Ditemelo!

Ditemi che anche per voi è così… una parola, vi basta una parola, per entrare involontariamente in una sequenza di pensieri/storie/parole che si inanellano una dopo l’altra senza apparente senso. O meglio un senso c’è ma è solo nella vostra fila interminabile di pensieri. Una colonna d’auto, carica di ogni genere di significato.
Ecco un esempio della mia notte.

Ieri, un trasportatore, doveva consegnare della merce. Non è la prima volta che questo specifico vettore,  non rispetta il range che gli abbiamo più volte fatto segnare in bolla: la ditta F&C riceve merce dalle ore 6 alle ore 9. Tolleranza di una mezz’ora in caso di urgenza, ma per noi il range è questo.
Se io chiedo al fornitore una consegna il martedì dalle 6 alle 9, mi aspetto che il fornitore indichi chiaramente che oltre a questo orario non sarà scaricato niente di niente e bisognerà concordare una seconda data.
Tutto ok se non fosse che noi abbiamo bisogno della merce, e dunque ci è capitato di scaricare anche al pomeriggio, o di tornare sul lavoro dopo aver armato l’antifurto, col risultato che le persone (nella fattispecie gli autisti) si organizzano il viaggio nei comodi loro. Perciò consegna stimata alle 2.00 a.m. di stamattina (anche se poco credibile)

Stanotte arrivo, sto per parcheggiare ma davanti al capannone c’è il bilico. Dentro so che l’autista sta dormendo il sonno dei giusti. Da questo istante sono partiti i pensieri circolari.
La stessa ditta di trasporti, ha una autista donna. Anche lei dorme spesso in camion. Penso che tutti gli autisti che conosco, come posano il camion, bevono. Chi birra, come quello di stanotte, chi vino bianco, come la D. che quando non deve guidare si spacca il fegato.
Anche io me lo spacco, ma a suon di caffè.
Mi chiedo se sono in grado anche io, di dormire dentro ad un camion, per quanto accogliente, ma senza bagno, o la possibilità di una doccia. Penso all’estate, al fatto che si suda. E come ti lavi quando non hai un bagno a disposizione?
Ah oggi tolgono l’acqua per quattro ore, spero di andare a casa prima così almeno la doccia…
Mi chiedo se davvero le parole della canzone di Paul Young Wherever I Lay My Hat (That’s My Home)” siano vere, o semplicemente si possa anche dire che ovunque sono in grado di dormire (e dunque abbandonare le difese) sia casa mia, o… no, ho un sonno troppo leggero perchè io riesca a dormire dentro ad un grosso scatolone che attacca e stacca il frigo, con il mondo fuori, si certo, ma separato da me solo da una portiera in lamiera.
E intanto una parte del mio cervello canticchia una vecchia canzone di Dalla.

E’ schizofrenia? O capita a tutti di infilarsi in tunnel di pensieri che non finiscono mai, anzi sfiniscono? E’ per caso frutto della notte di lavoro, dove le mani sono occupate, le orecchie anche (dal frastuono delle pompe), e non rimane come rifugio, qualche anfratto della mente?

Comunque Dalla ve lo beccate anche voi. Fosse solo per solidarietà (oltre che per il brano che adoro)…

 

ApEnSaR

Vorrei che piovesse.
Quando piove, fa meno freddo, dentro e fuori il corpo e nell’aria, c’è qualcosa di meno aspro, selvatico,la laguna si nasconde, diventa mare. Di notte, quando piove, anche  i gatti rimangono nelle tane, invece di seguire tracce infinite.
Vorrei che piovesse.
Mi sentirei meno stanca, meno rabbiosa, meno dolorante, e queste ore passerebbero veloci, fino al momento di andare a dormire.
Prigioniera di un ritmo circadiano invertito, di pensieri che non trovano riposo mai, nemmeno in dosi massicce di oppio cartaceo.

Il ponte della Libertà è un confine. Da una parte, ci prova il sole a salire, simulare un’alba, dall’altra si alzano nubi minacciose e grigie. Nel mezzo io, la voce bruciata di Sergj Tankian, un bus vuoto, un camion con la scritta “servizio stampa”.
Mi aggrappo a pensieri, a chi è stato tela per la mia cattiveria, a chi si è immolato, penso a chi ha lasciato il gioco, portando con se il pallone.
La mia notte vorrebbe pioggia.
Ma forse è solo voglia di lavar via i ricordi.

Tra il ridicolo e…

il ridicolo… Ci sta un mare di super ridicolo…

Io credo che la vera capacità, quella che ci rende diversi dalla massa, sia l’autoironia. Prendersi in giro, saper ridere senza schernire e/o schernirsi. Avere senso della propria caducità e farne un punto di forza.

L’ironia e l’autoironia, mi hanno salvato spesso la vita. Il saper ridere anche nei momenti di male vero, mi ha dato modo di aggrapparmi alla vita, con unghie e denti.

Tipo la cosa accaduta ieri. Che non so se riuscirò a raccontare, scusatemi ma è una mera questione di salvaguardia di un minimo di dignità residua.
Però… però posso sempre raccontare qualcosa che mi è venuta in mente in questi giorni, parlando di scoutismo con dei signori in panificio.

Uno di questi signori, esce dal negozio con questa frase: “Comunque uno scout resta scout per tutta la vita”.
Mormorii di consenso, sia da parte della proprietaria del negozio che di altri clienti. Io zitta.

Panettiera: non mi sembri molto convinta…
Io: no anzi, sono perfettamente d’accordo col signore… solo che vale anche al contrario…
Panettiera: dici che non vale come regola?
Io: dico che io non sono fatta per campeggio, scout, dormire in auto, addiaccio, barbonaggine, accattonaggio, precariato, cuccetta del treno con altri cinque estranei, dormire nei parcheggi (vedi in auto).
Tutte cose (o quasi) che ho fatto, (tranne barbonaggine e accattonaggio), ma solo perchè costretta con la forza e mai consenziente.

La Panettiera ride. Io no.

Una volta, ho dormito in un’oasi. Il tipo che era con me, ad un certo punto, nel cuore della notte, comincia a picchiare il sacco a pelo con una violenza sconcertante. Nel dubbio che faccio? Con un balzo degno di un Ninjia, mi levo anche io e inizio a menare il sacco a pelo. Tutto questo sulla fiducia.
Nel cuore della notte, in un’oasi persa nel deserto, io e la mia guida stiamo ferocemente picchiando due sacchi a pelo.
Quando il tizio si calma, finalmente riesco a chiedergli, non poco spaventata, cosa stiamo picchiando.

– Lo scorpione del pane!
Io fisso il tipo sconcerta.
– Avevamo gli scorpioni nel sacco a pelo?
– Ah tu non so, io ne avevo uno… se ti pungono, ogni volta che l’albero del pane da i frutti, ti si gonfia la zona dove ti ha punta…
Osservo raccapricciata il sacco a pelo. Non ho la minima idea se dentro c’è qualche forma di vita, anche se dopo la sonora legnata dubito che sia sopravvissuto qualcosa.

1) ma che cazzo, dirmi che nelle oasi ci sono gli scorpioni no eh? Ma vaffanguloamammèta, almeno ti facevo il gesto dell’ombrello e me ne stavo nel residence!
2) ok ormai sono nell’oasi, prima di andare a dormire, dirmi: occhio che di notte possono entrarti nel sacco a pelo gli scorpioni… che mi sarei seduta sopra un sasso con una torcia in mano tutta la notte per poi dormire nella jeep il giorno dopo…
3) ma porcodiavolo, in Italia ci sono alberi del pane? Che se sti stronzi di scorpioni panificatori, mi pungono, che me ne frega a me? Tanto mica vengo influenzata da un albero che fiorisce in Tunisia…

Ecco… ora capite perchè io a dormire sotto le stelle anche no? Ma cosa ci trovano di bello?

Panettiera: io sono andata a trovare mio nipote e sai avevano le zecche.

Zecche, scorpioni, serpi del deserto… ma anche no! Meglio una vasca piena di acqua calda, frutta lavata, e un tramonto visto dalla camera da letto…

Non mi avranno mai. Mai!

Le istruzioni

Non è facile invecchiare con garbo.
Bisogna accertarsi della nuova carne, di nuova pelle,
di nuovi solchi, di nuovi nei.
Bisogna lasciarla andare via, la giovinezza, senza
mortificarla in una nuova età che non le appartiene,
occorre far la pace con il respiro più corto, con
la lentezza della rimessa in sesto dopo gli stravizi,
con le giunture, con le arterie, coi capelli bianchi all’improvviso,
che prendono il posto dei grilli per la testa.
Bisogna farsi nuovi ed amarsi in una nuova era,
reinventarsi, continuare ad essere curiosi, ridere
e spazzolarsi i denti per farli brillare come minuscole
cariche di polvere da sparo. Bisogna coltivare l’ironia,
ricordarsi di sbagliare strada, scegliere con cura gli altri umani,
allontanarsi dal sé, ritornarci, cantare, maledire i guru,
canzonare i paurosi, stare nudi con fierezza.
Invecchiare come si fosse vino, profumando e facendo
godere il palato, senza abituarlo agli sbadigli.
Bisogna camminare dritti, saper portare le catene,
parlare in altre lingue, detestarsi con parsimonia.
Non è facile invecchiare, ma l’alternativa sarebbe
stata di morire ed io ho ancora tante cose da imparare.

(Cecilia Resio, Le istruzioni, tratta da: l’Odore dei Leoni, ed. Youcanprint, 2016)

Di varia umanità…

Come sempre lascio troppo tempo tra un post e l’altro. Così accumulo pensieri e cose da dire e finisco per non dire una beata minchia.
Forse perchè la mia è una vita in divenire, stretto divenire. E spesso, troppo spesso, in un divenire negativo. Sembro la sagra della salama da sugo, dove la salama sono le sfighe, e il sugo è la mia strafottutissima legge di attrazione, che dice più o meno “dove c’è la sfiga, stai certa che c’è anche Diana, e si incontreranno con matematica sicurezza”.
Voi umani, di cosa vi preoccupate se ci sono io nei paraggi?
Potrei davvero farne un business… Una cosa tipo gli Jettatori che venivano pagati per andarsene, o chessò, fungere da parasfighe condominiale. Insomma vuoi che non serva un’abilità come questa?

Vabbè ho divagato anche troppo. E scrivere con la tastiera spagnola, fidatevi che è una gran pigna nel culo. Mi mancano gli accenti gravi, la chiocciola, vado a tentativi nelle accentate normali, le interpunzioni… mavaffanguloamammeta cinesidimmerda. Non tutti i cinesi neh… non è nemmeno una forma di razzismo. E’ più sta cosa che fanno quello che gli pare con le tastiere altrui. Fanguloamammeta due volte.

Per mettere ordine in questo caos mentale, facciamoquella cosa che si faceva a scuola. La divisione in buoni e cattivi.
Almeno non mi dilungo in cose che francamente sono interessanti come una gomma da masticare attaccata ad un cancello.
Da che inizio?
Dai cattivi, che poi i buoni li liquido in tre secondi, tanto si sa… Mai ‘na gioia…

Cose e cosi cattivi:

  • cattivo lavoro… (devo proprio spiegare?)
  • cattiva salute… (leggi sopra)
  • cattivo zar (giuro che tra lui e il MiniMè riesumano la nazista che risiede nel mio profondo)
  • cattivo inverno che mi gela le ossa e mi fa duolere anche parti del mio corpo che non ritenevo degne di attenzione
  • cattivo peso… (stendiamo velo pietoso)
  • cattiva autostima
  • cattiva situazione dove questo lavoro (ma non dovevo non spiegare?) tira fuori il peggio da ognuno di noi. Vedo lati dei miei famigliari che mi lasciano interdetta… Molto interdetta. E quello che spesso, fin troppo, accade è che non mi piace quello che vedo
  • mancanza di rispetto nei miei confronti. Un mio famigliare, scherzando dice lui, mi rifila sempre battute offensive. Questo modo di scherzare mi da sui nervi. Per un quieto vivere taccio, dopo essermi scontrata molte volte, ma solo il Cosmo sa quanto è dura…
  • La distanza dai miei veri affetti…
  • Cattiva stanchezza che non mi permette di fare quello che amo.

Cose e cosi buoni:

  • sono alla terza proposta di pubblicazione da parte di case editrici che udite udite: non devo pagare io. Niente selfpublishing, niente obolo per le spese di stampa… case editrici serie, piccole certo, ma con dignitoso comportamento
  • Una cara amica, domani si laurea a Venezia (la seconda in verità) e sono superfelice per lei.
  • Il collettivo Giudecca è quasi al termine e anche Mestre sta vedendo una specie di orizzonte.
  • … non pervenuto

A volte mi chiedo cosa succederebbe se da domani rimanessi a casa, senza lavoro. Per la seconda volta.
Una certezza ce l’ho: rispetto alla volta scorsa, proverei un mesto sollievo.
Poi? Che futuro ci sarà?
Riuscirei a farcela?
Ma soprattutto: accadrà?

 

In_voluta

Ieri ho fatto una cazzata. L’ho pagata per tutto il giorno.

Sono partita ieri notte senza prendere la borsa dei vestiti da lavoro. Me ne sono accorta quando ero sull’uscio del capannone. Ho pensato che qualcosa di invernale ce l’avevo, e che per una notte non sarebbe successo niente.
Di fatto ho battuto tanto di quel freddo che non riesco nemmeno a descriverlo. Mani bloccate, braccia che si sono scaldate solo ieri sera. Un bisogno costante di letto, coperte, e raggomitolata al buio.
Sono uscita un’ora, ed è stata una passione. Unico pensiero fisso: andare a casa, andare a letto, andare a casa, andare a letto. Una lunga litania. Finchè non sono arrivata a casa per davvero.
Lo stoppino della candela è sempre più corto.
Ho le mani che non fanno male, ma malissimo. Ho le dita gonfie.
E la schiena urla vendetta dopo solo un’ora in piedi.

Per quanto riguarda la cannabis… Allora…
Ho eliminato da due settimane il palexia.
Ora sono ad integratori e un dubbio.

Prendo il basenpulver, del magnesio, curcuma in capsule e MSM,
Sono a 16 FM2 per 2 volte al dì e 15 di Bedrocan al mattino prima di dormire.

Il medico mi aveva detto di aggiungere al Bedrocan due gocce di CBD da libera vendita, in aiuto al Bedrocan che ha THC praticamente puro.
Da qui il dubbio. Il CBD in libera vendita è al 5%, mentre FM2 mi sembra (vado a memoria) è al 12%.
Ha un senso dunque aggiungere una titolazione più bassa? E’ solo per rinforzare il Bedrocan?
Dovrei chiamarlo. Ma sono davvero troppo stanca e troppo col morale a terra.
Sta cosa del lupus, mi ha messa KO.
Secondo il mio medico, ci sono troppi fattori che giocano contro. Familiarità, lavoro, condizione psicologica. Io però sono stufa al cubo.
Ho davvero bisogno di una timeline.

Sogno.
Mi chiedo cosa potrebbe accadere se decidessi di mollare.
Il primo pensiero è stato: un mese ferma. A casa, dormire, leggere, scrivere, sistemare, anche ridipingere se possibile.
Poi un lavoro.
Che lavoro?
Gli euro li ho tutti investiti qui.

Sogno. E’ l’unica cosa che mi resta…

Miss Mia Cara Miss

Se non cogliessi il lato ironico delle cose, a quest’ora sarei morta.
Anche se a volte, come stamattina, è difficile riuscire a riderci su.
Ho un pollice raddoppiato di volume, a causa dell’artrite. Non sento dolore fortunatamente, ma guardo questo dito arrossato e gonfio, e mi chiedo se mai tornerà normale.
Come l’ho mostrato ai miei fratelli, uno dei due mi ha risposto: sei ossessionata dall’AR, magari è altro…
Certo. Magari è un muscolo che si sta allenando per il campionato mondiale di pollice schiacciato. Sai mai.
Ma la cosa più sconfortante è che… rullo di tamburi… ho un lupus eritematoso.
Si lo so. Sempre malattia autoimmune. Si lo so.
Ora la dermatologa vuole capire se c’è una componente farmacologica o è una fioritura spontanea di un problema.
Si vabbè, cambia qualcosa?
Forse si, cambia che forse avrò meno prurito. Ma santa Madre de Dios… sembra una corsa infinita.
Verso cosa poi…

Ieri, uno slave che ho visto una volta, qualcosa come due anni fa, e che ogni tanto mi scrive, mi ha dato una bella notizia. Si apre uno studio di fisioterapia.
La cosa che mi colpisce è che dopo due anni e un caffè durato circa un’ora, ancora ci provi, invitandomi fuori, dicendomi cose carine.
La cosa che mi colpisce è la costanza. Non ha mai tenuto un comportamento ondivago. Sono la Padrona che vorrebbe e dunque non corteggia nessuna.
Mi chiedo: ma cosa vedono in quella persona, un’ora della loro vita, tanto da poi rimanere speranzosi di un’interazione?
Forse, vedono qualcosa che io difficilmente colgo, non so…
Forse boh…