Pensieri filosofici

I need morning sex.
In auto, sul letto, sulla sedia, sul divano.
Il mio ecumenismo mi porta a non riflettere molto sul “con chi”. Nessun problema sul “gender” o sulla location. Non m’importa nemmeno di simulare sentimenti.
M’importa la qualità e l’affinità. L’altr* mi deve piacere, certo che si, e dopo che s’è fatto, mi devono tremare le gambe. Altrimenti non se ne fa niente.
Vorrei anche mangiare del cioccolato, camminare a piedi scalzi al mare, non provare dolore alle mani.
Baciare a lungo e lentamente, con l’alito che sa di liquirizia. Bere traminer mangiando pere tagliate a fette.
E i finferli. Un risotto di finferli.
Alla fine la mia è una sorta di fame. Non d’amore. Non di sesso. Fame di vita.

Di due ore in due ore

Ieri sera due ore dalla psicologa. Poi due ore a fare lavori di merda stanotte, poi due ore con il “sanitario” (persona fisica che lavora alla Ulss e non oggetto di Arredobagno).

Due ore cosa sono? Niente. Però se le aggiungi alle otto ore, se le metti in coda a qualcosa o davanti ad altro, si finisce per sommare o perdere un sacco di “qualcosa”.

Perdo sonno, salute, occasioni.

Quello con la psicologa sta diventando un momento tosto, importante. Le due ore di ieri mi hanno aiutata ad analizzare il mio malessere di domenica. A capirlo. Così come mi ha aiutata a comprendere lati del mio carattere che non mi piacciono ma che sono parte di me, volente o nolente. Sono uscita dallo studio che erano quasi le otto e mezza, esausta e piena di pensieri. Come sempre. Poi sogno. Ho la certezza che lei sia in qualche modo “inadeguata” ad un certo tipo di aspetti, ma sulle dinamiche umane ci sta tutta.

Detto questo… ho fatto una cosa. Sempre ieri. Ho mandato ad un grosso editore un mio work in progress. Ero stata reclutata per un possibile scouting, Se io mio lavoro piace (il mio progetto, almeno per ora), dovrò parlare con loro e boh chi vivrà vedrà.

Anche questo è stato motivo di dialogo con la psic., lei sostiene che sono una persona consapevole del mio talento. Però poi subentra il parametro personale e non punto mai a obbiettivi fattibili. Mai alla collina ma ma sempre alle pendenze proibitive. Mai a cose facili, sempre all’Olimpo.

Forse è la mia anima divina che cerca conferme o un ritorno a casa.

In questo istante, dopo essere andata a consegnare delle cose al commercialista, sto facendo presenza con uno dei miei insegnanti che mi ha presentata come “colonna” dei laboratori. Del suo nello specifico. Bah!

Oggi ho lavorato 11 ore di filata, sono tornata a casa con le mani finite e doloranti e ho dormito una manciata di minuti perché il commercialista mi aspettava. Ora sono qui, da Feltrinelli ad ascoltare una cosa che vedo sempre da fuori.

Sogno. Il mio libro vicino a DFW e Cohen. Magari come inquilino di sopra Roth. Magari.

Dai faccio finta di essere sveglia va…

Questione di osservazione

Domenica ho radunato qualche amico per una bicchierata dei 50.
Bella serata, molto bella, ma ad un tratto è come se mi fossi vista da fuori. Ho iniziato a osservare me stessa, gli altri, con occhi disincantati, lucidi. Chi faceva cosa e come lo faceva. Chi diceva cosa, chi si muoveva come.
È stato decisamente interessante. Il rimanere neutri mi ha dato l’occasione di non farmi travolgere dall’emotività, di vedere esattamente le cose, dare loro un giusto peso. E ho capito alcune cose, qualcuna davvero desolante.
Ridimensionare affetti e sentimenti, capire qual’è il vero valore che io do all’amicizia e quello che danno gli altri, ma soprattutto quanto la parola amicizia sia davvero solo una parola, poco sostenuta da fatti, ma solo da apparenze.
A volte è meglio aver a che fare con “conoscenti”. Sono più veraci. Questo è certo.
Certamente non tutti sono da secchio dell’umido. E se devo dirla tutta, il mio speciale super potere non si smentisce mai. Riesce a catalogare la sola con una precisione chirurgica.
Ieri poi sono stata tutta la giornata con Lara. Parlato di libri, persone, momenti. Mi rendo conto che con lei ho davvero tantissimo in comune, oltre che a un lungo storico, che è importantissimo.
Magari ci vediamo poco, ma non importa dato che nel tempo abbiamo accumulato tanto.
Mettere sulla bilancia il modo di essere amici è brutto. Soprattutto se quel qualcosa che da qualche mese senti nella pancia, poi si rivela reale e confermabile. Anzi no, direi confermato.
Lara è una donna strana, solitaria, interessante. Passare del tempo da sola con uno spirito libero, mi ha regalato un effetto collaterale. Mi ha permesso di spaziare e analizzare me stessa in relazione ad altri, ad autoanalizzarmi profondamente.
Il tempo è passato rapido, con la sensazione di aver ancora bisogno di quel confronto e che la cosa fosse comunque reciproca.
Ora però ho bisogno di silenzio. Di una certa pace interiore. Voglio provare a lanciare un messaggio al cosmo. Vediamo se risponde.

A 4 giorni…

Devo dire che i cinquanta mi calzano abbastanza bene, nonostante l’universo avverso. Cacofonica frase, per dire che sto sempre più accumulando rabbia e frustrazione. Devo smetterla di aspettarmi qualcosa da qualcuno… da qualsiasi qualcuno.
Martedì ho fatto due ore e un quarto di terapia con la psicanalista. Interessante l’esito. Salutandomi mi ha chiesto se sarei uscita a cena o se mi sarei ritrovata la tavola pronta.
Una beata minchia! Ma va bene così. Come va bene il costante boicottamento dei miei desideri.
Va sempre bene. Finchè appunto, non faccio come il mio solito. Tiro fuori una cattiveria degna di un crotalo offeso.

Entro l’11 di questo mese dovrei preparare un lavoro da mandare per uno scouting letterario. Ho tanto in testa ma come ora arrivo esausta. Il freddo incipiente poi, fa l’effetto letargo aumentando il senso di stanchezza.
Però ho BISOGNO di scrivere e leggere. E non scrivo e non leggo. Vegeto.
Ieri sera avevo un invito ad una lezione di ballo folk. Ero seriamente intenzionata ad andarci, tanto per far contenta la mia amica e magari fare qualcosa di insolito.
Poi è arrivata la stanchezza, così come una mannaia.
Sono uscita per andare a prendere accordi con i miei amici per domenica, poi ad una presentazione di un libro che si preannuncia molto divertente e ben scritto (per altro l’autore è un giornalista di Repubblica e scrive davvero bene), per rientrare a casa, preparare una cena frugale e schiantarmi dalla stanchezza, dopo che per ben due giorni ho dormito una manciata di ore. Meno di cinque.
Il fatto che più mi pesa è che sto davvero rinunciando a tutto.
E se prima mi disperavo e deprimevo, ora sono solo furente.

E sono cinquanta…

Oggi.
Compio 50 anni.
Anni di vita incasinata,
anni di vita in corsa,
anni di vita piena di vita,
anni di vita piena di morte.

Oggi.
Compio 50 anni.
Anni col cuore in gola,
e con le vene tagliate,
anni con la ridarella sotto pelle
e con fame costante per amica.

Oggi.
Compio 50 anni.
Non sono più bella di ieri,
né più forte di domani.
Solo più intensa, più vecchia
e forse solo un pò più donna.

Oggi compio 50 anni.
E lo giuro
domani imparo a ballare.