Guns, Till, Lindeman, Go!

Ieri lezione di editoria e pubblicazione con due editori romani davvero interessanti.
Hanno una piccola e molto seria casa editrice a Roma, e pubblicano anche racconti.
La lezione si è divisa in due parti, consistevano nel lavorare su due racconti, uno di Carver e uno di Cortàzar. Lavoro che si è rivelato appassionante e davvero interessante, oltre a dover leggere un saggio di Flannery O’Connor e uno di Zadie Smith. E io non ho spazio nemmeno per andare in bagno.
Perciò qualche ora di lavoro, poi a casa, dormire tre ore, poi altre sei di lezione, con dei collassi di stanchezza rara.
Il confronto con le scuole fatte fino ad ora è inevitabile. Così come la consapevolezza che sto facendo un salto qualitativo mica da ridere.
È proprio il mio mondo. Mi rappresenta davvero in pieno. Ma è anche un mondo che per persone come me non ha spazio, o almeno, ne ha pochissimo.
Vedremo cosa accadrà. Intanto mi godo questa fatica buona. Che mi lascia esausta ma con la testa in pieno fermento.
Oggi sarei potuta uscire, ma invece sto procedendo con l’articolo sui Guns, anche se si sta rivelando un lavorone mica da poco, cercando soprattutto di non essere banale.
La ricerca è infinita e diramata. Ogni video ha tremilioni di sottotesti.

Comunque… i due editori hanno dato un esercizio da svolgere che poi verrà sottoposto al loro giudizio. Dicono che ogni editor è alla ricerca della pepita d’oro.
Mah. Mi basterebbe essere rame. Poi si vedrà.

L’artrite è costante. Non si abbassa mai. Ma che diamine sta succedendo? Tengo botta cercando di non cedere al desiderio di anestetizzare il dolore. Ma ammetto che è difficile. A letto non riesco a stare, seduta nemmeno, camminare va fatto con lentezza. Ma che è sta roba?
Poi c’è sto sentimento di rifiuto che ho verso l’umanità più prossima a me.
Ma che ci faccio io su sto pianeta?
Vado a finire dai…

Semiserio

Mi sono appena svegliata con la voglia di proseguire di scrivere. Ho qualche idea, ma prima mi sono aperta l’editor WP.
Penso a ieri. Alla chiacchierata fatta con l’estetista, a tutto il surreale che ci è toccato di vivere e vedere.
Perchè davvero, tutto questo, l’abbiamo visto solo nei film, ora eccallà… c’è stato un momento che guardare fuori, in strada, sembrava un set di Mad Max o di Io sono Leggenda.
Certo non per i guerrieri o i vampiri, ma per la cattiveria umana che questo virus del cazzo è riuscito a tirare fuori da noi.
C’è un libro che è diventato prima il mio libro del cuore, poi il secondo libro del cuore perchè la sua autrice è diventata la mia autrice del cuore, si intitola “L’estate che sciolse ogni cosa”. Ne ho già parlato in questi luoghi. Certo, “Il caos da cui veniamo” è anche meglio, mentre il terzo “Sul lato selvaggio” è in fase di lettura/metabolismo.
L’estate che sciolse ogni cosa è una metafora. Ogni persona contiene il bene e il male, e ci sono persone che hanno la capacità di tirartelo fuori, di mostrarti quanto può diventare odioso, mascherandoti da persona buona e giusta.
Il virus ha fatto proprio questo. La D’Urso, gli sceriffi da balcone, gli haters, se prima erano tanti e cattivi, poi sono diventati, grazie ai social e alla noia, un vero esercito.
La solidarietà è andata a farsi fottere in modo clamoroso.
Vi ricordate il post dove raccontavo di una signora che si era sentita male dal caldo e da ipossia al supermercato? Avevo scritto la mia perplessità su FB riguardo alla cosa. Dicendo che avevo momentaneamente soccorso la signora in difficoltà, anche perchè si era accasciata contro la mia auto ed era giusto dietro di me.
Ben… un mio contatto, tre minuti dopo posta questa cosa:

Purtroppo è piccolino ma lo scambio dice questo:
– Se dovessi svenire per strada o avere bisogno di soccorso mi terrorizza il pensiero che si possa avvicinare un asintomatico prima dei sanitari o che sia io asintomatica e il terrore è uguale. Preferisco morire dissanguata piuttosto che diventare una bomba per gli altri, sempre che non lo sono già.
Il suo contatto replica:
– Ma non lo dire manco per scherzo. Dobbiamo conviverci con sto schifo e dobbiamo cercare di fare meno vita sociale sotto ogni punto di vista, dobbiamo mettere in conto di averlo preso o prenderlo.
…Lei replica:
– No mi dispiace,  davvero. Come ben sai io non ho paura di morire ma di essere contagiosa si, tantissimo. E in caso di necessità si deve avvicinare solo chi è autorizzato a farlo, purtroppo anche questo fa parte di una pandemia di asintomatici.

ora, tralasciando la forma che vivaddio, tralasciando il modo, vi aggiungo  qualche dettaglio: vive da sola e ha una trentina d’anni e niente pregresse.
Ma anche qui, la fobia è fobia giusto?
E anche a volerle dare ragione, faccio notare la discrepanza tra il primo e il secondo messaggio. Prima ha paura di un asintomatico, poi non ha paura di morire ma di diventare una bomba.
Perfetto. Le do ragione, già con meno convinzione.
Però la donna stava veramente male ed era anziana.
Per me, la tizia del messaggio potrà tranquillamente morire dissanguata in attesa di soccorsi, ma la signora anziana andava soccorsa, soprattutto se ho con me guanti mascherina e sono una di quelle che vi manipola il cibo che ingerite.

Dicevo che siamo tutti più cinici. Tutti? Anche io?
Oh ma io lo sono da sempre. O forse sono semplicemente realista. Sai mai.
Comunque ieri parlando con l’estetista, è emerso un aspetto interessante.
Le raccontavo della mia fermata dall’erborista. Cercavo un profumo di cui sento la necessità e sono uscita con un diuretico che mi era necessario.
Un po’ in disappunto davanti al solito cartello “guanti e mascherine” perchè se la mascherina ce l’avevo ma i guanti li avevo appena tolti, riesco a trovarne un paio di riserva ed entro. Con mia enorme sorpresa, l’erborista non ha né l’uno né l’altro.
È un bell’uomo sui quarantacinque. Gentile, si spende a cercare il profumo (che non trova) e si prodiga a suggerirmi il diuretico.
Mentre parliamo, mi dice che posso stare tranquilla e smettere di combattere coi guanti.
Chiacchieriamo qualche istante. Poi mi chiede il cellulare per “informarsi di come sta andando”.
Rimango colpita dalla gentilezza del tizio e me ne vado.

L’estetista rimane un istante in silenzio e poi:
– gli hai lasciato il numero?
– si, è stato gentile no?
– certo, ma credi davvero che volesse solo sincerarsi del prodotto?
– boh penso di si
– Non perchè ti vuole offrire un caffè?
– Ma và, cosa vuoi che m’inviti
– Dì ma chi ti ha messo in testa di non essere bella o attraente?
– Dai sono realista, mica ho gli specchi di legno a casa, so di non essere una gran patata
– Mah, io sono una di quelle che ti considera una super patata.

Sono uscita stranita. Perchè quella domanda mi aveva lasciato delle riflessioni aperte.
Chi ti ha messo in testa di non essere bella?

Ho iniziato a listare ed è stato abbastanza desolante contare tra tutti anche gli amici, quelli a cui finisci per dare ragione. Quelli che ti criticano “a fin di bene” o che vanno in una specie di competizione della quale te ne sbatti il cazzo, ma che ti fa sentire una perdente solo perchè tu per prima pensi di non avere chance.
Perchè questo corpo che ci portiamo addosso, non piace prima di tutto a noi e diventa il nostro punto debole.
Poi i “nemici”, quelli che si nascondono dietro un anonimato che va sempre di moda, o quelli che fanno i simpatici con progettini ripicca (raccontini o filmini dove non ti si nomina ma si fa capire esattamente che sei tu), si insomma quelli che liquidi con un cordiale “chitteseincula” ma che comunque per un istante hanno capito quale è il pulsante da pigiare per farti del male, ma che poi classifichi con un’alzatina di spalle, un dito medio alzato e la classificazione esatta della loro sostanza: parte non digerita degli alimenti che viene espulsa con la defecazione.

È interessante. Molto direi.
I canoni estetici sono certamente individuali, e non si può convincere gli altri ad amarci o a vederci.
Ma la cosa più schifosa, è quando crediamo a questi specchi. Quando diamo ragione a questi grilli parlanti e ci vediamo irrimediabilmente in_amabili.

L’erborista ha mandato un sms oggi. Si è sincerato che il diuretico funzionasse. Mi ha chiesto di passare a informarlo, che ha trovato il profumino che cercavo. Mi ha anche chiesto di passare di sera, dopo le sei perchè durante il giorno c’è la sorella e che ci tiene a seguirmi lui.

Ho girato il messaggio all’estetista. La risposta è stata l’emoticons delle risate alle lacrime e la frase: meno male che hai fatto la ceretta.

Ma che stronza!

 

Be it!

Ieri, appuntamento nientemeno che con l’estetista. Quando ho letto il suo messaggio con l’appuntamento la sera quasi mi mettevo a piangere. Io che sono refrattaria al bosco selvaggio, io che riesco a stortarmi da sola le sopracciglia ed è meglio che non le tocco, io che provo orrore per i baffi alla Don Chuck Castoro, finalmente ho eliminato ciò che di brutto questa quarantena mi ha fornito in quantità.
Già perchè c’è chi eredita quadri, chi eredita soldi, chi eredita case… io eredito peluria inopportuna, malattie autoimmuni, naso a patata e la mia proverbiale sfiga.
Però a coltivar le amicizie giuste, sono tra le prime fortunate a entrare e farmi togliere tutto, sfidando la sorte ogni volta con la posizione della gallina lessa per fare la sgambatura.
Mi immagino poi, i miei occhi sotto la mascherina, quando si arriverà alla zona “baffo di Hitler” ossia quella zona che se non depilata bene, fa sembrare la patata un dittatore tedesco.

Ma quando parliamo di sadomaso, che ne sapete voi del vero dolore da ceretta bollente su zone delicate? Che ne sapete?
Che quando ti strappano a tradimento, senti che parte dei tuoi sentimenti restano attaccati alla cera insieme ai peli. Soprattutto ieri, che sono due mesi che non te la fai, e con un solo pelo potresti farci un karada intero.

Ci son anche le gioie però. Sms carini, tipo un tuo amico che sbaglia numero e ti manda la foto del suo uccello. Io lusingata lo ringrazio anche e lui mi fa… Azz Dì scusa pensavo di mandarlo al collega.
Che poi… al collega mandi ste robe? Boh pensavo fossi etero e invece sei un calesse?

Vabbè dai. Quando ho sonno divento verbosa e grafomane. (Si vede che non ho voglia di fare una beata cippa eh? Si che si vede…)

 

Oggi

Avrei voluto dormire. Ma il campanello ha suonato e io alle 14.30 mi sono alzata per sentirmi dire da una voce d’oltretomba che “c’è un pacchetto per lei”.
Scendo, è l’inossidabile Amazon. Sono mascherine da bambina per l’erede mondiale universale.
Aly è carina neh… ma come si dice qui in Veneto è ascara. Un carattere che definirlo simpatico e affettuoso ce ne vuole.
D’altronde è figlia di mio fratello e haimé è anche mia nipote.
Se tutto va bene, diventerà una super cattiva Marvel, per l’orgoglio di zia.

Complicarsi la vita.

Mi sono presa degli impegni con questa vita, e non ne sto onorando nemmeno uno.
Dovevo dimagrire. Si l’ho fatto, ma magari evitare di ritornare ad essere una balena pareva brutto eh?
Dovevo scrivere il Romanzo, si lo sto facendo, ma con che tempi?
Devo anche preparare l’articolo per il collettivo Guns, ma mi sono scelta un lavoro mastodontico. Fatalità? Io non credo.
Mi auto saboto da sola. Creo ostacoli faticosi da scalare.
E sto male.
Giorni e giorni con il lato destro dolorante. Persino un colpo d’aria al trigemino.
Sembro la canzone di Don Lurio. Testa spalla baby one two three, spalla mano baby one two three, mano anca…
Fuori di qui c’è un vento magnifico, che muove la chioma dell’albero che mi sta davanti. Il mio amico albero.
I miei vicini lo vorrebbero abbattere perchè gli toglie il sole. Io vorrei abbattere loro. Solo che abbattere un magnifico albero non è penale, quello che farei io a loro si.
Ho già preso la mia dose giornaliera di tramadolo, tachipirina 1000 e celebrex. Prima o poi riuscirò a vedere quella schifosa della reumatologa, anche perchè dobbiamo parlare di tutto, anemia con microcitosi, fibro, atrite reumatoide…
Forse per i miei cinquanta dovevo stappare una buona annata di Metotrexate.
– Sa, potrebbe perdere i capelli, potrebbe vomitare, se vuole glielo innoculiamo di sabato così domenica sta a riposo.
Eccerto grazie al cazzo. Passo una settimana a lavorare di notte, niente vita sociale, vuoi rovinarmi anche il potenziale fine settimana? E poi i capelli. Parliamone. Secondo loro, una che porta i capelli così ha paura?
Beh visto gli ultimi mesi, posso anche accettare, tanto da che ho capito, i fine settimana saranno abbastanza casalinghi. Prenota per il mare, prenota per mangiare, prenota per dormire, prenota per parcheggiare, prenota il cinema, prenota il teatro, prenota… prenota la pera di Metotrexate va Dì che forse è meglio.
Ma sto vento? Quanto è meraviglioso? Magari porta via il Toulene, lo va a consegnare a qualche testa di cazzo.
Me lo immagino il vento che bussa: salve, sono in missione per conto di Diddì.
In strada macchine, rumore di una pioggia che non vuole arrivare, l’albero che balla, pensa, mi manda immagini.
– Scrivile per Denis –  dice, scrivi quello che senti. Che albero inopportuno.
Perchè Denis è molto simile a me. Troppo. Che sia quello il guaio? Che io sia troppo coinvolta?
Ho un braccio che fa impressione. come sempre le mie vene collassano che è un piacere. Vorrei avere un centrale fisso, per le emergenze. Come in ospedale, quando dopo il tremiliardesimo tentativo di prendermi una vena, passano al centrale per disperazione. Ormai è routine.
Il corso con Minimum Fax è piuttosto complesso. Abituata con altro, trovarmi a dover faticare in questa maniera non ero preparata.
Altro tempo da dedicare a libri da smontare, storie da scrivere, interrogazioni.
Sono stanca. Stanca di questo corpo lento, di questa mente lenta, di questa vita esasperante. E poi che ve lo dico a fare? Mi manca da morire la Pigolz.
Guardo annunci su annunci di mici da addottare, e ogni volta che mi sto per decidere, provo una malinconia struggente.
Dovrei leggere Carver, Cortázar e O’Connor. Due racconti e un saggio.
Mi rileggerò L’avventura di un soldato semplice di Calvino. Mi fa più bene e mi fa anche ridere.
E per sabato boh… vedremo.

Finalmente.

Ormai rubo il tempo. È surreale e mi fa arrabbiare mica poco. Mi ritrovo in situazioni che sembrano sabbie mobili e sotto, in profondità, l’uomo nero che mi tiene la sinistra e il mostro della laguna che mi trattiene la destra. Non se ne esce proprio.
Inizio a lavorare alle 1.30 se non prima, finisco alle 11 del mattino se non più tardi, dopo c’è sempre una commissione: banca, commercialista, cerca i guanti che non si trovano. Certo, i guanti. Perchè se prima mancavano le merdose mascherine adesso mancano i merdosissimi guanti.
Quando arrivo a casa, il demente di sopra ha ripreso palestra (che ricordo l’ha allestita in camera da letto), i corrieri di Amazon con l’obbligatoria pistoletta rileva temperatura o ricambi di filtri per mascherine o quel Dio dei corrieri che fa sbagliare campanello. Tempo di dormienza di un’ora, poi scappa in ospedale. Aspetta che finisca la pera, poi torna a casa. A questo punto l’unico desiderio è morire, ma no… c’è la cena da preparare e finalmente guadagno il letto. Solo che il mio partime verticale guarda la televisione a volume smodato così mi alzo, mi incazzo, e torno arrabbiata a letto che è già l’una di notte e suona la sveglia.
Non riesco a ritagliare tempi per scrivere, per leggere, non guardo la tv. Ogni tanto condividio qualche cazzata su fb o instagram, poi torna l’oblio.

Venerdì è accaduta una cosa atroce. Appena rientrata in casa, mi arriva una telefonata: chiuditi dentro e chiudi le finestre. Incendio a Porto Marghera.
Mi fa ridere sta cosa. Ho i serramenti vetusti che fanno passare vento a vada e vegna. Cosa vuoi che chiudo?
Arrivano le notizie: toulene e acetone. Non l’acetone per unghie che usiamo normalmente, ma quello industriale.
Il giorno dopo non si contano i pesci morti in laguna.

Parliamo di centinaia.

Il toulene modifica il DNA ed è altamente cancerogeno. Stessa cosa l’acetone.

E poi ci dovrebbe spaventare il sarscov2? Ma se siamo sopravvissuti all’eternit, ai pesticidi, al fosgene, a sta roba che continuamente inoculano nell’aria, ti pare che abbiamo paura di un virus?
Nei 2000 ci una class action dei lavoratori di porto Marghera riguardo all’eternit. Morivano come mosche. Poi ancora il fosgene e le fabbriche di pesticidi con centinaia di lavoratori extracomunitari privati anche delle minime possibilità di difendersi (guanti o maschere). Il Veneto non ha fatto tutti i morti di Brescia e Bergamo eppure… Vabbé entro in un campo troppo minato e da gomblottisti. Meglio che mi faccia i beati miei.

 

Le varie verità

Il Washington Post ha scritto ben due articoli, parlando della situazione e dicendo che è una specie di montatura globale.
Perchè il Washington Post ha scritto due articoli che vanno controcorrente in questo momento storico? Perchè si attiene alla regola che dice “La verità è figlia del tempo”. In funzione di come andranno le cose, potranno dire tutto e il contrario di tutto.
La cosa è davvero un complotto? Noi ve lo avevamo detto il 4 maggio 2020 nelle pagine numero e numero, negli articoli tale e tale.
La cosa non è un complotto? Tranquilli noi ve lo avevamo detto, in data tot, nelle pagine tot, negli articoli etc.
Vero. La verità, anzi no, la Verità è figlia del tempo.
La storia insegna molto a guardarla con occhio critico, a conoscerla almeno un pochino.
Perchè al dilà delle varie teorie fantapolitiche che fanno abbastanza ridere, c’è una verità che emerge sempre: gli esseri umani sono malati di controllo.
L’idea che molti dittatori hanno da sempre è questa: controllare il mondo.
E nella storia mondiale, più di qualcuno ci ha provato. In tanti si sono limitati al proprio paese, e qualche visionario (pazzo o meno) si è anche applicato per valicare confini continentali fino a dire: sai che c’è? Visto che ci sono tento il colpo gobbo.
Un tempo si faceva da conquistatori a colpi di guerre o di assimilazioni, vedi Alessandro Magno, poi a colpi di guerra infame ed etinica, vedi il Mein Schwarzer Schnurrbart, ora si fa con il terrorismo alla Bin Laden, con internet, con virus telematici… perciò cosa ci sarebbe di così strano nella strategia del terrore? La conosciamo bene mi sembra.
Ma io non sono nessuno per teorizzare: non sono virologa, non sono politica, non sono nemmeno tanto intelligente.

Penso solo che è vero: la Verità è figlia del tempo. Lo diceva Bacone (ma è più probabile risalga ad Aulio Gellio).
Il tempo risponderà. Forse non a tutto, forse in modo frammentario e lento, ma qualcosa di sicuro verrà a galla.

Un altro articolo che ho letto con interesse è quello sul plasma iperimmune.
C’è un medico, tale De Donno, guarisce i suoi malati col plasma iperimmune. Lo dice da Vespa. Invece che dire: ok mi interessa mandiamo degli ispettori e facciamo dei controlli, che fa lo stato Italiano nella figura del Ministro della Salute? Manda i NAS. Oltretutto il buon Bur(l)ioni, il Salvini dei virologi, lo insulta in diretta, dichiarando che preferisce un vaccino chimico.
In quale altro mondo esiste una cosa del genere? Si sputa su una possibilità e si offende un ricercatore?
La logica vorrebbe che davanti a una possibilità, dopo che per mesi si è parlato del virus killer, si debba verificare non condannare, giusto? Ma no… affidiamoci a quell’essere squallido ed egocentrico che spara a zero su tutti quelli che non lo foraggiano.
Ma vabbè… la mia antipatia nei confronti del grande virologo è nota.
“De Donno sulla cura con il plasma iperimmune”

Poi c’è la Svezia. La Svezia non fa niente. Non chiude, non impone lockdown, non impone mascherine. E funziona.

Ma allora Brescia e Bergamo? Che è successo? Perchè tutti a noi?
Ho già detto. Non sono virologa, ne medico, non so niente di niente. La risposta, quella vera, dovrebbero darla i medici, ma non quelli prezzolati da showbusiness.
Perchè a quanto pare, se non usi la mascherina per uscire, non ti sanguinano gli occhi e schianti morto.
Sembra invece che ci siano stati errori nel primo approccio alla cura (pare che attacchi il sangue e non le vie respiratorie, ma ne so zero a proposito), approccio che ha portato al collasso delle terapie intensive.

E qui mi collego alla storia di Zaia che prima taglia il 39% dei posti letto di terapia intensiva e adesso è un paladino della Sanità Italiana.

Comunque il SarsCov2 (Nome del virus) è virus a RNA. Perciò muta. E del vaccino chimico ce ne faremo ben poco. Ma spero anche che lo vendano su Amazon, che lo applichino per legge, che tutti proprio tutti si vaccinino.
Perchè il popolo ha bisogno di questo: belare davanti al buon Pastore che si prende cura di lui.

Augh ho detto.