Cose così, che a pensarci…

Rifletto sulle cose dette da I. l’altro ieri.
Lunedì.
Mi ha detto una cosa del tipo: “La mia situazione per quanto grave, può avere una risoluzione, mentre tu te la devi tenere per sempre”.
Esiste una bilancia per pesare le sciagure?
Le ho risposto che non mi paragonerei mai a lei (e ci mancherebbe anche), ma il dolore altrui posso capirlo, comprenderlo, il mio invece, non devo fare alcuno sforzo, lo provo e basta.
E credo che questo valga un po’ per tutti.
Per chi ha interrotto una storia anche se c’era ancora amore, o per chi viene sistematicamente abbattuto dalla sorte avversa.
Concordo anche con I., la resilienza è una gran fregatura.
L’adattamento alle situazioni, ti costringe ad alzarti ogni volta. Magari tu non ne hai proprio voglia. Ma lo fai, perchè in sorte ti è toccato il dono della resilienza.
E’ un po’ come un reboot continuo, solo che un pc lo porti in assistenza, mentre la vita te la vivi, con cicatrici in più, con stanchezza che non vuole andarsene, con la voglia insana di fanculare l’universo.
Non ci sono ginocchia sbucciate che tengano. O lividi. Tu sei programmata per rialzarti. Un reboot appunto. Anche dopo un amore andato di merda, anche dopo un intervento che ti salva la vita ma contemporaneamente te la devasta, anche dopo una giornata o una notte di lavoro che ti spegne e ti spinge verso scelte che normalmente non faresti. Perchè quella che guardi allo specchio, non sei tu. No. Non assomigli nemmeno per sbaglio a quella persona che vorrebbe solo stendersi a dormire e invece, come Ercolino sempre in piedi, non osi fermarti, non osi pensare allo sgretolarsi delle giunture. Tutte le giunture, quelle fisiche e quelle emotive.
La mia fortuna, è che ho un grande senso dell’umorismo, e una buona dose di autoironia. Forse, la resilienza è proprio questo: riuscire a riderci su, magari accompagnando il tutto con un sollevamento di spalle, a scrollare tutto il sale che abbiamo accumulato. Provare un misto di indifferenza verso le avversità della vita, e con questo superarle senza troppo panico.
Stamattina sono talmente stanca che mi addormento davanti al pc. Stanotte avrei scassato la sveglia, per potermi girare dall’altra parte. Eppure dopo poco, eccomi operativa. E adesso vorrei solo andarmene a dormire.
Invece tra poco brain storming con il commercialista, per capire come va… e per capire come si svilupperà il prossimo periodo, perchè come detto, ci sarà un cambiamento non proprio minuscolo, che mi invischierà sempre di più in questa vita che non voglio vivere.
Mi chiedo cosa riserverà il futuro. Probabilmente altra resilienza. Ancora e ancora.

 

L’umorismo cammina nel sentiero del paradosso, e il sentiero del paradosso, come diceva un tizio importante, è la scorciatoia per arrivare alla verità.
(Giovannino Guareschi)

A saperlo…

Come funzionano le sabbie mobili?
Se ci cadi dentro, devi rimanere immobile e sperare che qualcuno arrivi. Al contrario più ti agiti, più provi a toglierti dal pantano, più rimani invischiato e affondi.
Questa è più o meno l’evoluzione che mi è toccata.
Ho studiato tanto, ho fatto molte cose.
Ho scritto, ho raccontato, ho insegnato, ho aperto una comm di pervertiti, ho imparato a fare piercings, mi sono sospesa sui ganci, ho fatto viaggi belli e intensi, ho letto classici, ho imparato a leggere.
Adesso, sono caduta nelle sabbie mobili. E sai che c’è? C’è che ho iniziato a scalpitare e urlare, non mi sono mai rassegnata. Risultato… Affondata. Normale. Di fatto, è meglio rassegnarsi.
In questi giorni, una novità ha peggiorato la mia situazione che diaciamocelo non è la migliore del mondo.
Solo mi chiedo: devo rinunciare proprio a tutto? Alla mia linfa vitale?
Aggrappata ad una scialuppa fatta di libri, fogli e sogni, è giusto che smetta di combattere e che accetti l’amaro calice?
A breve lo scossone che si è verificato, mi metterà ulteriormente nei guai. E dopo? Dopo come me la caverò?
In questi giorni mi sono tuffata su Giovanni Comisso. Mi prendo un angolo di fuga che gratifica e poi trovo questo:

Avvertivo la vita che precipitava, sapevo che tutto quanto può fare l’uomo è desstinato alla rovina, alla dispersione, tranne l’arte.” (La mia casa di campagna)

Ma leggi Comisso? Domanda fatta da una signora dai profondi occhi blu e tante rughe quante le evoluzioni di ragnatela. Quando ho confermato, le si sono accesi gli occhi e ha iniziato a parlare, un fiume di parole e di amore per questo autore. Siamo finite poi a parlare di Parise.
La donna mi guardava con la stessa intensità che doveva aver avuto Robinson Crusoe quando ha visto Venerdì.
Congedandomi ha detto: le persone sono nude ai miei occhi.
A cosa porta questa nudità? La risposta è facile: permetti agli altri di ferirti, e lo faranno. Anche chi ti dichiara un potente amore. E lo faranno in modo meschino, subdolo, toccandoti più in profondità possibile.
Lo fanno le amiche, lo fanno i familiari, lo fanno, lo fanno tutti.
Ciò che non ti tradisce mai, che non ti ferisce, sono proprio i libri. La Letteratura.
E dunque mi chiedo nuovamente: è giusto che abbandoni tutto per preservare le mie già esigue forze? Abdicare e adeguarmi al mood? E’ giusto che permetta alla gente di declassarmi per il lavoro che faccio?

Per ora ho smesso di agitarmi. Perchè davanti a me si intravede tempesta. Altra acqua, altro fango.

 

Pensieri in solitaria

Ieri era la giornata di chi se n’è andato.
Non ho guardato cosa c’era nell’aria, ma qualcosa doveva esserci, come per Halloween, quando si aprono certe porte temporali.
Dade, mia mamma, Giorgio, Miri, hanno varcato una sottile soglia, installandosi nei ricordi. Vividi, come pensieri reali, tangibili, tanto da farmi pensare: ora gli telefono.
Però sono anime andate, in viaggio lontano, senza speranza di ritorno.
E questo ha generato un sottilissimo dolore.
Fantasmi, fantasmi ovunque.

Qui, dal sottosuolo, vedo le radici che si avvicinano al viso. Sento lo strisciare di insetti.
Qui sotto non si sta poi male.
Attendo.

Lambda Sigma

Cose che capitano mentre ti prepari per uscire. E’ notte, ma è un dettaglio, o meglio, una consuetudine, visto che di notte ci lavori.
Ed è un post festivo, il dopo Pasquetta, hai ancora le ossa maciullate dall’ultima settimana di lavoro, i due giorni di pausa, non sono bastati. In verità non bastano mai.
Guardi il cellulare per sincerarti dell’ora, e sopra al 01.43 leggi che hai due messaggi su messenger di fb.
Apri. Chi ti scrive di notte? Hai saputo la notizia? Te l’ha detto qualcuno?
Rispondi che no, non sai niente… e nemmeno ti aspetti risposta. Perchè sono quasi le due di notte. Invece lo schermo lampeggia e dopo poco scopri che una persona che conoscevi se n’é andata.
Non una qualunque. Una persona con la quale hai camminato per un lungo momento.
Chiedi cosa è successo. Malattia, ha sofferto, ha combattuto. Tumore ai polmoni. Mica pizza e fichi.
Come dire: mortedimerda.
Si perchè ci sono morti più di merda che altre.
Questa è una di quelle.
Polmoni.
Fumava? Si certo che fumava. E tanto anche.
Io ho paura di annegare. Lei evidentemente no. Perchè c’è ancora chi si ostina a dire che per fumo non si muore. Che è sorte, sfiga, o quel cazzo che ti pare. Ma si. Che cambia?
Di fatto è andata. Come Miri prima di lei. Stesso modo.
Resta il ricordo. Delle foto. Un sorriso strano, sempre in bilico tra il severo e l’allegro.
Restano i malintesi, mai veramente chiariti.
Resta il pensiero… Buono. Si buono.
Ciao Carla (Sara).
Salutami tutti.

Riflessioni che non vanno da nessuna parte…

Sono le 21.20 di giovedì sera.
Oggi ho lavorato dalle 1.45 di notte fino alle 11.45. Sono tornata a casa che balbettavo dalla stanchezza. Una doccia, un po’ di quinoa della Ponti che mah… è decisamente troppo grama per il mio palato. Non cattiva, ma è come se le mancasse qualcosa.
Infatti poi l’ho fatta seguire da 4 gallette con la marmellata di arance bio che è strepitosa…
BTW, torniamo al titolo del post.

Riflessione #1

Da tempo immemore ho deciso che il blog, è il mio amico. Qui ci scrivo cose vere, non di fantasia. Qui racconto il mio vissuto, il mio sentire, nel bene e nel male.
Non ci posto racconti, almeno non in esclusiva, ci posto anche racconti, se mi va di condividerli o di avere un’opinione seria da chi ha voglia di leggermi. Ma il buon 90% di questi post, sono me.
Bella, brutta… non importa. Per me il blog è una forma di salvezza, di resistenza al mio vivere che diciamolo: fanculo!!! Fanculo, Fanculo, Fanculo!!!Molti tengono un blog letterario, altri scrivono per metafora. Io ho scelto la tecnica “vomito”…
Mi capita di rileggere qualche post e vedere il nero cosmico di un periodo. Ma diciamocelo, se è questo che si sta vivendo, perchè fingere che sia altro?
Perchè privarmi della mia forma terapeutica? Del mio, spesso unico, luogo di libertà?
Non so se questa nudità è buona. Non so se è intelligente esporsi così. A volte leggi/senti di persone perseguitate, stalkerizzate, perchè mettono troppi riferimenti e troppo a nudo la propria vita.
Mi chiedo anche se nell’epoca dei social, ha un senso la privacy.
Malatempora currunt.

Riflessione #2

La Pigolz aspetta che le dia del grana da mangiare. Secondo Paolo (un signore che di notte viene a prendere il cappuccio in capannone) prima di venire addottata deve aver ingoiato un sorcio vivo, perchè è avida di grana, rigorosamente “Parmigiano Reggiano”.
“O à gà magnà un sorze, o a zé na pantegana” (cito)Non credo serva traduzione. Intanto che scrivo, mi da il culo e si aspetta la dose di grana che non arriverà.

Foto in tempo reale:

Potete constatare che è Lei in persona dal cuore sul megaculone.
E appunto a causa del megaculone, il grana se lo scorda.

Rilfessione #3

Bogodan si è fatta il tagliando.
Yuppi yah yeah!

Riflessione #4

Visto Mario per il controllo post intervento (dovevano essere sei mesi ma alla fine siamo passati a otto).
Mi ha visitata, ha controllato il suo lavoro e ha decretato che basta tagli per adesso. Ogni volta che mi taglia, recide i dotti linfatici con l’ovvio gonfiore che passa in tempi biblici.
A questo punto ho pensato “boh un poca di tregua”…
Solo che la mente malatissima di Mario partorisce un “direi che andiamo di cannula, una megalipo… direi almeno cinque litri per coscia”…
Ma Zio canotto gonfiabile! Mai esultare troppo presto.
Si prevede per novembre, anche se probabilmente si andrà all’anno venturo o come sempre, grazie alla nuvola di Fantozziana memoria, mi chiamerà a luglio con 40°… quanto ci batti?

#Riflessione #5

Una coppia di amici è scoppiata. E la cosa mi fa male. Un male sordo.
Ho una reazione strana davanti a queste cose: le vivo davvero in modo malato. Tendo a scappare.
Ho un’età vetusta e ancora non so spiegare certe mie fobie.
Chi m’aiuta?

Vado a finire di revisionare il racconto.
Non ci spero di andare a consegnarlo domani a Giudecca. Se come oggi si finisce ad orari assurdi, me ne tornerò a casa e morirò sul letto, come oggi.

 

 

Come me… nessuna mai!

Ho le prove provate. Sono un catalizzatore di sfiga.

La mia assenza in questi lidi, è dovuta alla solita vita che si è sommata ad una miriade di sfighe di varia misura…

Dunque: da quando abbiamo licenziato i due dipendenti per scarsità di lavoro, abbiamo preso due commissioni clamorose che non ci fanno guadagnare chissà che, ma in compenso occupano un sacco di tempo. Tutto ciò comporta che si finisca in orari vergognosi. Ma a sentir il fratello: beh sono otto ore, no?
Otto ore a bagno, freddo o non freddo, in piedi. E l’artrite reumatoide ringrazia. Infatti la malattia non è per niente in remissione.
In tre giorni mi si sono rotte nell’ordine: asciugatrice, lavastoviglie e aspirapolvere. In fine le palle… hanno fatto crock.
Mercoledì scorso, ferma al semaforo alle 11 della mattina, stanca esausta, mi spengo qualche secondo. Partono le macchine che sono alla mia sinistra per svoltare. Il cervello mi dice che è verde anche per me, ma mente… così vado addosso ad un camion che avrà si e no, 200 euro di danni, ma il tipo è slavo e parla malissimo italiano. Io ho circa 1000 euro di danni, perchè quando faccio le cose, le faccio bene. Il tipo mi chiede di andare a casa sua, che la figlia parla italiano. Così lo seguo, la figlia come mi vede, nemmeno mi saluta. Così a moti e segni mi arrangio con il padre. Nel mentre scappa il cane, così la figlia del suddetto, mi rivolge finalmente la parola e con una spocchia mai vista mi dice “ecco per colpa tua devo anche andare a recuperare il cane”.
La “poveretta” si era appena svegliata e aveva cordialmente i coglioni girati.
Si fatto esco e recupero io il cane…
Compilo il CID, devo sentire entrambe le assicurazioni, ma meraviglia delle meraviglie… esaurito il credito.
In quel mentre mi arriva un sms che il conto corrente è sotto di 70 euro…
In tre giorni, l’universo si è burlato di me.
Da mercoledì della settimana scorsa, sono tutta un dolore.
La stanchezza e lo stress si sono manifestati come una scalata…

Dovrei scrivere per la Giudecca e chiudere il famoso romanzo collettivo che è arrivato al capolinea.
Dovrei vedere con urgenza il reumatologo per approntare un protocollo per la mia situazione.
Dovrei vedere un psicoterapeuta per aiutarmi…
Dovrei…

In verità mi chiedo perchè arrivino tutte queste cose, e perchè arrivino tutte insieme.

Sono 5 anni che va avanti. Ogni giorno. Ogni istante. Piccole sfighe sommate a grandi sfighe.

Riderci su. Però oggi, ora, sono stanca.

 

Per la giornata mondiale della Poesia…

Avevo scelto due testi che non ho letto. Troppo stanca per uscire di casa e andare all’Officina.
Perciò le condivido qui con voi.

Enjoy.

 

Qualche parola sull’anima di Wisława Szymborska

L’anima la si ha ogni tanto.
Nessuno la ha di continuo
e per sempre.

Giorno dopo giorno,
anno dopo anno
possono passare senza di lei.

A volte
nidifica un po' più a lungo
sole in estasi e paure dell’infanzia.
A volte solo nello stupore
dell’essere vecchi.

Di rado ci da una mano
in occupazioni faticose,
come spostare mobili,
portare valige
o percorrere le strade con scarpe strette.

Quando si compilano moduli
e si trita la carne
di regola ha il suo giorno libero.

Su mille nostre conversazioni
partecipa a una,
e anche questo non necessariamente,
poiché preferisce il silenzio.

Quando il corpo comincia a dolerci e dolerci,
smonta di turno alla chetichella.

È schifiltosa:
non le piace vederci nella folla,
il nostro lottare per un vantaggio qualunque
e lo strepito degli affari la disgustano.

Gioia e tristezza
non sono per lei due sentimenti diversi.
E’ presente accanto a noi
solo quando essi sono uniti.

Possiamo contare su di lei
quando non siamo sicuri di niente
e curiosi di tutto.

Tra gli oggetti materiali
le piacciono gli orologi a pendolo
e gli specchi, che lavorano con zelo
anche quando nessuno guarda.

Non dice da dove viene
e quando sparirà di nuovo,
ma aspetta chiaramente simili domande.

Si direbbe che
così come lei a noi,
anche noi
siamo necessari a lei per qualcosa.