Hedonism

Certe canzoni contengono un significato nascosto… :)

Spero che tu sia contento adesso
vedo che non senti il dolore per niente
almeno così sembra
mi chiedo cosa tu stia facendo adesso
mi chiedo se pensi a me qualche volta
Hai sempre gli stessi atteggiamenti?
o quei modi di fare sono per qualcun altro?
spero che tu sia contento adesso

solo perchè tu stai bene
non significa che hai ragione
solo perchè tu stai bene
ti voglio ancora qui stanotte

è possibile trovare ancora la risata in te?
lo capisco attraverso tutti i sorrisi
che sono così belli
hai ancora gli stessi amici adesso?
per fumare via i tuoi problemi e la tua vita
oh ti ricordi di me?
l’unica che ti ha fatto
ridere prima di piangere
spero che tu sia felice adesso.

 

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29 maggio 2012

Quante cose possono accadere in una giornata?

Quanti cambiamenti e ritorni, come onde che si infrangono sulla battigia.

Ieri mattina il terremoto. Tanto. Forte.

Ed il pensiero percorre KM, pattuglia con lo sguardo dell’anima le vie, le stradine, cercando anime amiche. I telefoni isolati. Si sa qualcosa? FB diventa un centralino bollente. Hai sentito qualcuno? State tutti bene. Parole. Passano veloci dalla tastiera.

Io ci sono, voi? Si, si, si… ma manca sempre qualcuno. Chi si è lanciato in fughe pazzesche. Chi invece prega.

E ripenso ad una notte di qualche anno fa “Di qui è tutto distrutto… tutto distrutto!!”

Le nostre belle città crollate, e sotto… sotto qualcuno smette di vivere e respira la pietra. Respira la terra.

Poi ecco, chi manca da segnali di vita. Ci sono, sto bene. Kaly c’è? Beth? E la Reddissima? Qualcuno sa della Reddissima?

Sento una Furlana che piange per telefono. Io vado a prenderla – lo dice con il cuore in gola. Me la vado a prendere.
E poi gli appelli. Io ho casa, io ho un letto, io ho…

E poi penso a Bacaro,  questo piccolo sito, a questo buco di culo. Dove la gente sta a spettegolare tutto il giorno ma che quando è ora di FARE, si arrotola le maniche e fa la conta dei danni. Mani grosse le nostre. Da contadini. Che di notte si vestono di pelle e latex ma che di giorno, dagli uffici, negozi, dall’orto, fanno a gara per dare qualcosa. Anche solo una parola.

Lo fanno Giovin e Joker ad anni luce. Lo fanno i toscani, i liguri, i veneti e la Furlana che vuol andare giù. Cascasse il mondo.

Il pomeriggio arriva in un lampo. So che la Red è al sicuro, so che la Furlana è più tranquilla, so che l’Aquilana sta facendo un suo viaggio della memoria.

Se mi fermo, penso che schianto. E così esco. Appuntamento di lavoro. E poi vado a tagliare i capelli. Arrivo dalla parrucchiera di mia mamma. Ha un negozio vecchio, trasandato, ed è andata in pensione la Marisa. Già da qualche anno. Ha preso il suo posto quella che era l’apprendista.

Ora ha più di trent’anni, vive da sola, e ha una cockerina che si prostituisce per un taralluccio.

Come mi vede mi abbraccia e mi bacia. Come stai? E’ tanto che ti penso… Sai mi è venuto in mente perchè su FB (luogo del demonio!) una mia amica ha ricordato la morte di Dade.

Già. Dade. Non l’ho mai dimenticato. Mi sento stringere al cuore. La Cristina mi chiede se ho visto BellAmi al cinema, le rispondo di si… e lei mi sorride con la domanda sulle labbra.

Fanculo… Fanculo… No oggi non posso mica fare su e giù nella memoria.

Ma c’è qualcuno che mi sente in quest’aria estiva e bizzarra? Che sente la stanchezza?

La risposta in un sms. “Ho una gran voglia di vederti sorellona…” Ed ecco la risposta alla domanda. Si. Qualcuno è in ascolto.

Più di qualcuno a quanto pare. Perchè appena posso apro questo posto. Ed i messaggi si susseguono. E telefonate. Il Boot che mi chiede cosa poter fare.

C’è anche una possibile buona notizia. Dal Piacenza arrivano buone cose per Catania. Ed in mezzo chi? La triangolazione Venezia/Modena. Sembrano secchi d’acqua per spegnere un incendio. Una catena umana. Mani che si incrociano con mani.

Arriva la notte e sono sfinita. Su Sky danno “Come l’Acqua per gli Elefanti”. Con chi? Ma si con la zanzara di Twilight. Quello che ha fatto BellAmi.

In effetti la domanda di Cristina, quella che non mi ha posto con la voce, è vera. Si. Si somigliano moltissimo. Dade e la zanzara. Molto molto simili.

Ed il temporale fa la sua parte. Piove e tuoni, e fulmini. Va via il segnale. Meno male. Altrimenti starei ancora sul treno della memoria.

Sento Adam Levine che mi chiama dal cellulare. E’ la Roscia. Sta a Desenzano. E’ fatta come un caco maturo. Si sente. Mi racconta, le racconto. Ridiamo un pò.

Le faccio notare che la Furlana voleva andarla a prendere… Eh sai che botta di culo Roscia? Da Modena terreno sismico a Pordenone, che in effetti…

Poi mi viene in mente l’Aquilana. Anche lei che si prodiga. E penso: ma cazzo dove scappi trovi terreno sismico? L’Italia dolce paese. Sole cuore e sisma.

Ritorno a letto. Magari dormo. Ma magari no. C’è uno scambio fitto di messaggi. Si parla di cambiamento, di dolore, di passaggi… Di lettere da scrivere che non si spediranno mai.

Anche la Modenese quella vecchia babbiona rifatta mi manda un sms. Abbiamo passato dei secchi d’acqua utili. E ci facciamo due risate.
Leggo il forum di Beth. Leggo le offerte di posti e aiuto.

E’ andato il 29 maggio. Ora posso anche dormire. Ma prima devo fare un pò di coccole speciali a due mici. Lui per la sua panzetta. Lei per la sua falla.

Poso le mani sul cuore e comincio. Rimango in ascolto.

Stamattina ho dato io il buongiorno al terremoto. Ho spedito un sms al 45500.
Doveva essere vuoto, ma ho scritto: “Non vincerai…”

Ed eccomi qui. In ufficio. Con un bel qwerty stampato sulla fronte.

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Sull’umorismo e sull’ironia

“L’umorismo va distinto dall’ironia. Quando si fa dell’ironia si ride degli altri. Quando si fa dell’umorismo si ride con gli altri. L’ironia ingenera tensioni e conflitti. L’umorismo quando usato nella misura giusta e nel momento giusto (e se non è usato nella misura giusta e nel momento giusto non è umorismo) è il solvente per eccellenza per sgonfiare tensioni, risolvere situazioni altrimenti penose, facilitare rapporti e relazioni umane.”

Dall’introduzione di Allegro ma non troppo di Carlo M. Cipolla.

 

Ecco perchè ho imparato ad amare l’umorismo e non l’ironia.

Ecco perchè ritengo l’ironia volgare, spesso offensiva. E’ l’anticamera del sarcasmo.

L’umorismo invece, se lo sai cogliere, è spunto di riflessione sui fatti della vita. Non è mai volgare od offensivo. Ridi perchè la vita è buffa. Non perchè è ridicola. Ridi con la gente e non della gente.

E’ raro trovare dei buoni umoristi. Più facile trovare dei comici. O degli ironici.

L’unica forma di ironia che posso accettare è quella rivolta a sé stessi. A patto comunque, che non diventi una forma di autovessazione o di autosminuirsi.

Ridere dei propri difetti, delle proprie carenze umane, è sintomo di grande intelligenza. A patto però che vi si ponga successivamente rimedio e non usare l’autoironia come atto di indulgenza.

E se ci pensi su… quando si dice “fare del facile umorismo” alla fine sempre di ironia si tratta. Perchè far ridere senza essere volgari è difficilissimo.
I grandi umoristi, appartengono al passato. Nomi dimenticati. Come il grande Bramieri o Chiari. Loro non avevano bisogno di parolacce, non ironizzavano sulla gente. La indossavano.

Oggi sono rari quelli che possono far ridere senza lo sfottò o la parolaccia. Troppo rari.

Hummm forse uno: il gatto con gli stivali… La scena del Saloon e di lui che prende il latte e lo lappa è esilarante.

L’umorismo non si limita a guardare. Ne coglie le sfumature. L’ironia invece non va oltre al momento.

Se io rido delle evoluzioni della Pigolz è umorismo.
Che lei rida di me, invece… è ironico.

:)

 

Una vedova si presenta in Paradiso:
“Scusi San Pietro, conosce mio marito?” “Può essere figliola, che tipo è?”
“E’ un tipo estremamente geloso; pensi che prima di morire mi ha detto: Se mi tradirai mi girerò nella tomba.”
“Ah, lo conosco…Qui lo chiamiamo Trottola.”
(Gino Bramieri)

Hai provato a chiamarlo? E non lo hai trovato? Perchè non provi a chiamarlo alle tre di notte? Almeno sei sicura di trovarlo a casa… Io faccio sempre così con i miei amici e li trovo sempre. E’ anche vero che non ho più amici…”
(Walter Chiari)

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Pagan Poetry

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Earthquake – Heartquake

Il passato fine settimana è stato segnato da uno sconquasso.

La terra ha tremato, e per molti di noi è stato come tornare ad un incubo.

Metà dell’Italia in ascolto del tremore che partiva dal cuore della terra ed arrivava in alto e scoppiava.

I terremoti scavano dentro. Lasciano cicatrici. Mettono le vite in discussione.

Ho ancora nella testa la faccia di mia mamma nel lontano 1976. Avevo 7 anni e le scarpe da ginnastica con i lacci sciolti. Faceva caldo quella sera e posai un piede su una sedia di metallo per allacciare i lacci. Persi l’equilibrio e mi ritrovai seduta a terra. Dalla casa le urla di mia zia. “Il terremoto… il terremoto”. Mio fratello più piccolo era in braccio a mia mamma che ghiacciata dalla paura non riusciva a muoversi. Così con cautela, per paura che svenisse, mia zia le ha preso dalle braccia il piccolo e sono uscite dalla vecchia casa. Il giorni successivi il conto dei morti, gli sfollati. La gente sulla costa.

Avevo 7 anni. Ma capivo.

Poi a distanza di anni succede ancora. Solo che è un sms ad avvisare. “Qui è tutto distrutto… tutto distrutto”. Apro il telegiornale, Rai Notte. Sembra Dubrovnik bombardata. Ma è L’Aquila. Incredula ascolto le parole dei giornalisti. La città sembra smontata come un Lego di pessima qualità. E intanto ancora si contano i morti, gli sfollati, la gente sulla costa.

Sabato notte, l’ha fatto vicino. Mi sono svegliata con il terremoto nel letto e nel cuore. La Pigolz è scappata sotto il letto, mentre la casa sembrava impossessata da un demone feroce.

E quella strana sensazione si è ripresentata. Ancora crolli, ancora morti, ancora paura.
Poi il freddo. Il terremoto chiama il freddo. La pioggia. Il grigio piangere.

Non so se capita anche a voi, ma quando accade, che la terra trema, il cuore tende ad aprirsi ed a percepire ogni singola emozione di chi è lontano. Si mette in ascolto. Cerca di sapere, di capire, se chi è distante sta bene, se la terra tremerà ancora, se… è neccessario spezzarsi ancora, e ancora, e ancora.

Il Terremoto non è un killer spietato. Non lo fa con la cattiveria del fuoco, con l’angoscia dell’acqua… Arriva, ti avvisa, lo fa in modo discreto. Ma non ti mette un cuscino sulla faccia. Semmai calcinacci, polvere.

Il Terremoto ti spezza il cuore. E ti rimane dentro per sempre.

A volte sembra voglia diventarti persino amico. E si siede al tuo fianco, con altri compagni di viaggio.

A chi se lo ricorda…

 

 

 

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Giornata contro OMO e TRANS fobia

Oggi LaRoby ha postato questa cosa in Bacaro.

La trovo così intensa da fare male all’anima. E così la condivido con voi.

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Oggi si celebra la giornata internazionale contro Omo e Trans fobia,  la data prende spunto da quando poco più di 20 anni fù riconosciuto e dichiarato non essere più una malattia l’omosessualità…e da lì a seguire  altre rivendicazioni si sono collegate a quel giorno.

Nella serata di ieri,  al MercoLady che facciamo in Romagna ( MercoLady = serate transgender),  abbiamo voluto ricordarlo a modo nostro. Abbiamo fatto a turno alcune letture tratte da “I Monologhi della Vagina” della drammaturga americana Eve Ensler.

Che ci azzeccano i monologhi della vagina con la transessualità ed il transgenismo direbbe qualcuno. Invece per noi ci azzeccano,  perchè a leggerli non trovi solo i racconti di donne sulle loro vagine,  che,  per chi è in transizione, parlare della vagina è forse un modo per vedere  un proprio punto d’arrivo nella transizione MtoF.  Ma non è solo questo, a leggerli scopri i piaceri,  i dolori,  le sofferenze  patite  da quelle donne per quel che sono…cioè donne.  Leggi in quelle frasi la loro gioia di essere donne  ed il dolore di raccappriccianti esperienze vissuto proprio per il fatto di esserlo donne.  Quei racconti, più di quanto si possa pensare, si avvicinano tantissimo a chi ha identità di genere e scelte sessuali fuori dagli schemi comuni. I racconti di quelle donne sulla loro vagina, danno la forza di continuare nei percorsi iniziati,  ed è per questo che centrano in una giornata come questa.

Io ieri ho scelto  di leggere un racconto molto particolare, che mi ha toccato fin dalla sua prima lettura. La sofferenza di quella donna è immensa,  ti fà sentire piccola per  le  angherie subite dall’omofobo di turno,  ma fà capire che ricordandoti di lei…difendendo il suo diritto di donna,  alla fine difendi anche il tuo diritto di poter  essere semplicemente te stessa.

LaRoby

E’ il racconto di come ora vede la sua vagina una donna reduce dagli stupri programmati nella guerra di Bosnia degli anni 90:

La mia vagina era il mio villaggio.

La mia vagina era verde, campi d’acqua rosa tenero, mucca che muggisce, sole che si posa dolce, ragazzo che tocca leggero con un morbido filo di paglia bionda.

C’è qualcosa tra le mie gambe.

Non so cos’è.

Non so dov’è.

Io non tocco.

Non ora.

Non più. 

Non più da allora.

La mia vagina era chiacchierona, non vede l’ora, tante, tante cose da dire, parole parlate, non posso smettere di provare, non posso smettere di dire oh sì….oh sì.

Non da quando sogno che c’è un animale morto cucito là sotto, con una grossa lenza nera.

E il cattivo odore dell’animale morto non si riesce a togliere.

Ha la gola tagliata e il suo sangue inzuppa tutti i miei vestiti estivi.

La mia vagina che canta tutte le canzoni da ragazze, campanacci delle capre che suonano canzoni, selvagge canzoni dei campi d’autunno, canzoni della vagina, canzoni del paese della vagina.

Non da quando i soldati mi infilarono dentro un lungo e grosso fucile.

Così freddo, con quella canna d’acciaio che annienta il mio cuore.

Non so se faranno fuoco o se lo spingeranno su attraverso il mio cervello impazzito.

Sei uomini, mostruosi dottori con maschere nere che mi ficcano dentro anche bottiglie, bastoni, e un manico di scopa.

La mia vagina che nuota in acqua di fiume, acqua pulita che si rovescia su pietre cotte al sole sopra clitoridi di pietra,  pietre-clitoride mille volte.

Non da quando ho sentito la pelle strapparsi e fare rumori striduli da limone strizzato, non da quando un pezzo della mia vagina si è staccato e mi è rimasto in mano, una parte delle labbra, ora da un lato un labbro è completamente andato.

La mia vagina.

Un umido villaggio vivente di acqua.

La mia vagina, la mia città natale.

Non da quando hanno fatto a turno per sette giorni con quella puzza di escrementi e carne affumicata, e hanno lasciato il loro lurido sperma dentro di me.

Sono diventata un fiume di veleno e di pus e tutti i raccolti sono morti, ed anche i pesci.

La mia vagina, umido villaggio vivente di acqua.

Loro l’hanno invaso.

L’hanno massacrato e bruciato. Io non tocco adesso. 

Non ci vado mai.

Io vivo in un altro posto, adesso.

Io non so dov’è, adesso.

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Come la pioggia sugli asparagi…

Stamattina piove che Dio la manda.

E c’è vento.
Nel mio paesello quando il meteo è avverso, si forma l’inevitabile coda in uscita verso la tangenziale, muovendo anche chi l’auto non la muove mai. Sul tragitto c’è anche una scuola. Perciò oltre al traffico normale si aggiunge anche la serie di mamme e babbi intenti a portare a scuola scuoletta gli eredi.

La coda mi permette di meditare. Di prendermi qualche minuto per assaporare la piogga sul parabrezza, il vento che gioca fingendo di lanciar secchiate…
Il fruttivendolo espone delle ciliegie rosse. Sarà una decina di giorni che mi chiedo: “ma quando è ora?” – nel frattempo abusando delle loro sorelle cromatiche. Le fragole.

Stamattina ha gli asparagi bianchi, quelli di Bassano. Li ha lasciati sotto la pioggia. Osservo l’acqua cadere sui mazzi di asparagi frantumandosi in goccioline che si spostano seguendo il vento.

Oggi è una giornata da rimanere a casa. Di quelle che accendi il riscaldamento, rifai il letto, passi il panno antipolvere. Oggi è una giornata in cui ti ricordi di avere molte cose da fare, una torta salata in forno, la Pigolz che dorme…

E’ una di quelle giornate in cui mi andrebbe di dipingere. Un cielo viola su montagne rosso scarlatto. Grandi nubi e rigagnoli d’acqua rossa. Un temporale fatto di dolore e rabbia. E poi la quiete. Disegnare su una pelle bianca per non aver baciato il sole, ghirigori e ricami, simili ad un merletto di Burano. I fili passano, stringono, allugano.

Oggi è una di quelle giornate che penso alle cose tranquille.

Buongiorno a voi.
Bella la pioggia.

 

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