Succo alla pera corretto…

“mi hanno ingannato ma adesso nessuno mi fa fesso,
il male di vivere ho incontrato troppo spesso,
una mollata cento trovate ma dopo la terza
ho capito che ogni lasciata è persa”

“Sai che citano Montale?” dico,
“Ah si? E dove?”
“Spesso il male di vivere ho incontrato…”, cito con voce impostata, “Montale, Ossi di seppia…”
“Fico… ” sorride e continua a canticchiare.
Dopo un po’ alza lo sguardo dal quotidiano che sta leggendo. Mi osserva in silenzio per qualche istante.
“Quante ne sai?” dice con aria da presa in giro.
“Macchè, è una citazione talmente evidente che non ci vuole un genio…”
Si fa serio.
“Non sto scherzando e se ti do questa sensazione mi scuso…”, è a disagio “… io per esempio non ci avevo fatto caso”.
E’ intelligente ed ha una formazione classica. Probabilmente mi sta dando una delle sue lezioni del tipo “non perdi mai l’occasione di fare la maestrina…”. Rimane in silenzio ancora un po’, finchè si alza e mi raggiunge.
“Nonostante tutto ancora non sai quando scherzo e quando sono serio” sussurra, sfiorando con le labbra la mia nuca.
Ho un brivido di fastidio, eccitazione e solletico.
Si appoggia su di me, sento la sua erezione evidente.
“E’ maleducazione appoggiarsi…”
“Ha ragione Miss chiedo scusa”.
Si inginocchia, solleva la gonna e scosta con le dita della mano destra le mutandine.
Mi ritrovo appoggiata alla libreria, le gambe divaricate e la sua lingua che lecca.
La sua mano sinistra mi tiene stretta alla sua faccia, ma è una precauzione inutile, non ho alcuna intenzione di andarmene o di scostarmi.
Ha un andamento ondivago, a tratti lecca, a volte succhia poi quando decide che è il momento, morde, piano, deciso, tirando leggermente la pelle delle piccole labbra. Ed eccolo lì il varco esistenziale. Le gambe mi tremano per un istante e poi arriva l’onda. Parte dalla sua lingua, arriva al mio clitoride, risale per la fica, e poi esplode nella mia testa.
Rimane fermo mentre il corpo si rilassa, il varco si richiude, sento il suo respiro caldo contro la pelle.
“Hai un cervello sexy”. Sento la sua voce ovattata provenire da sotto la gonna. “E non potendoti leccare il cervello, mi diverto a leccarti la fica”.
Mi aggancia le gambe con entrambe le mani e tuffa la faccia contro il mio ventre. lo bacia un po’ e poi riprende a leccare. Stavolta è lento, dolce, lascia lunghe pause tra un gioco e l’altro.
“Hai un cervello che sa di buono…” lo sento dire.
E il varco si riapre.

 

Carramba che sorpresa!

E’ proprio il caso di dirlo.

Iniziamo da ieri sera.

Per Natale, ho ricevuto l’eccellente regalo di alcuni biglietti per il teatro. Cose davvero belle, che mi hanno fatto iniziare l’anno con un ricco cartellone: Boni con il Don Chisciotte, Favino immenso,  Battiston del quale ho già parlato, Paolini sabato scorso che, forse non ero abbastanza ricettiva io, non è stato del suo solito calibro, e i suoi co-protagonisti erano decisamente più interessanti di lui.
Ieri sera ho visto Dr. Nest della FAMILIE FLÖZ.
Non sapevo cosa fosse, e ci sono andata senza una adeguata preparazione preventiva. Immaginavo uno spettacolo di quelli avanguardisti, una cosa super delirante in senso metafisico. Invece ho assistito ad una cosa straordinaria.
La FAMILIE FLÖZ, il collettivo di attori, non parlano mai e usano delle maschere per tutto il tempo. Sono in cinque, ma sembrano in venti. Lo spettacolo è di una bellezza commovente, inaspettata, e loro sono oltre che simpatici da morire, anche di una bravura clamorosa.
Già vedere il teatro full per una cosa che non avevo la minima idea di cosa fosse, mi aveva stupito. Poi ho capito che questo ensamble, ha un seguito nutrito di fedelissimi.
Nello spettacolo si ride, ci si intenerisce, ci si stupisce, si assiste ad un sogno, un incubo, una fiaba orribile e grottesca, comica e malinconica.
La quasi ora e mezza scorre che al termine è come un risveglio dove senti già la mancanza del Dr. Nest e dei “matti” di Villa Blanca.

Sono tornata a casa piena di suggestioni, con il cuore in tumulto.
Poi dormito in fretta per alzarmi al solito orario con le ossa che dolevano come sempre.
Mentre stavamo lavorando, alle quattro e mezza della notte, per poco non faccio un infarto. Non m’ero accorta che il cancelletto non era chiuso a dovere e mi ritrovo i soliti due della benemerita che vengono ogni tanto a prendere del pesce.
Sono un veneziano e un romano. Entrano, mi fanno l’ordine, e il romano mi fa… dai facciamo che resto qui a darti una mano, ci so fare col pesce. Lo dice con una battuta, ridiamo un po’, mi chiedono quanto fa della merce e io li mando via. Va bene, mi dice il capo, vorrà dire che vi porto la colazione. Il romano mi chiede cosa voglio e io rispondo “Sono vegana…”
Alle cinque entro in ufficio, comincio a preparare i cappuccini per i ragazzi che stavolta si, sento suonare il fottuto campanello.
Esco e sono i due con un vassoio di brioche. Il capo fa: mi ha detto il collega “di al mio amore che vegane non ci sono”.
Io rido prendendola come una battuta e rispondo “e dai, mica dovevate disturbarvi” (e invece si, visto che me le son ben pagate).
Il romano di contro mi fa “per te amore questo e altro…” E senza darmi tempo di ribattere mi stringe la mano e viola in viso risale in auto.
Il capo mi chiede dei miei vecchi dipendenti. So che uno era un suo conoscente/amico. Gli rispondo che fanno altro, che non mi davano rispetto e che comunque non erano dei propri fiori di correttezza.
Il tipo è ammutolito, ed è risalito in auto. Pensasse un po’ quello che gli pare.

Comunque così a sentimento il carramba mi sa che me lo trovo a breve in zona. Era troppo lanciato.
Beh dai, fa piacere che anche in tenuta da scafista di una carretta dei mari, riesco ancora a far colpo su qualche baldo giovane.

Scherzi a parte penso si tratti di solidarietà tra notturni. Della comunicazione tra noi, manciata di zanzare notture.

E insomma…

Nel mio naufragio nelle preoccupazioni, ci sono dei salvavita.
Film, teatro, musica, libri… a tratti racconti che non prendono mai vita.
Già, perchè film, teatro e musica non richiedono l’uso delle mani, e Dio benedica Storytell e i suoi audiolibri.
Mentre scrivere, porca di quella porca…

Allora parliamo di un crimine: Sky ha tolto il canale “Cult”, che era l’unica vera ragione per avere un abbonamento Sky.
E sta cosa mi fa girare sonoramente i cabasisi.
Ora dove troverò i miei gielli nascosti? Non bestemmio perchè non mi piace e lo trovo poco elegante, ma Cosmo mettimi tu una mano sulla testa o chiamo e maledico generazioni future dei gestori Sky.
Ho fatto comunque in tempo a vedere “Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza”.
Un film spiazzante.
Quando ho visto “The Lobster” sono rimasta piuttosto sconcertata, riconoscendone il genio assoluto.
Con “Un piccione…” mi sono letteralmente crepata. Avevo un nervoso sotto pelle di rara portata, perchè è scattato il famigerato voyerismo. In sostanza, dovevo vedere come terminava.
Un film surreale, con dei quadri o delle foto in movimento. Camera fissa, interni ed esterni minimal e un humor nero che a volte rasentava il grottesco.
Sulla sigla mi sono convinta: film geniale. Gli ultimi quadri infatti sono di una cattiveria rara, e anche se devo ancora digerire la cipolla che mi ha fatto ingoiare il regista, beh… tanto di cappello.

Ho visto anche “The Green Book”. Trattasi di vittoria facile. Ed è uno di quei film che mi fa sempre pensare: ma che botta di culo quando la Storia (con la S maiuscola) entra nella tua vita e ti chiede di essere raccontata…
In questo caso il figlio del buon Tony Lip che ha vissuto davvero gli accadimenti e non poteva far altro che raccontarli.
Ma quante volte accade? “I love radio rock” per esempio. O qualche evento pazzesco che ti implora di essere raccontato e tu, indipendentemente dalle tue capacità, hai la STORIA in mano.
Mahershala Ali è clamorosamente bravo. Merita il premio. C’è un momento nel film che provo disperazione per il suo persongaggio nel film, una disperazione profonda, che riconosco, una disperazione che urla “solitudine”.
Beh che dire… Bello bello.

Vabbè la pianto con la critica cinematografica che poi scende il marone e ara la terra.
Però voglio chiudere con un libro.

Edito da Neri Pozza, si tratta de “Il figlio prediletto” di A. Nanetti.
Sono a circa tre quarti. Ed è bellissimo.
Straziante e scritto con una prosa intelligente, pulita, una scrittura forte e senza mediazioni.
Di cosa parla?

E’ una storia doppia.
Negli anni settanta, in una Calabria davvero retrograda, un ragazzo viene “costretto” ad andare in Inghilterra per nascondere la propria omosessualità. Costretto è un eufemismo.
Nunzio Lo Cascio, questo è il suo nome, vive e si muove nella Londra della Thatcher, mentre in Calabria, in Aspromonte, la famiglia e le sue dinamiche, vengono raccontate dalla nipote di Nunzio, ragazzina ribelle, che vede. Vede l’ipocrsia, il perbenismo, la cattiveria e le collusioni anche mafiose, di un paese che stenta ad evolversi.
Il libro è davvero bellissimo.
Inaspettato.

Vedete che oggi andate a letto un poco meno ignoranti di ieri? 😀

Dai scherzo…

n.b. oggi giornata piuttosto discutibile. Quando sento “commercialista” o lo leggo sul cellulare, una parte di me ha un mancamento.  E siamo in zona bilancio.
Ma che vita è? No dico…

 

Mentre aspetto che la torta sia edibile…

i stupirò con effetti fotovoltaici…
– a me la mimmosa piace. Mi piace perchè mi ricorda mia mamma che non usciva mai, troppo presa da tre figli da crescere per poter pensare di avere una vita propria ma che l’otto marzo si concedeva, con questa figlia degenere, di andare a mangiare indiano o cinese, pioniera com’era dell’etnico. E cazzo, vorrei avere ancora degli otto marzo da festeggiare con lei.
– mi piace la mimmosa perchè ha un buon profumo ed è bella.
– mi piace la mimmosa come simbolo, perchè è primavera, perchè è simbolo delle tante donne vive, di quelle che combattono sempre, anche di quelle che di combattere non gliene viene, ma che porca di quella puttana, però sono ben felici di avere dei diritti da sperperare quali la parola e il voto (anche se dato a cazzo)
– mi piace che sia un uomo a regalarmela, non perchè è la mia festa, o perchè ci sia qualcosa da festeggiare, ma perchè vivaddio, è andato a prenderla e ha pensato di portarmela. E’ un istante di pensiero. Domani un cioccolatino, dopodomani un libro. Cosa faccio io per meritarlo? Esisto e di questo dovrebbe essermene grato no?
– mi piace l’otto marzo perchè nonostante i bla bla bla dove c’è gente che festeggia le donne sempre, che le donne sono preziose, beh qualcuno (non fatemi ripetere cazzo!!!) si dimentica che ci sono ancora troppe violenze a carico delle donne, femminicidi (si care mie, donne morte per il solo reato di essere delle fottute donne), che esiste il sessismo, il paygap, il DDL Pillon (mannaggia a voi e all’abuso di voto di merda), mi piace il fatto che ci sia un giorno per le donne.

Mi piace l’otto marzo perchè è un giorno di tregua dopo un anno di lotta (per alcune), di servitù (per altre), di invisibilità… per troppe.

Adesso mandatemi pure a quel paese.
Ma quello che dovevo dire l’ho detto.
Augh!

Baci

Anche stavolta attendo…

Solo che trattasi di torta di mele.
Ho lo stomaco che balla la taranta… ho quasi il desiderio di tuffarmi nel forno e farla fuori a cucchiaiate. Ma no… non sono a questi livelli di inviciltà… attendo che sia cotta e quasi tiepida.

Scrivo poco, per mancanza di tempo. Mi alzo alla una e mezza, torno a casa quasi a mezzogiorno, faccio la doccia e dormo si e no due ore. Poi sveglia (ma non come un grillo) mi alzo, faccio qualcosa di utile, e preparo la cena. Alle 10 torno a letto, fatta come un caco per rialzarmi alla una e mezza. Vivo a rallentatore, con un sonno che mi schianta. E siamo venerdì.
Oh, di questo posto sento la mancanza eh… Penso a cosa vorrei dire. Poi però la stanchezza è più forte e se ho del tempo mi anestetizzo davanti ad un film di incerta natura o qualche replica di TBBT.

Ho fatto cose, ho visto gente.

Mi sono decisa finalmente a vedere una psicologa per i disturbi alimentari. Dopo l’incontro con quella dell’ospedale (che è una psiconcologa e dunque non proiettata sul mio problema) mi sono decisa a chiedere a aiuto a questa persona.
Solo che tra i due appuntamenti ci sono ben 19 giorni di distanza. Ma pazienza.
La prima seduta è stata di un’ora e quaranta. Ero esausta alla fine.
E’ stato interessante. Molto interessante.
Sono successe due cose che mi hanno fatto molto riflettere.
Ad un certo punto, lei mi parla. Mi mette davanti a delle cose che non voglio sentire. All’improvviso mi si scatena una fame assurda, e il mio unico pensiero era “dai, finiamola che esco e vado in pasticceria e mi abbuffo di qualsiasi schifezza che trovo”. Quando il suo discorso ha virato in soluzioni, il mio stomaco si è placato e ho smesso di avere fame.
Ecco… molto interessante. Per la prima volta la crisi è venuta, ma io non potendo alzarmi e andarmene l’ho, e per la prima volta, credo in vita mia, sentita anche passare.
La seconda cosa, è che dopo il nostro lungo colloquio, riflettendo sulle cose che ci siamo dette, mi è montata una carogna che dal cinque marzo non fa che aumentare quando ripenso alle cose dette.
Cose che ben sapevo eh… ma cazzoporcocazzo… è stata una specie di epifania.

Prima di uscire, mi sono però, sentita dire una cosa: “Sa, quando l’ho vista arrivare, ho pensato che è una gran bella donna, e che deve aver a che fare con l’arte. A sentire come parla, mi son detta: scriverà?”
Scriverò?

Ora passo e chiudo. La torta è pronta, mi è anche arrivata la mimmosa.
E si sa che io me la merito.
Perchè sono comunque una gran bella personcina.

In attesa che…

La torta CoCazZu finisca di cuorecere in forno, (è la seconda volta che la faccio e credetemi è di rara bontà), scrivo.
Ieri sera sono andata a Teatro a vedere Battiston nello spettacolo “Winston vs Churchill”  e che vi sprono a cercare e vedere assolutamente, dato che è stato davvero bravissimo.

Atto unico, 80 minuti di recitazione intensa, con Giuseppe Battiston che ti fa scordare i suoi cinquant’anni a favore degli oltre settanta del buon Churchill.
All’attuale è quasi a pari merito con il monologo di Favino visto due settimane fa, e di un gradino sopra al Don Chisciotte di Boni, che bellissimo si, ma più classico, già meno “forte” a livello di sentimenti agganciati.
Intendiamoci: tre grandi pezzi di teatro, ma Favino mi ha presa a schiaffi per tutto il tempo, Battiston ha fatto un lavoro moderno e interessante, Boni è stato davvero un pezzo di teatro classico e di grande bravura.

All’uscita, stiamo incamminandoci per andare verso l’auto, nella galleria che porta al UCI di Mestre, vediamo una scena: due donne alte un metro e una banana che urlano ad una ragazzina di quattordici anni. Al momento pensavamo stessero scherzando, poi ci accorgiamo che una delle due donne, inizia a tirare i capelli alla ragazzina e a prenderla a pizzicotti, mentre la ragazza tenta a parole di difendersi.
La donna in questione continua a rimproverarla, la ragazzetta piange, cammina veloce, tenta di sottrarsi ai dispettosi abusi.
Noi le seguiamo. Ad un certo punto sbottiamo.
Io (da donna) inizio a riprendere in malo modo la donna. Perchè va bene sgridare, ma le mani alzate con cattiveria no…
La tipa mi da ragione, ma che ritiene di avere validi motivi.
Al che le rispondo che anche io ho validi motivi per picchiarla se continua, e termino con un “stronza” che m’è uscito un capolavoro.
Purtroppo non possiamo fare molto, dobbiamo lasciarle al loro destino, anche se per qualche minuto cerchiamo di capire se la cosa prosegue.
Io troppo scossa, entro in un locale (un ristorante gestito da miei conoscenti). Ordino un calice di vino, chiacchiero con i proprietari.
Finiamo di bere, l’umore è migliorato, grazie al vino.
Usciamo e a dieci metri da noi Battiston sta guardando una vetrina.
Lo salutiamo e ci fermiamo a chiacchierare. Lui è divertente e disponibile, fa battute in continuazione, è gentile e rilassato.
Lo saluto con affetto, e poi mi dirigo verso l’auto.

io: non ci siamo nemmeno fatti un selfie con lui… ma meglio così, è una cosa bella solo nostra.
M: si infatti…

De Gustibus…

Non ho mai nascosto di essere pressochè onnivora in fatto di musica, con delle predilezioni.
Il Nu Metal per esempio, anche piuttosto spinto e tra i generi che più mi aggradano.
In questo periodo però (lungo periodo) la mia canzone preferita è questa…

Strisciando dentro la mia pelle
Queste piaghe non guariranno
Sono caduto per paura
Confondendo ciò che è reale.

Crawling in my skin
These wounds, they will not heal
Fear is how I fall
Confusing what is real
There’s something inside me that pulls beneath the surface
Consuming, confusing
This lack of self control I fear is never ending
Controlling
I can’t seem
To find myself again
My walls are closing in
(Without a sense of confidence I’m convinced
That there’s just too much pressure to take)
I’ve felt this way before
So insecure
Crawling in my skin
These wounds, they will not heal
Fear is how I fall
Confusing what is real
Discomfort, endlessly has pulled itself upon me
Distracting, reacting
Against my will I stand beside my own reflection
It’s haunting how I can’t seem
To find myself again
My walls are closing in
(Without a sense of confidence I’m convinced
That there’s just too much pressure to take)
I’ve felt this way before
So insecure
Crawling in my skin
These wounds, they will not heal
Fear is how I fall
Confusing what is real
Crawling in my skin
These wounds, they will not heal
Fear is how I fall
Confusing, confusing what is real
There’s something inside me that pulls beneath the surface
Consuming (confusing what is real)
This lack of self control I fear is never ending
Controlling (confusing what is real)