Diana · Good vibration · No pain · Pensieri sfusi

Oggi…

Oggi è un giorno speciale, un giorno davvero speciale.
Ogni giorno di questo anni e degli ultimi otto anni sono stati una corsa difficile, senza respiro. All’improvviso da giovedì è cambiato tutto.
Via l’azienda, via i problemi, via le notti insonni, via il timore di non farcela, via il freddo, via tutto.
Dopo la discussione con il falso santo, dopo una corsa infinita verso le incertezze, dopo il dolore dei lutti, degli amori lontani, di una vita vissuta a metà, dopo tutto, oggi lo segno sul calendario come il primo giorno della mia nuova vita.
Oggi, primo ottobre duemila ventidue, proprio oggi, la mia vita ha dato una svolta.
Mi è arrivato il primo bonifico da Mondadori. E non ho ancora pubblicato niente.
In più da martedì cambio lavoro. Ancora non so se sarà il lavoro definitivo, ma dopo il colloquio, mi hanno già presa. Amministrativa in uno studio dentistico.
Ho persino il timore di muovermi per paura che lo sguardo del Cosmo si sposti e mi accorga che è tutta un’illusione.
Sta cambiando tutto, tutto tutto.
Ieri mattina sono andata a fare una lavorazione che era merce di un cliente. Eravamo noi tre fratelli in un capannone che è rimasto uno scheletro. Dentro, un potenziale che non siamo riusciti a usare, una pallottola sparata male.
La sensazione di possibilità perduta mi è rimasta dentro.
Poi il colloquio, la sensazione di un’offerta che sapeva di “Padrino”: ufficio esclusivo, in centro, autonomia gestionale, possibilità di crescita personale. “Le facciamo un’offerta che non potrà rifiutare”.
Tutto perché il mio commercialista mi ha fatto da apripista: ho tre posti, quale vuoi? Poi ha deciso lui per questo posto qui. Il proprietario della clinica si fida del commercialista così eccomi: quaranta minuti di colloquio e poi… “martedì mi porta i documenti e mercoledì si inizia.”
Sono io che ho fermato la macchina trita ossa. “Magari iniziamo con un contratto in prova… che dice?”
Ma che è questa cosa? Di cosa stiamo parlando?
Che la Diana ha avuto una botta di culo?
Su siamo seri. A Diana queste cose non accadono.
La mia analista mi ha detto: non è che finalmente ti vengono riconosciute le tue reali capacità?
Altrimenti il commercialista non si sarebbe esposto per te non pensi?

Aspetto il colpo di ritorno, perché a quelle come me, c’è sempre la fantozziana nuvoletta che attende solo di dare il meglio di sé.

Ora cambia davvero tutto.

Ah, ed è anche il mio compleanno. Oggi.

Diana · La cattiva gente · Pensieri sfusi

Per essere arrivato è arrivato…

È mezzogiorno e sono in ufficio.
Ufficialmente questo è l’ultimo giorno qui.
Oggi pomeriggio l’azienda chiude definitivamente, e dopo ancora molti disgusti, finalmente il giorno è arrivato.
Sabato è il mio compleanno, festeggerò comprandomi un profumo costoso (penso Initio Rehab) poi mi siederò a piangere qualche minuto.
Otto anni qui, otto anni che ho odiato con ogni fibra del mio essere, otto anni che mi hanno imbruttita.
Poi arriva lui… (bello bello) e mi da il colpo di grazia, spalanca la porta e dice “vattene”.
Da fine giugno mi sono accorta che il fornitore al quale avevamo dato fiducia, ci stava truffando.
E udite udite… è una persona che ha a che fare con la fede.
Così mi sono messa contro una specie di corporazione. Me l’hanno detto tutti.
Ecco perchè stavo così male quando scrivevo.
Venerdì scorso, il signore in questione che è il presidente di un’associazione benefica (mondiale), mi telefona e ci da dei ladri.
Lunedì gran confronto: io con documeti alla mano, loro con un semaforo al posto della pelle.
Mi sono sentita un cuor di leone, tant’è che nemmeno il mio inossidabile commercialista ha osato tacitarmi.
Ecco. Questo è quello che è successo. Non è una guerra pari, ma un dislivello mostruoso. Venire truffati da una persona a capo di un ente benefico (ripeto di caratura mondiale) è l’ennesima prova che la sfiga è mia fedele compagna.
Ora però si mette un punto.
Ho ancora paura del domani. Si, ne ho tanta. Mi sento un po’ “fuori mercato”, ma pazienza.
E ancora sento quel freddo della solitudine.
Mi sono sentita dire di tutto in questi mesi. Oggi tocca a me parlare.
E se quel maledetto falso ometto, cade e si fa male, significa che la legge di contrappasso funziona.

Oggi cambia tutto. O forse non cambia niente.
Io però non posso non sentirmi così, amareggiata.
Otto anni a sputare sangue e a cercare di salvare sette posti di lavoro.
Sette. Più il mio.
Anche se per otto anni ho odiato ogni singolo istante qui dentro.

Ogni
maledetto
singolo
istante.

A presto.

Pensieri sfusi

A breve aggiornerò sugli eventi…

Una settimana terribile. Da raccontare c’è tanto, un tanto che diventerà certo una storia.

Ho anche deciso che è ora e tempo di fare delle scelte, di capire cosa va epurato e cosa no.
Un po’ di cose vanno decisamente tagliate, alleggerite, per poter correre avanti.
In discussione c’è il BDSM per esempio.
Mi chiedo se ancora ne vale la pena, perchè detto tra noi, certamente non ne vale la gioia.
C’è un’ondata di gente che ha voglia di fare, di passare, di diventare. Io ho dato. Sono riuscita a fare di DD un’icona, ma adesso ha senso che la mantenga? Forse è solo una dispersione costante di energie.
Basta semplicemente lasciarla andare e lei puff come è nata, beh si, muore…
Poi c’è tutto questo rumore, che non vedo l’ora che termini.
Entro fine mese morirà anche questa attività. I giochi si sono decisi venerdì dopo una telefonata di fuoco, ma vi dirò quando è il momento.
In più c’è questa cosa che mi fa sentire sempre così sola e male… Il fatto che non so scegliere con chi camminare.
A volte è bene rimanere fermi. Questo è certo.

Pensieri sfusi

Qualcosa di bello c’è…

Sono seduta sul divano, una casa che sembra un disastro ferroviario, ho una tazza di te Chai che profuma.
Scrivo qui, ma anche altro, rido di qualche battura, leggo storie di altri.
Non so, ma credo che la sensazione sia di “liberazione”. Che si tratti di una soluzione o di un’altra, mi sento come se qualcosa si stesse sgretolando, come l’argilla che si asciuga al sole. Le mie paure evaporano lentamente, verso l’alto.
“Cos’altro può succedere?” – lo sento dentro questo pensiero. “Che altro può accadermi?”
In questo momento mi hanno scritto un po’ tutti a chiedere saldi e soldi. Sono dieci giorni che l’azienda è ferma. Venissero a prendersi il camion che tanto vecchio com’è mi fanno solo che un favore.
Per la seconda volta sto passando sotto le forche caudine, ho preso e sto prendendo calci, ho sanguinato. Ci ho rimesso anche in salute.
C’è quella frase che fa tanto ridere un tizio dei “Commenti memorabili”: mi hanno buttata in mezzo ai lupi e ne sono uscita capobranco.
Onestamente fa ridere un sacco anche a me (soprattutto i commenti), infatti la prima vignetta mi rappresenta un sacco…
Il senso è che una volta che ne hai buscate tante, non hai quasi più paura di niente. Perchè ogni volta sei quella che ne prende di più e vivaddio qualche volta capita anche a me di restituirle.

Pensieri sfusi

Ed eccomi qui…

Sono le 4.17 e sono sveglia.
Mi sono alzata due ore fa, come se dovessi andare al lavoro.
Sto cercando di gestire l’ansia e la tensione,
In questi giorni gli eventi accadono con la velocità della luce.
Entro fine settimana tutto questo sarà solo un ricordo e poi, dovrò guardare oltre la corte di nebbia.
Questo costante sentimento di sconfitta, non aiuta.
Però, guardo oltre questa coltre e spero, sogno.
Mi ritengo fortunata, ho persone amiche che anche solo con un sms mi sostengono, in ogni istante.
Intanto non si dorme.
Non stanotte.

Domani spero vada meglio.

Pensieri sfusi

Banali attese

Sono sotto lo studio dell’avvocato. Attendo. Ho la testa che frigge per la sequenza di pensieri.

Parlare con T. Mi ha spiazzata, non so spiegare… forse speravo fosse tutto più semplice. Ma a quanto pare, niente è facile per me.

Aspetto il futuro.

Ora sta passando un ragazzo con la sindrome di down e un altoparlante. Ascolta hip hop arabo.

La vita a volte sa sorprendere.

Pensieri sfusi

In questi giorni…

In questi giorni di assenza è capitato un po’ di tutto.
L’azienda è ferma, ma io continuo con il mio orogio sballato.
La nonna, martedì è entrata in casa di riposo. Dopo un inizio un po’ ansiogeno, sembrava tutto bene, invece mercoledì è entrata in ospedale, sempre per problemi respiratori.
Qui, invece, il collasso è sempre più evidente.
Ho scoperto che ci stiamo mettendo contro un elemento, oltre che scorretto, anche abbastanza ammanicato con figure importanti.
Quella che doveva essere una partita vincente, sta diventando un bagno di sangue.
E io? Io ho preso confidenza con gli ansiolitici.
Mai ne avevo fatto uso, ma da qualche giorno sono costretta.
Facevo un esempio.

Mi sento come una sulla battigia che vede arrivare uno tsunami. I piedi sono nel fango e non riesco a tirarli fuori e penso: ce la farò a scansare quest’onda? Ce la farò a spostarmi?
Il tempo sembra prezioso e sempre meno. Una corsa su chi ha più fiato ed energia.
Loro contro noi, lui contro di me.
E io sono vecchia e stanca.

Non so cosa pensare, davvero.
Ho il rifiuto epidermico delle cose, dei fratelli, delle persone.
Mi hanno fatta sentire un bersaglio, mi hanno esposta e ora, da bravi indifferenti, pensano solo a tenersi il culo al caldo.
Mai che accada qualcosa di bello. Mai una buona notizia.

Mi concentro sulle cose rare, belle… provo a non sentire tutto questo male. Ma è difficilissimo. Impossibile quasi.
A volte basta un momento, un sorriso… boh, forse basta un biscotto.

L’unica che mi capisce, sta combattendo anche lei. Vinceremo. Sappilo.

Vinceremo.

Diana · No pain · Pensieri sfusi

Ultima notte

E alla fine ci siamo.
Stanotte si ferma tutto, poi martedì si andrà a ragionare con il commercialista.
L’ultima settimana c’è stata un’accelerazione degli eventi e i frighi ora sono vuoti.
Le opzioni sono due, entrambe amare. Vedremo.
Ora sono da sola, ho congedato i ragazzi, ho lavato il capannone e manca solo che mio fratello rientri da Venezia e poi si chiude qui.
Ieri lui ha avuto un crollo emotivo, oggi ce l’ho io.
Tutto vero: se non mi avessero fermato gli eventi, mi avrebbe fermato il corpo. Più di così non potevo fare, più di così non potevo dare. E adesso però sento la stanchezza e la miseria di questo periodo, la pelle mi fa persino male.
Mi aggrappo ai sogni: farò, proverò, imparerò… mi guardo attorno cercando uno spiraglio o un segno, ma non sono in grado di vederli, almeno non per ora.

Finalmente ho sentito I.
Mi ha fatta stare in ansia per giorni. Ora però, che si è palesata, mi sento meglio. Almeno questo. Forse, tra le tante cose, quel sollievo che mi ha dato leggerla, mi ha quasi sollevata per un istante.

Questo anno è di una pesantezza infinita. Non solo per me, ne sono consapevole. È un anno di svolta, un anno che schianterà più di qualcuno, e più di qualcuno rinascerà.
Siamo in tanti a essere sotto assedio. C’è tutta una situazione politica, umana e personale che ci sta ammazzando.
Chi per una ragione e chi per un’altra, fatichiamo a riemergere.

Ora penserò a questo corpo stanco, a riabbracciare I., a rivedere i miei amici, a riavere una vita sociale. Poi, se il Cosmo vorrà, ci sarà anche un lavoro.
Intanto sogno.

Ho mandato due email per un corso. Se mi prendono e non costa un rene, beh, magari…

Martedì ci sarà una svolta. Commercialista per me, casa di riposo per la nonna, e forse una nuova casa (questo non proprio a breve).
Poi spetta a me rialzarmi. L’ho già fatto, lo rifarò.
Però per adesso, piango un po’.

Poi mi passa.

Pensieri sfusi

2014 – 2022

Ottobre 2014 falliva mio padre. Settembre 2022, oggi, stiamo collassando noi.
Mi faccio le ovvie domande, quelle che i miei brò non si fanno.
Siamo mai stati davvero in grado di gestire un’azienda. Non questa nello specifico, ma un’azienda di qualsiasi tipo? Abbiamo la cazzimma necessaria?
Resilienza quanta ne vuoi, resistenza anche, cocciutaggine, ma talento e capacità ne abbiamo?
Certo gli eventi che ti si mettono storti sono complici di una situazione del genere, e a sentire in giro non siamo i soli, ma la domanda viene davvero da sé.
Sono io un’incapace o è davvero un’onda anomala?
In otto anni cosa è cambiato? Niente.
Del male se n’è fatto nel 2014 e del male se ne farà oggi.
Però questo è, non c’è altro da dire a riguardo.

C’è questo sentimento di fallimento personale che mi perseguita da giorni, ogni istante che passo qui dentro vedo che il declino è sempre più veloce.
Mio fratello piccolo è davvero demotivato, privo di ogni aspettativa o progettualità. Mentre il mezzano ha già un piano B che si prospetta all’orizzonte.
In quanto a me… nel 2014 avevo 44 anni e delle possibilità. Ora ne ho otto di più e prospettive pari a zero. Finché qui non è definitivamente chiuso, non ha nemmeno senso guardarsi attorno.
“Ho sempre fatto sempre e solo questo” è la frase che mio fratello minore dice costantemente come un mantra, frase che fa affiorare tutte le sue paure. Poi però, realizza che se una pozzanghera come il mercato ti ha già accolto due volte, la terza è molto complicato.
Molto, molto, complicato.

Io non ne voglio più sapere. Davvero non ne voglio più sapere. Faccio i conti con la mia coscienza e non me la sento di andare oltre. Poi, sarà quel che sarà.

“Vedrai, dopo mi dirai: magari prima!”
In tanti mi hanno detto questo. Spero davvero di dirlo prima o poi, di esplodere con un “magari prima”.
Intanto però fino a martedì c’è questa agonia che è terrificante. In più la merce ormai è a rimasugli, perciò domani nemmeno andremo a fare la vendita, cosa che indisporrà il famoso elemento che ancora non ho asfaltato a dovere.

Che situazione. E pensare che mi pareva di aver già dato a riguardo.

Passando ad altro, sembra che martedì la nonna vada in casa di riposo. Si è liberato un posto. Lei sembra convinta, anche se emozionata e incerta. Ma ci sta no? Ci sta che viva tutto questo come un’avventura.
Ho passato giorni su giorni a fare cose che non ho fatto nemmeno per mia madre.
Le ho fatte col sorriso, rassicurandola, ma dentro avevo un maremoto.
Anche spiegarle la storia della casa di riposo è stato uno sforzo creativo. Mettergliela giù in modo semplice e chiaro, fornirle un obbiettivo per il domani.
Ma la domanda è sempre la stessa: perchè sempre a me toccano queste meraviglie?
Perchè sempre io?

In fine I. scomparsa dai radar. Le ho scritto sperando in notizie e non mi ha ancora risposto.
Sono sinceramente preoccupata. Molto.

Pensieri sfusi

Eccoci qui…

Mancano pochi passi.
Oggi è, se non l’ultima, la penultima o terzultima notte di vendita, poi si va a esaurimento.
Martedì brainstorming sulle possibilità.
Mi devo ancora giocare una carta, ma non servirà al salvataggio aziendale, bensì al salvataggio della faccia.
Otto anni. Mi sembra impossibile.
Otto lunghi anni in questa trincea.
Ci sarà da reimparare tutto.
Penso al cosmo beffardo: ieri litigio col fornitore e relative minacce (noi stiamo ancora buoni), e poi la notizia che una casa di riposo è pronta a prendere la nonna.
Sembra che il messaggio sia chiaro: c’è da cambiare vita… ora, adesso. Non procrastinare.

Dall’altro canto sono preoccupata per I. le ho scritto ma non ha ancora letto il messaggio. Le interpretazioni sono molteplici. Proverò a scrivere al suo compagno.

Cambiare vita. Penso e ripenso a domani. Io idee ne ho, ma c’è qualcosa di profondo che si ribella alle possibilità. Certo, intanto è necessario ripristinare uno stato fisico e mentale, distrutto da questo periodo insano.
Poi c’è da capire quante possibilità ci sono al di fuori di qui.

C’è da tenere duro. Ancora pochi giorni e poi si vede cosa accadrà. Tenere duro… Mentire. Perchè alla gente è necessario non far capire che stai annegando.
Tutto mi ha remato contro in questi anni: covid, caro bollette, crisi, merce mancante, truffe… mi rendo conto che il mondo imprenditoriale, soprattutto quello prettamente maschile è fatto di faine.
Inaccettabile. Molto.

Domani la nonna forse entra in casa di riposo. Domani forse è il mio ultimo giorno di vendita in mercato, forse lo è sabato.
Domani.
Intanto siamo oggi, intanto sono qui.

Sia quel che sia.