Involuzione…

Oggi, va segnato sul calendario.
Anche ieri in verità. Ma oggi va segnato in rosso. Per memorandum.

Stasera col commercialista si parlerà del futuro di questo lavoro.
In due hanno già deciso che sarà pollice verso.
E adesso bisogna ricominciare a guardarsi intorno.
Ma soprattutto brucia la delusione dei discorsi fatti stamattina. Qualsiasi direzione si prenderà, mi sono resa conto per l’ennesima volta che tutti si preoccupano per tutti. Ma nessuno si preoccupa per me.

C’è qualcuno a cui serve un’attempata signora con tante cicatrici e una malinconia radicata fino nel DNA?
Astenersi perditempo.

Domino

Da quando sono tornata, è stata una sequenza interminabile di eventi.
Si sono riaperte le ferite, con ovvia corsa al pronto soccorso. Mi sono influenzata. Mio fratello si è rotto ed è stato poi operato al tendine di Achille e ne avrà per mesi. Io che sono rientrata anticipatamente al lavoro, con il corpo che protesta.
Poi… Si e poi, il ciclo che si è ripresentato dopo quindici giorni, il commercialista che ci da segnali allarmanti, e tutti intorno a me sembrano impazziti.
Io non rispondo più ai messaggi, alle email. Persino al telefono.
Evito di comunicare con l’esterno, perchè mi ritroverei a vomitare malessere. Perciò indirizzo l’auto verso casa, e anche se non dormo, fingo di farlo. Parlo lo stretto necessario, mi relaziono anche meno.
Non è cambiato niente. Non è migliorato niente. Non è diverso niente. La linea è sempre quella, impazzire, impazzire. E poi abbandonarsi ad un pianto che alla fine non risolve niente.
Si beh, c’è chi sta peggio no?
Ogni volta che leggo “si supera anche questa”, “vedrai che ce la fai”, “sei forte e ce la farai”, mi chiedo: ma a fare che? Si supera per quale ragione? Che senso ha tutto questo?
Rieccomi a tifare cappio.
Ieri mi arriva un messaggio: hai tempo per due parole?
Che poi immagino non saranno due, ma un fiume. Perchè la mittente del messaggio è una di quelle che se non vomitano non si sentono affatto meglio. E i suoi problemi sono più importanti di qualsiasi malessere tu possa avere.
E fosse l’unica.

Se poi, appena torni a casa ti scontri con il male cosmico, che ovviamente è più del tuo, e richiede un bel po’ di pazienza e attenzioni, allora il gioco è fatto: ti seppellisci nel letto, sperando in una botta di sfiga, che non arriva.

Adesso ho le gambe che mi pulsano, un principio di tosse, il naso chiuso e una stanchezza che mi fa desiderare di andarmene. Ho anche un freddo vecchio, antico. Che non passa. Non passa proprio.

Prendere delle decisioni…

Ed eccomi qui, dopo un bel po’ di silenzio.
Non è stato un silenzio dettato dall’intervento, no.
Colpa di tutto quello che stava accadendo e che non mi lasciava tranquilla.
Il moltiplicarsi di problemi, in forma verminosa, che non mi ha permesso di concentrarmi sull’unica cosa davvero importante. Guarire.

Di cose ne sono successe davvero tante.
Ad essere onesta non ho voglia di stare qui a raccontare.
Lo farò, ma non stamattina. Per ora mi godo questo istante in cui ho preso una posizione riguardo a molti fronti della mia vita.
Non è stata una gran fatica, hanno fatto tutto da soli.
Una risposta data male, o semplicemente non limpida, scazzata, un commento inopportuno, un atteggiamento sgradevole. Di fatto… grazie per esservi levati dalle palle.
Voi ancora non lo sapete, ma ora, sarete ripagati della medesima moneta.
Tutti. Senza appello.
Per ora ho accantonato la scrittura. Per un bel po’ di tempo. Lascio i progetti. Quello che è fatto è fatto, se vogliono lo prendono così com’è, altrimenti non posso fare.
O dormo, o scrivo.
Ieri leggevo su FB Che Franzoso, terrà un corso a Padova. Se non fossi così stanca, ci andrei. Ma per adesso la vita ha una priorità assoluta.
Perciò basta scrittura, basta lettura.
Fermo anche il BDSM (che è fermo già da tanto). Fermo i rapporti umani, le persone.
Per adesso tuteliamo dell’altro. Questa vita che ha vinto, sulle mie necessità e sulle mie passioni. Privandomene.
Poi, si vedrà.
Come quelle persone che per vivere il loro sogno, hanno atteso la pensione, dopo anni di fabbrica.
Passando da talenti a amatori. Perchè il talento, senza costante esercizio, rimane una potenzialità che non verrà mai espressa.
Insomma, vada come vada.
Il tempo ora mi serve. Lo devo applicare al sonno, al produrre, al fare.

Lights

Questo istante, ora…

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C’è una luce che schianta. Che spezza le gambe già di loro, non così salde.
Sento dei vuoti. Mi sento sola.
E credo che devo ringraziare Dio degli amici. Anzi no. Amici. Che Dio me li conservi a lungo.
Perchè io non sono alla loro altezza. Non sono come loro. Capace di essere e di dare così tanto.
La mia compagna di sofferenza è già andata a casa. Io sono ancora sotto sequestro cautelativo. Forse perchè nonostate tutto l’intervento è stato davvero importante? Boh lo sai tu?
Gli infermieri qui, sono davvero carini, pronti, solerti e lavorano davvero con cuore. Poi si certo, gente strana ce n’è. Anche qui.
Ogni volta mi porto a casa una storia. Qualche volta triste, tante volte di speranza. Altre, come oggi, una storia che è parte della Storia. Rimango allibita dalle donne. Da queste donne che ho il privilegio di conoscere.
Medito.

Queste le mie gambotte in terza:

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Sembra che un grosso camion mi sia venuto addosso. Hanno tolto in totale quasi 5 kg di pelle, ciccia, e di me.
A volte vedo che qualche infermiera in realtà non sa come approcciarsi a me, forse poco abituati a situazioni come la mia e più a seni da rifare, muscoli da girare, protesi da mettere. E’ normale.
Una come me, infondo qui, è una privilegiata, e non c’è giorno che non me lo ripeta ad alta voce.
Tra poco qui si cena. Non ricordo cosa ho ordinato. Ma non importa, tutto è abbastanza discutibile.
Mi perdo tra le righe di questo luogo, in questa luce megnifica, il silenzio della domenica che passa, qualcuno parla ma non importa di cosa.
Incontro gli infermieri che mi chiedono come sto. Ho appena parlato con casa. Ho anche pianto. Anzi, a dirla tutta, sto ancora un poco annodata nel cuore. Le ragioni sono tante. Ma che cambia dirle? Tanto sono persino stanca di ripetermele.
Solo che credetemi, l’amore a distanza, non è abbastanza. E ho fatto anche la rima.
In sottofondo Vinicio fa il suo… mi accompagna nel vomitare i pensieri.
Beh anche questa è fatta.
Ora stendo le gambe, poi vediamo. Magari torno. Magari no.
Non importa, ora è silenzio. Il bel silenzio.

Lei che mi manca…

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Notte 

Niente sonno. Tra un’ora dovrei essere al lavoro mentre tra circa cinque entro in ospedale e inizio a ballare. 

Vorrei dire tante cose. Essere sul mio letto con la piccina che mi fa le fusa, pensare a soluzioni per i problemi di lavoro.

Bogodan mi ha confermato che le calze resteranno… Mi è salito il magone. 

A quanto pare non si chiude un ciclo come speravo.

A domani… Ci vediamo di là…