Miss Mia Cara Miss

Se non cogliessi il lato ironico delle cose, a quest’ora sarei morta.
Anche se a volte, come stamattina, è difficile riuscire a riderci su.
Ho un pollice raddoppiato di volume, a causa dell’artrite. Non sento dolore fortunatamente, ma guardo questo dito arrossato e gonfio, e mi chiedo se mai tornerà normale.
Come l’ho mostrato ai miei fratelli, uno dei due mi ha risposto: sei ossessionata dall’AR, magari è altro…
Certo. Magari è un muscolo che si sta allenando per il campionato mondiale di pollice schiacciato. Sai mai.
Ma la cosa più sconfortante è che… rullo di tamburi… ho un lupus eritematoso.
Si lo so. Sempre malattia autoimmune. Si lo so.
Ora la dermatologa vuole capire se c’è una componente farmacologica o è una fioritura spontanea di un problema.
Si vabbè, cambia qualcosa?
Forse si, cambia che forse avrò meno prurito. Ma santa Madre de Dios… sembra una corsa infinita.
Verso cosa poi…

Ieri, uno slave che ho visto una volta, qualcosa come due anni fa, e che ogni tanto mi scrive, mi ha dato una bella notizia. Si apre uno studio di fisioterapia.
La cosa che mi colpisce è che dopo due anni e un caffè durato circa un’ora, ancora ci provi, invitandomi fuori, dicendomi cose carine.
La cosa che mi colpisce è la costanza. Non ha mai tenuto un comportamento ondivago. Sono la Padrona che vorrebbe e dunque non corteggia nessuna.
Mi chiedo: ma cosa vedono in quella persona, un’ora della loro vita, tanto da poi rimanere speranzosi di un’interazione?
Forse, vedono qualcosa che io difficilmente colgo, non so…
Forse boh…

Ma anche no…

Il 29 dicembre mi sono ammalata.
Avevo il permesso di stare a casa, un giorno libero, ma no… mi sono ammalata.
Una gran febbre e poi i giorni successivi, dolori da volersi strappare mani e gambe, febbre, tosse, raffreddore e una costante, fottuta insonnia.
Il 29 ho usato tutto l’usabile. Olio di cannabis, palexia, celebrex, tachipirina, armi di distruzione di massa, napalm. Niente. Pensavo di dover finire in ospedale.
Poi… la febbre che alimentava i dolori. I dolori che alimentavano la febbre.
Finchè come tutte le cose passa.
Ieri la prima uscita, non sto ancora bene.
Mi costava una fatica immensa. Ma ok, tanto lunedì notte si riprende in trincea, perciò che aspetto a fare? Per le ricadute?
Mi viene da ridere.
Comunque, ieri sera non avevo grandi dolori. Il mio corpo ha decisamente manifestato contrarietà per tutti i farmaci presi, facendomi fiorire 4 herpes sul labbro superiore. Perciò ho pensato: niente palexia. Andiamo solo di FM2 e vediamo. Forse ho solo l’organismo stanco di medicinali.

Da Natale prendo questo:

12 Bedrocan X 1
13 FM2 X 1 (la sera)
50 mg Palexia per 1 (la notte)

Mi sembra un buon miglioramento no?

Comunque non l’avessi mai fatto. Dopo tre notti insonni, mi aspettavo di addormentarmi come un sasso, invece la gamba destra ha iniziato a fare un male che non trovava pace. Nessuna posizione era buona.
Alle 4.00 a.m. ho preso il palexia. Un poco è passato ma niente. Dolori da morire. Mi sono messa sul divano e via di serie televisive.

Stamattina preso il Bedrocan. Da allora più niente. Nemmeno un blando anti influenzale. Stanotte però il palexia lo prendo. Anche perchè significa che FM2 è ancora troppo basso.

Detto ciò… che mi si racconta da queste parti?

Nel letto di dolore ho fatto un sacco di progetti.
Vediamo se in questo 2018 ne mantengo qualcuno…

– Andare a vedere di recuperare l’anno scolastico che mi manca.
– Finire questi stramaledetti collettivi che non ne posso più
– Preparare dei podcast da ascoltare in lettura ad alta voce (per uso mio didattico)
– Magari provare a scrivere qualcosa di strutturato e da sola
– Creare un appuntamento fisso con Giddì e Requiem (che vedo troppo poco)
– Cambiare vita. Almeno un pochino.

Milano ancora non si è palesato per la famosa lipo. Attendo. Non sono in ansia. Forse perchè sono davvero tanto stanca.

Una mia “amica” mi ha detto che abbiamo la vita che ci meritiamo. Che ogni persona fa quello che vuole. Mica tanto vero direi.
Ma comunque…

Questo è stato il Natale dei libri. Almeno per me.
Ne ho ricevuti un sacco. Una foresta abbattuta. Ma almeno sono bei libri, dove l’albero ha avuto una morte degna.

Anche se in ritardo…

Buon 2018 amici.

Un buon buon buon 2018

…Cose alla rinfusa…

Sono le 6.18 di un quasi fine d’anno.
Ho la testa satura di pensieri, che si rincorrono e sgomitano per far vedere che ci sono.

Un pensiero: ma è mai possibile che se non cerco io le persone, col cazzo che loro si fanno sentire?
Hanno anche il coraggio di risentirsi se sto in silenzio, fosse solo perchè mi addormento col pensiero di “dopo chiamo” e poi mi scordo perchè troppo stanca e piena di pensieri.
Eh ma c’è troppa vita nella loro vita, per avere spazio per un pensiero.
Bene per loro, male per me che non imparo mai.
La cosa più fastidiosa è che ogni volta che le sento, partono una sfilza di dimostrazioni sentimentali, che mi chiedo: ma farsi sentire no? Invece che tentare di convincermi che si, sono nei vostri pensieri ma… (e qui inserire scusa a cazzo).
Male per me. Devo imparare.

Un pensiero: Mi porto da ieri la faccia bella della Dottoressa dopo che mi ha tenuta le mani per un po’. Ha anche lei l’artrite reumatoide, si sta deformando. Mi mostra le dita delle mani, e poi chiede di vedere le mie. Io non ho ancora evidentissime malformazioni, pollici a parte e qualche nocca delle mani. E’ più evidente sul piede destro.
Mi guarda le mani livide e ghiacciate e mi fa: “tu hai male sempre, lo so… io fortunatamente solo quando comincia il processo di deformazione, ma da qualche anno lo tengo sotto controllo… tu sei messa peggio… io lo so”.
Le guardo le mani, strane su quel corpo bello, conservato con cura e amore.
Ecco, si preoccupa per me. Si preoccupa del mio dolore.

Un pensiero: sono giorni che mi addormento nei momenti più impensati. La stanchezza è forte, così tanta che mi ritrovo con la faccia quasi dentro al piatto.
Ho l’amara sensazione che non sto avendo un incubo. Semplicemente è lo stato evidente della mia vita. E non c’è margine di cambiamento futuro. A meno che io non decida di mollare. Ma per farlo le cose devono andare bene. Molto bene. E per ora…

Un pensiero: Sono a Palexia 50 una volta al giorno. Da sabato scorso ho tolto il raddoppio. Risultato? Male. Lo stesso male che avevo prima, quando assumevo Palexia 100 x 2 e Celebrex.
Male negli stessi punti. La differenza è che ora sono a 11 FM2 x 2  e Bedrocan 10 x 1.
Alzare il dosaggio. Ma ho paura della reperibilità. Per ora ho portato a casa l’FM2 che era mancante, ma guardo l’orizzonte e devo dire che c’è desolazione.

Un pensiero: ho voglia di giocare. Una cosa intima, poche persone. Vorrei musica giusta, ambiente giusto, caldo, niente luci violente. Vorrei avere uno spazio dove lasciarmi andare come facevo con le sociopatiche o con quelle persone che non stanno a fissare cosa fai, ma si coinvolgono, quasi fino alla commozione.
Nella mia fantasia ci sono persone che mi mancano molto. L’ammetto.

Un pensiero: non capisco come fanno le persone a cambiare così. Come uno switch. Alcune hanno una tara mentale e ci sta, ma per gli altri? Qual’è la scusa più gettonata?

Una volta ho paragonato il mio lavoro a tante testine di bambola che galleggiano nell’acqua. Ho fatto una foto.
E tremo solo a guardarla.
Non c’è un reale filo nei miei pensieri. Un banale affollamento di parole.

Sono le ore 7.19 del mattino e ho solo voglia di vaporizzarmi. Diventare nebbia, come quella che adesso tenta di entrare qui dentro.

Ingorgo

Non scrivo da un po’.
Sono le classiche giornate alla cazzo.
Inizio a mezzanotte e mezzo, finisco (se va bene) oltre mezzogiorno. Se va male, anche alle due del pomeriggio.
Le temperature collassate, e bla bla bla.
Sono quasi impazzita per trovare dell’FM2 (che assieme a Bedrocan, Bediol e famiglia) sono praticamente esauriti. Se ne riparla per metà gennaio (forse), con liste di attesa comiche.
Si sono in parte ripresentati dei dolori, costringendomi ad alzare un poco il dosaggio.

Oggi sono: 10 FM2 X 2 al giorno
8 Bedrocan X 1 al giorno
Palexia 50 X 2 al giorno (quasi concomitante con FM2)

La cosa però che mi ha tenuta lontana da qui, è stato un evento triste che si è verificato in questi giorni.
Come l’anno scorso, una persona a tre gradi di separazione ha deciso di togliersi la vita.
L’ha fatto in un modo agghiacciante. E questa cosa mi fa pensare tanto.

Sabato sera.
Ho preparato tutto.
Steso un tappeto a terra, per stendermi.
La casa è chiusa, l’allarme inserito. Sul tavolo, ho lasciato una lettera a mia moglie.
Ho scritto il numero di telefono dell’idraulico, dell’elettricista, e anche del programmatore. Meglio essere prudenti. Mi dispiace solo che non so chi suggerirle per le punture. Gliele faccio io di solito, ma adesso non potrò più.
Ho messo un’etichetta ai regali di Natale: a chi aspetta cosa.
Ho mandato un sms sempre a mia moglie, via Watsapp: scusami, l’avevo promesso, ma non ce la faccio più. Sento troppo male. Lei non legge il cellulare, se ne accorgerà a casa.
Ho capito già da tempo che nessuno mi porterà in Svizzera, anche se ho espresso la volontà di passare per Exit. Non vogliono sentirsi resposabili per la mia morte. Ci sta. Ma io l’avrei preferito. Ora però, anche se dicono di no, vedo il mio corpo deperire, e il dolore ormai è ingestibile.
Ho letto che sarà facile, indolore.
Il sacchetto con due piccoli fori per le canne. Poi il collegamento alle bombole di elio. Sono pesanti da spostare e io sono senza forze. Mi serve anche il nastro adesivo per sigillare il sacco attorno al collo.
Perchè non mi avete accompagnato in Svizzera?
Buonanotte e buona vita.
A tutti.
Io così non ce la faccio più.

Questo è accaduto.
Questo è tutto.
Buon Viaggio G.
Fa un buonissimo viaggio.

Pinsa (Pinza)

Ho appena finito di ruminare, per colazione, un pezzo di pinza (o in dialetto: pinsa).
E’ un dolce ritenuto “furbo”, ossia un dolce povero.
Un poco come la Gubana friulana o lo strudel. Sono dolci che nascono dalla povertà contadina.
Mentre ruminavo pensavo. Quando mastico infatti, anche il neurone che di solito dorme, si mette in moto.
Ieri. stavo sistemando uno dei due racconti per il collettivo veneziano. Il pc mi mandava notifiche di FB. Ad un certo punto leggo che qualcuno ha messo un like su una mia vecchia foto.
Vado a vedere. E’ una foto del 2013 del BoraSuscon. Quattro anni fa di questo periodo, mi sospendevo per la seconda volta. La prima a Tirrenia, la seconda, appunto, a Trieste.
Guardo le foto. Mi sono resa conto di quanto ho chiesto al mio corpo, quanto mi sono messa alla prova, quanto lavoro ho fatto su me stessa.
Il mio fisico, che adesso è solo un accumulo dolorante di cellule e stress, ad un certo punto ha fatto un miracolo. Ha superato una prova che non credevo fosse possibile superare.
Poi, si certo, verrebbe da chiedere: e poi? Cosa è cambiato? Cambia sapere se e cosa può cambiare e cosa no, dopo dei momenti simili?
E’ vero che da allora è cambiato molto, è cambiato tutto.
Ho aperto l’archivio foto del pc, tornando indietro, in una specie di viaggio a ritroso.
Miri. L’ho rivista seduta su una sedia a rotelle, magra e invecchiata, poi in abito da sera con una maschera, poi ad un compleanno Bacaro… Indietro. Come una Benjamin Button moderna.
Ma anche io, adesso, ieri, sciolta, grassa, capelli rasati, corti, medi,lunghi… Indietro.
Indietro anche la vita. Le persone che ho perso e non riesco a dimenticare. Quelle (persone) che mi hanno costretta ad una scelta, quelle che mi hanno voluto bene, nonostante io sia una pigna nel culo, quelle che si sono sentite ferite da me, e quelle che mi hanno volontariamente ferito.
Quanta strada dentro questa pelle che ho fin troppo poco rispettato, favorendo un edonismo dannoso, deleterio.
Voi avete mai, davvero, provato qualcosa di forte, fottutamente estremo, così lontano dalla vostra natura, o apparentemente lontano (poichè se fate una cosa significa che l’avete cercata)?
Intendiamoci, non è che io sia migliore o più brava. Semplicemente volevo fare una cosa, che per me e i miei parametri, rappresentava la follia assoluta. Il momento più alto. In questa cosa, ho trovato questo… una sorta di traslazione, trasmutazione.
Poteva essere qualcos’altro? Si probabile. Ma all’attuale non mi viene in mente qualcosa che potrebbe darmi una sensazione simile. Dovrei pensarci un poco su.

Ecco.
Forse una telefonata da parte di grande premio (Calvino, Campiello, etc) dove mi comunicano che sono tra i finalisti. Non mi interessa la vittoria, ma l’idea di essere tra i candidati. Questo però prevede che io scriva (mannaggia a me che sono re!!)
Forse un viaggio all’Avana e immersione nella Santeria, che trovo interessante come forma animistica di culto.
Forse una nuova avventura lavorativa, creativa e interessante. Per arrivare alla mia vecchiaia felice.
O… un sentimento nuovo, un gioco, un divertimento, una gioia (mai una…)… insomma qualcosa c’è, basta pensarci su.

In sottofondo Anthony con la sua voce angelica mi fa da controcanto sentimentale.
Le cose che accadono nella vita normale, sono sempre così caustiche che provo il desiderio di tornare a quell’istante in cui il dolore del gancio faceva il suo dovere. Dove un buco sulla pelle, permetteva l’uscita del nero, del buio.
Potevo dimenticare. Pulire il sangue.

Non dimentico. Non posso. Era tutto perfetto: luoghi, persone, istanti, gesto.
Ho scritto in due tempi.
Adesso mi metto a fare un editing semiserio sul collettivo Giudecca.
Mi accompagna una voce antica e moderna.
Le mani e la schiena fanno un po’ male. Ma niente di insopportabile.

Palexia 50 alle 14.00 p.m.
Fm2 8 gocce alle 16.00 p.m.
Palexia 100 alle 1.45 a.m.
Fm2 8 gocce alle 2.00 a.m.
Bedrocan 7 gocce 10.00 a.m.

Barcollo ma non mollo.

Vi posto la ricetta della pinza. Stamattina vedevo che in quattro siti diversi, la danno rispettivamente come: dolce autunnale, natalizio, dell’epifania, fino a Pasqua.
Dipende un poco dalle zone immagino, ma qui nel panificio di fiducia iniziano dai morti, fino a febbraio.
E’ un dolce contadino, fatto con le cose della dispensa.
Vi do la ricetta normale e quella con la variante in veg.

Enjoy…

Pinza (Pinsa)
Detta anche la torta dea marantega (befana) o dea putana (nel trevigiano).
Dolce povero, di estrazione contadina, si prepara durante l’inverno.

Ricetta antica:

Ingredienti:
½ kg. pane vecchio
½ l. latte tiepido
100 g. farina
50 g. zucchero
1 uovo
50 g. uva sultanina
50 g. fichi secchi
50 g. gherigli di noci
1 cucchiaino di semi di finocchio
1 cucchiaino di anice stellato (se piace)
1 mela
1 pera
1 bicchierino di grappa
1 cucchiaio di levito per dolci
1 noce di burro.

Fate bere all’uvetta la grappa.
Tagliate in piccoli pezzi il pane vecchio e fatelo ammollare con il latte per un’ora.
Preparate la frutta, sbucciando pera e mela.
Passate il pane facendolo diventare una crema. Ma anche frullarlo bene è un’ottima idea.
Amalgamate la crema ottenuta con l’uovo e lo zucchero, poi aggiungete farina e lievito.
Mescolate bene e a lungo, poi aggiungete la grappa, i fichi tagliati a pezzetti, le noci, i semi di finocchio, l’anice.
Preparate la teglia (rettangolare o quadrata) ungendola con il burro, versate l’impasto coprite con le fette di mela e pera ed infornate a forno basso (170°) per una mezz’ora abbondante, anche quaranta minuti.

A me piace unire la mela e la pera all’impasto, e aggiungere anche delle pesche sciroppate, per aggravare l’impatto calorico. Un dolce è un dolce solo se fa male solo a guardarlo.

Ovviamente sostituisco gli elementi animali con prodotti veg. Il dolce è talmente ricco che non cambia di una virgola la presenza o meno di aggiunte animali. Fidatevi.

Ricetta moderna (1)

1 l. latte.
500 g. farina mais.
500 g. farina bianca
100 g. zucchero.
200 g. fichi secchi.
100 g. uva sultanina.
50 g. pinoli.
2 uova.
1 la buccia di un’arancia non trattata.
1 mela
1 pera
1 bicchierino grappa.
1 cucchiaino semi finocchio.
30 g. burro.
Un pizzico di sale.

L’uvetta dovete sempre ubriacarla.
Tagliate la frutta secca e fresca a pezzi.
Fate bollire il latte con lo zucchero e un pizzico di sale, poi versate lentamente a pioggia la farina gialla (da polenta) e con una frusta lavorate bene. Poi togliete dal fuoco e aggiungete la farina bianca.
Fate raffreddare l’impasto, aggiungete le uova già sbattute le scorze d’arancia, i semi di finocchio, uvetta e fichi, i pinoli e la frutta (a meno che non vogliate usarla come decorazione).
Ungete la teglia quadrata col burro, versate l’impasto, decorate con qualche pinolo se volete.
Infornare a temperatura bassa, 160/170° gradi per un’ora circa.

Varianti:

Ricetta moderna (che uso più spesso)

– 250 gr di farina gialla di mais
– 1 litro di acqua
– 100 gr di farina bianca
– 60 gr di uvetta
– 130 gr di burro

– 100 gr di zucchero
– 60 gr di fichi secchi
– 40 gr di pinoli
– mela

–  50 gr pesca sciroppata o per sciroppata
– 40 gr gherigli di noce

Preparate una polenta gialla, versando la farina con l’acqua bollente. Cuocete per una mezz’ora. (Io baro con la polenta istantanea). Tenetela liquida e senza grumi. Lasciatela raffreddare.
Unite gli altri ingredienti, poi vai di teglia e infornate per un’ora e mezza a 170°.

Come vedete ci sono molti modi per fare una buona pinza, con tempi sempre diversi di cottura.
La pinza sarà cotta quando prenderà un colore marrone intenso. E’ buona fredda, tiepida o calda.
Qui si accompagna con vini autunnali: Brulé o passito.

 

 

Citazioni…

“Che cos’è l’insonnia se non la maniaca ostinazione della nostra mente a fabbricare pensieri, ragionamenti, sillogismi e definizioni tutte sue, il suo rifiuto di abdicare di fronte alla divina incoscienza degli occhi chiusi o alla saggia follia dei sogni?”

Da: Memorie di Adriano – Marguerite Yourcenar

 

Parlato troppo presto…

Dopo due settimane di dolore quasi assente, oggi mi ha fatto la sorpresa ed è tornato.
Sto scalando il Palexia, ma sono ancora a 50 il giorno, 100 la notte. Perciò non dovrebbe dipendere da questo.
Il sonno è un problema davvero complicato. Dormo davvero una manciata di ore e il resto del tempo sono stordita o frastornata.
Ieri mi sentivo poco in forma, e stanotte in effetti le dita delle mani erano doloranti molto, l’anca ha ripreso a farmi male, e una stanchezza generale si è fatta avanti.

Per esempio adesso ho un sonno che non mi capacito.
Non vedo l’ora (seriamente) di andare a casa.
Purtroppo ho una valanga di lavoro…

#mamminchia