c’è nessuno. I cipressi, il sole pallido, noi due.
Le parlo ad alta voce, come se mi stessi rivolgendo a lei davanti ad un caffè.
Le parlo del lavoro, della salute, delle persone. Le racconto un po’ della mia vita. Voglio pensare che ancora qualcosa le importi. Voglio credere che… mah non so nemmeno io a cosa.
Resto poco, mi sento a disagio, sono stata assente, anche se la penso ogni giorno.
Tornando indietro, penso alla fiorista dentro al negozio spoglio, penso al vialetto soleggiato, al fatto che mi manca davvero un giardino.
Fa male quando mancano così tanto vero?
Mi giro verso il cimitero, faccio il segno della croce, ma solo per rispetto al luogo e a Lei. Rituali imparati tanti anni fa, ma che non hanno molto senso ora, almeno non per me.
Mi viene in mente la canzone “Inverno”. La canticchio mentre penso.
Credo che i cimiteri siano luoghi davvero magici. C’è una semplice onda di pace quando entri. Ti investe e ti regala per un attimo un ponte dove da una parte ci sei tu e dall’altra chi ami.
Un ponte lungo, troppo, e le braccia non bastano.

Piccole Cose Innocue

Nelle ultime settimane accadono “segni”.
Ossia eventi, che hanno la capacità di farmi pensare, o darmi una sensazione inaspettata.
Conosco persone, incontro vecchi amici, leggo, vedo…
Ho sempre pensato che si tratti del cosmo che mi manda un messaggio. Ovvio che io non so sempre cogliere, così tento di destreggiarmi, cercando di fare meno danni possibile. A volte ci riesco, altre no.
In Veneto si dice “esser tandùa”, essere torda.
E io avoja se lo sono.
I segni belli sono incontri fantastici. Per esempio stamattina, finito il lavoro “sporco”, stavo sistemando l’ufficio, che suona il telefono.
Vado a chiamare il mio socio. Mentre lui parla per telefono, mi accorgo che dietro ad una tenda si muove qualcosa. All’inizio penso alla corrente d’aria, poi realizzo che c’è qualcosa di “volatile”.
Il mio socio ed io rimaniamo perplessi per qualche secondo, poi in un attacco di coraggio, spostiamo la tenda e vediamo un pettirosso. La piccola creaturina era spaventatissima.
Ale alleva cocorite, così senza pensarci su, prende il piccolino con l’intento di liberarlo. Lo tiene tra le mani, cerca di non schiacciarlo troppo. La presa però è troppo lenta, e il pettirosso inizia una fuga senza quartiere in ufficio, con noi due che tentiamo di acchiapparlo.
Ci riusciamo, dopo una caccia fatta di salti e balzelli. Lo liberiamo all’esterno del capannone.
Per uno che si salva, poi, ce n’è un altro che purtroppo non ce la fa.
Un geco è entrato nella scatola per i ratti. La carta vischiosa lo ha bloccato, incollandolo.
Ci ho provato a liberarlo, ma niente. La carta è come cemento a presa rapida.
La luce e l’ombra. La notte che allunga i coni di luce, facendoti vedere cose che di giorno sono impensabili.
Come la famiglia di ricci che risiede nel parcheggio di casa mia, il gatto rosso che puntualmente si intrufola nel magazzino degli attrezzi e ci sta così bene che viene a farsi il fine settimana.
Ci sono anche degli umani. Pochi…
Il tipo della rotonda, che tutte le notti lascio attraversare senza investirlo. La coppia evidentemente illegale che si siede sull’oasi pedonale alle due di notte e che si scambia baci, le trans che mangiano panini con gli sbirri.
Queste notti piene e vuote.
Il cosmo mi sta dicendo che devo iniziare a vedere… Non limitarmi a guardare.

Nomen Omen

Fu Pitagora ad identificare nel pianeta Venere sia Lucifero, la stella del mattino, che Vespero, la stella della sera. Durante il periodo dello Stil Novo il pianeta fu anche chiamato Stella Diana, nome che non derivava dalla omonima dea della caccia ma dal latino dies (giorno), intendendolo così come la stella che annuncia il dì.

Saturno Favorevole

Sabato scorso sono andata alla Vernice di Saturno Butto’.
In realtà  non mi ricordavo di aver detto che sarei stata certa di esserci. I vicentini però non se lo sono scordati e così hanno sfidato una vera bufera d’acqua per arrivare prima da me e poi andare alla mostra.
Nonostante il tempo avverso, nonostante tutto, c’era un mare di gente.
E ho confermato il mio pensiero a riguardo a chi è vero, chi è artefatto e chi è fasullo.
Gli americani usano un termine per definire un tipo di persone, che sommano il carisma, il talento, e un certo je ne sais quoi. La parola è cool. Non vuol dire semplicemente “figo”, è qualcosa di più.
Stephen King diceva che cool è appunto la capacità di essere qualcosa di più, un mix di figaggine, autoironia, talento, moda. Faceva anche degli esempi: George Clooney cool – Brad Pitt uncool – Obama subzero – Clinton uncool, Miles Davis, Bessie Smith, Benicio del Toro cool… e così via.
Alla vernice c’era gente subzero (moooolto cool), gente cool, gente uncool etc.
La differenza la faceva l’abito indossato.
Mi spiego meglio: c’erano Artisti, c’erano artisti, c’erano parvenu, e persone che speravano di essere notate o di arrivare a toccare il bordo della gonna dei veri grandi.
Questo genere di realtà si spalma un poco ovunque, in qualsiasi ambiente sociale.

Mentre scrivo penso alle persone che ho attorno. Ci sono persone che non ho capito o apprezzato al primo colpo. Mi ci è voluto tempo, e ho dovuto sospendere il giudizio.
Con altre è andata bene da subito, o nel tempo ci sono state le normali incomprensioni.
C’è solo una persona, che disprezzo. Un uomo. Nel mio modo di sentire, il disprezzo è più forte dell’odio, perchè l’odio ha origini nobili, come un amore non corrisposto. Mancanza di attenzioni o di riscontri. Il disprezzo non prevede revisione, non prevede ammenda.
Ecco il mio solito bla bla… 🙂
Torno a lavorare.
Anche se ste spalle sono qualcosa di angosciante.
Torno dalla reumatologa n*1… non mi resta da fare altro.

Anafore e allitterazioni

“Io non so cosa sia la poesia ma la riconosco quando la sento” – Alfred E. Hausman

Ieri sera, non con poca violenza su me stessa sono tornata a scuola. Stavolta la poesia, anzi no, la Poesia del ‘900. Inziato con Pascoli, arrivando a Montale e a qualche contemporaneo.
Bello. Intenso. Bello come può essere un momento rubato, fatto di musica, metrica, endecasillabi. La poesia per un periodo mi è appartenuta, poi per varie ragioni l’ho abbandonata a favore della prosa.
Però non nego che su di me ha sempre sortito un effetto devastante, non per niente la mia poetessa preferita è Sylvia Plath, seguita da un manipolo dialtre, quasi sempre donne, fatta eccezione per qualche grande vero come Walt Whitman. Vabbè, ma di che stiamo parlando? Della perfezione in una canzone, un sonetto.
E la Poesia va letta ad alta voce. Se vi dicono che va interiorizzata, allora vi stanno dicendo una cazzata fotonica.
Ecco. Questo è.

Le cose sono come sono. Forse è per questo che stento a scollegarmi quanto basta per poter ritrovare la me perduta.
Mi capita di pensarlo fin troppo spesso. Mi capita di pensare alle persone “vere” e a quelle “artificiali”. No non finte. Fatte ad arte, costruite in modo artificiale. Il finto è altro, anche il fasullo è altro. L’artificiale è quasi orgoglioso di essere tale.
Pensateci: tette rifatte, nasi rifatti, tutti orgogliosi di urlare all’universo che sono belli perchè rifatti, artificiali. O pensate ai grandi monumenti, come il monte Rushmore, o le dighe. Niente di paragonabile alla verità della natura.
Ok. Mi sto dilungando troppo.
Che differenza c’è tra le due nature? Io credo nessuna, sebbene quella artificiale sia una forzatura, a volte un abomionio.
E’ il resto che trovo fallace, pieno di ombre. I falsi che assomigliano ai veri, i fasulli con marchio di autenticità. La mistificazione per l’imbroglio. Meglio un artifizio della finzione. Senza dubbio.
Perchè penso questo? Perchè mi trovo sempre più spesso daventi a gente che critica gente.
Quello che manca spesso è diritto di replica, o più spesso, il diritto alla difesa.
Ne parlavo ieri con I.
La meritiamo tutti.
Anche se difendersi dalla menzogna è ridicolo, se non inutile.