La rabbia di Lily

– Dimmi perché… lusinghiamo i nostri uomini con il nostro dolore. Ci inchiniamo davanti a loro, ci trasformiamo in bambole per il loro divertimento, perdiamo la nostra dignità nei corsetti, nel chiacchiericcio e nella schiavitù del matrimonio, e la ricompensa per questo servizio …il dorso della mano, la faccia schiacciata sopra il cuscino, la fica sanguinante e dolorante quando ci spingete sui vostri letti e ci costringete a prendere i vostri corpi grassi… voi ci trascinate nei vicoli mio caro e vi infilate nella nostra bocca per due scellini… e ci chiedete cose innominabili! Mai più… mi inginocchierò davanti a un uomo, si inginocchieranno loro davanti a me… come te Mostro… Il mio Mostro… Il mio meraviglioso cadavere. Come è stato intelligente il nostro creatore. Ma il nostro piccolo Dio non ha dato vita a due angeli. Bensì a dei demoni… a te e a me. E come  dovremmo disporre di questo potere, creatura non morta?  Sei un uomo riflessivo, un filosofo oserei dire. E allora dimmi…
– Non lo so…
– Forse per soffrire?
– Si…
– Deve essere questo.
– Cos’altro può essere? Aneliamo a ciò che non possiamo avere…
– Donne? Te ne porterò una dozzina… le scoperemo insieme. Me? Allora mi avrai. Io ti desidero…  voglio un uomo che sia diverso da tutti gli altri, un mio fratello, un mio eguale, ora ti prenderò questa splendida mano, pallida, morta e ti guiderò fin dentro al mio letto. Ti amerò per la tua tristezza e la tua poesia e la tua passione e la tua rabbia e la tua infinita fastosa bruttezza. Leccherò via i tuoi peccati.
E quando Viktor tornerà gli stringeremo la gola insieme… lo guarderemo morire.  E questa diventerà la nostra casa. E poi? E poi cosa, creatura non morta? Noi siamo stati creati per dominare amore mio, e il sangue dell’umanità si spargerà per il nostro giardino. Noi e  quelle come noi e i nostri figli e le future generazioni… noi siamo i conquistatori, noi siamo il sangue puro, noi siamo d’acciaio e di carne, entrambi noi siamo i prossimi mille anni, noi siamo i morti… nessun essere mai esistito o che mai esisterà potrà amarti come ti amo io…

 

Mentre cuocio i fagiolini

Ho fatto merenda con le vestigia due pesche che erano rimaste in frigo. È inverno… mi devo rassegnare. Tra un’ora ho l’estetista per la revisione 😀 e poi a casa.
Mi sento male dalla stanchezza, emotiva soprattutto.
Ieri dalla psic. ho lavorato parecchio, riflettuto e in un certo senso, anche sanguinato.
Non c’è niente da fare, quando la zucca lavora troppo, il sonno viene sconfitto sulla resistenza e poi ti ritrovi con una faccia da ammalata.
Ho bisogno di staccare. Ma a quanto pare, faccio prima a morirci lì dentro. Adesso ho il Brò 2 che va in licenza matrimoniale, poi inizia il tour de force per Natale e ciao… Stamattina ho anche fatto una gaffe strana. Mio fratello arriva stressatissimo da Venezia e dice che questo lavoro lo assassina. Io parto con la proposta “chiudiamo”.
Ovviamente il suo era uno sfogo mentre la mia era una dichiarazione d’intenti.
Sono arrivate le prime assegnazioni dello scouting. In anticipo rispetto alle altre, Effequ ha già detto chi vuole incontrare e niente… non mi vuole. Eh… ne va del mio orgoglio. Lo so ho messo in cantiere la possibilità che nessuna di queste case editrici mi voglia, ci sta, e sono preparata al no. Anche perchè ho visto che di una trentina di colloqui, pubblicano in 4/5 perciò su… mica detto…

Vi capita mai di sentire di essere in stallo? Che tutto quello che fino ad oggi è sembrato plausibile, ora sia semplicemente stupido o sciocco?
Pensare a viaggiare, scrivere, trasferirsi, dimagrire, cambiare lavoro, fare qualcosa di nutriente per l’anima… tutto pare ovattato, strano, irraggiungibile. I sentimenti, ossia il sentire, è solo la ricerca disperata di energie che non hai idea di dove siano andate a finire.

Ecco. Istantanea di un inverno incipiente.

Attendere prego…

In sala d’attesa di un istituto salesiano.

Potrei bruciare anche solo per essere qui vestita di nero come un Vampiro ciccione e con l’umore allegro di Lucifero dopo la cacciata.

Embeh… attendo la mia psic… imbottigliata nel traffico e vice preside dell’istituto che ora mi ospita.

Ho un casino di cose che vorrei dire ma non a lei. Però altro non c’è e bisogna fare di necessità virtù.

Ieri tre ore abbondanti dal tatuatore per sistemare il tattoo sulla schiena. Il prossimo si va di braccio. Ho fatto bene a fare prima il vecchio. La novità mi avrebbe spinta a procrastinare il vecchio.

Sono 48 ore che non dormo e ho la testa che lavora come un mulino.

Piove. Vento di scirocco. Odore di salso dalla laguna.

Pensieri filosofici

I need morning sex.
In auto, sul letto, sulla sedia, sul divano.
Il mio ecumenismo mi porta a non riflettere molto sul “con chi”. Nessun problema sul “gender” o sulla location. Non m’importa nemmeno di simulare sentimenti.
M’importa la qualità e l’affinità. L’altr* mi deve piacere, certo che si, e dopo che s’è fatto, mi devono tremare le gambe. Altrimenti non se ne fa niente.
Vorrei anche mangiare del cioccolato, camminare a piedi scalzi al mare, non provare dolore alle mani.
Baciare a lungo e lentamente, con l’alito che sa di liquirizia. Bere traminer mangiando pere tagliate a fette.
E i finferli. Un risotto di finferli.
Alla fine la mia è una sorta di fame. Non d’amore. Non di sesso. Fame di vita.

Di due ore in due ore

Ieri sera due ore dalla psicologa. Poi due ore a fare lavori di merda stanotte, poi due ore con il “sanitario” (persona fisica che lavora alla Ulss e non oggetto di Arredobagno).

Due ore cosa sono? Niente. Però se le aggiungi alle otto ore, se le metti in coda a qualcosa o davanti ad altro, si finisce per sommare o perdere un sacco di “qualcosa”.

Perdo sonno, salute, occasioni.

Quello con la psicologa sta diventando un momento tosto, importante. Le due ore di ieri mi hanno aiutata ad analizzare il mio malessere di domenica. A capirlo. Così come mi ha aiutata a comprendere lati del mio carattere che non mi piacciono ma che sono parte di me, volente o nolente. Sono uscita dallo studio che erano quasi le otto e mezza, esausta e piena di pensieri. Come sempre. Poi sogno. Ho la certezza che lei sia in qualche modo “inadeguata” ad un certo tipo di aspetti, ma sulle dinamiche umane ci sta tutta.

Detto questo… ho fatto una cosa. Sempre ieri. Ho mandato ad un grosso editore un mio work in progress. Ero stata reclutata per un possibile scouting, Se io mio lavoro piace (il mio progetto, almeno per ora), dovrò parlare con loro e boh chi vivrà vedrà.

Anche questo è stato motivo di dialogo con la psic., lei sostiene che sono una persona consapevole del mio talento. Però poi subentra il parametro personale e non punto mai a obbiettivi fattibili. Mai alla collina ma ma sempre alle pendenze proibitive. Mai a cose facili, sempre all’Olimpo.

Forse è la mia anima divina che cerca conferme o un ritorno a casa.

In questo istante, dopo essere andata a consegnare delle cose al commercialista, sto facendo presenza con uno dei miei insegnanti che mi ha presentata come “colonna” dei laboratori. Del suo nello specifico. Bah!

Oggi ho lavorato 11 ore di filata, sono tornata a casa con le mani finite e doloranti e ho dormito una manciata di minuti perché il commercialista mi aspettava. Ora sono qui, da Feltrinelli ad ascoltare una cosa che vedo sempre da fuori.

Sogno. Il mio libro vicino a DFW e Cohen. Magari come inquilino di sopra Roth. Magari.

Dai faccio finta di essere sveglia va…